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Indegnamente tu




"Vuoi sapere quante volte ho immaginato le tue dita strette attorno al tuo meraviglioso cazzo, quante volte ho sognato di leccarle mentre le muovevi lentamente, davanti al mio viso, ricoperte della mia saliva, facendo scivolare la tua morbida pelle in una estenuante attesa del piacere.
Lo sai quanto mi piace il tuo cazzo, si lo sai, hai sentito la mia voce ammetterlo spezzata dal piacere, ti ho supplicato di darmelo, ti ho pregato di farmi tua.

E adesso mio bellissimo demonio voglio sentirti godere. Voglio vedere l'espressione del tuo viso quando mi trascini nella tua mente e mi scopi la bocca.
Sei capace di negartelo per giorni interi quando io non riesco a resistere più di qualche ora, adesso voglio vederti, voglio vedere il tuo viso trasfigurarsi dal piacere che sai darti, voglio vedere le tue labbra socchiuse, rese aride dal respiro che lieve mi arriva come una carezza brutale tra le gambe, voglio sentire i tuoi lamenti sferzarmi la pelle.
Ho voglia di te, sempre, costantemente, ogni dannato minuto di queste giornate eterne, anche ora, ho voglia di sentire i tuoi occhi addosso, voglio essere scopata dal tuo sguardo. Dal tuo respiro.
Imperscrutabile tu, dall'animo adorabilmente maligno, privo di ogni accenno di sensibilità, è così che ti voglio, ed è così che sei con me, riserbi il tuo squallido essere solo a me, la tua lercia perversione, mi tieni in uno stato di incostante equilibrio avvelenandomi della tua sadica essenza, goccia dopo goccia.
E, ora mio sporco dolce animale pretendo il tuo piacere, taci e togliti i vestiti, per me, adesso."

"Che te ne pare?" Ti chiedo, strappandoti il cellulare dalle mani, cercando i tuoi occhi, eccitata come una bimba orgogliosa di aver preso un bel voto a scuola.
Tu, sorridendo abbassi lo sguardo, facendo sparire dalla mia visuale i tuoi meravigliosi occhi, ti levi gli occhiali con una lentezza incredibile, ci giocherelli prima di chiudere con altrettanta calma le asticelle e posarli con cura sul tavolo davanti a noi.
Senza distogliere lo sguardo da essi, inizi a tamburellare sul legno con le dita, io in silenzio scruto ogni tuo movimento, cercando di capire quale sia il tuo pensiero in questo istante.
«Oh, ti detesto quando non mi parli» sbotto scocciata, dondolando inquieta sulla sedia.
Senza guardarmi sussurri
«Lo so» per poi un secondo dopo investirmi con quegli occhi grandi e profondi, resto immobile a fissare quelle splendide calamite per un tempo che mi pare eterno, "come fa a essere così seducente" mi chiedo, mentre stringo le cosce per trattenere il più a lungo possibile il brivido di piacere che mi dà il solo esserti accanto.
"Ti odio" vorrei gridarti in faccia, improvvisare una sceneggiata davanti a tutti e andarmene in modo plateale, solo per farmi seguire e inchiodare al primo muro che trovi, per portarti a farmi assaggiare la tua bocca piena di veleno, mentre ringhi sulle mie labbra "sei una puttana insolente".
Ma resto li, seduta al tavolo di questo locale, voglio vedere fino a che punto puoi essere perfido.
Avvicino la sedia, in modo che le nostre gambe si sfiorino, lo so che è sconveniente, lo so che nessuno a questo tavolo sa di noi, e questo mi eccita, e so che eccita anche te.
Rivolgo lo sguardo agli altri commensali, sono simpatici i tuoi amici, e tu sei stato convincente presentandomi a loro come un'amica venuta da fuori città, d'altronde non avevi molte alternative, come poter pretendere che qualcuno possa credere, possa capire, ciò che ci lega, quando nemmeno noi riusciamo a spiegarcelo.
Una storia che inizia online e finisce con la frase "Sono alla stazione, vienimi a prendere".
E ora che ci facciamo qui, mi chiedo, il motivo è uno solo, siamo qui perché sei un pazzo psicopatico, a quest'ora dovrei essere nel tuo letto, arrendevole, ad ansimarti in gola, ma la tua mente, la conosco bene quel putrido buco nero, mi vuole veder morire.
Ho la testa invasa da milioni di pensieri e in tutti mi vedo protagonista delle tue più sadiche fantasie, nemmeno l'atmosfera piacevole attorno a noi mi distoglie dalla voglia, che feroce, mi sta mangiando viva, facendomi a pezzi.
Ma, nonostante tutto, mi sento quasi a mio agio, mi piace ascoltarti mentre racconti aneddoti sulla tua vita, anche se vorrei essere decisamente altrove ora.
Ogni tanto mi rivolgi un sorriso complice, cerchi il mio consenso, e ogni volta mi sento investire da una sorta di imbarazzo, mi sembra che tu riesca a leggermi nella mente, mi fai sentire una puttana con le parole che taci, e io voglio questo, lo sai, fino a distruggermi.
Riesco nonostante tutto, nonostante la stanchezza per il viaggio, la trepidazione per un dopo che spero mi concederai, una situazione atipica a sostenere un dialogo più o meno serio con i tuoi amici
«Quando l'hai scritto?» mi chiedi all'improvviso avvicinandoti al mio orecchio, la tua voce così vicina mi fa quasi ansimare a tavola, devo far leva su tutta la mia forza di volontà per non girarmi e infilarti la lingua in bocca davanti a tutti
«In treno, prima, ti piace?" Rispondo parlando come se stessi leggendo un telegramma, starti accanto è sempre più difficile, tra le cosce la mia indecenza sta lasciando macchie umide sul tessuto leggero dei miei pantaloni.
Sono maledettamente eccitata, non riesco a nasconderlo.
«Si, mi piace» rispondi con quella voce calda e sensuale che adoro, mentre ti allontani mi regali un leggero gemito, un atto voluto, solo per sconvolgere ancor di più la mia mente
«Sei un Bastardo» sussurro, ma le mie parole cadono nel vuoto, sai come farmi soccombere a te, e hai imparato a farlo dannatamente bene, a testimonianza di questo, il tuo sorriso.
Conosci tutti i miei punti deboli, e senza pietà ne approfitti, o forse sono io che ti permetto di prenderti tutto ciò che vuoi, forse o forse no, l'essere complici comporta troppe incognite.
L'ora successiva trascorre in armonia, tra risate, chiacchiere leggere e qualche sguardo furtivo, all'esterno sfodero un sorriso che ostenta sicurezza mentre dentro grido e ti sto implorando di portarmi via.
Finalmente raccogli le mie preghiere, ci congediamo con la scusa dell'ora tarda per la registrazione all'albergo, salutiamo tutti, sono felice e sollevata, finalmente potrò stare sola con te, ma all'improvviso mi sento agitata e irrequieta, sola con te, mi manca il respiro solo a pensarci, lo stomaco mi si contorce su se stesso.
L'aria tiepida di questa meravigliosa città mi batte addosso appena usciamo dal locale, regalandomi una sensazione di leggerezza, di benessere, come se un grosso macigno mi fosse stato levato dal petto, ti seguo mentre a passo deciso ti incammini verso la macchina.
Ho la mente talmente piena di te ora, da temere che mi esploda, "dio io ho voglia di sentire le tue labbra tra le gambe" mi ripeto per l'ennesima volta, complice il tessuto dei pantaloni che non da tregua alla mia carne bagnata, gonfia, bollente.
Quasi barcollo ubriaca di piacere, maledicendo l'attimo in cui ho scelto di presentarmi da te senza l'intimo addosso, ma, non vedo l'ora che tu te ne accorga, voglio vedere la tua espressione, voglio sentire il tuo respiro spezzarsi in gola mentre mi reguardisci con quel tono saccente, che adoro.
Ti cammino affianco, la tua imponenza mi fa sentire protetta e orgogliosa di starti accanto, vorrei fermare i pochi avventori di questa splendida notte e strillargli in faccia "Lui è il mio uomo", da risultare una sciocca, come un adolescente, innamorata pazza del suo primo grande amore.
Mi chiedo che effetto ti farebbe, probabilmente rideresti di me, immaginandomi la scena, scoppio in una fragorosa risata, mi guardi incuriosito, nemmeno stupito, il tuo sguardo è meraviglioso e io sento le gambe cedere ogni volta che lo posi su di me.
Mi sento leggera questa notte, annebbiata, come ubriaca.
Milioni di emozioni si susseguono in un vortice di follia dentro di me.
Una voglia irrefrenabile, all'improvviso, di spalmarmi su di te e dirti quanto cazzo ti adoro mi blocca in mezzo al viale, tu mi fissi con lo guardo divertito, invitandomi a raggiungerti e basta il tono seducente che usi, per farmi strisciare, come un invasata, ai tuoi piedi, mentre sento lo stomaco stretto tra le dita immaginarie della mia voglia.
La tua macchina è posteggiata a pochi metri da noi, ma vorrei, subito, fermarti, zittirti, vorrei che mi prendessi di peso e mi sbattessi sul cofano di una delle auto posteggiate accanto a noi, irruente, selvaggio, rude, come animali che non sanno contenere la loro foga, vorrei che mi scopassi fino a lasciare segni inequivocabili, sulla carrozzeria, del nostro passaggio e sulla mia pelle.
"Cazzo, quanto ti voglio" mi ripeto con un verso che pare più l'ultimo respiro di un condannato a morte, mentre tu riparti a parlare, con la voce divertita, su quanto fosse buona la pizza appena consumata.
Ti detesto quando fingi che nulla di quel che provo ti tocchi, sei un fiume di parole ma non ti ascolto, sento solo il tono seducente della tua voce invadermi ogni cellula.
Come un automa imito i tuoi gesti e mi ritrovo accasciata sul sedile, stordita, quasi stralunata ti ascolto dire, con voce entusiasta, che mi vuoi portare a vedere un luogo a te caro, che me ne hai parlato, che non è distante, che mi piacerà,
«Spogliati» ti interrompo bruscamente, senza distogliere lo sguardo dal cielo, oltre il vetro, davanti a noi.
Sento i tuoi occhi pesarmi addosso ora, temo uno dei tuoi repentori discorsi, ti anticipo, avvicinandomi al tuo viso, tremo, vorrei essere più brava, vorrei essere seducente come le attrici impeccabili nel ruolo di seduttrici, ma, mi tradisce il desiderio brutale che ho di te, la mia voce trema, mentre sfioro con le labbra il tuo viso,
«Ti prego, taci, - sbiascico mangiandomi le parole - lo sai che lo voglio fare, mentre...»
chiudi gli occhi a quelle parole, e io mi sento morire in quell'istante, senza nemmeno riuscire a terminare la frase, dio mio sei uno spettacolo che non ha prezzo, continuo, accarezzando con le labbra la tua pelle fin quando la sento tendersi in un sorriso, mentre m' apostrofi come una squallida puttana affamata, gemo a quelle parole, la mia testa senza più peso, crolla sulla tua spalla, invasa dal piacere che sa darmi il tuo essere, mi lascio trascinare dal potere che hai su di me, quasi guaendo.
Senza più dignità, imploro, sospirando «Voglio il tuo cazzo, ne ho bisogno»
Respiro forte mordendoti i vestiti, lamentandomi.
Mi desta, solamente, da quel perverso torpore, sudicio, il tintinnio della fibbia della tua cintura, un brivido, intuite le tue intenzioni, scuote il mio corpo, imperscrutabile ora li tuo sguardo, mentre lento, bottone dopo bottone allenti i jeans, mi sento sprofondare, il mio corpo reagisce con un sussulto, prima di venir investito da un brivido che mi fa raggelare il sangue.
Ti subisco.
In un istante mi avvento su di te, come un animale lecco e mordo la tua guancia, tu, cerchi le mie labbra, ma io te le nego, portandole sull'elastico del tessuto che costringe il tuo sesso.
Il tuo profumo, come droga, mi invita a leccare la stoffa, a baciarti il ventre e le cosce, facendomi gemere, cosa provi a vedermi così ti vorrei chiedere, cosa provi a sentirmi piagnucolare e ansimarti tra le gambe.
Senza grazia, mi afferri, stringendomi sotto al mento, mi leggi nel pensiero, portandomi a mugolare davanti ai tuoi occhi, mi rimproveri, intimandomi di aver un minimo di contegno, mi fai sentire sporca e deviata, il tono della tua voce è sprezzante, ostenti quasi disgusto, sei un maledetto figlio di puttana, arrogante e sleale. Eppure io non riesco a rinunciare al tuo essere.
Ti compiace sapermi disposta a tutto pur di averti, ma, allo stesso tempo godi nell'umiliare la parte più immorale di me, e io ho bisogno di questo.
Senza troppi indugi mi infili la lingua in bocca, tirandomi in modo brutale a te, appropiandoti della mia, mi fai perdere in un bacio che ha il gusto lugubre di un amore malato, sussurrando, mordendomi fino a farmi lamentare dal dolore
«Sei una troia e sei mia»
Gemo la mia voglia di te mi dilania fino alle viscere, ed è questo quello che vuoi da me, vuoi portarmi su di te, e poi lasciarmi cadere nel vuoto, nel mio inferno che brucia, maledetta bestia, solo per te.
«Dammi il tuo cazzo» imploro con un filo di voce, sulle tue labbra.
La tua risposta è una smorfia che ti dona un'espressione malefica, mi fai venire i brividi, mi fai sentire una sgualdrina indegna di te.
Vorrei sentirti ammettere che non puoi più sottrarti alle mie suppliche, ma taci, mentre mi togli il respiro affondando la tua lingua tra le mie labbra, ancora una volta, saliva e morsi, lottano le nostre lingue affamate l'una dell'altra.
"Prenditi tutto di me, fino a lasciarmi agonizzante ai tuoi piedi" vorrei sussurrarti sulle labbra ora, ripensare a quante volte, piagnucolando, in questi mesi ti ho ripetuto questa frase, mi fa imprecare.
Con la tua lingua che mi riempie la bocca, levi le tue sudicie mani dal mio corpo e senza interrompere quel contatto amorale tra noi, ti fai scivolare i pantaloni lungo le gambe, ansimi sulle mie labbra aperte, e io con te, mentre scosti l'elastico degli slip e impugni quella dannata meraviglia, incontenibile il mio piacere, la voglia di essere toccata da quelle stesse dita mi pulsa fin dentro alla testa.
Mi stringi, senza dosare la forza, le guance con l'altra mano, come a voler impedirmi di scivolarti tra le gambe, braccandomi quasi, atterrita dal tuo comportamento, il mio primo istinto sarebbe quello di insultarti per poi succhiarti il cazzo fino a farti implorare di smettere, sei maledetto, me lo neghi, sei un Bastardo e godi nel vedermi impazzire di voglia per te.
Mi libero dalla tua morsa quasi aggredendoti e affamata della carne turgida che imponente svetta tra le tue dita, mi lascio trascinare dalla mia voglia d'assaggiare l'oggetto dei miei sogni più immorali.
Mordo le tue dita, ancora strette attorno al tuo cazzo, voglio che le allontani, voglio il tuo cazzo tutto per me.
Sfioro appena la tua pelle.
Con l'altra mano mi accarezzi lievemente la schiena, disegnando linee astratte, mi confonde il tuo essere dolce e perfido nello stesso istante.
Mi tratti come se fossi un animale da tranquillizzare, un animale selvatico da addomesticare.
Investo la tua pelle turgida che profuma di ogni mio peccato, affamata e esausta da quella attesa, ma ancora una volta sei tu a condurre i giochi, in una danza perversa mi bagni le labbra e il mento con la tua voglia liquida, con quelle dolcissime gocce che tradiscono il tuo piacere, mi stai usando, stai torturando il mio bisogno di te, sei un uomo infido e io non so resisterti.
Assecondo arresa ogni tuo volere, lasciami il tuo odore addosso, penso, sporcami di te, lasciami segni sulla pelle, segni indelebili, come a voler marchiare con il tuo immondo essere la mia carne, rivendica la mia appartenenza a te portami a suppliccare, ti prego, ancora una volta.
L'abitacolo dell'auto si riempie dei nostri gemiti, dei miei pietosi lamenti, dei nostri odori, un afrore squisito che sa di sesso. Mi chiedo se qualcuno ci stia osservando, spiando, chiedendosi come si può essere così folli.
Il mio pensiero mi fa sentir ancor più sporca e impudica, l'idea che una qualsiasi sconosciuta ti veda godere, sotto alle mie cure, mi fa desiderare di imboccare quel palo stupendo e farlo mio, solo mio.
Pretendo la tua anima, il tuo essere, il mio riflesso.
Investo il tuo cazzo con il mio alito bollente prima di venerarlo, accarezzandotelo con le labbra, le tue dita sono ancora lì, mi impediscono di sentirlo tutto, eppure questo mi eccita, mi fa bagnare ancor più violentemente, stringo le cosce, stupendomi nel trovare i miei umori bagnarmi fino all'inguine. Quasi mi vergogno di me stessa, adesso, ma zittisco subito il mio pensiero pudico, non mi importa di altro, se non di te.
Voglio essere complice della tua mente perfida, con la lingua sfioro tutta la lunghezza, partendo dal pube, i peli scuri mi solleticato il viso, li bagno con la saliva, lenta, solo con la punta della lingua oltrepasso le tue dita, arrivando a disegnare delle linee umide, raccolgo ciò che resta di quel liquido, allontanandomi lentamente, facendo in modo di sporcarmi, ancora, di te.
Il tuo respiro trattenuto e quasi impercettibile mi entra fin sotto la pelle, mi invoglia a continuare, sfiniró il tuo corpo, finché non tramuterá in un gemito sofferente, lo sai, sai quanto bramo questo momento, sono mesi che ti imploro.
Con questo lurido pensiero affondo su di te, facendoti sentire le mie labbra, calde e morbide, scivolare lungo l'asta fino ad arrivare a togliermi il respiro, mi sfiori con dolcezza l'incavo che si è formato sulla guancia prima di portare la mano tra i miei capelli, un gesto questo che mi fa sentire tua, serro violenta le labbra appena al di sotto della punta, voglio sentirti gemere, accarezzandotela lentamente con la lingua, pensando alla voglia che ho di sentirti forzare quel buco per il quale smani da mesi.
Il tuo respiro mi sovrasta, mentre il mio mi si ferma in gola, preda della mia bocca, adorato, amato, venerato come un Dio, voglio farti sentire quanto la mia voglia di farti godere mi bruci dentro.
Lo imbocco dolcemente, più e più volte, guidata dal tuo respiro, fino a riempirmi di te, voglio che sia estenuante.
Con la mano accompagno il tuo piacere, il tuo cazzo pulsa tra le mie dita, carne pelle, sangue sei in mio potere, sei mio.
Arrenditi.
Il suono del motore che si avvia, mi fa sorridere, il tuo tacito consenso, il nostro pensiero è lo stesso ora, sei il mio sogno perverso, sporco di me, come la tua anima.
Suggello quell'attimo di laida complicità stringendo le labbra attorno a quell'erezione stupenda, voglio far l'amore con il tuo cazzo, voglio ingoiarlo fino a togliermi il respiro, per sentirmi squallida come una puttana che ti spompina in macchina e nello stesso tempo voglio sentirmi l'unica donna per te.
Mi muovo piano, avendo cura di farti sentire la mia lingua farsi più audace, voglio portarti a gemere mentre mi muovo affondando con più veemenza, stupendo, vivo e possente il tuo cazzo piantato in profondità nella mia gola, tu accompagni il mio movimento con leggere spinte, ti assecondo cercando di farti arrivare più in profondità possibile, imbrattando la tua carne di saliva.
Stringo mentre scivolo sulla tua pelle quel tanto che basta per muoverla con il ritmo imposto dalle mie labbra, riempi l'aria di gemiti sommessi, mentre con poca lucidità ti destreggi per le strade, ormai deserte di questa città, la tua mano scivola, alternandosi, tra il mio corpo e il cambio, sempre più pesante, irrequieta, invadente, scopri la mia schiena nuda, voglio le tue dita addosso, ti do modo di capirlo muovendomi con maggior foga sul tuo cazzo, enorme, caldo, morbido, mio.
Non smetto di scoparti, nemmeno quando i tuoi ansimi accompagnano le mie dita a vagare sulle tue cosce, solcando la tua pelle con le unghie, per poi un istante dopo portarle a tastare quello scrigno custode della tua essenza.
Non vedo l'ora di sentirla colare sulla mia lingua, gustarne il sapore, sentirne l'odore, ed con questo pensiero in testa aumento il ritmo, protesti tu mentre ti faccio sprofondare nel mio inferno, voglio sentire il brivido che ti sto donando farti vibrare le labbra, la mia lingua avvolge la tua carne tesa, mentre sempre più brutale impalo la mia bocca su di esso.
Mi perdo nei tuoi gemiti sempre più trattenuti, nei tuoi sospiri, fino a quando la tua voce rauca mi investe, mi imponi di fermarmi, di smetterla io non ti ascolto, costringendoti a inchiodare e fermarti, mi intimi di guardarti, obbedisco incrociando il tuo sguardo sconvolto, le labbra secche dalle quali esce un respiro affannato e profondo
«Scendi da questa cazzo di macchina» ringhi, mentre come un pazzo ti scaraventi sulla portiera, io ti imito, confusa dalla tua reazione, una volta fuori dalla macchina ti avvicini a me, con fare quasi minaccioso
«Voglio riempirti la bocca, e voglio guardarti in faccia, troia"
Resto come a mezz'aria per un breve istante prima di crollare in ginocchio ai tuoi piedi, devota a te, imbocco il tuo cazzo, ancora imbrattato dalla mia saliva, e senza distogliere lo sguardo dal tuo, mi riempio fino a sentirlo solleticarmi in gola.
Mi muovo avida, affamata del tuo piacere, le tue dita sulla mia nuca non mi danno scampo, ti fotto il cazzo come mai ho fatto nella vita.
Mi sento una puttana, mi fai sentire una puttana, mentre me lo pianti fino a soffocarmi, mi perdo nel tuo sguardo sconvolto, segnato, il tuo respiro incalza, mi stupra mentre mi riempi di te, dolce, calda, densa, mia, la tua sborra mi scende giù per la gola mischiandosi alla mia saliva, ingoio spremendo fino all'ultima goccia la tua cappella ancora turgida.
Tremi scosso da violenti brividi, mentre chiudi gli occhi e io mi accascio a terra, posando la fronte sul terreno freddo, come due animali che riprendono fiato dopo un estenuante scontro.
«Sei bellissima» sussurri con un filo di voce, mentre con movimenti lenti ti ricomponi, accasciandoti accanto a me, «E tu sei un pazzo» ribatto ridendo
«E tu sei mia» rispondi serio, mi ammutolisco, perdendomi nel tuo sguardo riesco solo a sussurrare «Portami nel tuo letto»
Il tuo sospiro, la tua risposta.