i racconti di Milu
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“Signorina, noi siamo già in possesso della sua istanza per l’incremento dello stipendio. Ecco, vede, noi siamo senz’altro disposti a prenderla in esame, poiché ci sono pervenuti giudizi e pareri positivi evidenti sulla sua efficienza nel lavoro e sulla sua ricorrente disponibilità”.

Il direttore del personale seduto dietro la scrivania la fissava attentamente quasi per volerne studiare il comportamento, i moti e le reazioni dell’anima. Lui dall’aspetto giovane, prestante, con i capelli neri e corti, leggermente stempiato, con quel naso dal profilo regolare e con gli occhi penetranti assieme a quel viso allungato sorrideva in silenzio, fissando meticolosamente la sua interlocutrice seduta nella poltroncina di fronte alla scrivania.

Libera, questo era il suo nome, era armoniosa e bella. Ventinove anni, i capelli neri come il carbone lunghi fino sulle spalle, il naso affilato leggermente rivolto all’insù, due labbra carnose color rosso fuoco, due occhi neri vivaci guizzanti e inquieti, il bel viso affilato dai tratti morbidi e delicati. Lei ascoltava in silenzio, seduta su quella poltroncina che metteva in mostra il suo bel corpo, con le gambe accavallate fasciate da una minigonna azzurra aderente, i seni prosperosi visibilmente costretti limitati dentro una camicetta bianca scollata, quel tanto che bastava per calamitare lì in modo incontestabile lo sguardo.

“Il responsabile dell’ufficio marketing nel quale lei lavora ci ha riferito molto bene di lei. Ho qui la sua relazione nella quale lei è descritta come una persona intelligente, rapida nell’eseguire il lavoro che le è assegnato, disponibile e pronta anche a fare straordinari quando è necessario. Un quadro molto convincente e lusinghiero”.

“Grazie, io cerco sempre d’impegnarmi nelle cose che faccio. Mi piace dare un’immagine positiva di me, contribuire e risolvere i problemi e le difficoltà quando è possibile”.

Libera era sicura di sé, in quanto non sembrava certo la segretaria sottomessa e timida. Il direttore del personale la guardò pensando fra sé che quella ragazza aveva una personalità decisa, sicura e volitiva. Era anche molto bella, sicché si soffermò per guardare meglio il suo corpo adagiato nella poltroncina. La minigonna lasciava vedere le belle gambe e qualcosa di più. La sua immaginazione saliva più su, là dove lo sguardo non arrivava, all’istante lui la desiderò. La mente s’accese pensando al suo corpo nudo, appetibile, morbido, uno specchio d’acqua azzurra e cristallina nel quale tuffarsi. Vedeva i seni sotto la camicetta bianca, giacché non portava il reggiseno, immaginava le mutandine sotto la minigonna e quello che c’era di lussurioso sotto le mutandine.

“Ecco, Libera, io vorrei solo farle ancora qualche domanda per capire meglio la sua personalità”.

Libera avvertì il desiderio dell’uomo, captò che la guardava come una preda e la faccenda non le dispiacque, anzi, decise di stare al gioco. Del resto il direttore del personale era anche un bell’uomo e se anche ci fosse finita a letto, magari in cambio dell’aumento dello stipendio o d’altri favori, non sarebbe stata poi la fine del mondo, dal momento che non aveva un ragazzo fisso. Nella sua vita c’erano state alcune storie, però nessuna di esse era stata decisiva né risolutiva, dato che fino a quel momento non si era legata con nessun’uomo. In realtà era stata corteggiata molte volte sia per la sua bellezza sia per la sua innata sensualità, in quanto era consapevole del fascino che esercitava sugli uomini e lo usava per sedurre chi le piaceva. Comunque fino ad allora, non aveva trovato quella che con un termine usato scorrettamente si chiama “l’anima gemella”, un uomo con il quale spartire l’esistenza, perché lei si considerava libera, realmente libera d’andare con chi le piaceva, libera di sfruttare la sua bellezza per divertirsi con gli uomini che l’attiravano, libera e indipendente, Libera anche di nome quanto di fatto. Decise in quella circostanza di lasciar andare avanti quel gioco:

“Lei ha una famiglia, un fidanzato?”.

“Al momento non ho un fidanzato, i miei genitori sono entrambi in pensione e vivono da soli. Io sto per conto mio in un piccolo appartamento in centro”.

“Come si trova con i colleghi di lavoro? Va d’accordo con tutti, oppure c’è qualche problema, qualche grattacapo con qualcuno?”.

“Direi che mi trovo molto bene, i rapporti fra noi dell’ufficio sono buoni, anche con il direttore del marketing abbiamo un ottimo rapporto. Poi si sa, che ci sono momenti di maggior tensione in vista di scadenze, d’impegni lavorativi importanti e cose del genere, però in linea di massima andiamo tutti d’accordo. Credo che la direzione marketing sia uno dei reparti di punta dell’azienda”.

“Questo è vero. In tutte le aziende il marketing è il cervello operativo, l’anima del reparto stesso, perché se non funziona bene sono guai e pasticci per l’azienda stessa. Senta, un’altra cosa: ha mai avuto storie sentimentali all’interno dell’azienda o dell’ufficio? Oppure qualche noia, qualche seccatura considerando la sua bellezza non indifferente”.

Mentre parlava il suo sguardo s’accese e i suoi occhi neri furono attraversati da un lampo di malizioso e d’astuto desiderio, mentre cercavano di penetrare sotto la minigonna. Libera s’accorse che lui le squadrava le gambe accavallate e decise di fare la prima mossa. A un tratto distese le gambe che per tutto il tempo aveva tenute una sull’altra, perché così facendo mise in mostra le cosce che sembravano una scultura e scoprì un po’ di più del suo bel corpo:

“Fino a questo momento non ho avuto alcun problema”.

Già, fino a ora. Lo disse con un tono possibilista per nulla definitivo né ultimativo, perché mentre parlava e stendeva le gambe il direttore del personale non poté fare a meno di concentrare la sua attenzione su quel gesto che poteva sembrare provocatorio. Libera non si scompose e lo fissò per capire le sue reazioni, in quanto adesso era lei che aveva preso in mano le redini del gioco. L’uomo sembrava sulla difensiva, pareva incerto sul da farsi, quasi intimorito e preoccupato dall’iniziativa che Libera sembrava volesse prendere:

“Libera, lei è molto bella e credo sia inevitabile in un ambiente di lavoro che vengano fuori apprezzamenti, battute e freddure, però anche corteggiamenti e tentativi espliciti d’approcci sessuali. Come vede, io le parlo con molta franchezza, perché lei mi pare sveglia, per niente sprovveduta o timida e senz’altro in grado di difendersi da sola”.

“Grazie per i complimenti e per le lodi, effettivamente mi sento in grado di decidere e di scegliere da sola, se e con chi avere relazioni diciamo intime”.

Nel tempo in cui parlava accavallò nuovamente le gambe, quasi per voler fare un passo indietro, ma quest’esteriorità faceva parte del gioco che doveva andare avanti:

“E lei, ha una fidanzata o una moglie?”. Questa domanda gli cascò addosso come un macigno, perché lui ebbe un attimo d’esitazione nel rispondere:

“Guardi che se è sposato me lo può precisare serenamente senza problemi né senza preoccupazioni”. Adesso lui stava scoprendo e svelando palesemente le carte:

“Sì, sono sposato. Non abbiamo figli però”.

Quel però era amaro, bruciante e spiacevole, per il fatto che sembrava voler lasciare una scappatoia, uno spiraglio per una relazione senza problemi. Sentendo la frase non abbiamo figli però, la fece sorridere dentro. Lei si stava dimostrando più forte di lui perché lo aveva in pugno, l’uomo la desiderava, eppure aveva paura di mostrare le carte e vedendo che le stava scoprendo lei decise di lasciarla andare avanti, perché sperava d’averla alla fine in pugno. Libera aveva capito che l’uomo ormai aspettava che fosse lei a offrirsi, però non voleva che la strada fosse agevolmente in discesa per lui, in quanto voleva stanarlo, voleva costringerlo a sbilanciarsi, auspicava in altre parole che alla fine fosse lui a invocare il suo corpo, il suo sesso, tutta lei.

“Non avete figli per scelta oppure per problemi di tipo medico, o perché ancora avete deciso d’aspettare?”.

“Beh, vede è ancora presto, siamo sposati da pochi anni e vogliamo aspettare ancora un po’ per essere liberi”.

Essere liberi certo, anche lei voleva essere libera, emancipata libera e indipendente adesso di sedurre quell’uomo che la desiderava e che in fondo le piaceva, in quanto ne avrebbe certamente anche tratto qualche vantaggio pratico, per il fatto che l’aumento di stipendio in questi tempi non è certo una cosa da disprezzare né da trascurare, com’è facilmente intuibile unire e raggruppare il conveniente al divertente:

“Mi dica un a cosa Libera, com’è possibile che non abbia un fidanzato? E’ così bella e desiderabile, ne avrà avuti suppongo”.

“Sì, certamente, di ragazzi ne ho avuti, ma fino a questo momento non ho trovato l’uomo della mia vita che mi colpisse. Per adesso assaporo e mi godo la mia libertà, che mi consente di gironzolare e d’uscire con chi più mi va a genio. Non mi faccio scrupoli e timori morali, perché credo che se una persona ti piace sia appropriato e giusto cercare di conquistarla, anche soltanto per una notte”.

Mentre parlava la sua voce divenne cocente e sensuale, mentre fissava il direttore del personale con un’espressione enigmatica e interrogativa, quasi per voler lanciare in modo sottinteso un messaggio possibilista di speranza:

“E in azienda? C’è qualcuno che le piace con il quale passerebbe anche solo una notte?”.

Ormai si stava scoprendo anche lui, le cose cominciavano a precipitare, tuttavia Libera volle dare un colpo di freno per tenere ancora un po’ sulla corda l’uomo:

“Non saprei, non credo, però potrebbe accadere. Perché mi fa questa domanda?”.

Lei lo guardò con finta aria interrogativa recitando la parte dell’ingenua, della credulona che non capiva, eppure invece afferrava e capiva benissimo:

“Se la domanda le sembra fastidiosa e inopportuna la ritiro e fin da ora mi scuso”.

Lui ebbe il timore d’aver compromesso e danneggiato tutto, ma lei proprio in quel momento stese nuovamente le gambe e tirò leggermente più in su la minigonna, lasciando intravedere la biancheria intima là di sotto. L’uomo ebbe un sussulto e la guardò con desiderio e al tempo stesso con inquietudine e con sospetto, perché non capiva se lo provocava, se lo desiderava, o se fosse tutto un inganno ben architettato ad arte. Non aveva il coraggio di fare altre mosse, allora lei si decise incoraggiandolo e sostenendolo:

“Per esempio, lei è un bell’uomo, non credo che nessuna donna lo respingerebbe”.

“Beh, Libera lei così mi fa arrossire. Anche lei è una donna stupenda e credo che nessun uomo la possa rifiutare”.

Ormai le carte erano distese e scoperte sul tavolo, sennonché rimasero un po’ in silenzio. Lui la esaminava, lo sguardo si muoveva lungo tutto il suo corpo che si lasciava ammirare compiaciuto. Passava inizialmente sui seni nascosti dalla camicetta bianca, infine sulle gambe e sulle cosce, fino alle mutandine che occhieggiavano sotto:

“Tornando alle cose pratiche, che cosa mi dice dell’aumento di stipendio?”.

Improvvisamente Libera ruppe la tensione erotica che andava montando, lui rispose quasi distrattamente, come se quell’argomento avesse perso ormai importanza e fosse diventato secondario e del resto era veramente accessorio e marginale:

“Reputo che non ci siano problemi, ritengo che le sarà accordato senz’altro. Come si fa a dire di no a una come lei?”.

Nel momento in cui parlava lui s’alzò e s’avvicinò carezzandole il viso. Libera si lasciò amorevolmente accarezzare, ormai il dado era lanciato, poiché si sarebbe concessa a lui, visto che avrebbe fatto tutto quello che lui avrebbe agognato. Lui s’intrufolò con la mano sotto la camicetta bianca e cominciò ad accarezzarle i seni, lei si mise a mugolare di piacere chiudendo gli occhi mentre iniziava a sbottonarle la camicetta fino a sfilargliela gettandola per terra. Attualmente Libera era nuda dalla cintola su, lui si scagliò addosso come una furia baciandole i seni e mordendole i capezzoli diventati duri, lei si lasciò andare sulla poltroncina dalla quale fino allora non si era mai mossa, godendo della passione con la quale la baciava e la toccava. Lui immergeva il viso fra i suoi seni assaporandone tutta la morbida bellezza, lei gemeva e mugolava, si sentiva tutta sua, oggetto d’un desiderio incontenibile e irrefrenabile che la travolgeva. Dopo si scagliò sulla minigonna sfilandogliela e gettandola per terra, in quanto restavano solamente le mutandine bianche, fino a poco prima oggetto nascosto del desiderio, adesso ultimo bastione rimasto per proteggere la nudità di Libera.

Lei se ne stava distesa sulla poltroncina offrendosi a lui come per chiedergli di toglierle quell’inutile indumento, lui l’accontentò. Afferrò le mutandine ai due lati con le mani e cominciò a tirarle giù, scoprendo i foltissimi e nerissimi peli del pube e della fica, sfilandole e scaraventando le mutandine verso il pavimento con foga. Adesso Libera era nuda, completamente discinta, bella e desiderabile, stupendamente pronta a darsi tutta a lui, pronto a farlo godere senza misura. Lui s’inginocchiò davanti al corpo di Libera aprendole le gambe e affondando il viso dentro di lei. Libera se ne stava con le cosce appoggiate sui braccioli della poltrona aperte, intanto che lui le leccava appassionatamente quella pelosissima fica dilatata. Con la testa appoggiata sullo schienale della poltrona con gli occhi chiusi Libera si lasciava trasportare dall’onda azzurra del piacere, peraltro incontenibile e incontrollato senz’opporre resistenza. Venne con un gemito e uno spasmo, il suo corpo s’irrigidì, mentre lui assaporava quei fluidi che ingenti fuoriuscivano dalla sua intimità di donna totalmente in estasi. In seguito lui s’alzò, si sfilò rapidamente la camicia e s’abbassò sia pantaloni che slip, offrendo allo sguardo di lei ancora perso nel ricordo dell’orgasmo appena vissuto, il suo cazzo eretto come un monumento all’amore. Lo avvicinò al suo viso e alla sua bocca, Libera aprì la bocca per catturare quel grosso membro di carne. Lo afferrò golosa e insaziabile per assaporarlo e per possederlo totalmente, poi in maniera sapiente cominciò a lavorarselo con movimenti sempre più rapidi e vogliosi, fino a farlo sborrare gustosamente accogliendo tutto dentro di sé quel bianco e denso latte di vita.

“Libera, sei meravigliosa, sei eccezionale, sei davvero un incanto” - ebbe la forza di sussurrare con un filo di voce, intanto che si staccava da lei sorridendo. Anche Libera sorrise ammirandolo e squadrandolo in silenzio, probabilmente con la mentre catapultata in modo indefinito altrove.

Il suo sguardo era però allibito e ponderatamente lontano, manifestamente smarrito e perso, esplicitamente impreciso e sfuocato, fisso nel considerare scrutando indubbiamente paradisi che non sono di questo mondo.

{Idraulico anno 1999}