i racconti di Milu
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Il sesso è analogia, chimica, emotività, però anche omogeneità, paragone e somiglianza, perché due persone possono essere in parte compatibili e tollerabili, creare subito complicità, eccitazione, stimolo e palpabile turbamento. Con lui è così, ogni tanto mi diverto nel chattare, non tanto per conoscere persone nuove, più che altro per passatempo, dal momento che il tempo è sfruttato bene quando conosco e incontro persone come lui. Non due abbiamo parlato subito di sesso, soltanto del più e del meno, però in poco tempo si è creata una gradevole intesa, una sintonia incredibile, cosicché ho iniziato a desiderarlo e a volerlo sessualmente pensando al suo cazzo dentro di me, in varie parti del corpo e in molteplici modi. Sono bastati pochi giorni d’eccitazione all’interno della chat, perché in conclusione abbiamo stabilito d’incontrarci. E’ stato un appuntamento naturale senz’intoppi né ostacoli, subito vicende di cui parlare, all’istante mani che si toccavano con naturalezza e spontaneità.

In quella piacevole circostanza decidiamo di fare una passeggiata, ci baciamo, io capto nettamente la sua erezione attraverso i pantaloni, so che a lui in particolare piacciono le mie tette. Così in piedi, nascosti da un muro m’inginocchio davanti a lui, gli apro i pantaloni perché sono impaziente, per il fatto che voglio vedere e tastare per bene quel cazzo che ho desiderato in chat, voglio annusarlo, toccarlo e assaggiarlo. In quel mentre lecco la cappella, l’asta, le palle e poi lo prendo in bocca sfregando lassù sulla punta del frenulo, intanto che vedo che lui già sragiona dal piacere che prova. Lui mugola, emette un’esclamazione di pieno benessere, io frattanto mi bagno eccitandomi nel percepire quel cazzo compatto tra le labbra e poi fino in gola. Lui m’appoggia la mano sulla testa dettandomi il ritmo, non ha un cazzo enorme, però è dritto, bello proporzionato, direi buonissimo:

“Alzati, che ti voglio baciare” - mi bisbiglia lui infervorato per l’occasione palpandomi il seno.

Io slaccio il reggiseno e lascio libere le mie grandi tette, lui le afferra, mi prende i capezzoli tra le dite, li stringe, li sfrega e li prende in bocca:

“Mordili” - gli sussurro in un orecchio accalorata ed euforica più che mai.

I capezzoli per me sono fonte di piacere immenso, mi portano repentinamente all’orgasmo se lui è bravo e sa come stimolarli in maniera adeguata. Io avverto l’orgasmo avvicinarsi, salire, cosicché urlo. Torno ad accucciarmi, perché voglio di nuovo il suo cazzo in bocca, perché bramo sentirlo in modo intimo mentre pulsa tra le mie labbra. Lui nel contempo m’incita di succhiare, di prenderlo tutto in gola perché mi chiama “piccola troietta”, io in quel frangente io sbrodolo totalmente dal piacere. Quando lui sborra emettendo un lungo e passionale gemito, io bevo ogni goccia di quella lattiginosa sostanza, in seguito m’alzo e gli riferisco:

“Ti piace il tuo sperma?” - chiedo io in modo delicato e languido.

“E’ dolce” - risponde lui.

“E’ buonissimo tesoro, tiepido e saporito” - aggiungo io. Se non fossi indisposta mi sarei fatta scopare lì in piedi, dietro quel muro.

Io avevo notato fin da subito quel profilo in chat, quella foto, quello sguardo m’aveva incuriosito e il brivido lungo la schiena che il cacciatore sente quando ha una preda a tiro si era fatto sentire. Per problemi tecnici, non potevo essere io a iniziare la chat, in tal modo avevo lasciato un messaggio di saluto nella bacheca. Il giorno seguente ritrovai la risposta e iniziammo la conversazione online parlando di vari argomenti. Una donna mi deve stimolare, mi deve risvegliare intellettualmente, altrimenti non mi dice nulla ed Elena aveva un cervello dinamico e notevole. Scoprii con piacere che aveva anche un bel paio di tette e la piacevolissima conversazione in chat durò per ben tre ore. Inevitabile non pensare d’incontrarsi seppur essendo lontani, tuttavia il caso volle che lei per questioni lavorative fosse in una località balneare facilmente raggiungibile da me, così il venerdì sera successivo fissammo l’appuntamento in un bar.

Durante quell’incontro c’erano perfino dei suoi colleghi al bar, lei con arguzia mi presentò come amico. Non ci fu nessun imbarazzo, poiché la conversazione si svolse com’era accaduto in chat in maniera piacevole, simpatica e spassosa. I suoi colleghi se ne andarono dopo pochi istanti, così potemmo finalmente baciarci liberamente, in principio in maniera lieve successivamente sempre più intensamente. La voglia era palpabile da parte d’entrambi, perché Elena colse al volo il mio invito per una passeggiata in riva al mare.

Eravamo nel mese di giugno agl’inizi della stagione, c’era il giusto e gradevole caldo, il vento colpiva i nostri corpi, ma ormai eravamo lanciati. Io sentivo il suo leggero ansimare nella voce dovuto alla prosperante eccitazione, Elena con abile mossa aveva pertanto sfiorato la mia erezione oppressa nei jeans. All’interno d’un grande sgabuzzino adibito con viveri e bevande tutto cominciò. Come avevo previsto lei fece la prima mossa e in maniera repentina slacciò la cintura abbassandomi i pantaloni e impadronendosi subito del mio carnoso cazzo. Là, in quella circostanza, compresi subito che era dotata di un’abile perizia e d’una collaudata maestria, perché usava con arte la saliva per lubrificare l’asta per non crearmi nessun fastidio, inoltre lo ingoiava tutto fino in fondo facendomi vaneggiare, oltre a ciò vederla lì inginocchiata mi eccitava parecchio scompaginandomi le membra. Con le mani raggiunsi le sue splendide e straripanti tette, iniziai a giocare con quei due piccoli gioielli che erano i suoi capezzoli. Elena apprezzò nel sentire i suoi mugolii e lamenti di piacere, cosicché io insistetti. A un certo punto la fermai, poiché non volevo sborrare rapidamente, perché ambivo assolutamente alla sua bocca.

In quell’occasione ci lanciammo in un bacio lungo e selvaggio, intanto che le mie dita strapazzavano i suoi capezzoli, portandola a un orgasmo inaspettato e travolgente. Sapevo che non si sarebbe placata e subito le rinfilai il cazzo in bocca apostrofandola con un “dai succhia piccola troietta”. Un rapido imperativo cui lei ubbidì subito succhiandomi con ardore e foga fino alle palle. Io le dirigevo la testa, perché in pratica la sua bocca era diventata come una fica, io la stavo scopando.

Pensando a quest’evento sborrai a meraviglia in conclusione sulle sue tette, lei bevve senza difficoltà e senza ritegno, poi improvvisamente s’alzò e mi baciò facendomi assaggiare lo sperma.

Avevano perfettamente ragione le mie ex donne: avevo realmente un sapore e una squisitezza di dolce.

{Idraulico anno 1999}