i racconti di Milu
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Indice
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Depressione. Armina si recò dalla dottoressa. La strada era un bel viale alberato con villette.Piovigginava ed Armina era senza ombrello.
Quando arrivò la dottoressa le diede un asciugamani.
- Asciugati - le disse con comprensione - Avresti dovuto portarti un ombrello, Arminda.

Arminda si distere sul lettino e la dottoressa si sedette anche lei sul lettino all'altezza delle sue gambe.
- Allora, come va?
- Sempre lo stesso - rispose Arminda.
- Chiudi gli occhi, e dimmi cosa stai pensando.
- No, non voglio.
- Perchè? Se ai così come posso aiutarti? Avanti, coraggio. Rilassati.
- Pensavo ad una spiaggia, d'estate.
- E chi c'era sulla spiaggia?
- Un uomo, bello, brizzolato.
- E che faceva quest'uomo?
- Mi guardava in mezzo alle cosce mentre ero sulla sdraio.
- Ti impauriva?
- No, in principio no, anzi mi piaceva che mi guardasse. Poi però...
- Però?
- Si abbassò il costume, era nudo.
- E tu cosa hai notato?
- Il suo cazzo, grosso e duro e lui che si avvicinava. E' venuto vicino, mi ha fatto aprire la bocca e.....
- e...?
- Beh, gli ho fatto quello che lui voleva farmi fare.
- Continua.
- E mi ha schizzato in faccia il suo...sperma.
- E' la prima volta che pensi ad una cosa del genere?
- No, io odio gli uomini, ti usano per i loro vizi e poi di buttano via.
- Arminda, devi raccontarmi tutto, senza omettere nulla. HAi riconosciuto quell'uomo?
- Si, il nostro vicino di casa.
- Che rapporti hai con lui?
- Niente, è sempre gentile ma molto serio. Ci siamo incontrati stamattina in ascensore.
- Avanti, raccontami.
- Lui stava lì, serio, in silenzio ed io....mi sono eccitata solo a vederlo, ho ripensato al sogno.
- E che hai fatto?
- Sono andata a casa e mi sono masturbata, ma non riesco a venire.
- Non riesci a venire da sola?
- No, anche se a volte ne ho voglia.
La dottoressa pensò. La accarazzava sulla gamba, vicino alla caviglia e la guardava in viso.
- Credo che il problema sia questo: tu hai bisogno di avere orgasmi e dobbiamo fare in modo che ti sblocchi. Non hai un ragazzo?
- No, non voglio ragazzi...e neppure uomini.
- Ascolta, torna anche domani, verso le 15. Cercheremo di superare questo problema.

Il giorno dopo era sabato e lo studio della dottoressa era senza clienti. Appena la vida la dottoressa la prese per i fianchi e la baciò in fronte:
- Armida, piccola, come va adesso?
- Sempre uguale. Mi aiuti, la prego, mi sento depressa e triste.
La mise sul lettino e mise la sua sedia vicino al lettino.Le carezzava il viso e i capelli
- Allora?
- Ci ho riprovato, stanotte, non ci riesco.
- Non ti preoccupare, ci riusciremo insieme.
Cominciò a massaggiarle la pancia, lentamente e poco per volta, con la mano arrivava fino al pube. Armida si rilassava con quel massaggio, teneva gli occhi chiusi e le carezze della dottoressa si facevano sempre più audaci. Poi passò a massaggiarle le cosce sollevandole la gonna fino alle mutandine.
- Come va, piccola?
- Ah, mi fa bene così, non si fermi.
La dottoressa le tolse la gonna ed Armida la aiutò muovendosi cone lei voleva.. Era rimasta con le mutandine e la dottoressa continuava. Le allargò i piedi e le massaggiava le cosce, fino agli inguini, poi spingeva le dita oltre lo scoscio delle mutandine e le toccava i peletti.
Armida teneva gli occhi chiusi, sentiva benesere dalle mani di lei e quando lei cominciò ad abbassarle le mutandime lei si sollevò per farglieli fare. Sentì le labbra umide della donna prima sulla coscia, poi sugli inguini e sulla pancia e sentì la lingua che passava sul suo clito.
- Siiii, così. Ti prego, fammi venire.
- Vieni di là e spogliati tutta; voglio baciare tutto il tuo corpo. Ma prima baciami in bocca, Armida e dimmi che lo vuoi.
- Mi vuoi sverginare?
- Si, ma sarai tu a chiedermelo.

La stava succhiando sul clito, le mordeva le piccole labbra piano mentre col dito medio la chiavava.
- Ti piace così?
- Ah...che bello,come sei dolce, ancora, ancora...
Lei cominciò a spingere il secondo dito tenendo incrociati indice e pollice; glielo faceva forte e la sentiva reagire mentre il clito le era diventato durissimo.
- Hai il desiderio di farti penetrare?
- Ma tu non sei uomo.
- Posso fartelo molto meglio e molto più di un uomo. Per queste cose gli uomini non servono. Aspetta.
Tornò dopo pochi minuti, si era spogliata ed indossava delle cinghie intorno ai fianchi ed alle cosce.
- Vuoi vederlo prima?
- Cosa?
- Guarda. - le mostro un grosso pene di gomma che sembrava vero. - Toccalo, stringilo, è più bello di uno vero e può durate tantissimo tempo.
- Me lo metterai tutto?
- Metti in ginocchio, a quattro mani.
Gli passava il glande di quell'arnese tra le labbra della fica, Armida era eccitatissima, aveva la tentazione di spingersicontro quel coso. Poi lei la prese per i fianchi e cominciò a spingerlo e poi un a spinta forte e continua.
- Ahiaaa
- Ferma piccola, è fatta. Ora devi solo essre chiavata.
- Si, mettimelo, mettimelo.
Cominciò a chiavarla lentamente;lo tirava fuori tutto e la allargava di nuovo, e ancora, e ancora, finche vide che aveva le prime risposte di orgasmo.Allora continuò senza cambiare mai il ritmo, spingendolo fino in fodo e tirandolo lentamente e la sentì venire come una esplosione.
- Ah. ah. ah, non fermarti, chiavami ancora, ancora
finchè non si acquietò.
SI baciarono in bocca, con passione.
- Contenta adesso, piccolina.
- Ah, ti ho amato tanto mentre me lo facevi, è stato bellissimo. Lo faremo ancora?
- Quando vuoi. Oramai supererai la despressione, era una delusione di orgasmo. Vieni quando vuoi, ma faremo anche altre cose, ti insegnerò l'amore tra le donne.

Trovò quell'uomo nell'ascensore. L'ascensore era piccolo e lei si mise di fronte a lui e si spingeva col bacino contro di lui.
- Vuoi qualcosa da me, Armida? - chiese l'uomo evidentemente confuso da quella cosa.
- Si, lo vorrei.
- Scendi al mio piano e vieni da me.