i racconti di Milu
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Io mi sistemo sul cuscino, rilasso tranquillamente i muscoli del collo e delle spalle, chiudo serenamente gli occhi lasciandomi sfuggire un sospiro, perché percepisco in maniera leggera la pressione d’un dito sul mio collo. La pelle liscia e morbida che sfiora lentamente la curva della gola sotto il mento è una lieve carezza, fresca e stuzzicante, dato che il dito risale seguendo i contorni del viso, attraversando un guancia, arrampicandosi su per la punta del naso, allargandosi sulla fronte fino a perdersi nei capelli.

Poi sbuca un’altra mano, questa volta più in basso, perché le punta delle dita levigate mi solcano un fianco, là dove la pelle è tenera e pallida, seguendo rispettose e ubbidienti la curva del seno strappandomi in conclusione un brivido d’attesa. Io ho gli occhi chiusi, però ti sento accanto a me che respiri con calma, come per voler trattenere intenzionalmente dentro il fiato e il desiderio. Io potrei benissimo allungare una mano e toccarti a mia volta, potrei, però non voglio, perché mi trovo abbandonata al tuo volere qui sotto le coperte.

Tu potresti fare quello che desideri, lo sai che non ti fermerei. Dopo un attimo di buio un dito si posa sulle mia labbra provocandomi un leggero formicolio in tutto il viso, il mio respiro t’incontra, percepisco in modo netto il fiato della tua presenza. C’è ancora buio, poi un fiore sboccia, un raggio di sole attraversa la mente e un brivido si scarica lungo la mia spina dorsale, perché labbra su labbra i respiri s’uniscono piano, la pressione di morbide superfici s’incontra.

Io vorrei abbandonarmi a queste labbra, auspicherei che questo bacio diventasse più esigente, intenso e invadente, preferirei che scendesse ad accendere tutti i fuochi che guardano con intenzione sotto la cenere negli anfratti remoti del mio corpo, pretenderei che la tua lingua incontrasse la mia, che le mie mani s’innalzassero per cercare il tuo volto, i tuoi capelli, salderebbero in tal modo la presa sulla nuca e tu bruceresti tra le mie braccia, però non lo faccio, perché l’accordo è stato stretto, in quanto io sono in tuo potere. Il bacio resta insoddisfatto e leggero affilando frattanto il desiderio di ricevere qualcosa di più. Un movimento accanto a me, tenuto conto che le tue labbra non si separano dalle mie nemmeno per un attimo. Sotto le dita percepisco qualcosa, cosicché muovo piano la mano e trovo la vulnerabile superficie del tuo fianco, allora la seguo allungando il braccio, percorro la tua schiena mentre tu t’adagi sopra di me.

Adesso ti sto abbracciando, tutto il mio corpo ti sente, ambisce entrare in contatto con tutta l’energia calda e pulsante che si nasconde dentro di te, le tue labbra sono ancora sulle mie, dato che sto impazzendo, ti desidero, ti voglio terribilmente, perché la sensazione di perdita imminente è attigua, giacché è attenta e forte in un angolo del mio cervello, dal momento che il timore di fare una mossa sbagliata è un’acuta e garantita promessa nel buio. Le tue mani scendono docili per tutto il mio corpo, la tua bocca mi lascia andare a blandire e a sedare i piccoli tormenti qua e là sulla mia pelle, il mio respiro accelera, mentre il tuo resta sempre controllato, trattenuto.

Più avanti senza sollevarti da me inizi a muoverti e con una lieve pressione mi penetri, scorri dentro me la tua virilità, la voglia strazia i miei muscoli con degli spasmi involontari affliggendoli, io sospiro e gemo d’urgenza, seguendo il ritmo ansimo sulla tua bocca dischiusa, il tuo viso brilla dietro i miei occhi, le tue mani sono dovunque sopra e dentro me. Demoliscimi, devastami, taglia le mie membra, sii lento, dolce e profondo, sii crudele, fammi sentire ogni respiro del tuo fiato caldo, fammi soffrire d’attesa, fammi perdere la bussola di desiderio. Il tuo corpo mi copre, si muove senza strattoni, a tratti seguendo un ritmo per poi interromperlo, tutto attorno e dentro me è un cuore che pulsa fragoroso, una palpitazione di corpi, di bocche, di mani e di sessi. La mia mente è lontana, la coscienza è ridotta a semplici percezioni e quando scivoli fuori dal mio corpo, per me è come sentire un serratura chiudersi, una rete tendersi, una vela gonfiarsi. E’ la delusione e il bisogno improvvisamente negato e trattenuto, perché un campanello inizia a suonare allarmato nella mia testa, tutto in me protesta e s’oppone, però tu non mi lasci, ti sposti un poco, sposti me, io ti sento premere di nuovo in maniera decisa e pretenziosa esattamente come ti voglio, là dove ti voglio.

Io non adduco volutamente nessuna resistenza, eppure il mio corpo non è così duttile né elastico, non potrei oppormi nemmeno volendo, perché i tuoi movimenti diventano ben presto decisi, dal momento che ogni affondo corrisponde a uno specifico e dettagliato spasmo, una meravigliosa e particolareggiata soave sofferenza che preannuncia il piacere più puro, più radicale. Mio adorato riempi tutto di me, adattami alla tua forma, alla tua esigenza, modellami, fonditi dentro me, poiché come un aquilone con il filo tagliato io scivolo via lontano. Il sussultare attorno a me s’affievolisce, sento la mente ritrovare adagio il suo posto. Il corpo parla di dolcezze gustate, di promesse accontentate, di desideri soddisfatti nel più completo dei modi.

Attualmente socchiudo gli occhi, ormai non c’è più pericolo, perché la luce che filtra dalle finestre è quella della luna piena. Ancora una volta trattengo la mano dal girovagare attorno a me alla tua ricerca, porgo la precedenza in quanto preferisco addormentarmi gratificata, sfinita e sicura che tu sia qui.

Ti amo tantissimo caro amore mio.

{Idraulico anno 1999}