i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

| Sexy Video Chat | Gay Cam | Messenger - NEW |

[ - ] Stampante
Indice
- Text Size +
Adesso vado al bar là di sotto, non c’è dubbio, di sicuro sei lì, infatti t’osservo esaminandoti con gli occhi e hai già capito tutto. Tu stai sempre a discutere, un tipico saluto dal sapore brusco, io m’attorciglio frattanto una ciocca dei capelli dirigendomi verso il bagno del bar sorridendo a tutti i presenti, morsi e graffi però soltanto per te. In bagno mi lavo le mani, le ripasso sopra, sotto, fra le dita insistendo sulle unghie laccate, noto che c’è del nervosismo in quel gesto, perché non m’accorgo che sei entrato e sei dietro di me che sussurri:

“Ne hai messo del tempo per arrivare”.

Io alzo lo sguardo e delle fiammate partono dalla mia caratteristica espressione amplificandosi e riflettendosi nello specchio in ultimo sterminandoti, nel tempo in cui la mia voce convulsamente in senso di rimprovero in maniera di biasimo replica:

“Ah sì, vedi che roba, prima mezz’ora davanti al tuo ufficio, poi compio il lungo pellegrinaggio in tutti quei corridoi alla ricerca della sala riunioni, soltanto dopo mi è venuto in mente che mi stavi prendendo in giro e che t’avrei forse, dico forse trovato qua”.

Intanto che mi lamento tu m’hai già girato verso di te chiudendomi quella boccaccia con un bacio. Io ho le labbra serrate, le tue mani tentano di slacciare il foulard che ho al collo ed eccomi già sciolta. Tu mi calmi con la tua lingua, lenisci l’irritazione del tempo perso per cercarti non capendo che era esclusivamente un gioco calcolato per renderti più desiderabile e tutto sommato appetibile. Attualmente mi ritrovo bloccata con la schiena contro le piastrelle di quel muro, le tue mani che avanzano sul mio corpo soffermandosi sul mio cuore per sentirne il battito affannato. Le mie mani si sono già infilate tra la tua camicia e la schiena, la tua schiena è un vero piacere esplorarla palpando gli anelli della colonna. Le nostre lingue s’incrociano, s’inchinano, ballano e cedono il passo. Io ho il brivido del desiderio che m’inarca il collo, tu ne approfitti per scivolare lì con le tue labbra, mentre i tuoi denti di taglio mi solcano la gola e le vene. Ecco che da cagna rabbiosa io mi trasformo in un fenicottero fiacco e languido, alzo una gamba e appoggio la coscia al piano del lavandino. Tu sbottoni quel vestitino nero con delicatezza e il tuo viso affonda fra i miei seni, in un attimo è senza veli. Sapevo che l’impazienza e la fretta ci avrebbero travolto, perché mentre la tua lingua passa delicatamente il contorno dei capezzoli, la tua mano destra digrada fino al mio ginocchio per risalirne attraverso l’interno della coscia.

In quella circostanza m’osservi, mi vedi insolitamente smodata e incontrollata, m’hai fatto ben incazzare per quei corridoi e adesso le tue mani si dirigono smaniose verso quell’epicentro del piacere per placare attenuando al meglio la tensione. Tu arrivi subito alla mia pelosissima e bionda fica, nessuna schermatura di pizzo, niente in verità che possa nascondere quelle labbra incandescenti al di fuori della mia villosa foresta. Ora le mie mani armeggiano con i tuoi pantaloni, sono asincrona nei movimenti, scariche di piacere mi brandiscono la schiena mozzandomi il fiato. Ecco il tuo cazzo rigonfio sotto la mia mano, ecco la mia testa che vacilla, ecco la tua bocca che mi morde i capezzoli ed ecco in conclusione le tue dita che entrano dentro di me. Un piacere selvaggio m’invade in maniera omogenea sconquassandomi le viscere, il tuo pollice gioca con la mia famelica fica, l’indice che penetra quella bocca del sud, cedevoli e vellutati fluidi sono la solidificazione del mio fremente desiderio. Una fonte è anche il medio che ora mi dona piacere e le altre dita a stuzzicarmi oltre.

Il mio ventre pulsa, si contrae, i miei muscoli pelvici ballano a quel ritmo ingovernabile scardinandomi le membra, inizio a dire il vero ad avere il fiato rotto, gemo, sbatto la testa, i capelli sono scomposti sul viso. Ho gli occhi aperti, ma dove sono? Sono con un uomo che m’ha frastornato e sgangherato, scuotendomi in ultimo il corpo. Io apro meglio le gambe prendendomi tutto quel piacere che mi stai donando, adesso fremo, vibro, capto vibrazioni dal profondo che partono dal ventre e come scariche elettriche si diramano lungo i muscoli delle gambe e del torace.

Tu mi senti energicamente gemere, la tua mano sinistra mi blocca la gola al muro con una dolce pressione che fa volare il mio orgasmo, la tua destra è quasi violenta e veloce, la sinistra è morbida ma ferma, io sono nel mezzo terremotandomi dal piacere, in quanto vocalizzo esternando focosamente le emozioni che sperimento senza troppo ritegno. Ecco, ora sorrido, cerco il tuo sguardo, la tua bocca, per darti un bacio della pace dei sensi, frattanto ti sfili da me, agguanto la tua mano destra e me la porto alla bocca.

Io gioco in conclusione con la lingua, con i tuoi anelli, lecco le dita con dedizione e attaccamento così come farebbe un fenicottero con le piume delle sue ali, quelle che per l’appunto lo fanno svolazzare facendolo sfrecciare per spingersi talmente in alto.

{Idraulico anno 1999}