i racconti di Milu
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- Bastardo. Pezzo di merda –

Lo mormoro tra me e me ripensando al motivo per cui mi trovo qui, a questo party insieme a due amiche che avevo smesso di frequentare.
Mi ci viene da piangere a ripensare a lui: Riccardo, il mio fidanzato. Per l’esattezza il mio ex da 18 giorni, da quando mi ha lasciata accampando scuse assurde salvo poi scoprire che si vede con una mia amica.

Sto fuori di testa, la botta è stata troppo grossa altrimenti non avrei accettato l’invito di Romina e Catia, due amiche che tenevo lontane proprio per il loro modo zoccolesco di fare.

Azione-reazione. E’ tutto qui. Con Riccardo avevo scremato le amicizie smettendo di frequentare le persone “non serie”. In pratica, analizzando, tutte meno quelle che piacevano a lui. Ed una gli è piaciuta anche troppo, quella troia di Mirna.
Quando Romina e Catia, saputo della mia riacquistata libertà, mi hanno chiamato per questa festa non ho esitato un secondo ad accettare. Era da tempo, da quando mi ero messa con lui in pratica, che non andavo a feste e festini vari dove l’alcool ed il rimorchio sono la giustificazione ed il fine.

Mi faccio forza e scolo il quarto bicchiere di un qualcosa di dolce che mi hanno portato. Sto fuori di testa: per la botta e per l’alcool che comincia a fare il suo effetto.
Ma chi se ne frega? Voglio divertirmi, la mia vita non finisce con Riccardo: sono giovane, carina, e qui è pieno di bei ragazzi.
Tipo quello che mi sta fissando da un paio di minuti. Cazzo se è bello: alto, il tipo macho, camicia aperta sul petto, sottile collana d’oro, capelli neri non troppo corti e mossi, orecchino, occhi azzurri e sguardo da duro.
Mi sa che è un modello o qualcosa del genere. Pare una faccia conosciuta ma non ne sono sicura.

Che fa? Mi fissa ancora? Ed adesso? Si sta avvicinando, mi prende per un braccio, avvicina le sue labbra al mio orecchio e mi sussurra qualcosa. Ha una voce maschia, sicura. Riccardo passa nel dimenticatoio, ora c’è questo bel figo che mi sta dicendo qualcosa che non capisco. Gli appoggio la mano sul braccio sentendo i muscoli duri sotto la giacca. Mi concentro e riesco a capirlo:

- Mi piaci, ti va un po’ di tranquillità? –

Scoppio a ridere come una cretina, l’alcool sta continuando a salire. Fino ad tre settimane fa lo avrei mandato a fare in culo per quell’approccio diretto, quasi cafonesco; ora invece sento la mia sorellina che si contrae un paio di volte. E’ uno dei più bei ragazzi della festa e sta puntando me, proprio me. Vuol dire che non sono poi da buttare. Riccardo, stronzo, guarda che faccio senza di te.

Mi lascio guidare verso una porta. Mentre passiamo lui prende al volo due bicchieri da un cameriere che passa col vassoio. Me ne porge uno e lo scolo senza nemmeno vedere cos’è. E’ forte, più dell’altro. L’istante dopo ho la faccia in fiamme ed un calore che mi invade partendo dallo stomaco.
Vedo distrattamente Romina e Catia che si danno di gomito indicandomi e ridacchiando. Le saluto con un cenno e sono già oltre la porta, dove la gente è più rada. Mi porta poco distante: apre una porta con ben visibile la scritta WC: è un bagno secondario e meno frequentato.
Lui guarda dentro il disimpegno, vede che non c’è nessuno e mi spinge dentro il bagno degli uomini chiudendo la porta dietro di noi. E’ un vano di due metri per due, abbastanza pulito riesco a notare prima che lui mi si addossi, mi stringa al suo petto con forza facendomi dolere il seno e mi cerchi la bocca con forza, quasi con rabbia.

- Ehy, calmati, fai piano, non c’è motivo di avere fretta –

Mi comincia a piacere il suo essere diretto, senza fronzoli, facendomi sentire sul pancino quello che immagino essere un bell’arnese già duro al punto giusto, trattandomi con una durezza e prepotenza che mi fanno palpitare la micina.
Si ferma all’istante, senza lasciarmi andare, è una presenza davanti a me come una montagna. Mi mette sicurezza. Qui siamo nel campo che conosco io. E’ più alto di me e devo tirare la testa indietro per baciargli il mento, per mordicchiarglielo mentre con le mani esploro il suo fisico.
Mi esce un mugolio di apprezzamento. E’ solido come il marmo, e se tanto mi dà tanto…….

Lo bacio sul collo, scendo sul petto, provo a sbottonargli la camicia ma già lui mi spinge la testa in basso. Sono costretta a inginocchiarmi, beh, costretta è un’esagerazione, e comincio a slacciargli la cintura. Questa volta non mi ferma, lascia che gli apra i calzoni e che gli tiri fuori dai boxer un arnese che svetta lungo e duro davanti al mio volto.

- CAZZO! –

Non posso fare a meno di esclamare. E’ grosso, più di altri che ho conosciuto, e teso allo spasimo. Lo prendo in mano sentendolo come d’acciaio. Lo scappello per bene e gli passo la lingua sulla cappella. E’ pulito: non c’è nulla che mi dia fastidio più della scarsa igiene maschile, specie in quei punti, anche se questa volte ci sarei passata sopra sentendomi già umida dove più conta.
Lo prendo piano in bocca, chiudo le labbra e scivolo verso il basso guardandolo fisso. Lui mi guarda e apre appena le labbra. Ha un’espressione sardonica, quasi cattiva, sul volto e per un istante provo paura: che sia capitata nelle mani di un pazzo sadico? L’istante dopo l’espressione cambia rassicurandomi, ora è di godimento. Gli piace quel che gli sto facendo.
Modestamente so di essere una brava pompinara e ora mi ci metto d’impegno cercando di prenderne quanto più posso. Non riesco ad arrivare alla base, è troppo, sono costretta a tornare indietro, le labbra serrate, lasciando una lieve traccia di saliva lungo l’asta. Faccio frullare la lingua sulla cappella e lo imbocco nuovamente iniziando a succhiare.
Geme, una sua mano mi stringe i capelli, senza forzarmi però, sa che non ce ne è bisogno.

Mi sto bagnando come una fontana, avverto l’urgenza di sentirlo dentro di me. Svelta mi alzo e tiro su la gonna, abbasso le mutandine e mi volto. Coglie l’invito e mi prende per i fianchi avvicinandosi alle mie labbra intime. Ce lo pennella sopra un paio di volte, poi prende la mira e spinge. Mugolo forte sentendolo entrare, aprirmi inesorabilmente, spingere fino in fondo. Mi chiedo se riuscirò a prenderlo tutto. Allungo una mano per carezzargli le palle e sento che è completamente dentro, neppure un millimetro di quell’asta nodosa è rimasto fuori, e già lui comincia a fare avanti e indietro.
Sbrodolo come una vacca, la testa mi gira. Lo incito a fare più forte, più veloce e già un primo orgasmo mi sta salendo dentro. Mi sento calda. L’onda parte dal mio ventre, sale su, su oltre i seni, al collo, al viso che sento avvampare, e mi esplode nel cervello. Vengo come una troia, come da tempo non mi capitava, bagnandogli l’asta e il pube con abbondanti succhi che sento scorrermi sulle cosce.
Lui non smette, continua a fottermi. A tratti va piano, uscendo quasi tutto e poi rientrando fino in fondo, a tratti mi scopa come un indemoniato. Le mie mucose lo stringono, non vorrebbero farlo uscire mai e già la fiammella del piacere si sta riaccendendo dentro di me.

Cazzo, se mi vedesse ora Riccardo……. NO, non devo pensare a quello stronzo o rischio di perdermi il divertimento di questo stallone sconosciuto che mi sta montando da favola.
Mi sento porca a scopare con un perfetto estraneo, conosciuto pochi minuti prima, ma alla mia micina non importa nulla, per lei conta solo quel siluro di carne che la percorre facendole stillare umori a profusione.
Non so cosa mi prende: mi giro a guardarlo mentre va e viene veloce dentro di me, la faccia è contorta in una smorfia di piacere:

- Mettimelo in culo –

- EH?! –

- Mettimelo dietro, lo voglio sentire nel culo –

Si è fermato di colpo, la faccia incredula, ho dovuto ripeterglielo, specificarlo. Subito un ghigno appare sul quel volto. Ancora penso che mi è familiare ma non riesco a ricordare. L’istante dopo se lo è preso in mano e l’ha puntato sul mio buchino. Spinge, spinge forte per vincere la resistenza del muscolo. Cerco di rilassarmi e, all’improvviso, il mio ano cede e lui è dentro con tutta la testa.
Sobbalzo. Non è stato proprio dolore, più un fastidio. Stringo istintivamente il muscolo e lui emette un urlo strozzato. Mi prende per le anche e spinge più forte. Ora fa proprio male: cerco di rilassarmi ancora, corro con la mano al clitoride e finalmente ci riesco, il muscolo cede, si apre all’invasore e lui scivola dentro di me. Ora anche quel po’ di dolore è piacevole, e presto non è più dolore. Mi sento riempita, posseduta, la sua carne dura è padrona del mio culetto e si muove prima piano, poi costante come un metronomo, con forza.

- SSSSIIIIIIII……… INCULAMI FORTEEEEEE –

L’incitamento esce senza che io ne sia cosciente. Sono partita: il suo cazzo nel mio culo e le mie dita sul clitoride mi stanno facendo impazzire. Mi scuoto come una forsennata puntando una mano sul muro del bagno per resistere ai suoi colpi. Mi gli faccio incontro, oppongo resistenza per farmi penetrare meglio, e lui va e viene sempre più forte, sempre più veloce. Godo.
E’ un orgasmo intenso come il precedente, diverso ma ugualmente forte. Dico frasi senza senso e poi, come una litania, una sola parola:

- Inculami…… inculami….. inculami….INCULAMIIIIIIIII OOOHHHHHHHHH –

L’orgasmo scende lentamente, la testa è vuota, le gambe non mi reggono più, e lui continua a andare avanti e indietro dandomi deliziose fitte di ulteriore piacere. Sta per venire anche lui, lo sento nella frenesia dei suoi movimenti, nella sua voce che mi insulta:

- SSIIIII! TROIAAAAAA. TE LO SPACCO……. TE LO ROMPOOOOHHHHHH –


Un pensiero osceno mi appare in testa: se devo essere porca voglio esserlo fino in fondo.
Mi giro a guardarlo ancora, la sua faccia è stravolta, la bocca aperta che perde saliva, manca veramente poco:

- In bocca………. Dammelo in bocca, …… ti voglio bere…..….. la voglio in bocca –

Si blocca ancora, vedo distintamente la smorfia che fa, lo sforzo per resistere ancora qualche istante. Si sfila da me e resta in piedi ad aspettare. Io mi giro veloce, mi inginocchio, lo prendo in mano e lo scuoto, avvicino la bocca e lo ingoio a metà.
E’ amaro, ha il sapore dei miei succhi e di altro ancora. Non ci bado, la mia saliva si sparge copiosa mentre succhio aiutandomi con una mano che si muove veloce sull’asta. Basta poco e lui si scuote. Lo sento irrigidirsi, diventare più grande nella mia mano e nella mia bocca.

Improvviso uno schizzo mi colpisce la gola. Resisto all’impulso di tossire e non mi stacco, ingoiando il seme man mano che me ne riempie la bocca, senza smettere di guardarlo negli occhi, deglutendo a fatica e ancora succhiando. Ha la testa tirata indietro, forse bestemmia mentre viene, le sue mani sulla mia testa a impedirmi di staccarmi. Non ne ho intenzione e lo succhio ancora sentendolo appena meno duro di prima. Non esce più niente e ancora non lo lascio. Lui abbassa la testa e mi guarda, mi vede fissarlo mentre ancora lo tengo in bocca, poi quando lo tiro fuori e passo lentamente la lingua dappertutto lasciandolo completamente pulito. Ha una faccia incredula, barcolla, piega un attimo le ginocchia.

Mi rialzo leccandomi le labbra.
Lo vedo rimetterselo dentro i boxer, tirarsi su i calzoni, riassettarsi. Faccio lo stesso. Non diciamo una parola.
Appena pronti lui apre la porta, sbircia fuori e mi fa cenno di uscire. Mi accosto al lavabo per guardarmi allo specchio. Il trucco non è troppo rovinato. La mia faccia stanca ma soddisfatta mi sorride dallo specchio. Mi sciacquo la bocca, mi ritocco il rossetto e mi aggiusto capelli e vestito specchiandomi. Lui mi guarda farlo senza espressione. Apre la bocca come per dire qualcosa, poi forse ci ripensa.

- Esco prima io –

Mi dice e apre la porta verso l’esterno. Lo vedo bloccarsi e poi filare via veloce. Due secondi dopo Romina e Catia irrompono nella stanza ridacchiando.

- Dai, racconta –

- Accidenti, a momenti ti sentivano anche di là. Te l’ha rotto per bene eh? –

Arrossisco a questa intrusione nella mia intimità ma subito mi faccio forza. Che posso aspettarmi da queste due zoccole? Cercando di dimostrare una sicurezza che non ho celio:

- Che volete che vi racconti, avete sentito tutto no? –

- Sì, ma lui com’è, come ce l’ha ? –

- Lungo, duro, insaziabile. Un vero stallone –

- E come si chiama? –

- Eh no belle mie, cercatevi un altro cazzo, questo è mio –

Le lascio a bocca aperta ed esco come per andare a cercarlo. E’ una piccola soddisfazione aver dimostrato a quelle due troie che, se voglio, posso essere più troia di loro.
Mentre cammino lentamente mi accorgo che ho veramente voglia di rivederlo, e pensare che nemmeno so come si chiama. Voglio conoscerlo, non posso lasciarmi scappare uno così, altro che Riccardo.

Ecco, maledizione, ho ripensato a Riccardo. Mi incupisco ma dura solo un istante. Parlando a voce bassa mi dico:

- Bastardo di un Riccardo. Ma sai cos’è?............. Affanculo Riccardo –

E entro nella sala alla ricerca del mio scopatore misterioso.




Dal punto di vista di lui.



Sono a una festa, una delle tante a cui partecipo più per motivi di lavoro che per voglia di divertirmi. Dopo qualche anno nell’esercito da volontario ho messo a frutto le mie conoscenze e creato quella che oggi chiamano una start-up. Mi è andata bene e vivo agiatamente. L’unico fastidio, si fa per dire, è quello di dover presenziare a eventi come questo in cui tutti fingono di divertirsi, o forse lo fanno veramente, ma è più per farsi vedere che per altro. La mia fidanzata non è potuta venire e io vago tra un gruppetto e l’altro di conoscenti bevicchiando qualcosa e attendendo il momento in cui potrò andare via senza dare nell’occhio. Non sono interessato alle conoscenze che si possono fare, e se ne possono fare di davvero interessanti volendo, voglio solo tornare a casa a dormire. E’ stata una giornata pesante e domani dovrò alzarmi presto per prendere un aereo.

Mi guardo intorno e la vedo. Inizialmente la noto perché pare fuori posto, come se non volesse essere lì, cercando conforto in un qualche intruglio che beve avidamente. Poi la riconosco:

Anita!

Per me è uno shock e resto a fissarla imbambolato. La mia testa torna indietro di anni, al liceo, a quando ero un ragazzo imbranato e brufoloso che sbavava dietro una compagna di classe: lei.

Ricordo ancora la tremenda mortificazione subita da lei, quando in un locale dove festeggiavamo la fine dell’anno scolastico, vinsi la timidezza e le chiesi di uscire. Ricordo ancora le sue parole dure, irridenti, dette ad alta voce a far ridere tutti i presenti, e la mia fuga precipitosa chiedendo solo di sprofondare pur di non udire più le risate di quel branco di iene che era diventata la mia classe.
Poi le vacanze estive, i miei che cambiano città e io scuola, il diploma, l’università, la scelta di entrare nell’esercito, il servizio all’estero con la paura quotidiana di lasciarci la pelle, ed in tutto questo tempo, periodicamente, il ricordo di quella mortificazione che riaffiorava anche se, oramai, avevo poco a che spartire col giovincello di allora.

La guardo con odio e lei pare accorgersi di me: le leggo indecisione nel volto, come se non mi riconoscesse. In effetti sono cambiato parecchio dopo quel giorno maledetto: ho guadagnato centimetri, l’esercito mi ha forgiato nel corpo e nello spirito, la palestra e la corsa mi mantengono in forma, i brufoli sono spariti e una maggior cura di me stesso ed attenzione al look mi rendono diverso dall’Ivo che lei conosceva…… e molto ben accetto al gentil sesso.

Non so cosa mi prenda: decido all’improvviso e mi avvicino a lei. La prendo per un braccio e avvicino le labbra al suo orecchio. Le parole mi vengono spontanee, più dirette e meno esitanti di quel giorno lontano:

- Mi piaci, ti va un po’ di tranquillità? –

Lei ride come una cretina, l’alcool deve aver già fatto effetto, ma non dice di no. Tenendola per un braccio la guido verso il corridoio, conosco bene il locale e so dove andare. Nel tragitto prendo due bicchieri da un vassoio e gliene porgo uno. Un po’ d’alcool la farà forse rilassare di più, ma sono anche io ad averne bisogno non sentendomi più tanto sicuro.
Lei beve di un fiato, ansima all’effetto del superalcolico, io lo sento appena perché mi sta salendo la rabbia. La rabbia delle parole che disse allora, la rabbia di come invece ora si stia facendo rimorchiare così facilmente. Vorrei gridarle:

- Stronza. Sono sempre io, sempre quel ragazzo che hai sbeffeggiato al liceo –

La conduco verso un bagno secondario. Mi accerto che non vi sia nessuno e la spingo dentro chiudendo la porta. La addosso alla parete e le cerco le labbra. Con rabbia, con furia, avidamente. Voglio quel bacio che mi ha negato allora e lo ottengo.
Lei cerca di placarmi:

- Ehy, stai calmo, non c’è fretta –

Le sue parole denunciano la sua disponibilità. Sarebbe il momento per una uscita ad effetto, ho ottenuto quel che volevo: il suo assenso. Non mi importa di non andare oltre, lei ci sta. Con anni di ritardo ma ci sta, è evidente oltre ogni legittimo dubbio.
Il mio uccello, teso nei pantaloni, appoggiato al suo ventre, mi fa esitare. La mia mente vorrebbe andarsene, il mio corpo restare.
E’ lei che passa all’azione: si alza sulla punta dei piedi, mi bacia e mordicchia il mento, scende al collo, al petto mentre le sue mani mi stringono i bicipiti. Le esce un verso di apprezzamento e inizia a slacciarmi la camicia.

Vince il mio corpo: le mie mani, come dotate di vita propria, la spingono in basso, a inginocchiarsi. Non oppone molta resistenza, anzi mi slaccia i calzoni e me lo tira fuori.

- CAZZO! –

Esclama con tono sorpreso. Non mi sorprendo, non è la prima donna a cui faccio questo effetto. Non sono un attore porno ma mi difendo bene, credo di averlo sui 19 centimetri, con un diametro che molte donne non riescono a cingere completamente. Madre natura è stata buona con me.
Lei si riprende subito dalla sorpresa e passa la lingua sul mio uccello lentamente prima di prenderlo in bocca. Io sono ancora infuriato: la guardo torvo e vorrei insultarla:

- TROIA, è lo stesso uccello che hai deriso anni fa e ora lo stai succhiando con gusto. Ti piace? Avresti potuto averlo allora se non fossi quella stronza che sei. –

Sono tentato di spingerglielo tutto dentro, di scoparle la bocca come fosse un oggetto.
Nei suoi occhi appare un’esitazione, quasi paura. L’istante dopo getto la testa indietro e mugolo forte. Troppo bella la sensazione delle sue labbra, troppo brava la lingua che mi lecca dappertutto mentre sono dentro di lei.
La furia scompare e mi godo quel pompino magistrale. E’ brava, veramente, forse una delle più brave tra quelle che ho conosciuto, e non sono poche. Sicuramente più della mia fidanzata.

Per un istante mi sento in colpa pensando a lei, ma mi abbandono presto alle sensazioni. Lei ha cercato di prendermi tutto dentro e ho sentito chiaramente il suo singulto. Non demorde, torna indietro in una carezza sublime a labbra chiuse, poi la sua lingua mi tocca dappertutto come impazzita. Le metto una mano sui capelli, senza spingere, senza fare forza, solo per farle capire quanto apprezzo quello che sta facendo.

All’improvviso si stacca da me lasciando all’aria il mio uccello luccicante di saliva. E’ solo un attimo, il tempo di girarsi, alzarsi la gonna e abbassarsi le mutandine mostrando un culo sodo e tornito. Mi guarda in un muto invito che non posso non accettare.
Glielo spingo contro, lo faccio scivolare sulle sue labbra intime per due o tre volte e infine prendo la mira per bene e spingo.
E’ calda come l’inferno, il mio cazzo scivola piano in lei, già abbondantemente lubrificata, e senza fermarmi glielo spingo tutto dentro, fino in fondo.
Lei geme, sento una sua mano carezzarmi la sacca dei testicoli, stringerla lievemente. Comincio il movimento di va e vieni sentendomi stringere dalle sue mucose. E’ stretta ma accogliente, i suoi muscoli che si contraggono aggiungono un massaggio supplementare che mi fa stringere i denti per non venire subito. Lei impazzisce: geme e si contorce, mi incita a fare più forte, si inarca contro di me e poi si distende spingendo indietro.

Viene all’improvviso e io continuo a scoparla sentendola sempre più bagnata, più ricettiva. Ora tocca a me: la afferro per i fianchi e mi muovo più veloce, concentrato solo nello scaricarle dentro il succo delle mie palle, quello che da anni le ho riservato e che, finalmente, posso regalarle.

- Mettimelo in culo –

- EH?! –

Non sono sicuro di aver capito bene, stavo quasi per venire. Le sue parole sono una bomba nel mio cervello. Mi blocco allibito.

- Mettimelo dietro, lo voglio sentire nel culo –

Allora ho capito bene…….. Stringo i denti per resistere all’impulso di venire così, solo per la sua proposta oscena.
Parlo ancora con me stesso dicendomi:

“Ah, è questo che vuoi troia?”

Le sorrido guardandola come potrebbe fare un lupo alla sua preda.

“Sì zoccola, adesso te lo do dove vuoi tu, è giusto che dopo aver aspettato tanti anni ora mi spetti un premio”

Lo tiro fuori dalla figa inondata. Tenendolo in mano lo punto due centimetri sopra, spingo, spingo più forte incontrando resistenza e infine, di botto, il muscolo cede e sono dentro di lei con tutta la cappella. Urlo per il dolore improvviso: ha stretto il muscolo come una morsa, mi sento schiacciato ma mi aiuta a ricacciare indietro l’orgasmo impellente. La prendo per le anche e spingo ancora, con forza, entrando in lei centimetro dopo centimetro, senza curarmi di lei. La odio per quello che mi ha fatto ma già il ricordo di allora si fa più fievole di fronte al piacere che mi dà quel culetto aperto al mio uccello, in cui scorro con ritmo costante, sbattendola piano contro la parete.
Lei è restata quasi immobile, non è facile prenderlo così, senza preparazione, ma già i suoi muscoli si rilassano, il mio movimento si fa più facile e la sento mugolare di piacere, non di dolore.

- SSSSIIIIIIII……… INCULAMI FORTEEEEEE –

Il suo grido mi esplode nelle orecchie. Mi spavento pensando che qualcuno possa sentirci ma subito dopo me ne frego. Lei sta spingendo indietro per venirmi incontro, per prenderlo tutto. Sta godendo la zoccola, le piace il mio cazzo nel culo. Sta letteralmente sbrodolando e mentre si spinge contro di me ripete come un mantra:

- Inculami…… inculami….. inculami….INCULAMIIIIIIIII OOOHHHHHHHHH –

Sta venendo. Sento distintamente le contrazioni dei suoi muscoli che mi stringono e mi lasciano in un massaggio sublime. Accelero i movimenti, sto arrivando al punto di non ritorno e aspetto solo di riempirla col mio seme.
Ecco, ci sono quasi. Spingo come un indemoniato insultandola, gridando il mio piacere nel fotterla in quel modo:

- SSIIIII! TROIAAAAAA. TE LO SPACCO……. TE LO ROMPOOOOHHHHHH –

Ancora poco, un paio di colpi. La guardo mentre gira la testa e mi guarda con quell’espressione troiesca che questa sera le ho già visto:

- In bocca………. Dammelo in bocca, …… ti voglio bere…..….. la voglio in bocca –

E’ come sbattere contro un muro di mattoni per me. La proposta oscena, il pensiero di me che le inondo non l’ano ma la gola e lei che mi beve. Devo mordermi un labbro per non venire. mi blocco, esco da lei e aspetto, sono veramente al limite.
Lei, svelta, si gira e si inginocchia, mi accoglie nella bocca, mi lecca, mi succhia, con la mano sega velocemente il tronco.
Non resisto più: GODO!

Getto la testa indietro ululando il mio piacere e le metto istintivamente le mani sulla testa. Non servono, lei non ha nessuna intenzione di staccarsi mentre le sborro in gola. Abbasso la testa a guardarla e lei mi fissa negli occhi mentre succhia e beve, e ancora succhia e ancora beve. Ma quanto ne ho? Alla fine mi lecca ancora, mi pulisce come una mamma gatta con i suoi piccoli. Sento le gambe che mi cedono, è stato un orgasmo da togliermi le forze. Mi rialzo i calzoni mentre lei si lecca lubricamente le labbra raccogliendo l’ultima goccia del mio seme.

Ci riassettiamo senza parlare, poi sbircio fuori dalla porta e le faccio cenno di uscire.
Lei va al lavabo, si guarda allo specchio. La vedo sciacquarsi la bocca, assestarsi gli abiti, mettersi il rossetto, civettuola.
Vorrei dirle qualcosa, farmi riconoscere, completare la mia rivalsa con la sua conoscenza. Mi rendo conto che non mi interessa: è una cosa solo mia e io so di averlo fatto.

- Esco prima io –

Le dico. Poi apro la porta ed esco. Lì fuori ci sono due ragazze con cui quasi vado a sbattere. Mi sembra di averle viste prima parlottare con lei. Ridacchiano guardandomi, un sorriso idiota sul volto, gli occhi che brillano di malizia. Passo loro accanto velocemente come se non esistessero e mi dirigo alla festa. Nella testa un solo pensiero: un ultimo bicchiere e poi a casa. Questa serata è andata oltre ogni mia aspettativa.