i racconti di Milu
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Io mi sentivo assillato e pressato al tempo stesso nel cuore ogni qualvolta che la vedevo scherzare e sorridere allegramente con lui, eppure non potevo farci niente se non accettare e ingoiare quell’incomodo fastidio. Pur sapendo che non ero nel diritto, essendo io l’amante di quella gloriosa e splendida donna, quando la vedevo mormorare con suo marito l’avrei volutamente demolita rovinandola con le mie stesse mani. Sentivo il sangue arrampicarsi alla testa e mi ritrovavo nel pensare in quale maniera mi sarei vendicato rivalendomi su di lei, appena ci fossimo incontrati nel nostro letto nuziale segreto. Quella sera d’estate, invero, lei indossava un vestito trasparente che metteva in risalto le sue forme e soprattutto il suo delizioso fondo schiena. Io le stavo dietro e lei ancheggiava rivelando appieno la sua sensualità di femmina, giacché sapeva quanto la desiderassi e percepivo finanche quanto mi volesse, così attesi l’istante adatto in un posto nascosto da tutti per farle una carezza sulle natiche e velocemente le annunciai:

“Domani porta quel vestito, perché voglio scoparti precisamente con quello addosso”.

In quell’istante colsi un celere lampo nei suoi occhi, il capriccio e il piacere della proposta, il tempo di bagnarsi le labbra con la lingua, un leggero cenno con la testa per un’approvazione e una conferma già scritta. L’attesa era il momento più amaro, crudele e penoso in quegl’incontri, altrettanto l’angoscia e il timore d’udire lo squillo del cellulare, similmente sentire la sua voce ribadire in maniera netta:

“Mi rattrista, ma non posso” - era il mio vivo sgomento, il mio reale terrore di maschio in calore, udire quella risposta che annunciava il suo tangibile diniego.

La notte sennonché passava, io rimuginavo al nostro incontro, al piacere d’averla, di spogliarla, di possederla e di sentirmi un vero uomo tra le sue braccia, in tal modo cominciava per me una lunga notte di pensieri, di tentativi vani di non pensarla e poi ritrovarsi come sempre desiderando che il tempo corresse più velocemente della coerenza e della logica, prevedendo il desiderio dell’attesa. Con il pensiero andavo indietro nel tempo rievocando la nostra prima volta in macchina, così come farebbero al presente due candidi e inesperti ragazzini: all’epoca c’eravamo baciati tremanti per l’emozione, poi c’eravamo abbandonati alla nostra passione e avevamo cominciato ad assaporare i nostri corpi per conoscerci sempre più profondamente, alla fine eravamo una fusione di corpi fatti l’uno per l’altro. La passione invece di calare era cresciuta incredibilmente, perché tutti e due credevamo che fosse la voglia d’una notte, poi due, poi tre, lo sfogo e la ribellione del momento, invece ci ritrovavamo più legati e più uniti che mai, poiché era più che lineare e semplice sesso. Questa era l’autentica persecuzione, il vero tormento, in quanto il tempo passava e il ricordo di quella prima volta ritornava a insinuarsi nel mio tentativo di sonno, poiché ricordavo bene il suo perizoma e il mio stupore nel vederla interamente depilata:

“Non mi piacciono le donne depilate, saranno anche igienicamente più pulite, però hanno l’aspetto di falso, di forzato e d’ingannevole” - avevo sbottato io rimarcando quell’esteriorità che non mi soddisfaceva.

Io ricordavo quella frase che avevo pronunciato in una notte d’impeto e di passione, lei in quella circostanza mi pigliò sul serio e cominciando a farsi crescere i peli mi confermò in maniera determinata:

“Va bene, affare fatto, li taglierò soltanto quando vorrai tu”.

Subito dopo s’immerse con la bocca sul mio cazzo ricordandomi quanto fossero le altre le cose che dovevo apprezzare e stimare. Lei era esperta, pratica e valente su come portarmi allo sfinimento sessuale, era talmente vorace che la passione la portava ad amplificare il suo bisogno di donna trasmettendomelo senz’indugi né remore. Io apprezzai imparando velocemente i suoi piaceri, m’adeguai ai suoi voleri e alle sue necessità, nel tempo trasformammo le nostre abitudini sessuali, perché sia la disubbidienza quanto la trasgressione entrarono speditamente nella nostra quotidianità e tutto girò attorno a essa. Quella prima volta quando le tolsi il perizoma nero, mettendo in vista il suo monte di Venere pronunciato, io rimasi incantato ed eccezionalmente sedotto dalla perfezione delle sue labbra vaginali, in quanto erano leggermente rosee, strette a difesa della sua fica, dal momento che sembravano intatte e pure talmente erano chiuse:

“Se non sapessi che sei sposata, direi che sei a tutt’oggi vergine”. Quella frase bambinesca e innocente l’aveva fatta sorridere di gusto:

“Sai, ti dirò che quella là è una piccola deformazione all’utero. Mio marito afferma che ogni volta che fa l’amore con me è come se fosse la prima volta”.

La mia eccitazione era di per sé già molto elevata, però sentendo quella precisazione ricordo che quell’espressione mi diede un ulteriore carica emozionale, scompaginandomi e sconvolgendomi oltremodo le membra. Il pensiero d’avere ogni notte una vergine, credo sia molto probabile uno dei desideri inaccessibili e segreti d’ogni uomo: se poi s’apprende che la vergine è in realtà una forza della natura quando fa sesso, allora è il massimo della lussuria che ti possa capitare. La prima volta che la penetrai fu una sensazione indicibile e inesprimibile, era veramente come una vergine, per il fatto che le pareti vaginali mi stringevano forte dandomi un piacere difficile da trattenere, ricordo che dovetti fermarmi più volte e uscire da lei per non sborrare all’improvviso:

“Non ti piace?” - esclamo lei alquanto allarmata e visibilmente preoccupata in quella circostanza.

“La realtà e la verità è che mi piace troppo” - esordii io cercando d’offuscare rimandando l’enorme eccitazione prima del conclusivo apice finale.

Io la guardavo in quel momento di slealtà e di tradimento consensuale, giacché rivedevo in lei gli anni della sua gioventù distesa, felice e spensierata. Io la conoscevo e la frequentavo verosimilmente da sempre, poiché ero inconsciamente ammaliato di lei, o forse soltanto leggermente invaghito dal suo modo di parlare così libera, del suo atteggiamento intemperante e del suo comportamento alquanto immorale, libertino e talvolta lussurioso. Quel pensiero m’aveva calmato, il sangue era defluito dal mio cazzo facendo calare sensibilmente la pressione e rallentando apprezzabilmente la sollecitazione dell’eiaculazione: m’avvicinai per baciarla e immersi nuovamente il cazzo fra i suoi accaldati flutti. Ricordo che cercavo di pensare a cose che non fossero stuzzicanti per non sborrarle dentro subito, feci il possibile per resistere, però quella prima volta fu una conoscenza momentanea. Fortuna che il mio eccitamento non tardò a ritrovarsi, giacché dopo pochi minuti il continuo scambio d’effusioni fece il suo effetto e allora per la prima volta l’amai per davvero. Presi il mio tempo e pensai solamente a lei, quei minuti divennero ore, sennonché mi lasciai andare sul suo corpo e l’amai svisceratamente come mai nessuno aveva fatto prima d’allora. Fu quella sera che la vidi gioire e nel contempo piangere:

“Nessuno aveva mai pensato a me così intensamente, perché di solito gli uomini pensano a sé stessi, prima di pensare a noi” - mi rivelò lei candidamente piuttosto commossa, palesemente intenerita e francamente impressionata per quel coinvolgente e focoso avvenimento.

Io non mi ero reso conto del tempo passato, sapevo unicamente che la volevo ancora, sorrisi felicemente a quell’apprezzamento e mi rituffai in lei, però il rumore della porta che s’apriva mi riportò bruscamente alla realtà del momento. Vederla entrare con quel vestito trasparente con niente di sotto fu una sensazione incantevole e stupenda, l’attesa era finita, il suo odore cominciava a spargersi nella stanza, la sua presenza diventava inquietudine, turbamento e pura smania. Togliendole il vestito percorsi le sue linee ricordando i nostri incontri passati e lì mi resi conto che lei era diventata insostituibile, preziosa e unica, perché era diventata l’essenza, il fondamento e il sale della mia vita.

L’avrei voluta per sempre, in qualsiasi momento: entrai in lei chiudendo gli occhi e dimenticai rapidamente ogni cosa tralasciando totalmente in disparte la mia gelosia e l’amai.

{Idraulico anno 1999}