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Sofia

La mia prima "è unica" volta in due.
Mi chiamo Sofia, ormai cinquantenne, ho conservato con dovizia la bellezza che la natura mi ha donato. Posso ancora vantare un seno ancora in forma e di riguardo è un lato B tonico e rotondo. Là signorotta che fa girare i maschi, ma che ha conservato l'integrità morale nel non concedersi facilmente. Un solo uomo a cui dare tutta me stessa. Vivo e lavoro sulle sponde del lago di Garda, anche se la vita mi ha portato a cambiare più volte paese sono rimasta fedele a questa zona.
Avevo da poco compiuto il mio 19' compleanno, la verginità la avevo messa in gioco con la mia maggiore età, e con tutta l'energia dei miei anni vivevo là spensieratezza di una vita che da lì a poco mi avrebbe portato ad essere donna, lasciandomi alle spalle tutti i ricordi della fanciullezza e del l'adolescenza.
Alta circa un metro e settanta, svettavo dei seni sodi di seconda misura con capezzoli turgidi e dritti verso l'alto e una terza di bacino con un sederino pronunciato da far girar la testa. Il tutto in lunghissimi capelli ricci e mossi che conferivano al mio aspetto un aria austera di ragazza anni sessanta.
Ero la più piccola di una famiglia dove i valori e i comportamenti di noi figli erano controllati a vista da genitori severi e quindi concedersi delle libertà, anche piccole era per noi molto difficile.
Il tutto accadde in un pomeriggio di primavera, quando si inizia a lasciarsi alle spalle i pesanti indumenti invernali e si può uscire con un abbigliamento più leggero.
Quel giorno indossavo una camicetta bianca, con sotto una canotta anch'essa bianca, niente reggiseno, non ne avevo bisogno, una gonna svasata di panno blu notte con sotto delle caste mutandine bianche tenute da collant e scarpe basse. Il mio programma era di andare a trovare un'amica che da poco aveva aperto un negozio di abbigliamento e passare un po' di tempo con lei, tanto per non restare in casa e curiosare sulle novità in arrivo.
Camminava poca gente, di primo pomeriggio, ed io non vedevo l'ora di misurare qualcosa di nuovo. Appena arrivai non trovai però i carrelli in ordine ma spostati e ammucchiati in una parte del negozio, mi accorsi subito della presenza di due ragazzi, qualche anno più grandi di me che si occupavano di sistemare le vetrine. Anche loro si accorsero della mia presenza, uno in particolare, alto circa quanto me, curato nei capelli, bel viso e un bel fisico palestrato. Anche l'altro ragazzo non era male, decisamente più alto e più palestrato, una leggera barba incolta ma tutto sommato molto piacente. A fare amicizia ci mettemmo davvero poco, tanto da restare a parlare con loro per un lungo periodo, e accettare senza battere ciglio l'invito a cena della mia amica una volta terminato il lavoro.
È così ci incontrammo la sera in pizzeria in cinque; la mia amica titolare del negozio, il suo ragazzo, io e i due vetrinisti. Ci trovammo subito bene, l'intesa che si era creata tra noi era perfetta, la birra scorreva a fiumi, battute e argomenti vari si mischiavano ai primi tentativi di approccio da parte del ragazzo che mi piaceva di più tra i due che si chiamava Piero. Ogni tanto un braccio per finta casuale da dietro le spalle, una leggera toccatina al viso, una mano poggiata distrattamente sulla gamba, senza esagerare e in modo educato. Quel tipo di corteggiamento non mi dispiaceva, anzi, apprezzavo quel modo soft di interesse verso di me seduti su una tavola lunga della pizzeria. Al termine della serata fu proprio Piero che mi disse se il giorno dopo avessi voluto pranzare con loro due in quanto avevano da terminare un lavoro che li avrebbe impegnati solo mezza giornata.
Quel ragazzo mi piaceva molto e accettai molto volentieri. Ci scambiammo un tenero bacio e la mia amica con fidanzato mi riaccompagnarono a casa.
Il giorno dopo ero tutta un fremito, da ragazzina che ero non avevo avuto tante occasioni di essere invitata a pranzo e soprattutto da un ragazzo che mi piaceva. Mi preparai con dovizia, doccia, capelli, trucco scegliendo con cura cosa mettere, non volevo essere troppo audace con la gonna e così scelsi dei pantaloni con le pences di colore rosa è un maglioncino vinaccia che si abbinava, sotto mutandine nuove molto sgambate e reggiseno in coordinato.
L'appuntamento era per le 13.00 nella piazza centrale, ero eccitata da quell'incontro, cercavo di controllare questa sensazione che mi pervadeva e nel frattempo passavano i minuti. Dal fondo della strada vidi comparire un furgoncino di colore bianco, era lui o meglio erano loro, Piero e il suo collega; dietro avevano gli attrezzi da lavoro e il furgoncino aveva tre posti tutti davanti. Questo non lo avevo previsto, di tutto avrei pensato tranne che arrivassero con questo mezzo. Venni invitata ad occupare il sedile centrale, ero imbarazzata, ma avere il mio Piero seduto alla destra al mio fianco mi rassicurò mente il suo collega si mise alla guida su un sedile staccato dal nostro. Ci avviammo verso il lago, è complice la strada un po' tortuosa sentivo il contratto con Piero sempre più spesso, prima gamba con gamba, poi mano dietro la spalla la vicinanza tra noi due aumentò notevolmente. Aveva un buon odore la sua pelle, e quei contatti mi procuravano leggeri brividi, tanto da poggiare la mia testa sulla sua spalla e lasciarmi carezzare i capelli, i lobi, il collo. Arrivammo al ristorante, anche in questo caso venni fatta sedere a tavola al centro dei due ma i miei occhi erano solo per Piero; presi solo un antipasto, desideravo le sue attenzioni non un abbondante pasto, mentre i due presero un primo, poi mix di dolce e frutta. Pensai, ora ci sarà una passeggiata, potremmo parlare, conoscerci, stare insieme e tante altre cose romantiche. La proposta di Piero fu invece di salire nella camera che occupavano in un B&B vicino al ristorante, raggiungibile a piedi dove oltre al fresco avremmo trovato un po di privacy che non avremmo trovato in un pomeriggio sul lungolago. Fu proprio questa voglia di privacy che mi convinse a seguirlo, mano nella mano, dolce, romantico, mentre il suo collega era rimasto distaccato da noi è in silenzio, quasi assente.
Due rampe di scale ed eccomi in una camera d'albergo con due bei ragazzi, Piero cercava di calmare il mio batticuore come poteva; mi descriveva l'ambiente, l'armadio, il comodino ma tutto inutile; ora era veramente troppo, messa al centro la sera prima sulla panca della pizzeria, al centro nel furgoncino, al centro al ristorante, che intenzioni avevano questi due ragazzi conosciuti da appena un giorno? Per chi mi avevano presa? Io ragazzina dolce e romantica!
Piero notò questo momento di sconforto in me, mi porto dietro la finestra invitandomi a guardare il lago, la vena romantica tornò nella mia testa, lui mi abbracciò da dietro stabilendo un contatto totale, iniziò a baciarmi sul collo e continuò baciandomi con passione sulla bocca, cosa che ricambiai volentieri ad occhi chiusi.
In quel contatto totale tra noi due percepì una forte erezione in lui, di spalle mentre mi teneva stretta guardando il lago sentivo qualcosa di molto duro nel solco del mio culetto, e la stessa erezione la percepivo contro la mia pancia nel lungo bacio che ci siamo scambiati.
Questo evento ha di molto abbassato le mie difese e dato che in quel momento nella camera eravamo solo noi due, il collega di lavoro era andato in bagno in una maniera molto silenziosa, ho iniziato a sciogliermi tra le braccia di Piero, che non ha perso tempo, tenendomi stretta a se ha iniziato a srotolare la tapparella con una sola mano, lasciando entrare nella stanza solamente quei pochi raggi solari attraverso i rettangoli mi ha inviato a sdraiarmi sul lettone.
Provavo una piacevole e comoda sensazione su quel letto, le altre occasioni, compreso la perdita della verginità le avevo avute tutte in macchina.
Era molto grande quel letto, tanto che Piero per starmi vicino si era posizionato al centro dello stesso ed io sul lato sinistro, ci siamo messi entrambi su un fianco e abbiamo iniziato una intensa pomiciata; lingue che si intrecciavano, carezze che andavano in posti sempre più intimi, iniziava un vortice di passione intensa tra noi due.
Fu Piero che per primo mi slacciò i pantaloni, abbasso la zip e per quanto potesse riuscirci con una sola mano tentò di abbassarli alle ginocchia, io lo aiutai nell'impresa muovendo le gambe per farli sfilare del tutto; Piero infilò la mano nelle mutandine, si fece largo nel ciuffo di peli nerissimi che avevo e iniziò ad impossessarsi della mia fica, dapprima con carezze sulle grandi labbra e subito dopo socchiudendole con l'indice e l'anulare infilò il dito medio dentro, trovandola già bagnata parecchio. Alternava quel dito da movimenti circolari sul clitoride a leggere penetrazioni all'interno.
Il mio respiro era corto e il mio battito accelerato, e anche io cercai la cintura dei suoi pantaloni, il bottone e la zip abbassandoli di conseguenza, con lo stesso copione mi impadronì del suo cazzo, tutto nella mia mano, percepivo i battiti del cuore attraverso il cazzo e iniziai a segarlo. Ci fermammo giusto il tempo di prendere coscienza che era arrivato il momento di spogliarsi, ognuno in simbiosi con l'altro, pantaloni lui-pantaloni io, maglietta lui-maglioncino io, boxer lui-mutandine io; e tornammo ad abbracciarci per stabilire un contatto totale con i nostri corpi.
Era arrivato il momento di darsi da fareper Piero, Io avevo una voglia di essere scopata che trapelava da tutti i pori, se ne stava lì ad occhi chiusi immaginando i numeri che avrei fatto. Lascio la mia bocca, scese sul collo passando da sotto i lobi, si soffermò sulle tette, sode, turgide, con dei capezzoli grossi e scuri come due olive, mi stringeva il seno con una mano e con la bocca succhiavai capezzoli, io gradivo molto da come alternava le tette da succhiare; scese lungo la pancia, una leccatina all'ombelico che mi fece contorcere per il solletico e poi giù..... mi misi comodamente sulle spalle, non opposi nessuna resistenza quando inizio a divaricarmi le gambe e tuffò tutta la sua faccia in mezzo. Io non ero depilata, di certo non pungeva ma era eccitatissimo il suo farsi strada con la bocca in mezzo a quel folto cespuglio di peli neri che a stento trattenevano tutto il mio miele, la sua faccia era completamente bagnata dei miei umori fin sotto le orecchie. Cercò il mio clitoride ma era ben nascosto, e così con la speranza di farlo venir fuori concedevo ampie e lunghe leccate su tutta la fica, infilando dentro la lingua il più che poteva.
Più leccava è più si bagnava, iniziai a mugolare e sospirare sempre con maggior vigore; tenevo le gambe belle larghe , Piero avrà pensato: chissà che voglia di cazzo che ha, eppure sembrava così ingenua in fatto di porcate, mi aveva detto che era vergine fino a poco tempo fa e che si è sempre accontentata di un sedile ribaltabile.
Anche io avevo una voglia di cazzo che non riuscivo più a trattenere, lasciai la sua bocca e iniziai lentamente a scendere lungo il collo, passando le labbra sulla pelle, poi i capezzoli, piccoli ma ben pronunciati che morderli era un piacere, Piero sussultava a quei morsi, poi l' ombelico e... scansando i peli pubici mi impossessai del suo cazzo. Niente male, una buona dimensione, la mia mano non aveva mentito e la mia bocca si schiuse su quella cappella rossa che sembrava scoppiare, mi fermai con le labbra solo sulla cappella e quando la avvolsi completamente tra le mie labbra iniziai a passare la lingua sul frenulo; Piero gradiva molto il mio pompino, ma era dolce e gentile, non mi obbligava a nulla, niente mano sulla testa a spingere o a tenermi sul cazzo, ma non era necessario, feci tutto da sola, iniziai a scendere su tutta la lunghezza del cazzo riuscendo ad arrivare quasi alla base. Poi passai a leccare con dovizia tutta la parte esterna e con la mano solleticavo le palle che sentivo gonfie di sperma. Da quanto tempo non veniva povero Piero?
Fu nel mentre ero intenta a succhiare quel cazzo in tiro che sentì il lento avanzare di una nuova presenza nella stanza, il collega era uscito dal bagno in punta di piedi e si era steso lungo lungo sul bordo destro del letto, ben lontano da noi si intende ma comunque presente.
Così decisi di continuare quel pompino ad occhi chiusi, nel mio romanticismo sessuale, è sempre ad occhi chiusi salii su Piero che aveva indossato un preservativo sedendomi sul suo cazzo, scesi vicino al suo orecchio e sussurrai "ma lui proprio qui deve restare?", Piero fece finta di non sentire e cercò di indirizzare il cazzo nella mia fica fradicia per la leccata di prima.
Non ci pensai per un attimo e iniziai a godermi il lento entrare del cazzo nella mia fica, dettando io il movimento finché non lo sentì tutto dentro, fino alla base; ero carica come una molla, iniziai a scopare quel cazzo, assecondata dal movimento sottostante che lo faceva entrare quel centimetro in più che ti fa godere, e badando che Piero non godesse mi feci la mia prima venuta di fica.
Fu a quel punto che mi tornò in mente il collega steso dall'altra parte, magari se n'è andato pensai e aprii gli occhi per controllare.
Purtroppo il suo viso era ancora lì, e mi guardava, scesi con lo sguardo più giù e una doccia gelata mi si scaricò sulla schiena; stava segando il cazzo più grande che avevo visto nella mia vita, lungo tra i 23 e i 25 cm, ma grosso come lattina di Coca Cola, il tutto con una cappella a fungo leggermente più grande del fusto.
Non sapevo cosa fare e cosa dire, la sorpresa che ebbi fu schioccante, ma fu lui a togliermi dal l'imbarazzo " se tu lo vuoi io me ne vado " mi disse ed io in risposta "ormaii sei qui..... Resta pure", allora mi prese la mano sinistra e la portò sul suo cazzo, invitandomi a continuare la sega che stava facendo.
Che cazzone gigante, tra il pollice e l'indice mancavano 4 centimetri per poterli unire e la mano scendeva dalla cappella alla base in una maniera meravigliosa. Nel frattempo Piero, riposato dalla mia venuta, aveva ripreso vigore ed eccitato dalla scena riprese ad infilarlo nella mia fica, allora il collega mi girò da dietro e iniziò a leccarmi con dovizia il buco del culetto; che bella sensazione di porcaggine, tanto che mi venne da chiedere se poteva dare una leccatina al cazzo di Piero mentre usciva dalla mia fica, ma questo non lo volle fare. Si sistemò in ginocchio dietro di me e iniziò a fare goffi tentativi di farlo entrare nel culo. Lo puntava sul buchetto, chiedeva a Piero di fermarsi con il cazzo fuori dalla fica, lo strusciava, insalivava il profilattico ma niente da fare; e meno male, ancora oggi devo dire grazie al mio culetto per non aver ceduto. La prima volta in una doppia, la prima volta in un panino, culo vergine e una mazza simile che voleva entrare. Mi avrebbe sfondato.
Era meglio cambiare posizione, magari rinunciava, e così scesi dal cazzo di Piero, iniziai di nuovo a leccarlo e spompinarlo, mi misi a pecorina sul bordo del letto invitando il collega ad entrare in fica, con un certo timore.
Infatti avevo ragione, già la cappella che premeva per aprire le labbra della fica faceva male ma complice la venuta precedente superò l'entrata; nonostante fossi bagnata sentivo le pareti della fica tirate al massimo e quel cazzone che cominciava ad entrare. Che sensazione, dolore e piacere che si mischiavano insieme, tirava indietro ed entrava un centimetro in più, poi di nuovo e di nuovo, ora avevo capito perché Piero spesso teneva il preservativo fermo con due dita o si arrotolava sulla cappella, il suo cazzo era la metà di quello del collega. Di riflesso pensai "se il cazzo di Piero mi entrava tutto e non avanzava niente, a parte il diametro quello del collega entrerà per metà?", ma avevo fatto male i miei conti, oltre alla grossezza che mi allargava in una maniera esagerata, il bastardo aveva intenzione di infilarlo per intero.
Messa a pecorina, sul bordo del letto, con il cazzo di Piero in bocca, lui mi teneva stretta per i fianchi per impedirmi di muovermi o di sottrarmi, entrava sempre di più, ma quando finisce pensai, qualche lacrima mi rigò il viso, gli occhi erano fuori dalle orbite, con le mani stringevo il lenzuolo quando mi disse "complimenti piccola, lo hai preso tutto", porca miseria, 25 cm di cazzo dentro di me, ma come avrà fatto? Ma il solo fatto di non averlo preso nel culetto mi rasserenava.
Cominciò così un lento avanti/indietro da parte di entrambi, io assecondavo i movimenti con il bacino, tenendo in bocca l'altro cazzo per non urlare, poi ha stabilito lui il ritmo, colpi sempre più veloci e sempre più profondi, mi sentivo spaccare per la dimensione ma il piacere prevaleva tanto che sono venuta due volte in quella posizione.
Le ginocchia cominciarono a cedere e chiesi di potermi stendere un po', fui accontentata, mi stesi di schiena sul letto invitandoli ai miei lati, volevo accarezzarli per far riposare un po' la mia fica, ma loro, tolti i preservativi non si accontentarono di una doppia sega e mi obbligarono a due pompini in contemporanea, mentre le loro mani mi carezzavano dappertutto.
Fu Piero che di nuovo con il cazzo in tiro, si posizionò tra le gambe portandosele sulle spalle e mi penetrò nuovamente in quella posizione, non lo sentivo tanto ma era comunque gradevole il suo ritmo di scopata.
Poi lasciò il posto al suo amico, si limitò ad allargarmi le gambe senza portarle sulle spalle e iniziò di nuovo a penetrarmi, stavolta non fu tanto delicato ad infilarlo di nuovo tutto dentro, sentivo le palle sbattere da sotto e i suoi peli che combaciavano perfettamente con i miei, colpi di reni senza tregua, e a ogni colpo emettevo un urlo più forte, poi anche lui iniziò a stancarsi, rallentò il ritmo, lo teneva fermo sul fondo della fica e sentivo la cappella che si ingrossava ancora di più, chiaro segno che stava per venire ma si tratteneva.
Ma per quanto voleva ancora scoparmi? Erano già passate due ore senza tregua, avevo perso il conto di quante volte ero venuta, era il momento di concludere, così lo invitai a mettersi comodo, al centro del letto, ci salii sopra e con la mano indirizzai quel cazzone all'entrata della fica, iniziai a scendere inesorabilmente, dettai io sia il ritmo che la velocità dei movimenti, guardandolo in modo vendicativo, me lo impalai di nuovo tutto, ma ero io a volerlo adesso; Piero non volle disturbare la scena, si mise in piedi sul materasso, poggiando la schiena sul muro del capezzale ed iniziò a segarsi, cercò di trattenersi ancora ma fui inesorabile, accelerai sperando solo che non si rompeva il preservativo e vai.....
Uno, due, tre, spruzzi di calda sborra dritta nella pancia, mi posizionai dritta in verticale e massaggiai teneramente le palle per far fuoriuscire gli spruzzi più tenui, e in quell'istante sentii altri spruzzi che mi cadevano sul seno.
È stata per me un esperienza meravigliosa, me la sono goduta a pieno, eravamo tutti esausti, tutti e tre stesi sul letto a guardare il soffitto.
Dopo un po' realizzai che dovevo tornare a casa e mi recai in bagno per darmi una lavata e poi una doccia, l'odore di sesso su di me era troppo evidente e lo avrebbero notato tutt'intorno. Iniziai con un bel bidè, dirigevo il getto d'acqua sul folto pelo nero e spesso colpivo anche il clitoride, passavo la mano sotto per rendermi conto di quanto fosse larga dopo questa esperienza, mi diedi un asciugata e mi alzai per guardarmi allo specchio, commentavo gli occhi e il trucco da rifare.
Ad un tratto la porta si aprì, il collega di Piero completamente nudo era entrato in bagno, pensai per fare la pipì o lavarsi anche lui. Il cazzo nonostante fosse moscio mostrava tutta la sua lunghezza penzolando. La sua intenzione era un altra, mi abbracciò da dietro tenendomi per le tette, iniziò a darmi bacini sul collo e in me un altro po' di voglia ritornò, lui percepì questo mio stato di semi eccitazione e senti che il suo cazzo iniziò a riprendere vigore; essere insieme nel bagno mi eccitò parecchio e allargai istintivamente le gambe, lui nuovamente in tiro indossò l'ultimo preservativo della scatola e iniziò nuovamente a farsi largo nella mia fica. Io provavo piacere da quella insolita situazione e lui provava piacere nel tenermi a pecorina con le mani poggiate al lavandino, a gambe larghe e godersi le mie espressioni allo specchio.
Sentivo la fica in fiamme ma mi piaceva, quella seconda durò parecchio nel bagno, io esausta riuscì a venire in contemporanea con lui, e ne aveva fatta parecchia nel serbatoio quando sfilò il preservativo per buttarlo nel cestino del bagno.
Poi finalmente ebbi modo di fare una lunga doccia, l'acqua calda sul mio corpo lavava quel l'odore di sesso, di maschi, non avevo rimpianti, in fondo mi era piaciuto.
Risalimmo in silenzio sul furgoncino, non una parola tra noi, ripercorrendo la strada al contrario iniziai a pensare che l'obiettivo dei due ragazzi in fondo fosse solo quello.
Mi lasciarono nella stessa piazza del mio paese, ma feci un giro largo per tornare a casa; non volevo assolutamente che si notasse qualcosa in me, anche se le gambe erano deboli e avevo un buon mal di pancia.
Il giorno dopo hanno provato a ricontattarmi, sicuramente con l'intento di ripetere o migliorare l'esperienza del giorno prima, non ero assolutamente d'accordo e troncai la relazione con i due ragazzi mandandoli in bianco..
Note finali:
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