i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

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2. Estasi

La notte avanzava spedita tra le piante ad alto fusto, mentre il sottobosco accompagnava i loro passi tranquilli, frusciando leggero nel silenzioso procedere. Lui guardava estasiato la fronte di lei al suo fianco, assorta, appena china in avanti, che risplendeva, nel tripudio lunare a tratti velato dalla trama leggera delle larghe foglie d’acero; filtrava attraverso il ricamo di olmi e di querce che li accompagnavano.

L’immagine, vestita di surreale splendore, si stagliava nell'argentea cornice del paesaggio silvestre. Bellezza siderale, areolata dall'incanto della serica trasparenza delle gote; si esaltava nella delicata, composta nudità degli omeri che incorniciavano il seno, indifeso
nell'ammiccante rotondità.

Un leggero sobbalzo scomponeva la perfezione della morbida sfericità, corrotta dal moto delle gambe flessuose che si alternavano secondo un'’andatura felina. La lunga, elastica coscia scendeva, affusolandosi, articolata nella perfetta rotondità della rotula che imperniava il nervoso polpaccio, perfezione di tornitura.

Il modello “Chanel” dal tacco vertiginoso s’intonava, con eleganza, al piede affusolato, esaltato dallo scollo ampio. Le lucenti unghie, perfettamente laccate si affacciavano dalla punta aperta come rosee ghirlande. Passava dalla luce siderale all'ombra più scura della notte in un gioco alterno di luci ed ombre in cui la sua figura si esaltava, destando il desiderio del maschio al suo fianco.

Piegò il gomito e trattenne la mano di lui, quasi fosse di sua proprietà. Infilò l’avambraccio dell’accompagnatore sotto il suo braccio, come una profumatissima alcova permeata di HypnoticPoison di Dior. Di sottecchi girava lo sguardo verso di lui che, incantato, non smetteva di ammirarla.

Spalla contro spalla, aderiva perfettamente, in posizione paritaria. Iniziava a sentirlo suo. Lui trovò il coraggio di chiedere il nome di tanta meraviglia. “Chantal” - fu la breve, controllata risposta che cristallina s’infranse nei deliziati padiglioni auricolari di lui. Si fermò davanti a lei, sbarrandole il passo; le raccolse le mani fra le sue, stringendosele alle labbra. La guardò negli occhi: “Guido...” pronunciò, mentre le bocche si avvicinavano paurosamente.

Bruciavano le labbra ancora prima del contatto, cercandosi affannosamente. L’esplosione divampò, distruggendo ogni residuo freno. Due cervelli in narcosi. Due corpi trovarono il loro naturale nesso. Con movimento a scatto si unirono, macchina d’amore perfetta.

Il tondo seno di lei, inturgidito, si tendeva, nella licenziosa, trasparente nudità, contro il petto muscoloso di Guido, le anche fuse in un solo aggetto. Le mani scivolavano sull'esiguo velo di seta di lei, sui morbidi vestiti di lui; troppi per entrambi.

Dal collo, ai seni, all'addome, alle cosce, le mani assecondavano il disegno pattuito, finché l’audace artiglio del rapace non scivolò, veloce, verso la no-zone area. Fulminea, lei lo precedette.Evitò l’attentato alla sua virtù e sollevò le irrequiete mani concedendo loro le dure cupole dei seni che debordavano dal bustino Hedona di Chantelle.

Brillavano sode come punti esclamativi nel turbine della notte. Due minareti s’elevavano in quell'inferno di sesso. I baci si fecero appassionati. Prima le lunghe dita affusolate, orlate di rosa filler shiny brillante, sfiorarono l’arco labiale del partner, attonito per l’iniziativa. Delicatamente, in catalessi, accostò le sue alle labbra dell’altro. Sfiorò, per tutta la lunghezza, il sottile labbro superiore, passando alla carnosa escrescenza inferiore. Equanime, adagiò mollemente i morbidi petali sulle labbra del partner, a prenderne lo stampo. Poi,distrasse lentamente il viso, abbandonando il contatto, giusto il tempo per mandargli un caldo, timido messaggio dagli occhi di cristallo, di cerbiatto sperduto, quasi a scusarsi di quel che stava per accadere.

Lo colse di sorpresa e, con studiata delicatezza, assunse nuovamente la presa delle labbra di Guido; le valve scattarono e la perla fatata uscì dal guscio. Pigramente, sapientemente, la lumachina silenziosa esplorò la voragine che le si apriva davanti. Sfiorò i bianchissimi denti prima di contorcersi e scivolare all’interno della chiostra, dibattendosi nel simulare la ricerca di una via di fuga che non c'era. né desiderava; arretrava provocando la sua reazione.

Guido la tratteneva per la nuca con la forza della mano aperta, impedendole di ritrarsi, se mai l’avesse voluto, per subito sprofondare nella ricerca di un appiglio che impedisse il dissolversi dell’incanto. Gli occhi chiusi sognavano estatici. Chantal, era all’attacco. Con una mano gli accarezzava il collo, mentre con l’altra, a sua volta, premeva la nuca al suo Adone, in modo da congiungersi in un profondo french-kiss.

Il tempo scorreva; scorreva indisturbato, mentre Cupido giocava con i due fantocci. Il respiro, affannoso, reggeva in unico afflato, finché Guido sembrò destarsi; afferrò la callipigia vergine dalle spalle e scese nell'orto incantato, baciando
le morbide, rilevate forme che gli si offrivano, indifese.
Lei, con saggia ritrosia, lo assecondò, ritirando la chiocciola nella casina e offrendo le sue dovizie. Con moto leggero, lo baciò sul capo chino, distaccandosi leggermente per permettergli di scorrere in giù a suo piacimento. Come si era avvicinata a lui, con calcolata lentezza se ne allontanò, sganciando con inequivocabile fermezza le mani di Guido dal suo derrièr.

Con le braccia semitese, si distanziò di un passo e lo guardò con infinita dolcezza e comprensione, emanando un sospiro, come se fosse riemersa dopo una lunga apnea, scivolando nel guscio rosa del vestito.

Adocchiò la trousse Dior in tinta, scivolata ai piedi nella concitazione degli istanti precedenti. Guido, stordito, incredulo, si riebbe e capì; inuna frazione di secondo le porse la piccola borsa.
Gli sorrise, Chantal, come un sole sfolgorante dopo il temporale e trascinandolo quasi di corsa verso la sala impose gioiosamente: “Balliamo!?”.

Nell’affollata sala, il ritmo si era calmato, lasciando il posto a una riposante rumba. Cercarono un tavolo che, dietro moderata mancia al cameriere, si concretizzò in un angoletto, distante, ma nontroppo, dalla pista. Lei chiese qualche attimo di licenza per rifarsi il trucco e lui n’approfittò per liberare la tensione vescicale e sbollentarsi sotto l’acqua fresca.

Al ritorno sembravano entrambi freschi come rose. Guido rimase abbagliato dalla flessuosa rotondità del collo di Chantal, scoperto dai capelli,raccolti, ora, in elegante crocchia sul capo. Era bellissima. Ballarono divinamente scambiandopareri sulla musica, scherzando, ridendo e bevendo in modo contenuto.

Non si accorsero del consumarsi delle ore, mentre si conoscevano meglio.Guido era medico, Chantal gestiva un centro di “remise en forme e trattamenti estetici”, comeevidenziavano i biglietti di visita che si scambiarono. Guido la sentì improvvisamente imbarazzata,come se avesse un problema da risolvere. Un’occhiata furtiva al Cartiér la convinse a dire che doveva assentarsi un attimo, non precisò per cosa. Gli dette un bacio appassionato che lo attizzò nuovamente e si diresse verso i bagni, scomparendo dietro i soliti tiratardi che si dimenavano stancamente sulla pista.

Non tornò più. Guido se n’accorse in ritardo, quando, impensierito, si recò ai bagni. Trovandolideserti, chiese al cameriere conferma al suo dubbio. Perché quella fuga? In ogni modo aveva il suorecapito. Non vedeva l’ora che potesse spiegarsi.
Rientrò a casa, mentre l’alba soffondeva di rosa lenuvole scure. S’addormentò di un sonno agitato