i racconti di Milu
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Questa è la mia storia, perché trovo quest’episodio così ammaliante, avvincente e piacevole, in quanto era da qualche tempo che non pensavo più a questi avvenimenti e che non trovassi d’altronde ragazze interessanti. Ho cominciato ad andare alle feste, ai festini, a casa dei compagni di scuola, dove s’incontravano altri ragazzi anche più grandi in cui all’inizio si formavano i gruppetti di ragazze e di ragazzi, poi si smorzavano le luci, si ballava e alla fine non c’era più un posto libero su d’un divano per accomodarsi, perché erano pieni di coppie abbracciate nei modi più estrosi e stravaganti, da ultimo due o tre coppie di solito sparivano.

In questo modo ho iniziato a conoscere i ragazzi: i primi baci, le iniziali insinuazioni e i pettegolezzi tra ragazzine dove t’aveva appena messo le mani il più carino della scuola, perché anch’io cercavo le mie prime esperienze: i baci con la lingua, le mani che s’intrufolavano sotto il reggiseno e che si muovevano sui miei capezzoli larghi, perché quei gonfiori e quelle protuberanze tra i calzoni m’incuriosivano, ma che non ardivo trattare né osavo affrontare, tra le mille storie raccontate da quelle che si volevano far passare per le più competenti ed esperte. I più arditi e i più spavaldi in conclusione, che riuscivano a infilare le mani sotto la gonna, giacché con quelle mani inesperte e maldestre cercavano d’arrivare all’oscuro argomento e al bramato tema dei discorsi maschili. In definitiva, a me questi contatti piacevano e anche se non mi donavano i brividi che provavo accarezzandomi da sola, o quello che avevo provato con Claudia, perché volevo andare francamente fino in fondo.

Pochi mesi dopo mi sono messa insieme anch’io con Luca, per il fatto che era un mio compagno di classe e a pensarci bene adesso mi rendo conto che non aveva proprio nulla in comune, dato che la mia era solamente una leale e sincera curiosità. I baci, le feste nei posticini distanti e solitari sono continuati, finché a primavera inoltrata lui m’aveva detto che voleva fare l’amore con me. Io in quella circostanza ho accettato quasi subito e per farla breve ho perso la verginità. Quello era il vero motore e l’autentico stimolo che mi spingeva, in quanto ricordavo ancora le parole di Claudia che m’interrogava piuttosto in maniera piuttosto incuriosita:

“Dimmi, allora sei ancora vergine?”.

Per me era stata quasi una perenne presa in giro, in quanto mi volevo liberare da questo fardello, grata e riconoscente però anche della piacevole differenza che avevo trovato tra la mia e la sua vagina, dal momento che il ricordo di quel caldo e umido pertugio che avevo esplorato e tutto questo naturalmente l’ho capito molti anni dopo. Allora, invero, mi sembrava di dover fare quello che eseguivano anche le mie amiche, perché a ben vedere, ho sì perso la mia verginità, malgrado ciò non è stato un granché come esperienza. Tutto sommato ho provato più dolore che piacere, in quanto m’aspettavo di certo qualcosa d’esclusivo e di speciale, che sfortunatamente non arrivò. Per fortuna non rimasi incinta, poiché Luca si dimostrò piuttosto incapace e malaccorto con il preservativo.

La storia con Luca non durò molto, probabilmente perché lui aveva raggiunto il suo scopo, però anche perché andò a parlare dell’episodio con i suoi amici, tutto ciò non mi fece sinceramente piacere. In conclusione mi ritrovai nuovamente libera e con una nuova sensibilità sessuale, dal momento che mi masturbavo spesso e più volte mi mettevo a meditare con le persone che mi guardavano mentre mi toccavo, poiché la faccenda mi eccitava ancor di più. Poi arrivò l’estate, però Claudia non poté venire a casa mia come l’anno prima, a tal punto ci vedemmo solamente per una sera a Catanzaro con le rispettive famiglie in una gelateria, prima che loro si trasferissero nella casa al mare. Lei mi prese da una parte e volle che l’aggiornassi sui miei rapporti con i ragazzi, io le raccontai delle feste che avevo avuto, dei contatti sui divani e che per un po’ ero anche stata fidanzata, dato che il suo interesse s’accese subito e cominciò a farmi delle domande su come si chiamasse, che tipo era e se fosse garbato, però la domanda alla quale voleva arrivare era:

“Avete fatto l’amore, anzi, avete scopato?”.

Perché lei non usava mezze parole e quando le dissi di sì arrossendo i suoi occhi s’accesero all’istante:

“Bene, allora la prossima volta che ci vedremo mi farai vedere come sei adesso, magari t’insegno due o tre cose” - mi disse.

Continuammo a parlare ancora un po’ infine ci salutammo, eppure quelle parole continuavano a frullarmi per la mente. Quella sera, a casa, mi sono toccata ripensando all’anno prima, fantasticando su quello che sarebbe potuto succedere ancora e quali sarebbero state le novità, perché io già credevo d’aver provato tutto dei ragazzi e del sesso, povera illusa. In qualche modo l’estate passò, con altre feste estive, altri ragazzi conosciuti con i quali ebbi qualche piccola storia e feci l’amore altre tre volte. La penetrazione mi piaceva, indubbiamente era bello sentire il cazzo che entrava a fatica nella mia giovane fica, eppure mi mancava sempre quella stimolazione esterna che invece io compivo scrupolosamente, una palpazione meticolosa e prolungata del seno, il mio punto debole, quel frugare tra il clitoride e le labbra, in sostanza dei preliminari ben fatti.

Di questo andare restavo sempre leggermente delusa e inappagata, sentendo che si poteva fare di più, che però non arrivava. Passò l’estate, l’autunno e finalmente seppi che per le vacanze di Natale Claudia sarebbe venuta da noi per una settimana. La sua presenza era sempre fonte e ragione indiscussa d’eccitazione, perché portava cose inedite da sapere, insolite da fare e per me sapevo che ci sarebbero state nuove scoperte sessuali da smascherare. Purtroppo non disponemmo di molto tempo per noi, per il fatto che eravamo tutti in vacanza e in casa c’era sempre un viavai di gente: sapevo che ci sarebbe servito un pomeriggio tranquillo per fare certi discorsi e finalmente arrivò. I miei genitori con gli zii erano stati in giro tutto il giorno occupandosi per i regali di Natale, cosicché telefonarono ragionevolmente in tempo che non sarebbero rientrati per l’ora di pranzo. Mio fratello aveva una partita di calcio e finalmente si creò l’inaspettata l’occasione, Claudia non perse tempo e lestamente mi confidò:

“Vieni di là che ti faccio vedere una cosa”. Cominciò a farmi domande, con il suo tono beffardo e quasi canzonatorio, che usava sempre quando parlava d’argomenti sessuali:

“Allora, hai fatto l’amore? Però continui a toccarti, vero? Ti piace toccarti, vero?” - mi diceva.

Io palesemente intimidita da quel fuoco di domande tacevo, tuttavia ero eccitata e la seguivo mentre s’affaccendava intorno alla sua valigia. Aprì cerniere, tolse scatole, bustine annodate, finché spuntò fuori un bauletto chiuso a chiave, s’infilò una mano dentro la scollatura e tirò fuori una chiavetta che aveva legata al collo e prima d’aprire mi chiese:

“Hai mai visto un vibratore?”.

Io le dissi di no, giacché lei capì che non sapevo neanche di cosa si trattasse, allora aprì e tirò fuori una banana gialla con un tappo rosso sul fondo:

“Ecco, questo qua è il mio migliore amico mi riferì. Lo puoi usare al posto delle dita per provare finalmente qualcosa di diverso. Te lo puoi passare sopra e infilare, perché lo guidi tu a piacimento. Vuoi provarlo?”.

Dopo tutti i discorsi che avevamo fatto, che sono stati molto più lunghi di quello che mi ricordo e in momenti diversi, mi sentivo già bagnata, così mi sono seduta sul letto e ho sollevato la gonna, Claudia m’ha passato l’oggetto, lo ha acceso, io ho sobbalzato per il ronzio dato che ho pensato che mi ricordava le macchinine di mio fratello, in seguito ha iniziato a passarmelo sopra le mutandine. Lei lo muoveva di sopra e di sotto, cercando il clitoride, io chiusi gli occhi inondata d’un piacere insolito e straordinario al tempo stesso che non m’aspettavo di certo. Claudia continuò ancora un poco, dopo me lo collocò tra le mani suggerendomi di proseguire da sola. In quell’occasione io spostai le mutandine e provai a infilarlo adagio: che piacere, era caldo e liscio, per il fatto che entrava a meraviglia, era d’una bellezza unica osservare quell’arnese introdursi nella mia vagina già lubrificata. Claudia si era seduta di fianco guardandomi e nel frattempo si era infilata una mano dentro le mutandine. Io cominciai a infilarlo e rimuoverlo avanti e indietro, poi Claudia disse lascia che continuo io. Lo afferrò e continuò lei a imbroccarlo avanti e indietro, fin tanto che stavo per godere, però lei me lo sfilò pronunciando:

“Aspetta, perché così veniamo insieme” - e se l’infilò tra le gambe, facendolo sparire con una rapidità che mi stupì nel suo foltissimo pube di colore biondo.

Lei si era tolta le mutandine, allungò una mano su di me e con un dito mi massaggiò il clitoride e dopo poco godemmo tutte e due insieme gemendo all’inverosimile. Fu un’esperienza meravigliosa e unica, io glielo dissi apertamente, dal momento che le chiesi perché i ragazzi non offrivano queste sensazioni così complete.

“Perché quelli pensano soltanto a fare il loro schizzo. Non si ricordano che sotto ci sei tu e che magari vorresti qualche carezza in più” - proclamò lei con la sua diretta e rituale schiettezza senza giri di parole.

“Tu non dimenticarti di quello che si può fare anche tra ragazze, perché come vedi è aggraziato, armonioso e bello” - dicendomi queste parole con un velo di malinconia.

In seguito compresi che Claudia era risolutamente lesbica, perché anni dopo mi raccontarono che aveva vissuto per dieci mesi con la sua fidanzata scompigliando e sconvolgendo la vita in famiglia, ma che poi la relazione non aveva funzionato. Quest’ultima però è un’altra storia, per il fatto che con me non parlava mai dei suoi resoconti, dal momento che lei aveva sempre un modo di fare indecifrabile e misterioso, da donna vissuta, in quanto innegabilmente io le ho sempre attribuito più conoscenze di quelle che non avesse. Di certo, devo radicalmente accreditare a lei l’esplorazione e la scoperta del mio corpo e di quelle piccole accuratezze e gradevoli attenzioni che ci possono essere anche tra ragazze.

Che persona speciale è stata per me, in quanto ho assimilato assorbendo e imparando parecchio da lei, perché su quest’aspetto non c’è alcun dubbio né punto controverso d’eccepire né da ribattere.

{Idraulico anno 1999}