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Note dell'autore:
E se fosse possibile condividere la memoria con altre persone?

cigno2017@gmail.com
Buon giorno, esploratore.
Hai selezionato il programma di memoria condivisa.
Questa memoria condivisa è di proprietà di Memories Enterprise project.
Se mi stai ascoltando, significa che hai superato il nostro livello 2 di sicurezza e i nostri responsabili di progetto ti hanno assegnato questa missione.
La missione ti verrà esplicitata durante l'intero svolgimento del programma di memoria.
Prego, sdraiati nella cabina energetica, digita il tuo numero identificativo e bevi il fluido dal beccuccio del terminale alla tua sinistra.
Programma autorizzato e pronto all'avvio.

Sentirai un leggero intorpidimento del corpo. D'ora in poi la tua mente sarà collegata con la mente del proprietario della memoria in archivio. Potrai esplorare i suoi pensieri e sarai collegato al suo corpo.
Rimani calmo. Inizia tra 3....2...1









Oggi è il giorno in cui lo rivedo, finalmente da soli. Ci siamo conosciuti circa 4 anni fa alla conferenza internazionale sulle neuroscienze. E' stato meraviglioso il nostro primo scambio di battute.
Ricordo ancora adesso il sapore del margarita che stavo bevendo al bar dell'hotel dove si svolgevano i lavori.
Era pieno di autorevoli scienziati che si fregiavano delle loro pubblicazioni, parlando di come i loro studi avessero letteralmente sconvolto le nostre vite.
Grazie a loro, la terra, gli uomini e l'universo intero ha compiuto passi da gigante. Chiunque fosse lì presente non faceva altro che sottolineare l'importanza di essere lì.
Un paio di ricercatori volle offrirmi un drink. Erano goffi, occhialuti e palesemente alticci.
Uno di loro era un fisico computazionale, mentre l'altro studiava le interazioni uomo-macchina.
Cercavano di convincermi che la loro presenza lì sarebbe stata ricordata negli annali della fondazione. Io li vedevo, bearsi dei loro successi mentre ingurgitavano dosi massicce di alcool e studiai il modo in cui persero progressivamente la lucidità e iniziarono a parlare in modo disinibito.
Ero l'unica donna, in quel bar.
Ero sola, stavo bevendo un margarita dal sapore acidulo, cercando il modo per sgattaiolare da quei due incompetenti.
E' dura la vita di una ricercatrice donna in un mondo di soli uomini. Per quanto la tua competenza possa essere riconosciuta, l'unico motivo per cui ti avvicinano è offrirti qualcosa da bere con la speranza di scorgere l'interno della tua scollatura.
Io sorridevo, perché so quando un uomo ci prova. So soprattutto quando un fisico tenta di flirtare con me.
Si aiuta con la sbronza, per essere meno timido, e comincia a decantare le sue passioni.
Che noia. Questi due idioti sono rispettivamente la terza e quarta persona ad adocchiarmi per offrirmi qualcosa da bere.
Nessuno mi chiede cosa ci faccia io li. Di cosa mi occupi. Nessuno è interessato a ciò che penso. Sono tutti focalizzati sul mio culo poggiato sullo sgabello in pelle del bancone del bar. Il vestito che ho indosso per la cena inaugurale è un modello sartoriale che poche donne al mondo hanno avuto la fortuna di indossare. La sua struttura intrecciata di seta e carbonio esalta la mia silhouette, offrendo un delicato assaggio delle mie forme. Il drappeggio candido e la struttura stessa del tessuto mi permettono di rimanere libera senza intimo. Nessuno può vedere cosa c'è sotto, a meno che il mio cervello non voglia.
Per i due conglioncelli, infatti, non c'era speranza che potessero sbirciare sotto la trasparenza del mio vestito.
Mi feci offrire il cocktail e scambiai con loro un paio di parole. Continuavano a cambiare angolatura della testa per cercare di capire se la trama del mio vestito potesse essere in qualche modo elusa. Io sorridevo. Che noia.
Mentre i due disperati continuavano la loro scialba iniziativa per portarmi ai loro alloggi, ad un certo punto il mio sguardo si posò su di lui.
Era in disparte, teneva un sigaro in mano e un whiskey nell'altra. Parlava con un paio di suoi colleghi e il suo viso era splendidamente curato. Aveva uno smoking classico, i capelli corti e non aveva mai poggiato gli occhi su di me, quella sera. Fino a quel momento.
Mi guardò dritta negli occhi. Mi penetrò, letteralmente. Avvertii un brivido incalcolabile. La fibra di carbonio riproduceva quel brivido sulla schiena a mio piacimento. La sua espressione era calma, sicura e decisa.
Io rimasi bloccata e son convinta di aver lasciato tremare per una frazione di secondo il labbro inferiore.
Lui lo notò, si staccò dal resto del gruppo e si avvicinò.
Lo guardai camminare verso di me. Aveva un portamento delizioso. Teneva lo sguardo fisso su di me e sembrava non notare il lato esterno della mia coscia rendersi improvvisamente più chiaro.
La mia mente aveva deliberatamente e inconsciamente deciso che per lui la trama del vestito all'altezza delle gambe dovesse essere più trasparente.
Era una cosa che avrebbe potuto notare solo lui, per mia scelta.
Tuttavia, sembrava non essere colpito dalla mia coscia, apparentemente.
Si piazzò davanti a me e si rivolse ai miei due compagni di bevute.
Gli disse “Perdonatemi, illustri colleghi, posso rubarvi un attimo la dottoressa....”
“Robin...” intervenni io. Lui mi guardò intensamente.
“Faccia pure... professore... si figuri!” Disse uno dei due sfigati.
Mi prese per mano e mi condusse fuori, al balcone dell'hotel. La vista dei grattacieli illuminati e le aerostazioni della città era mozzafiato.
Gli dissi “Dunque lei è un professore”
“Sono solo un modesto scienziato che ha avuto la fortuna di imbattersi in qualche particella di difficile comprensione.” rispose lui. Poi aggiunse “lei ha detto di chiamarsi Robin...posso sapere il resto...?”
“Come mai è interessato a sapere chi sia io?” gli domandai. Il mio abito scintillava al buio. Ero già coinvolta.
“Vorrei sapere chi si cela dietro il volto più enigmatico della serata. Non rivolge una parola a nessuno. Ignora la compagnia dei suoi colleghi. E' una giornalista, forse?” disse.
“No, in realtà sono del settore.” dissi io.
“Che settore?” chiese lui.
“Mind-sharing. Condivisione neurale. Ne ha mai sentito parlare?” dissi io.
“Oh, beh. Cara! Qui tutti hanno sentito parlare del mind-sharing. La conferenza di apertura sarà tenuta dallo stimato professor Foster. E' il suo capo?”
“Diciamo che per il mio lavoro sono portata a riferirmi totalmente al professor Foster” Dissi io, improvvisamente accaldata.
“Il prof. Foster è una persona fortunata, se può vantare collaboratrici così valide.” disse lui.
“E da cosa intuisce che io sia così valida come dice?” chiesi io.
“Dal suo vestito.” mi rispose.
Poteva mai, quell'uomo tanto affascinante, cadere così in basso? Cercai di capire meglio e mentre il mio vestito ritornava a essere completamente impenetrabile gli chiesi “che intende, si spieghi meglio!”
“Il suo vestito è un prototipo di circuiti neurali che si collega con la sua mente. Il fatto che lei sappia dominare questa tecnologia è segno che lei è una persona estremamente intelligente e capace di resistere all'interfaccia esterna. Sbaglio?”
Scoppiai a ridere. Tornai a rilassarmi. Quell'uomo era attraente oltre misura. Il mio abito stava iniziando a mostrare dettagli del mio seno privo di intimo. Era chiaro che la mia volontà stava cedendo alla mia eccitazione.
“Non è tanto difficile, dopo un po' ci si abitua.” Dissi io.
“Così come ci si abitua ad ogni cosa, non crede?” disse lui.
“Non ho avuto il piacere di sentire il suo nome...” chiesi io, interessata e emozionata.
“Adam. Professor Adam Lloyd. Fisico delle particelle.” rispose lui.
“Il diretto superiore dei due ragazzotti di prima...” capii immediatamente.
“Fino ad un momento fa ero il loro superiore, già...” disse. Poi prese una boccata di sigaro e sbuffò il fumo in modo corposo. Poi continuò e disse “... ma adesso non sono sicuro di essere quella persona.” concluse.
Lo guardai stranita. Gli chiesi “E che persona ritiene di essere, adesso...?”
“Una persona che, a quanto pare, sta scambiando quattro chiacchiere con la donna più bella e intelligente del mondo e che ha anche il timore che questa conversazione possa finire troppo presto.” disse.

Il mio abito cominciò a mostrare in trasparenza l'addome piatto e l'ombelico, disegnando un rombo al centro della pancia. La punta del rombo in alto indicava al centro esatto dei miei seni, ormai quasi del tutto scoperti e l'altra punta, in basso, suggeriva la possibilità che il monte di venere, il mio pube, già reso umido dalla circostanza, si rivelasse in tutta la sua intimità.
Non potevo prevedere quel comportamento. Era irrazionale. Per fortuna che nessun altro poteva vedere quello che vedeva lui. Mi aveva letteralmente rapita.
Lui lo vedeva. Sapeva di avere suscitato una tale reazione in me. Lo vidi dal suo elegante e ripetuto movimento della sua mano nella tasca, atta a cercare di sistemare l'erezione compressa nei boxer stretti. Mi lasciai andare in un breve passaggio di lingua tra le labbra e per non farmi notare bevvi un ulteriore sorso di margarita.
“Non deve finire troppo presto... se siamo noi a volerlo” risposi io, carica di una improvvisa eccitazione che durante tutta la serata non avevo ancora provato.
“Spero caldamente di no.” disse lui, per la prima volta tradendo sè stesso e scrutando in mezzo ai miei seni.
Giuro di poter affermare che in quell'istante i capezzoli si fossero rivelati. Ero io a farlo.
Lui sorrise e mi baciò la mano.
“Robin... spero di rivederla alla fine della serata.” disse Adam.
“Lo...spero anche io.” risposi, quando ad un certo punto il mio cerca-persone vibrò. Immediatamente realizzai che ero in ritardo per l'apertura della conferenza.
“Mi sa che dobbiamo andare. La conferenza ha inizio.” dissi io.
“Dopo di lei, madame.” disse Adam.

Ci sedemmo lontani. Io ero ad un tavolo con altri illustri sconosciuti. Lui era in fondo, col sigaro in mano, accompagnato da una schiera di altre persone, tutti suoi sottoposti.
Il conduttore della serata, dopo una breve introduzione, acclamò con fare parecchio euforico la persona che tutti stavano aspettando.

“E' con enorme piacere che abbiamo qui presente uno dei geni del nostro tempo. La persona che ha rivoluzionato le nostre vite e che probabilmente permetterà all'umanità di evolvere in modi che ancora non immaginiamo.”

Ero tesa. Il momento stava per arrivare. Controllavo frenetica gli appunti della serata. Avrei dovuto essere concentrata per quel momento, per la nostra equipe. E invece non pensavo altro che all'erezione di Adam e ai miei capezzoli premuti contro il tessuto in seta e carbonio.
Dovevo concentrarmi.

“Signore e signori, accogliamo con un caloroso applauso, la professoressa Robin Foster!”

Mi alzai. Avevo i miei appunti in mano. Il vestito aveva cambiato colore e si prestava allo sguardo stupefatto di tutti. L'unica persona ignorata professionalmente era anche l'unica persona attesa quella sera. Nessuno sapeva che volto avesse il professor Foster. Nessuno sapeva che si trattava di una donna.

Arrivai sul palco e mi avvicinai al pulpito. Con lo sguardo cercai di trovare Adam.
Lui era lì. Aveva un volto gelido, pietrificato. Era tesissimo. Chiunque in sala era sconcertato ma lui aveva un’espressione magnetica.
Non avevo pensieri che per lui.

“Grazie a tutti, colleghi! Siamo qui riuniti oggi perché il progresso e il futuro dell'umanità è in questa stanza, di fronte a me. Siamo all'alba di una nuova era. Un nuovo mondo creato su misura per l'uomo e proiettato verso traguardi fino a qualche tempo fa irrealizzabili....”


Iniziai il mio discorso, come da programma. Un discorso riguardo le prospettive dell'umanità. La voglia di cambiamento, di condivisione. La politica, l'economia. L'esercito.
Tutti stavano ad ascoltare le mie parole ma solo Adam ascoltava me. Vedeva me. Voleva me.
Era inebriato dalla mia presenza. Io ero eccitata e mentre parlavo pensavo a lui.
Il mio abito mutò ancora. Lentamente, mentre pronunciavo frasi altisonanti e cariche di retorica, il mio decolletè si allungava, le mie cosce si mostravano, i miei fianchi si rivelavano.
Il mio vestito parve dissolversi del tutto, lasciandomi nuda.

Già. Nuda davanti ad una platea di persone. Nessuno poteva accorgersi di nulla. L'unico che poteva notare questo cambiamento era Adam. Rimase lì, a guardarsi intorno per cercare di capire se fosse l'unico a vedermi completamente nuda sul palco. Era così.
Avevo le tette al vento. Erano luminose, sode, ben proporzionate.
Continuai il mio discorso. La folla applaudiva a sprazzi durante qualche battuta.
Lui rimaneva fermo, a contemplare il mio corpo.
Io ero soggiogata dal suo sguardo. Notavo la sua eccitazione a distanza.
Era bellissimo. Non vedevo l'ora di scendere dal palco per portarlo di sopra, ai miei alloggi. Lui probabilmente voleva lo stesso.

Terminai il mio discorso e tutti si alzarono in piedi. Io mi inchinai con grazia. Dietro di me c'era il tavolo della presidenza del convegno. Decisi che se eravamo arrivati a questo punto occorreva concludere con bellezza.
Mi girai dando le spalle alla platea e feci un inchino protratto nei confronti degli alti membri del tavolo di presidenza.
Il mio sedere era alla mercè del solo uomo in quella sala che poteva vederlo.
Non potè non notare le mie natiche aprirsi e svelare la mia umida e calda vagina che ormai bagnava il costoso abito in seta e carbonio.
Lo feci per lui, per mostrargli cosa gli aspettava.
Tornai al mio posto e lui non c'era. Era andato via.
Rimasi senza fiato.





Sono passati 4 anni. Adesso, finalmente, lo rivedo.
Siamo di nuovo nello stesso hotel. Nessuna conferenza. Nessun galà.
Solo io e lui. Lo attendo al bar mentre gusto un margarita.
Da lontano sento qualcuno ordinare un whiskey. Odore di sigaro.
E' arrivato.
Mi giro e lo vedo. Mi fissa. Si avvicina con il suo solito portamento.
Mi bacia la mano e mi dice “Sembri troppo bella e intelligente per essere solamente una donna in vacanza.”
“Sono in attesa di qualcuno, in realtà.” rispondo io.
“Sei bellissima.” confessa lui. Io arrossisco. “Sei bella come la prima volta che ti ho vista.”
“E tu sei scomparso.” Rispondo io, lapidaria.
“Eri la regina della serata, sapevo di non poterti avere tutta per me quella sera.” dice lui.
“Io avrei aspettato soltanto te.” rispondo io.
“Adesso siamo qui. Che vogliamo fare, signor Presidente?” replica Adam, con tono scherzoso.
Gli sorrido e lo invito a smettere di usare quel nomignolo che tanto odio.
Mi bacia. Sulle labbra. Chiudo gli occhi. Sento un brivido lungo la schiena. Mi poggia le mani sulle braccia. Mi stringe a sé.
Mi fa letteralmente impazzire. Ricambio con foga il suo bacio e tendo una mano verso il suo cavallo, irrobustito dalla mia presenza.
“Sei frettolosa, cara!” dice lui.
“Quattro anni sono una attesa sufficiente, non credi?” rispondo io mentre con la mano individuo il suo pene eretto e lo stringo a me.

Saliamo su in camera senza smettere di baciarci. La porta si apre con uno scatto di lato, Adam mi stringe le spalle e mi butta sul letto.
Io rimango gambe in aria e sguardo su di lui. Adam si toglie la giacca e la camicia. Sfila i pantaloni e mi offre la visuale del suo pene duro e turgido. Io lo guardo e slaccio la zip del mio vestito col pensiero.
“Un vecchio modello, questo?” chiede lui.
“Il mio preferito. Cotone e zip in acciaio. Semplice e fa il suo lavoro quando lo decido io.” rispondo.
“Il mio preferito è quello che mi ha permesso di vedere il tuo culo in mezzo a tanti fisici arrapati.” replica lui.
“Oh... quindi l'hai notato.” rispondo io. “E che cosa vuoi fare, adesso?”
“Lo scoprirai adesso.” dice lui, mentre mi mostra il suo cazzo in erezione.
“I fisici hanno dei bei peni” faccio notare io.
“hai visto tanti peni di fisici?” chiede lui.
“Solo quelli di cui mi importa davvero.” rispondo io mentre accolgo il suo glande tra le labbra.
Chiudo gli occhi e inizio a baciare, succhiare e aspirare avidamente quella meravigliosa asta di Adam.
Sento i capezzoli stringere. Adam li tiene nella sua morsa.
Lo massaggio ai testicoli, cercando di dominare l'istinto dell'orgasmo. Sento il suo corpo vibrare.
Con la cappella ben inumidita mi avvicino e lo inizio a segare con i miei seni.
Lui è coinvolto, arrapato, teso da morire.
Io sono un fiume in piena di umori. Non vedo l'ora di ricevere il frutto di tutte le sue pubblicazioni di questi 4 anni.
Lo mordo al ventre. Lo tocco ovunque. Lui mi passa le mani sulla schiena. Cerca di invadere il mio sedere con la punta del dito medio. Glielo lascio fare, è li che voglio che inserisca le sue dita.
Voglio le sue dita su per la fica.
Voglio la punta del suo medio dentro il culo. Voglio che senta come stringo bene l'ano. Lo voglio adesso.

Lui si abbassa e inizia a baciare il mio interno coscia. Io mi distendo e inarco la schiena. Il suo indice entra dentro la mia vagina. La sua lingua si poggia sul mio clitoride.
Inizia a leccare e titillare in modo sincrono, mandando il mio cervello su Plutone.
Grido, Ansimo.
“Ti voglio dentro. Vieni dentro di me.” gli dico io, quasi con autorità.
Lui afferra il cazzo e lo appoggia sulle mie grandi labbra. Preme la cappella e la fa aderire alla vagina. Con una spinta di reni introduce il resto dell'asta e per me è l'inizio del paradiso.

La sua stantuffata è sublime. Meglio di quanto credessi. Sono eccitata. Avverto le pareti della mia fica distendersi e surriscaldarsi.
Lui mi penetra con foga.
Mi mette a schiena in giù. Poi mi porta su. Poi di lato. Io intanto godo e gli chiedo di fare il porco per me.
Lui mi chiede di essere la sua porca, mi chiede di gridare al punto da farmi sentire da tutti.
Lo accontento. E' bellissimo.
Gli chiedo di essere gentile con me. Di essere cauto con il mio ano. Lo voglio dentro ma so che mi fa male.
So che lo desidero nel culo ma gli chiedo di non essere violento. Lui mi risponde che mi farà solo del bene.
Mentre lo inserisce, lui mi suggerisce come fare. Mi chiede di inarcare la schiena per dare la miglior apertura di chiappe. Mi ordina di rilasciare lo sfintere. Mi suggerisce di allargare le natiche del mio sedere.
Mi chiede di rilassarmi. E io mi rilasso mentre lo accolgo nel mio culo. Nel mio culo diventato suo.
Lo sento letteralmente riempire. Ne sono pervasa.
E' questa la sensazione che volevo fin dai tempi della conferenza.
Lui è qui, con me. Questo ricordo lo terrò per sempre.

“Questo ricordo” gli dico io “voglio tenerlo sempre con me. Voglio condividerlo con te.”
“Lo faremo.” risponde lui “lo rifaremo ogni volta.”
“No. Io voglio che tu sappia cosa provo io. Voglio che tu senta quello che sento io.”
Lui pompa e io godo. Lui viene e io vengo.
Lui grida e io grido.

Il suo sperma cola dal mio sedere e macchia il materasso. Siamo distesi abbracciati.
Lo guardo intensamente. So di amarlo.

“Amore. Penso che tu sappia del progetto a cui sto lavorando.” gli dico io.
“Certo.” risponde Adam.
“Sappi che è realtà. Lo vuoi provare?” chiedo io.
“Non è pericoloso?” mi chiede lui, intimorito.
“Non stavolta. Credo tu sia perfetto.” concludo io.





Programma terminato. Si prega di uscire dalla cabina energetica non appena i fluidi saranno drenati del tutto. Arrivederci.
Note finali:
cigno2017@gmail.com