i racconti di Milu
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“Ho solamente una vivace smania e una gagliarda volontà d’allontanarmi e di scappare, d’andare via, di dileguarmi definitivamente da te”.

Nulla, effettivamente, era stato più omogeneo, proporzionato né uguale da quando lei se n’era andata con questa cupa, astrusa ed enigmatica frase. La vicenda peggiore era il senso di colpa, perché permettersi di discutere e di litigare era una libertà che in un amore poco consolidato e moderatamente stabile non ci si poteva prendere. Di questo andare, invero, lui si trovava deluso, insoddisfatto e occupato della propria vita e delle proprie relazioni sociali. L’esclusivo e l’unico sollievo erano precisamente le uscite con gli amici, amici di sempre, forse da anni, dato che sono tempi che non ti consentono né ti permettono di ricordarti la prima volta che ci hai parlato.

Lei invece era stata per lui realmente un fulmine a ciel sereno, una di quelle persone che guardandoti solamente riesce a renderti in maniera brillante e in modo inatteso una stupenda giornata iniziata peraltro male. Lei aveva quegli occhi, quel corpo, quel viso, quel sorriso e quelle gambe che sembravano da sole reggere il mondo intero, e lui, da sempre alla ricerca e allo studio di qualcosa in più ne era rimasto talmente abbagliato e apertamente affascinato.

Lui menzionava ancora adesso questi favolosi istanti, avendoli peraltro bene impressi nella memoria, le prime volte con lei completamente comunicativa, estroversa ed emancipata, mentre lui si trovava radicalmente confuso, imbarazzato e incerto da tanta inedita dolcezza. Se la ricorda al presente che dorme nuda sul loro letto con gli occhi chiusi e le braccia distese lungo il corpo, perché lei è un’eccitazione fatta di delicatezza, di garbo e di tenerezza.

Lui la guardava, le studiava i seni esaminando nel contempo le mani, dato che avrebbe per ogni cosa al mondo auspicato che quelle mani e quei seni non si fossero mai staccati dalla sua bocca. Si ricorda esattamente la sua bocca, quella bocca che sapeva farlo semplicemente appassionare ed entusiasmare con una maestria e una padronanza mai provata, quella lingua che accarezzava ogni centimetro di pelle, mentre le mani strette insieme annunciavano comunicando e diffondendo sensazioni che non erano state mai così definite e nitide, ma che erano risultate irripetibili e uniche.

Lui si ricorda ancora i suoi sensazionali gemiti, ogni volta che entrando lei s’offriva proponendosi interamente con i glutei stretti accogliendolo in un segno incondizionato d’amore e senza riserve di piacere. I suoi movimenti erano continui, formidabili e sempre più forti, cadenzati e strepitosi, la brutalità e la violenza non c’erano, perché non c’era nulla di negativo né di sfavorevole, visto che ricordava ancora il sapore del suo corpo con quelle secrezione che lo saziavano rendendolo appassionatamente beato e indiscutibilmente felice, eppure lei aveva repentinamente deciso senza avvisaglie né indizi alcuni, concludendo che tutto questo non era per lei confacente né idoneo né sufficiente.

Chissà, che cosa le frullava realmente nell’intelletto? Chi può dirlo con esattezza che cosa s’incuneava agitandosi misteriosamente nella sua mente.

Fatto sta, che lei non s’accontentava più, era astrusamente contrariata, non gli bastava, aspirava e cercava inseguendo incomprensibilmente e segretamente dell’altro.

{Idraulico anno 1999}