i racconti di Milu
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Indice
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Da qualche settimana l'appartamento di fronte al mio è disabitato, quando ecco che una mattina inizio a percepire dei rumori. Qualcuno sta traslocando. Guardo dallo spioncino, ma vedo solo degli addetti ai traslochi portare scatoloni e mobili. Per alcuni giorni non si sente che via vai di operai, ma di nuovi abitanti nessuna traccia, la sera infatti cala il silenzio e non vedo e sento uscire o entrare nessuno.
Finalmente un giorno scorgo un signora panciuto, pelato e con gli occhiali, dalla faccia simpatica. Di fianco vedo una donna magra e più bassa, poco appariscente. Al guinzaglio tiene un cane. Spero non sia troppo rumoroso.
La sera stessa mi suona il campanello e i due vengono a presentarsi. Mi dicono i loro nomi, che mestiere fanno. Gli dico che ho notato il cane, loro mi chiedono se abbia problemi con gli animali e io gli dico di no, che mi piacciono molto (e che non esistono animali maleducati, ma solo padroni incapaci).
La porta alle loro spalle è socchiusa, scorgo dei movimenti, e così faccio la conoscenza di Tobia, il loro cane, un bel labrador bonaccione. Il botolone ha spalancato la porta, così posso notare il nuovo arredamento della casa, e vedere il passaggio di una giovane ragazza tra due stanze. Lei si ferma a guardarmi, io alzo il mento e saluto. Lei sorride.
-Quella è nostra figlia Giada. Si sta preparando per andare a lavoro.
-A quest'ora? Che lavoro fa?
-Receptionist in un albergo del centro. Spesso fa il turno di notte. Inizia alle nove e finisce la mattina alle sette.
Liquido i nuovi arrivati dicendo che ho da lavorare, e li rimando a un caffé uno dei prossimi giorni.
Una mattina vado a correre al parco e al mio ritorno trovo davanti l'ascensore al piano terra proprio Giada, la figlia dei miei nuovi vicini.
Sono sudato, indosso pantaloncini e maglietta.
La saluto, lei ricambia.
Le chiedo se vuole che aspetti a prendere l'ascensore.
-Figurati, tanto con questo caldo anche io sudo. E sono solo le otto di mattina.
-Hai finito adesso di lavorare?
-Sì, ho un gran sonno.
-Ci credo.
-Tu adesso vai a lavorare?
-Oggi no, posso lavorare da casa.
-Che fortuna.
La sto guardando bene. Ha uno sguardo sveglio e sensuale, un bel corpicino, belle tette e culo apparentemente sodo. Mi ha fatto venire voglia.
-Quando ti svegli, se vuoi, vieni a bere un caffé allora. Così facciamo due chiacchiere.
È una proposta un po' ardita, me ne rendo conto. Ma la formulo senza insistere, come fosse un normale scambio di cortesie tra vicini.
-Anzi, se i tuoi genitori sono a casa, venite tutti insieme.
-Loro lavorano, tornano questa sera dopo le sette.
-Allora vorrà dire che lo berremo io e te.
Ho dato per scontato che lei accetti. E Giada non fa nulla per smentirmi.
Non so bene cosa possa succedere, e se possa, ma intanto sono curioso.
Ci salutiamo davanti alle rispettive porte, lei getta un “a dopo” e io rispondo “d'accordo, ti aspetto”.
Una volta in casa mi metto a lavorare, e non penso più all'incontro con la giovane vicina. Quando suona il campanello verso le tre del pomeriggio sono al telefono, indosso una tuta e una maglietta. Apro senza badare chi sia, e mi trovo davanti Giada.
Indossa dei leggins e una maglietta. Ai piedi delle infradito. La squadro e le faccio segno che finirò subito, facendola entrare in casa. Lei si guarda in giro, curioseggia un po' tra i quadri e i libri, io intanto la scruto, sia per vedere come si comporta, sia per ammirarle un culo stupendo. Mi si indurisce un po' il cazzo e senza farlo vedere me lo rimetto a posto. Cerco di pensarci e dedicarmi alla telefonata, ma non è cosa, così la chiudo frettolosamente, dicendo al mio interlocutore di avere ospiti. Raggiungo Giada in sala.
-Potevi continuare, mi spiace averti interrotto.
-Ci mancherebbe. Vuoi un caffé, o preferisci qualcosa di altro?
-Un caffé andrà bene, devo ancora svegliarmi sul serio.
Chiacchieriamo un po' del suo lavoro, del quartiere. Ha un bellissimo sorriso. E un corpo che mi stuzzica molto. Mi viene voglia di farle di tutto, ma la situazione è rischiosissima.
Noto che spesso torce il collo, facendo una smorfia di fastidio. Le chiedo perché.
-L'aria condizionata dell'albergo, mi fa impazzire. Ma non posso permettermi di tenere a lavoro un foulard, non sarebbe decoroso.
-Fatti pagare un massaggio in una spa, allora!
-C'è, all'interno dell'albergo, ma nemmeno a dirlo è riservata ai clienti...
-Che disdetta.
La guardo bene, mi fanno uscire fuori di testa le sue belle tette piene. Una terza abbondante, lasciata libera senza reggiseno. Si sarà sicuramente accorta dei miei sguardi, tutte le donne si accorgono di quando qualcuno le guarda. E come le guarda. I capezzoli di Giada fanno mostra da sotto il tessuto, vorrei alzarle la maglia e leccarglieli fino a sfinirla.
Mi distraggo.
Lei ancora una volta muove il collo per scioglierlo. Allora provo un affondo.
-Hai bisogno di un massaggio. Girati, su.
-Ma...
-Qui, seduta, mettiti soltanto all'incontrario, schiena libera e petto poggiato sullo schienale.
-Va bene.
Giada capisce, si alza dalla sedia e la inforca dal lato opposto. Si appoggia con i gomiti allo schienale e inarca la schiena.
-Così, stai dritta.
Lo spettacolo del suo culo e le gambe divaricate, la sua schiena curva e i capelli che le cadono sulle spalle, mi fanno indurire la minchia tantissimo. Per fortuna adesso è voltata e non ho bisogno di nascondermi. Il pantaloncino è leggero, lo spettacolo adesso della mia erezione sarebbe imbarazzante e non potrei far finta di niente.
Mi siedo anche io, alle sue spalle. E poggio le mani sulle sue spalle. Ha una pelle profumata, liscia, abbronzata il giusto. Le sposto i capelli, portandoli sul davanti. Lei si lascia fare.
-Qui ti fa male?
-Esatto, lì. Oddio...
-Dimmi quando senti troppo dolore.
Seguono piccoli ansimi, degli ahia solo abbozzati, e dei sospiri che contribuiscono ad arraparmi ancora di più. Ma non parliamo per niente e l'aria si è fatta decisamente calda. È il punto di non ritorno.
-Dovrei usare dell'olio.
-Dici?
-Sì, per sciogliere meglio la zona. Vado a prenderlo.
Torno in cucina, lei ha la testa abbassata. Posso scorgere le tette penzolanti, strette nello schienale. La sua nuca abbandonata e libera dai capelli. Vorrei morderla, leccarla.
-L'olio però ti sporca tutta la maglia. Dovresti toglierla...
-Ma...
-Mi spiace rovinarti la maglietta.
-È vero, però...
-Tanto mi dai le spalle. Non ti vedo...davanti.
Il gioco regge, lei fa finta di reggerlo. Ambedue facciamo gli ingenui. Ma forse abbiamo la stessa voglia.
Si sfila la maglietta e la sua schiena mi compare in tutta la sua bellezza. Vorrei subito metterle le mani addosso, ma voglio godermi ancora un po' quella fase di consapevolezza.
Mi verso dell'olio sulle mani e inizio a massaggiarle le spalle. Lentamente, poi il collo, ancora più giù raggiungo le scapole, scendo fino all'orlo dei pantaloni. La posizione mi consente di scrutare l'inizio del suo bel culo. Quanto la vorrei sdraiata per posarle le mani dappertutto.
La tiro verso di me, facendola stare dritta. D'istinto porta le mani sui seni, coprendoli. Raccolgo le sue mani e le porto sulla sedia.
-Reggiti e rimani in posizione eretta.
Fingo ancora un po' di serietà, ma è solo una scusa per spiare la curva del suo seno. Dai lati posso ammirarne il biancore, che risalta sull'abbronzatura del busto.
-Hai preso il sole, vedo.
-Io...la scorsa settimana...al mare.
-Con il tuo fidanzato?
-No....io non ce l'ho.
-Davvero? Che follia...
-Cosa intendi?
-Dovresti averlo.
-Ci siamo lasciati qualche mese fa.
-Adesso ti vedi con qualcuno?
-Si...si...qualcuno c'è. Ma siamo solo amici, per ora.
-Amici speciali?
Giada sorride, nervosa. Il mio massaggio è sempre più largo, le sfioro i lati del busto, le scapole, arrivo sempre più in basso verso il culo che bramo.
-Chissà se sarebbe geloso di questo massaggio che ti sto facendo.
-No...perché...forse un pochino. Solo un pochino.
-Dici? Non stiamo facendo niente di che infatti...
-No...non stiamo facendo niente...
-Ti faceva male il collo...e il tuo vicino ti ha dato una mano....
-Proprio...così...grazie...
Non ce la faccio più, metto le mani a coppa e le prendo ambedue le mammelle fresche. Resto fermo, soppesandole nei palmi.
-Oh...
Non dice altro. Con pollice e indice sfioro delicatamente i suoi capezzoli. Sono durissimi. Non aspettava altro.
-Cazzo...che fai...lì...mi tocchi...
Continuo a palparle le tette. È mia. Ansima, getta il collo all'indietro, decido di leccarle un orecchio, poi mi sposto in avanti e limoniamo come pazzi. Non le lascio le tette, sono meravigliose.
Poi mi alzo, le sono davanti. Il cazzo mi sta esplodendo dai pantaloni. Lei ha il viso lì davanti, mi fissa il pacco.
Sposta lo sguardo dal cazzo ai miei occhi.
-Tiralo fuori.
Obbedisce, il cazzo rimbalza fuori e le sbatte sulla guancia. Lo imbocca subito, senza esitazione.
-Brava Giada. Così.
Le guido il movimento.
Mi succhia bene, le tocco ancora quelle fantastiche tette, poi mi stacco dalla sua bocca e la faccio alzare. La appoggio al tavolo della cucina e le sfilo i leggins, lasciandoli all'altezza delle ginocchia. Mi fiondo con la bocca a leccarle il culo, la figa. È bagnata la maialina. Glielo dico.
-Sì...ho voglia...ma non volevo...
-Certo che lo volevi puttanella...
-No...io sono brava...non devo...
-Scommetto che chissà quanti in albergo vorrebbero farti questo....i tuoi colleghi...i clienti...
-No...no...che dici...solo qualcuno...
-Ah, vedi...e tu sculetti, ti piace che ti guardino e ti vogliano fare. A qualcuno glielo fai fare?
-mmmm.....
-Dimmelo.
Affondo la lingua nel suo buco del culo e intanto con le mani la masturbo. Sta colando. Le piace che le parlo, che la faccio parlare di cose sozze.
-È successo...solo una volta...
-Ah sì, chi era?
-Un cliente, uno ricco...inglese...mi ha chiesto di portargli una cosa in camera...
-E poi?
-E poi mi ha dato una busta...c'erano tanti soldi dentro...saranno stati mille euro...
-E tu che hai fatto per mille euro?
-Mi ha chiesto di spogliarmi...lui si toccava il cazzo.
-E poi?
-Mi ha toccata, io gli ho detto che dovevo tornare giù in reception. Mi ha messo il cazzo in mano e si è fatto fare una sega...
-Ha sborrato?
-Tanto. Sulla coscia, sulla moquette...
-Lo avevi fatto arrapare.
-Sì, ne ha fatta tanta.
-E a te piace, vero? Ti piace quando è tanta.
-No...dai.
-Secondo me ti piace. Anche io ho le palle belle piene, sai. È colpa tua...
-Davvero?
A quel punto l'ho girata ancora e le ho spalancato le cosce, iniziando a leccarla per bene. È venuta subito, aspettava da tanto. Il cazzo era durissimo, mi sono alzato e mi volevo fottere quella ninfa capricciosa. Ma a quel punto ha iniziato a suonare il campanello. Mi sono fermato con il cazzo che le sfiorava la figa.
Il campanello ha suonato ancora, e abbiamo sentito anche un cane abbaiare.
-Cazzo, è mio padre con Tobia.
Eravamo fermi in una posizione da fotogramma porno. Il cazzo mi faceva male.
L'ho presa per la mano e l'ho portata alla porta di casa. Ho guardato lo spioncino ed in effetti era il padre con il cane.
Ho preso la testa di Giada e l'ho appiccicata allo spioncino. Il cane doveva sentire il suo odore, perché aveva cominciato ad abbaiare più forte. A quel punto mi sono messo dietro di lei e le ho spinto il cazzo dentro, tenendola per le spalle. Ha soffocato un gemito. Ma il cane abbaiava, e il vicino ancora una volta ha suonato il campanello.
Così mentre fottevo la figlia ho chiesto chi era.
-Sono Gianni, il vicino.
-Adesso ti apro, aspetta...
Giada si era voltata guardandomi terrorizzata, mentre io iniziavo a girare la serratura. Avevo ancora il cazzo piantato dentro di lei...
Note finali:
viktorburchia@gmail.com