i racconti di Milu
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Mi chiamo Bianca, ho trentanove anni, e da un anno sono ritornata single, per l'ennesima volta. Il mio ormai ultimo ex sembrava dover essere l'uomo della mia vita. Parlavamo di matrimonio, di figli, di futuro. Poi d'improvviso, tempo qualche settimana, ha iniziato a cambiare. Era scontroso, assente. Poi è sparito. Avevo avuto una trasferta di lavoro e al mio ritorno trovai la casa senza le sue cose, e una lettere nemmeno troppo lunga sul tavolo. Dentro, soltanto banalità. Mi sentivo morta, i mesi seguenti furono un disastro. Rischiai anche di perdere il lavoro. Le mie amiche mi portavano in giro, provavano a farmi distrarre. Qualcuna mi presentò anche uomini, e presa dalla disperazione due o tre giorni dopo l'addio del mio ex venni sbattuta in un'auto fuori da un pub da un tizio appena conosciuto. Mi vergognai tantissimo, appena terminato tutto. Non era quello evidentemente il modo per me di elaborare quella perdita.
Mi sono concentrata quindi sul lavoro, e sui miei svaghi. Ho curato il fisico, ripreso una dieta disciplinata, e devo dire che i risultati si sono iniziati a vedere. Me ne accorgo da come mi divorano con gli occhi i colleghi, e in generale i maschi per strada.
Ma ho messo davanti a me una sorta di schermo per cui queste attenzioni non mi sfiorano. Anzi, quasi mi innervosiscono. Al momento mi basto da sola, mi basta il mio lavoro e i miei hobby.
Ho una sorella e un fratello, ambedue più grandi. Ambedue sposati e con figli. Anche loro mi sono stati molto vicini in questo periodo, anche se vivono in città differenti.
Proprio per sincerarsi della mia rinnovata serenità, organizzarono una riunione di famiglia al mare. Una settimana nella casa di mio fratello. Ci pensai un po' su poi presi la decisione di raggiungerli. La casa era molto grande, il mare bello. Avrei fatto corse sul lungomare, nuotate, preso del sole. E riabbracciato i miei cari.
Ritrovai lì anche i miei nipoti, ormai diventati grandicelli. Mio fratello aveva due splendide bambine di undici e sette anni. Mentre mia sorella al momento era ferma a uno solo, un adolescente grande e grosso di nome Patrizio. Anche lui come me mi accorsi amava il fitness, e ci mettemmo d'accordo per allenarci insieme, in quei giorni. Lui praticava arrampicata e nuoto. Ma mi disse che anche un po' di corsa non gli sarebbe dispiaciuta.
Osservai il suo fisico tonico, appena coperto da pantaloncini e canottiera. Si era al mare, d'altronde, e il vestiario era ridotto al minimo. Anche io posai la mia valigia nella stanza in cui avrei dormito e indossai un vestitino leggero, smanicato.
Pranzammo tutti insieme con l'idea nel pomeriggio di fare il bagno e andare al mare.
In spiaggia notai che Patrizio buttava ogni tanto l'occhio ad ammirare le mie forme, e non solo lui. Anche mio cognato non perdeva occasione per ammirarmi. Ci ero abituata, gli uomini son fatti così ed io mi ero impegnata per diventare un bocconcino niente male. Ma guardare e non toccare, ormai era il mio mantra. Solo mio fratello si permise di farmi dei complimenti ad alta voce, forse accortosi degli sguardi degli altri due maschi del gruppo. Mia sorella disse che in effetti ero una strafiga, ma io mi misi a ridere e mi schernii. La moglie di mio fratello notavo essere quasi indispettita da tutte quelle attenzioni. Lei aveva patito le due gravidanze, era sovrappeso e invecchiata a soli quarantacinque anni. Mi guardava con invidia. Anche quello è uno sguardo che conosco.
Il primo giorno passo così, tra un bagno e una chiacchiera, la cena con del buon pesce, e tutti a letto presto. Io e mia sorella rimanemmo un po' sul divano del salone a bere una camomilla, parlando del più e del meno. Ovviamente il discorso cadde sulla mia situazione sentimentale. Io la rassicurai, dicendo che al momento stavo bene così.
-Ma non ti manca un uomo?
-No.
-Anche solo per...
-Per?
-Insomma, per scoparci.
-Marta!
-Ehi, sono tua sorella, e sono maggiorenne.
-D'accordo, comunque no, non mi manca nemmeno quello.
-E come fai?
-In che senso?
-Avrai delle voglie, degli impulsi? O sei diventata di ghiaccio?
-Te l'ho detto, non mi interessa più. Magari più avanti troverò un uomo che mi meriti e allora ci penserò.
-Bianca, così però rischi di diventare una zitellona. Quanto ben di dio sprecato...
E dicendo quello indicò con un gesto il mio corpo.
-Oggi in spiaggia non ti staccavano gli occhi di dosso.
-Chi?
-Dai, non fare la tonta. Tutti i maschi, compresi i miei...
-Ma cosa dici?
-Mio marito è un bel porco, lo so bene. L'ho anche beccato a guardarsi i porno. Ma finché non mi fa mancare la Vitamina C non me la prendo.
-La vitamina C?
-Un po' tonta lo sei. Sta per cazzo. E lui per fortuna è ben messo tra le gambe. Patrizio deve aver preso tutto da lui.
-Ma...
-Eh, anche lui è come il padre. Un bel mandrillone.
-Ma se oggi mi ha detto di essersi fidanzato.
-Certo, lo è. Ma la poveretta mi sa che ha parecchie corna. Hai visto oggi come faceva lo scemo al bar con quelle ragazzine? E ogni tanto si presenta a casa con qualche amica di studi.
-Ma dici davvero? E la sua fidanzata?
-E cosa vuoi che ti dica, forse si farà bastare anche lei la sua dose di vitamina C!
Ci mettemmo a ridere come due sceme, poi mia sorella proseguì.
-Ti confesso che un pomeriggio ho fatto la spiona. Dal buco della serratura. Volevo vedere come studiava, con una di queste amiche di studio
-Non ci credo, ti sei messa a spiare tuo figlio?
-Non ho resistito. E ho avuto conferma di parecchie cose.
-Tipo?
-Tra le gambe ha preso dal padre. E quelle non sono amiche di studio.
-Che facevano?
-Ai miei tempi non si studiava con una minchia tra le labbra.
-Marta!
-E mi sono fermata lì. Ho avuto la decenza di smettere di spiare. Vederlo anche scopare sarebbe stato imbarazzante.
-Ci credo.
-Ma ne sono venute parecchie, di amiche di studio. E ne ho sentiti di rumori.
-Ma non si vergognano?
-Ma cosa vuoi che gliene freghi? Hanno gli ormoni a mille. È giusto che ci diano dentro.
Andai a letto turbata. Immagini di sconcezze e accoppiamenti selvaggi si succedevano nella mia testa. Per la prima volta dopo tanto tempo, mi carezzai dentro il letto, scoprendo i miei punti erogeni estremamente sensibili e ricettivi. Ebbi un orgasmo liberatorio quasi subito e mi addormentai.
L'indomani mattina successe qualcosa che cambiò quella vacanza e la mia vita.
Al bar dello stabilimento Patrizio aveva riabbracciato alcuni ragazzi del posto, con cui ogni volta si rivedevano per l'estate. Uno di loro aveva portato al mare la fidanzata, una ragazza davvero molto carina. Gli occhi di Patrizio erano tutti per lei, come un lupo bramava di metterle addosso le zanne. Era la prima volta che studiavo i suoi comportamenti, e mi accorsi che mia sorella aveva ragione. Era un maschio voglioso e indomabile.
Ma fu quello che successe dopo a stravolgermi. Infatti decisi di tornare alla casa per lavorare un'oretta. Mi avevano infatti chiamato dal lavoro e c'era una bega che avrei dovuto rivolgere. Mi serviva il pc, che avevo lasciato in camera.
Presi a camminare per la stradina che portava alla nostra abitazione, quando da lontano vidi proprio Patrizio e la ragazzina del suo amico. Che facevano?
Camminavano lesti verso la pineta. Mi avvicinai alla zona, stando attenta a non incrociare la loro direzione. Ora potevo sentirli.
-Cosa devi farmi vedere?
-Vieni, abbi pazienza ancora un po'.
-Guarda che gli altri ci cercano.
-Gli diciamo che ti eri persa e ti ho trovata tra le bancarelle.
Tra i due sembrava esserci un'intesa esclusiva che non lasciava presagire nulla di buono.
Finalmente si fermarono in una piccola radura. C'era una baracca di legno abbandonata con un tavolaccio e una panca.
-Eccoci.
-Allora, questa sorpresa?
Patrizio fece appena finire di parlare la ragazza e la baciò.
Quella reagì spostandosi.
-Cosa fai?
-Ti bacio.
-Ma...
E lui di nuovo mise la sua bocca contro quella di lei, questa volta avvolgendo la ragazza con le braccia e tenendola stretta a se.
Lei si divincolò per qualche secondo, poi come le prede dei serpenti smise. E si lasciò catturare.
In poco tempo Patrizio stava mettendo le sue mani dappertutto. Sganciò la parte sopra del costume iniziando a leccare e toccare le piccole ma sode tette della ragazzina. Quella iniziò a mugolare piano, frastornata dall'assalto. Gli diceva ancora di smetterla, ma intanto gli teneva una mano nei capelli. Poi fu la volta di Patrizio a spogliarsi, mettendo fuori dal costume quel bel pezzo di minchia che la natura gli aveva donato. La ragazza ci mise le mani sopra e prese a masturbarlo.
-Così, brava.
Intanto le dita di lui stavano masturbando lei, che si contorceva tutta.
-Mettiti giù dai, prendimelo in bocca.
La ragazza un po' titubante scese in ginocchio e iniziò quel servizio di bocca. Lui la incitava e le faceva i complimenti. Fu in quella fase che Patrizio volle controllare nei dintorni se qualcuno non stesse spiandoli, e inesorabilmente venni beccata. Mi ero appoggiata ad un albero, pensando di essere abbastanza distante e coperta da non essere vista. Ma il sorriso di mio nipote mi fece capire che non era così. Continuava a tenere la testa della ragazza e guardarmi. Sembrava compiaciuto. Io scappai via correndo, stravolta da quell'accadimento.
Non tornai a casa ma mi diressi di nuovo in spiaggia, mi spogliai e presi a nuotare come un'ossessa per mezz'ora, tanto che una volta uscita tutti mi chiesero cosa mi fosse preso.
-Ho avuto una telefonata di lavoro non piacevole e avevo bisogno di sfogarmi.
Me la cavai così, ma tornai in imbarazzo quando da noi giunse Patrizio, sguardo sornione e soddisfatto. Chissà che aveva combinato dentro la pineta con quella sgualdrina. Certo che tradire il proprio ragazzo così, a pochi passi. Che schifo.
Non riuscivo a guardare in faccia mio nipote, così finsi di addormentarmi.
Dopo il pranzo, verso l'una, c'era la tradizionale pennica che investiva tutta la famiglia. Fino almeno alle tre e mezza non si udiva rumore in tutta la casa. Anche io me ne stavo in camera mia, sul letto, quando sentii bussare alla porta.
Si presentò Patrizio.
-Posso, zia?
-Certo, dimmi pure.
-Volevo scusarmi per oggi.
-Per cosa?
-Per averti costretta a guardare certe cose. Non era mia intenzione.
-Non ti preoccupare. Passavo di lì e per sbaglio sono capitata mentre...
-Come mai passavi da lì?
-Volevo fare una passeggiata.
-Capisco. Comunque ti chiedo scusa. Non sono spettacoli per una signora.
-Ok Patrizio, scuse concesse.
Mi stava di fronte, in piedi. Io ero seduta sul letto. Indossavo un vestito leggero senza reggiseno, solo mutandine. Mi accorsi che Patrizio mi scrutava il seno. E io inconsciamente gli guardavo ogni tanto il pacco. Ce lo avevo di fronte. Lui pareva quasi essersene accorto, sembrava avvicinarsi.
-Vorrei farmi perdonare, zia.
-Patrizio, non devi.
-Invece sì. E per dimostrarti che mi pento voglio fare qualcosa per te. C'è qualcosa che desideri?
La sua domanda sembrava nascondere un doppio senso. Che faccia da schiaffi. La mia mente ripercorreva le immagini viste la mattina, e inutile dire che mi si annebbiò il cervello.
-Un massaggio, zia? Hai preso tanto sole, hai corso. Ti posso mettere dell'olio. Sono bravo, sai.
-Ma no, davvero, ti ringrazio.
-Insisto...
-Patrizio...
Ma lui si era già diretto verso il bagno, ritornando con una boccetta di olio e due asciugamani.
-Adesso io esco dalla stanza, tu mettiti a pancia in giù, e appoggia sul sedere un asciugamano.
-Ma...
-Vedrai che ti piacerà. Poi a pancia in su userai l'altro asciugamano per coprirti il seno. Te l'ho detto che sono esperto.
Quella confidenza, quel pronunciare le parti del mio corpo, mi stava turbando. Era un massaggio, non ci sarebbe stato nulla di male. Inoltre eravamo parenti. Eppure...feci come mi aveva detto. Era così sicuro, determinato, magnetico. Rientrò e chiuse la porta a chiave. Mi si avvicinò all'orecchio e mi disse che lo aveva fatto perché se fossero entrate le bambine magari avrebbero pensato a qualcosa di strano. Annuii.
Il massaggio iniziò e le mani e i movimenti di mio nipote erano eccellenti. La schiena e le gambe ne presero giovamento, poi iniziò ad avvicinarsi sempre di più ai glutei, sfiorandoli in basso, raggiungendoli dall'alto. Con i polpastrelli sovente ne saggiava la consistenza.
-Hai un corpo davvero ben allenato, zia.
-Sei gentile.
-Sono fortunato a poter toccare una donna così.
D'istinto mi uscì una frase fuori luogo.
-Non mi sembra ti manchino le occasioni.
Lui si fermò un istante. Poi riprese sicurezza.
-Hai ragione, ma tu sei un'altra cosa.
Non indagai, anche perché intanto il suo massaggio aveva preso vigore e sicurezza anch'esso.
Ora il mio sedere era praticamente nelle sue mani, apertamente, e l'asciugamano praticamente poggiato di lato. Stavo per intervenire quando Patrizio, con voce calda, mi interruppe.
-Cosa hai visto oggi, zia?
-Che domande, lo sai.
-Voglio sentirtelo dire.
-Sono cose normali, per la vostra età.
-E per la tua?
Ero così concentrata sul botta e risposta che non diedi il giusto peso al fatto che le dita di Patrizio mi stavano allargando le chiappe e toccando il solco tra i glutei. E si stavano pericolosamente infilando verso il basso. Sentii l'ano sfiorato dal suo tocco vellutato.
-Patrizio...
-Ci sei mai stata in pineta con un uomo, zia?
-Che domande mi fai...
-Rispondimi.
Era palesemente un gioco perverso. Mi distraeva per circuirmi e fare i suoi porci comodi sul mio corpo. Ma me ne resi conto troppo tardi. La sue dita stavano toccando la mia figa, con sapienza incredibile per un ragazzo così giovane. Una figa bagnata, tanto.
-Oh, oooohhhh, Patrizio, cosa fai....dove metti le mani....io sono tua...
-Allora, sei mai stata in pineta con un uomo? Ti ha mai fatto inginocchiare ai suoi piedi?
-Non lo soooohhhh, no, no, oddio basta per favore.
-Hai succhiato un cazzo largo in pineta, zia Bianca?
-Smettila, non parlare....così...non...devi....ohhh
Con l'indice strofinava il clitoride, mentre il pollice entrava e usciva da dentro la figa. Stavo impazzendo. Non sentivo più l'altra sua mano. Poi capii. Era intenta ad abbassarsi i pantaloncini, ne presi atto quando mi trovai a pochi centimetri dal viso il suo cazzo.
-Lo sai come si succhia un cazzo, su.
-Patrizio...stai esagerando...rivestiti.
-Guardalo da vicino, non devi più nasconderti come una guardona.
-No, non sono...ahhhhhh
Ogni volta che rispondevo i suoi affondi si facevano più intensi. Ero prossima a venire.
Mi stava strofinando il cazzo sulle guance, mi toccava le labbra. Non volevo aprirle, non mi muovevo. La sua mano destra continuava a lavorarmi tra le gambe, la sinistra raccolse il cazzo e lo diresse sulle mie labbra, in modo deciso.
-Senti il sapore, zia. Provalo.
-No....no....no....
Ma ugualmente ne stavo sentendo l'odore, e le mia labbra erano appoggiate alla carne calda di quell'organo così ben fatto.
Stavo sentendo l'orgasmo montare, avevo voglia di urlare, così presi la cappella e me la infilai in bocca, ansimando sommessamente per non farmi udire dal resto della casa. Scuotevo il culo e le gambe, un orgasmo bastardo e sozzo, che mi stava squassando.
Quasi piansi, mentre mi aggrappavo per non urlare a quella minchia. Patrizio tolse le mani dal mio sesso e dal mio culo.
-Così, zia, hai visto che lo volevi tutto nella bocca? Sono sicuro che sei brava a succhiarlo.
Lo feci, presi a succhiare mio nipote senza proferire parola. La posizione era scomoda, così mi disposi di lato, fregandome della mia nudità, della mia figa e delle mie tette al vento. Lui se ne approfittò subito, così mentre io succhiavo lui palpava il mio seno, giocava con i capezzoli, toccava la mia figa bagnata.
Riprese a parlare, e a masturbarmi, mentre io con la bocca e una mano lo svuotavo.
-Ti ci porto io, in pineta.
Lo guardavo implorando di smetterla di dire quelle porcate. Mi distruggevano. Non riuscivo però a porvi fine.
-Ti porto dove mi hai visto questa mattina e ti faccio le stesse cose che ho fatto a quella troietta. Anzi, sono convinto anche di più.
Dicendo questo aveva sfiorato il mio buco del culo, giocando sull'anello. Scossi la testa per negare quel permesso, ma lui sorrideva.
-Non ti hanno mai inculato, zia? Davvero? Un bel culo così, che peccato. Vorrà dire che lo farò io. Ti inculerò dentro quella baracca dove vanno i barboni a dormire. Ti sbatterò contro la parete, con le tette che ti ballano. Ti sputerò addosso come alla peggiore delle scrofe.
Non potevo credere che fosse mio nipote il satiro che stava dicendo quelle bestialità. Lo stesso ragazzo che da bambino portavo ai giardinetti. Eppure quelle parole mi entravano nel cervello e mi impedivano di ribellarmi e porre fine a quello scempio.
Mi fece ancora venire con la mano, mungendomi i capezzoli e continuando a muovere il bacino per darmi il ritmo della succhiata. Venne anche lui, finalmente, anche lui dovendo strozzare in gola il fiato. Aveva tanta sborra il mio nipotino, e io da brava la ingoiai tutta, sicura che era quella la cosa da fare. Ci sarebbe stato il tempo del pentimento, di sicuro. Ma la vacanza era ancora lunga, e Patrizio mi aveva appena sussurrato di volermi fare tante cose.
Note finali:
viktorburchia@gmail.com