i racconti di Milu
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Indice
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A letto finalmente dopo lo sbattimento giornaliero di acqua che schizza sullo specchio nell'atto di lavarsi la faccia al mattino.
Di acqua da schizzare sulla gente mentre ancora addormentato vai a finire con le ruote nelle pozzanghere, che ti svegli sempre troppo tardi grazie al vizio di spegnere la sveglia e di accendere e fumare al volo, quando il caffè ancora non è venuto su.

Dopo la trafila della fila alle poste per pagare le bollette invece di goder la pausa pranzo, in fondo c'è poco da godere nel panino masticato in piedi al bar aspettando il settimo caffè.

A letto dopo la doccia fatta in fretta litigandosi il bagno alle cinque, cinque e mezza dev’essere tutto finito intanto che scappi con la borsa da palestra e tua moglie fa la cena e il giro attorno casa con il cane.

Prima di uscire un'altra volta perché un'ora per due giri lungo il corso con un amico a caso non li puoi proprio rinunciare.

A letto finalmente a godere una carezza quasi fredda come la tua stanza che uscire dalle coperte domattina sarà un'impresa bellica che termina in un'altra Caporetto come ieri.

Ma intanto sei finalmente a letto, F.
Quasi soddisfatto ma non del tutto, scrutando la tua lei nella vestaglietta rosa sexy quasi quanto una tuta. Ovvero per niente.
E se non riesci a consumare quella passione anche oggi come tutte le altre notti non potrai prepararti alla disfatta di domani.

Ma come fare? Lei è a letto con te e ti abbraccia, ti lega nell'intreccio delle dita che hai amato tanto da infilarci un anello.
Non ha importanza, ormai questa vita è lisa e costruita in amplessi meccanici consumati una volta a settimana se va bene.
Spinte che nemmeno si lubrificano a produrre solo un suono di ferraglia passionale almeno quanto il carrello della spesa che lei spinge e tu svuoti in macchina ogni venerdì.
Tu che per gratitudine l'alimenti nel fuoco d'abitudine.
Però hai un bisogno pazzo dell'altra passione che ti da forza di tenere tutto in piedi. Così anche stasera ti alzerai in piedi.
Piano, senza stropicciare troppo le coperte che la svegli anche se le strapperesti tutte e le getteresti a terra con la rabbia che ti monta ogni volta che viene sera e rimembri ogni cosa.

Com'è. Com'era…
Come sarebbe stata se….

Solo il desiderio collerico che avverti a bruciarti il petto e il sangue può placare questa furia.
Allora lasci il letto piano e intanto inizi a sentirne dolcezza e sapore. Ancora solo con il gusto e gli altri sensi del cuore. Sposti piano il braccio destro a lei che dorme, delicato. Si scuote nel sonno ma è solo l'impressione, sembra stare ad occhi semiaperti però non è vero.
È solo che ha le ciglia troppo nere.
In piedi finalmente, per fortuna che lo scendiletto ogni rumore ovatta.
Cresce la voglia pazza di afferrarla e di spogliarla anche se ormai lo sai a memoria, come è fatta. Conosci alla precisione del millimetro ogni suo neo, qualunque incaglio della pelle e cicatrice che la segna. Per averla ammirata, palpeggiata e leccata tante volte.
Troppe volte.
Eppure non vedi l'ora di strapparle quella camicetta bianca, sicuramente bianca come la porta sempre, leggera che quasi quasi sa di carta per succhiarle i capezzoli che adori.
Buttarla a terra, nella polvere fine del parcheggio per straziarle cosce e figa, le cosce lunghe e lisce che per tutto il giorno ti hanno mandato in fibrillazione a ricordarle.
Dall'ultima volta.
Non è passato troppo tempo.

“Eccoti! Non ne potevo più di attendere… Mi sono congelata!”

Ti getti incontro a lei e l’avvolgi, la stringi al petto scorrendo
tutta la sua figura esile, bassa, eppure slanciata con entrambe le mani.
Ti inebri dell'odore della testolina spettinata, pelo di carota luccicante alla luce lunare fioca della notte quasi illune.
La senti respirare più veloce e forte, il naso è già contro il tuo ventre.

“Adesso ti scaldo…”

Sai quanto basta poco per accenderla, tiri su la gonna che ha indossato chiara pure quella, sotto niente.
Strofini svelto le labbra e le senti inumidirsi, il seno piccolo e rigonfio preme sulla carta crespa mostrandoti i capezzoli ben piantati nella pelle lattea e dritti.
I bottoncini balzano via al tuo tocco.

“Spogliami tutta si…”

“Tutta e subito, mettiti in ginocchio….”

Hai aperto solo i pantaloni, manco erano allacciati tanto li hai infilati in fretta scappando da casa tua verso il parcheggio dove tieni la tua moto.
E il pacchetto delle sigarette che di notte lei non sopporta che le fumi accanto, in casa.
Neppure l'hai tirato fuori, te lo ha strappato fuori la tua piccola rossa, le sue labbra ti surriscaldano percorri le cosce sode con la mano, lisce di seta.

“Mi sento un animale…”

“Dai mangiami.”

Le stampi un succhiotto sul collo da farle mancare il respiro, è quasi mattina e strizzi le sue curve per far aumentare la libido e i ricordi da trascinare via con te più tardi.

“Fermati stronzo, è quasi l'alba non abbiamo tempo, scopami.”

In effetti non hai mai tempo per rapporti che durino ore assieme a lei ma solo per una corsa.
Di corsa vai a pomiciare dal basso con lei in piedi, ricominci dalle cosce.

“Quanto mi sei mancata…”

Le tasti, poi riprendi lei si strapazza i seni a pelle come fa col tuo pensiero quando è sola, come tu stesso le hai insegnato a fare.

“Il cazzo mi sta scoppiando.”

“Me ne sono accorta maiale in calore…”

Si volta, rapida nei movimenti per la voglia di venire, flessa sul sellino della tua moto adorata.

“Non ti girare, rimettimela davanti.... Uguale a prima a cosce aperte è tutto il giorno che ho la fissa delle tue cosce”

“E io di sfogarmi con te.”

Guardi come in quel modo sembra avere cosce di un chilometro e il suo culo è alto ed incornicia quella rosa aperta che ti aspetta.
Mica hai bisogno che te lo ripeta, ti sfoghi su di lei, un treno in corsa a tutta forza tra le pareti di elettriche di donna.
Grida si ma le piace essere sfondata tanto che non ti ha dato neanche il tempo di riprendertelo.

Sei arrivato in fondo ansimi, ansimi ma lei non è contenta.
Si allontana da te.
“Volevo venire dentro”

“E io voglio che mi riempi“

Hai capito si dopotutto glielo avevi promesso l'altra volta però non è così facile.

“Fammi stare calmo… Non farmi pensare… Ora ci provo. “
Ancora una due spinte e ti svuoti per la prima volta solo che devi restare duro ancora un attimo.

“E dai….”

“Fammi concentrare…”

Ci sei riuscito che nemmeno tu ci credevi, orina dorata d'aurora la inonda da dentro e le goccia dalle cosce, alle caviglie.
Si guarda e ride come una stupida.

“Oh… Mi hai pisciato dentro… che bello!”

“Sei volgare e sporca piccola mignotta che non sei altro… Devo rientrare…”

“A stasera. “

Il bacio al salutarsi è breve ma dolcissimo col sapore acuto di tabacco della sua bocca e della tua sigaretta, accesa prima di tornare su, da fumare svelto che poi devi andare a fare finta di dormire.
O a dormire per davvero un paio d'ore.
Il letto è morbido e ti riaccoglie nell'intimità del disegno impresso da te nel materasso, lei dorme ma non del tutto.

“Dove eri?”

La sua voce è impastata dal sonno, non è sveglia.

“Sono andato a fumare.”

“Cosa?”

“Una sigaretta….”

“Sigaretta ?”

“Si, Bianca con la testa arancione come sempre.”