i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

| Sexy Video Chat | Gay Cam | Messenger - NEW |

[ - ] Stampante
Indice
- Text Size +
“Chiamami più tardi, appena potrai, ti amo”.

Una mattina m’aveva lasciato un bel messaggio in segreteria, eppure sapevo che forse sarebbe stato meglio non sentirci né vederci più: il perché era molto semplice da spiegare. Lui, invero, uomo d’affari quarantasettenne, sposato con una professoressa dal carattere intollerabile ed esageratamente attaccata e fissata al lavoro, padre d’una ragazza cui voglio bene come una sorella, però ancora troppo piccola perché affronti sensatamente sfuggendo ai crucci e ai tormenti d’una separazione prossima dei suoi genitori.

Io, viceversa, ragazza trentenne, studentessa non proprio esempio né modello di legge, con la passione per il teatro e per la musica, indipendente, libera e sola, però anche indisciplinata, sregolata e alquanto ribelle. Due mondi nettamente opposti in verità, due facce della società moderna che non hanno nulla in comune. Ripensandoci bene, rimuginavo da quando era accaduto tutto ciò, da quanto tempo andava avanti questa follia? Il disastro o meglio il pasticcio, era cominciato cinque mesi prima in vacanza al mare, siccome io lo chiamo disastro anche se è una storia bellissima e passionale che ci sta portando malgrado ciò alla deriva. La prima volta che lo vidi frequentava un corso da subacqueo, io invece fifona e insicura come il solito stavo per andarmene prima della dimostrazione pratica, lui già esperto ascoltava i consigli dell’istruttore tentando di fargli capire quanto fosse bravo. La prima mossa fu sua ovviamente, anche perché io non lo avevo notato tra tutta quella gente, nondimeno appena accennai la mia fuga paurosa lui m’afferrò per un braccio portandomi fino all’attrezzatura che gli avevano assegnato:

“Ho bisogno d’una compagna. Non vorrai tirarti indietro proprio adesso? Ti dico questo, perché non è garbato lasciare un uomo da solo prima di cominciare” - aveva animosamente lui esordito, detto ciò mi convinse per restare.

Le vacanze passarono in fretta tra prove sott’acqua, brevi immersioni, giri in barca, passeggiate sulla spiaggia a notte fonda tra innumerevoli bottiglie di birra gelata e dissetante condivise dopo una conversazione lunghissima. Un sogno però, che purtroppo doveva bloccarsi interrompendosi sfortunatamente lì, considerate le vite diverse e le differenti città. Questo pensavo io all’epoca, dal momento che ero credulona, ingenua e persino inesperta. Io bergamasca d’origine, non avrei mai considerato né pensato di frequentare l’università proprio a Urbino, che caso vuole era proprio la città dove Riccardo l’uomo delle vacanze lavorava per tutta la settimana, giacché ritornava a Pesaro soltanto verso il sabato pomeriggio d’ogni settimana per vedere la figlia.

Sono stati sette mesi pieni di gelosie, carichi di litigi, straripanti di slanci e d’autentiche passioni, ma soprattutto costellati d’amore. Io in realtà non avevo mai escogitato né pensato all’amante come una donna innamorata, però attualmente dato che io sono l’affezionata e la diretta interessata, al presente afferro, assimilo e comprendo molte cose e forse oggigiorno sono meno gretta, insofferente e intollerante sotto alcuni aspetti, giacché non me la sento di dare giudizi affrettati né valutazioni frettolose verso le vite d’altre persone che agiscono nella mia identica circostanza. Come si dice in questi casi, ma non solo, che nelle faccende ci devi stare immerso dentro per capirle e per comprenderle appieno che cosa si prova, in conclusione è indispensabile provare per credere. Io ero annientata e sopraffatta dai ricordi, restavo immobile, intanto che mi rilassavo intorpidendomi già all’interno della vasca da bagno quando avrei già dovuto chiamarlo. Era sabato sera e lui era a Pesaro con la moglie, sennonché all’alba io compongo il numero del cellulare sperando che non sia già spento, per fortuna non è così, dal momento che una voce appassionata e coinvolta mi risponde:

“Sì, pronto”.

“E’ abbastanza tardi, oppure stavi forse tentando di convincere tua moglie ad andare a dormire?” - gli risposi io, con il tono da bimba accanita e arrabbiata che lo faceva impazzire.

“Abbastanza tardi non direi, perché io gradirei essere lì da te per baciarti il collo, la schiena, il petto e anche altro”.

“E poi? Dimmi un cosa? Che cosa vorresti farmi se fossimo vicini. Sì, dai, continua così, ti prego”.

La sua richiesta aveva un non so che d’implorante, d’incantatore e di seduttore al tempo stesso, il dialogo era interessante, molto piacevole, in tal modo continuai:

“Beh, ti spoglierei e poi inizierei a baciarti sempre più in basso, fino a raggiungere l’oggetto dei miei desideri, dopo giunta fino lì lo leccherei fino a farlo scoppiare”.

Io captavo lucidamente il suo respiro aumentare, giacché cresceva a ogni mia parola, avvertivo la mia pelosissima e rossiccia fica bagnata dai miei stessi fluidi, poiché sembrava come se fossimo vicini, come se stesse eccitando ogni mio singolo muscolo:

“In questa maniera mi fai eccitare bambina. Sai che rischi grosso, quando tornerò a Urbino te ne accorgerai. Potrei non farti uscire dalla stanza da letto per una settimana intera. Ho voglia di scoparti”.

“Come corri, però. Sei lontano e ricordati che non puoi, perché anch’io ho tanta voglia di scoparti. Buonanotte”.

Misi giù il telefono e iniziai a fantasticare, a vagare nei meandri della mia focosa genialità. La mano che prima teneva la cornetta discese verso la mia foltissima e rossastra fica diventata abbondantemente infuocata e impaziente, che nel frattempo desiderava sognando solamente di godere. Io m’accarezzai adagio il clitoride per poi digradare verso il buchino, che già fremeva pronto per accogliere le mie dita, in quanto ero talmente eccitata e scatenata. Io mi masturbavo freneticamente pensando al suo cazzo che entrava e che usciva da me, poiché mi stavo in effetti masturbando liberamente in totale piacimento in assenza di lui.

L’orgasmo esplose quasi subito scardinandomi radicalmente e fu davvero energico, intenso e possente. Da quella volta, infatti, quando gli telefono, spesso ci ritroviamo a fare sesso a distanza in attesa che arrivi lunedì, a tal punto lo divoro nuovamente a mio gustoso piacimento.

{Idraulico anno 1999}