i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

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Aria calda soffiava dall’interno dell’isola e sul piazzale dell’aeroporto si vedevano delle macchie bianche che si muovevano insieme all’aria calda. Le auto che passavano nelle strade intorno all’aeroporto sembravano galleggiare ed anche sparire come risucchiate da quelle chiazze bianche dovute alla calura opprimente dei primi giorni di agosto.
La mia mansione è rampista in un aeroporto commerciale. Nel piazzale c’era molto movimento dovuto all’intenso traffico di aeroplani carichi di turisti; bagagisti, tecnici di linea, supervisori ed anche piloti che giravano intorno ai propri aeroplani per fare le rituali ispezioni.
Il rumore degli ausiliari unito a quelli degli impianti di raffreddamento dei freni era veramente alto.
Vedevo in lontananza il personale di terra che si affaccendava per dare i servizi indispensabili alla ripartenza dell’aeromobile.
Non ero stata assunta stabilmente ma era già da quattro anni che facevo d’estate questo mestiere e ritenevo parte della mia famiglia lavorativa il personale che ci lavorava; ne osservavo la dedizione e la passione sul lavoro nonostante le condizioni che altri lavoratori giudicherebbero proibitive come quelle di questa estate.
Fino ad ora tutto è filato liscio e nulla è andato storto.
Il mio compito è assistere l’aeroplano e quindi devo salire e scendere su un aereo e giù da un altro man mano che arrivano e partono ad assistere l’equipaggio dal momento dell’apertura del portello di accesso fino al rilascio con il push back e l’accensione motori.
I quei momenti si spera sempre che ogni problema sia stato risolto, ogni anomalia rientrata seguendo le procedure stabilite, tutto insomma nel migliore dei modi fino a ieri, giorno del rientro a casa.
Io abito nel nord Italia ed alla fine del mio periodo di lavoro torno per qualche giorno a casa. Insieme a me altre persone che lavorano qui e nell’attesa di salire a bordo gioivamo convinti di tornare a casa alla sera.
Tutti aspettavamo l’annuncio di chiamata per l’imbarco per poi salire a bordo ma avevo un presentimento non bello; infatti quando mancavano circa 10 minuti alla chiamata la porta del finger si aprì ed in quel momento il mio sesto senso già aveva mi dava la sensazione che qualcosa non sarebbe andato per il verso giusto.
Un collega con un foglio in mano con un responsabile della compagnia aerea ci informava con aria dispiaciuta che uno di noi sarebbe dovuto rimanere a terra fino all’indomani. Infatti uno dei posti a bordo sarebbe stato occupato da un tecnico che doveva assolutamente andare a fare assistenza tecnica in un altro aeroporto ed essendo l’aeroplano completo in ogni posto uno di noi dipendenti avrebbe dovuto cedergli il posto a bordo.
La discussione non fu serena, anzi fu molto agitata, ma alla fine sono stata io a rinunciare a prendere quel volo ed aspettare la partenza con il primo volo il giorno successivo.
Ciò ha reso il mio umore era davvero pessimo.
Era dal giorno prima che assaporavo il rientro a casa, dopo quattro settimane di lontananza. Tornare nel mio nido, aprire la porta e riassaporare i soliti profumi, gli odori delle mie cose, ascoltare la mia musica, addormentarmi sul mio divano e svegliarmi con stereo acceso ma ormai muto. Già mi vedevo nella mia piccola cucina a mangiare un buon piatto di pasta e leggere i giornali accatastati nei giorni di assenza, camminando a piedi nudi e prendendomi cura delle piante sul terrazzo.
Invece nulla. Mi dissi “Pazienza!”
Così restai un altro giorno in compagnia dei miei pensieri, della solitudine e della delusione.
Mi fu offerto un posto su un volo dell’indomani alle 06.15 del mattino.
Quando ho detto che mi sembrava un po’ prestino per una donna che a quell’ora sarebbe dovuta essere a casa sua mi è risposto che non c’era altro modo di farmi passare il mare e mi hanno guardato con aria ironica e di compatimento come se pretendessi di andare sulla Luna. In quei momenti devo aver fatto la figura dell’isterica.
Stavo per andare via quando un ragazzo della mia stesa azienda ma mai visto prima si presenta per dirmi che l’amministratore delegato della società di gestione dell’aeroporto mi invitava a cena. Arrabbiata com’ero ho rifiutato. Ero stanca e stufa ed ho preferito andare a dormire, vista la sveglia di prima mattutina che mi attendeva.
In realtà non ero stanca affatto, così il suono della sveglia all’alba mi ha fatto sobbalzare. Non mi ero resa conto che mi ero addormentata tardissimo e che dopo poche ore era già ora di svegliarsi.
Mi disi “Dormirò a bordo”
Quindi doccia veloce, quasi fredda, per ritemprarmi dal caldo di questo posto pensando che così mi avrebbe aiutato a svegliarmi.
Alle 5.20 check in e poi ho pensato che almeno qualcuno dei miei colleghi si sarebbe fatto vivo per scambiare due parole prima dell’imbarco.
Dal giorno prima il mio umore non era migliorato.
La sala imbarchi a quell’ora è deserta ma non piacendomi far aspettare e, nel timore di essere in ritardo, sono arrivata in anticipo. Cammino su e giù guardando fuori dalle vetrate vedendo che gli operatori aeroportuali sono in attività. Gente che corre, che cammina, che si muove in auto, furgoni e trattori con i caratteristici carrellini dei bagagli attraversano il piazzale, che saluta qualcuno cha passa. In lontananza la manica a vento che indica la direzione di provenienza del vento caldo.
Nel silenzio della sala d’attesa sento dei passi, mi giro e son pronta ad essere antipatica e scostante. Il fatto di essere ancora qui e non a casa nel mio letto mi rende odiosa e non fatico molto a riuscirci.
Da dietro una chiosco commerciale sbuca un uomo giovane, alto, abbronzato, con due occhi scuri e profondi, barba appena accennata ed un sorriso rassicurante. Si avvicina e si qualifica come un impiegato amministrativo. Non lo conoscevo e mi spiega che è lì di turno di sorveglianza. Mi parla ma sono talmente scocciata che lo ascolto con distacco. Mi rendo solo conto che ad un tratto con il suo tesserino magnetico apre le porte di accesso al piazzale e mi chiede se lo voglio seguire fino all’aeroplano e che il controllo della carta d’imbarco lo avrebbe fatto lui per me.
Il suo modo di parlare ha l’entusiasmo tipico di chi sta esclusivamente compiendo il suo dovere. Eppure in me accade qualcosa.
Mentre si presentava stringendomi la mano ho sentito il suo sguardo mi attraversava da parte e parte.
Ho notato i suoi occhi che sono andati ad ammirare il mio girocollo di perle ed anche la mia scollatura generosa, inoltre ho avvertito la stretta della sua mano per un istante di troppo.
Logicamente mi sono chiesta se fossero solo delle mie impressioni.
Lui è loquace e visto che l’aeroplano non è attraccato al finger ma sosta in una piazzola remota mi chiede, per farmi una gentilezza, se può accompagnarmi con un’auto di servizio fin sotto bordo.
Per tutto il tempo il suo comportamento è gentile, garbato, mi porta i bagagli mettendoli direttamente in stiva.
Io che posso stare con lui sul piazzale lo osservo senza che lui se ne accorga.
Il mattino è iniziato ed il sole è già sorto e inizia a scaldare.
Le sue braccia muscolose e leggermente abbronzate sono scoperte a metà avendo la camicia bianca con le maniche ripiegate. Noto che le sue mani sono belle, forti e curate. La sua età? Forse fra i trenta e trentacinque anni, non di più. Chissà perché mi ha voluto accompagnare?
Ci fermiamo sottobordo a parlare e con il sole di fronte a lui vedo la sua bocca carnosa sulle cui labbra passa la lingua la lingua per inumidirle; forse crede che non lo stia osservando. In alcuni momenti mi è sembrato che si mordesse delicatamente le labbra.
Mi accorgo che qualcosa sta accadendo in me. Trovo quel giovane uomo interessante e mi viene il desiderio che quando lui si inumidisce le labbra le avvicini a me e morda le mie, che mi stringa con quelle braccia forti. Sento salire dentro di me la strana sensazione di fare sesso con lui e vorrei che salisse sul sedile posteriore dell’auto per farlo con me, vorrei che togliesse gli occhiali da sole, si voltasse ed entrasse in me sfoggiando con lo stesso sguardo che ho visto prima che mi ha eccitato.
Purtroppo ciò non accade.
Siamo qui davanti alla fusoliera di un aeroplano per trasporto passeggeri neanche tanto grande.
Da uno dei finestrini si sporge il copilota, lui lo saluta amichevolmente e poi mi invita a salire sulla scaletta portando il mio bagaglio mano.
Il pilota esce dalla cabina di pilotaggio e mi saluta. Scambiamo frasi amichevoli sul volo che faremo; scopro che si tratta di un volo di posizionamento e che io sono l’unica passeggera. Ciò mi conforta e mi fa pensare che, vista la durata del volo, potrò anche distendermi e dormire anche se a ripensarci difficilmente prenderò sonno nonostante la cabina somiglio ad un salottino volante.
Mi accomodo in una delle poltrone e saluto il mio accompagnatore ma con grande mia sorpresa lo vedo sistemarsi davanti a me e sorridermi nel dire “Anche io vado dove va lei”.
Le sue parole mi sorprendono piacevolmente e sfodero uno dei miei sorrisi più accattivanti, mentre mille pensieri mi tornano in mente. Mi pare che lui abbia un’età tra i trenta e trentacinque anni mentre io ne ho trentotto.
Gli chiedo di darmi del tu.
Lo ascolto mentre mi spiega che sta andando a fare un corso di aggiornamento di volo su nuovi aeromobili. Di queste cose ne sono profana e molto ignorante e gli spiego che non me ne intendo affatto. Intanto il rumore dell’aereo aumenta e per un movimento subconscio accavallo le gambe davanti ai suoi occhi che diventano interessati, imbarazzati ed eccitati. In effetti non sono molto vestita. Una canotta bianca ed una semplice mini gonna scura, una camicia di lino bianca aperta tanto da mostrare il solco fra le tette, sandali neri a tacco alto e la collana di perle vere mio gioiello preferito. Prima di lasciare la mia abitazione per avviarmi in aeroporto ho spruzzato sulla mia pelle il mio profumo preferito.
Il decollo è avvenuto e la conversazione non è terminata; siamo seduti l’uno di fronte all’altro.
Mentre parla della sua carriera, dei corsi, degli esami, delle dure prove cui devono sottostare i piloti quotidianamente, osservo il suo corpo ben proporzionato, le gambe allargate, le sue spalle quadrate e dritte ed un petto che avrei voluto accarezzare nudo.
Fingo di ascoltarlo attentamente mentre lascio che il suo sguardo scivoli a cercare le mie tette trattenute dal un reggiseno nero in cui colore è ben visibile dal tessuto della camicetta bianca.
Mi chino per accarezzarmi le gambe, ridendo verso di lui, facendo sì che le mammelle si posino sulle mie ginocchia offrendo volutamente alla sua vista tutto ciò che posso.
I suoi occhi brillano. Mi inumidisco le labbra con la lingua, seguendo il suo stesso movimento che è aumentato. Continuo ad accarezzarmi le gambe con un dito, giocherellando con un braccialetto d’argento che cinge la caviglia e che ho indossato per andare in spiaggia, risalendo fino all’incavo del ginocchio e ancora più su fin dove l’orlo della gonna è salito per quella scomoda posizione e che io non ho voluto appositamente abbassare.
I suoi occhi seguono ogni mio movimento.
Le poltrone non sono molto comode e sfrutto ciò come scusa per cambiare posizione allungando le gambe, stendendole verso di lui. Poggio la schiena alla spalliera portando il petto in avanti e sollevando le braccia per distendermi facendo svettare fuori dalla camicia le mammelle che non vedono il momento in cui le toccherà. In effetti sono coperte dietro un sottile telo di cotone e sono già nude per lui. Nell’allungare le gambe ho fatto sì che i nostri piedi quasi si tocchino ed in particolare il sinistro a cui ho tolto la scarpa  e che nudo tocca la sua scarpa.
Abbiamo smesso di parlare.
Lentamente, quasi a rallentatore, i suoi occhi mi spogliano, risalendo lungo le gambe e cercando di curiosare sotto la gonna nera. Sento il suo desiderio crescere, lo immagino dentro i pantaloni, premere contro il ruvido tessuto per uscire, allo scoperto finalmente. Voglio i suoi occhi nei miei. Voglio le sue mani addosso, la sua lingua tra le labbra, tra le gambe. Voglio il suo corpo sul mio. Invece apro delicatamente le gambe, rispondendo semplicemente ad un invito mai rivolto, ubbidendo silenziosamente ad un ordine preciso. Sento il suo sguardo risalire tra le gambe. Chissà se può vedere la mia eccitazione. Chissà se può scorgere nei miei slip il desiderio di essere sua, subito, completamente.
Interrompo la sua attenzione verso di me invitandolo a sedersi di fronte a me nelle poltrone centrali in corrispondenza delle ali dove ci sono le uscite di emergenza. Lì le poltrone sono un po’ più distanziate e una è messa di fronte alle altre. Questa idea mi è venuta dopo che mi è venuta voglia di essere toccata da lui.
Quindi mi alzo di scatto, lasciandolo perplesso, ma invece di fermarmi dove ci sono le poltrone che gli ho indicato proseguo dirigendomi verso il bagno da cui esco poco dopo.
Il suo sguardo è diverso da come l’ho lasciato: si vede chiaramente la delusione del non essermi fermata di fronte a dove lui è ora. Forse ho interrotto troppo bruscamente le sue sensazioni.
Il rumore dei propulsori dell’aeroplano è maggiore e resto in piedi ferma davanti a lui.
Lo vedo sollevare lo sguardo scorrendo partendo dai piedi e finendo al mio viso. Quando i nostri sguardi si incrociano gli sorrido e mi chino offrendogli un piccolo regalino che tenevo nascosto nel palmo della mano: il mio perizoma.
Lui lo afferra, lo avvicino al naso ed alle labbra e vedo che lo annusa cercando il triangolino che copriva la mia figa e poi chiudere gli occhi ed aspirarne meglio i profumi afrodisiaci che emana.
Il messaggio è chiaro, lui lo capisce e non si ritrae.
Sento le sue mani andare sulle mie gambe, scivolare verso i fianchi sollevando la minigonna scampanata che li copre esponendo così  tutto il pube con la figa in mostra. Non è meravigliato che sia depilata totalmente.
Si ferma e rimane per un istante ad osservarmi con il mio sesso davanti al suo viso che avvicina poggiandolo con delicatezza per cercare il clito, fonte della mia voglia, con la lingua morbida tra le labbra.
Mi appoggio ponendo una gamba piegata sulle sue spalle e spingo la sua testa tra le mie gambe divaricate. L’equilibrio instabile mi costringe a cercare un appoggio.
Lui capisce che la posizione è molto erotica ma anche difficile da mantenere ed allora mi fa sedere nella mia poltrona. Si inginocchia davanti a me affondando tra le mie gambe mentre le mani premono la sua testa sulla figa che ha una voglia infinita di godere.
Lascio che mi mangi il sesso e che cerchi dentro di me ogni goccia di piacere; la sua lingua entra ed esce, mentre le labbra mi succhiano con avidità. Purtroppo l’unica cosa che mi dà un po’ di fastidio è la barba che punge sulla pelle liscia e morbida del mio pube e della figa mentre mi lecca.
E poi mi rende la scortesia.
Improvvisamente si arresta, forse per ricambiare il gesto che io avevo avuto nei suoi confronti quando sono andata in bagno a togliermi il perizoma, e si solleva restando lì a guardarmi con aria di sfida.
Ora sembra che le parti si siano invertite.
Ora sono io ad avvicinare il viso al suo sesso liberandolo dagli indumenti e lasciandolo scomparire senza fretta tra le mie labbra mescolando la mia saliva al suo sapore dolce.
Lui ha molta voglia e da buon maschio me lo spinge in gola.
In gola lo sento rigido, turgido e caldo. Le mie labbra lo avvolgono come in un abbraccio morbido e la lingua gioca con piacere intorno a quel gioiello della natura.
Sento le sue mani sulla testa mentre le mie gli afferrano i glutei per avvicinarlo e tenerlo fermo davanti a me cercando così di dargli tutta la mia passione erotica. Avverto che le sue gambe tremano per l’eccitazione.
Il rumore dell’aeroplano e l’insonorizzazione della cabina del jet copre i suoi gemiti, i sospiri ed in cabina di pilotaggio nessuno si accorge che stiamo facendo sesso.
Il desiderio di sentirlo esplodere dentro la mia bocca è grande; vorrei che lui mi facesse impazzire e vorrei che perdesse il controllo scopandomi come una cagna.
Sollevo la testa per guardarlo e poi mi rituffo ad assaggiarlo per a divorare il suo cazzo la cui punta turgida e liscia spinge contro il palato e vuole andare in gola per depositare il nettare che sta producendo.
Cerca di spogliarmi, di liberarmi della camicia, del top e del reggiseno.
“Ti voglio nuda!” grida “Voglio vederti come sei!”
Così mi spoglio in un attimo mentre mi divora le tette ed i capezzoli mentre li inghiotte e li morde lasciando sulla mia pelle i segni della sua bocca.
Mi arrendo sollevando le braccia sulla testa e lui mette le mani sui fianchi e la bocca dappertutto.
Sento un ordine “Girati!” ed un istante dopo lo sento entrare dentro di me.
Ora sono schiacciata tra lo schienale della poltrona ed il suo corpo di uomo eccitato. Mi divarica le gambe mentre il magnifico cazzo si spinge ancora di più dentro di me scivolando lungo la caverna del mio piacere fino all’utero che tocca e che vorrebbe fare suo.
Aggrappata alle cappelliere che sovrastano le poltrone reggo il suo corpo aiutata dalle sue mani che impugnano i miei seni. La sua bocca mi morde la pelle nuda delle spalle e del collo. Il suo respiro caldo ed affannato per l’eccitazione e per l’imminente orgasmo mi piace e mi eccita facendomi bagnare notevolmente. Anche i gemiti e le mie grida ormai senza controllo.
Mi prende così, esplodendo dentro di me, in un amplesso passionale e violento. Stringendomi fino a stordirmi di piacere depositando nel mio intimo il suo seme bianco. Era quello che desideravo da tempo e che non riuscivo a trovare; ora l’ho raggiunto.
Rimaniamo così per qualche istante per goderci nella nostra personale intimità l’amplesso coronato dall’orgasmo.
Mi bacia dove prima ha morsicato, mi accarezza i capelli, mi fa voltare.
Sono ancora nuda e resta incantato a guardarmi per qualche secondo. Poi mi bacia la pancia, le mammelle, il collo andando con la sua che di me a trovare la mia.
Le nostre lingue sono calde ed affamate, le labbra rosse, i nostri corpi aderiscono nella danza dell’amore.
Mi guarda fisso negli occhi tornando di nuovo a baciarmi.
Si allontana e mi permette di guardare dove sono finiti i nostri vestiti. Sorride e poi mi osserva mentre raccolgo i vestiti sparsi sul pavimento.
Mi porge gli slip.
“Quelli no. Sono per te” gli dico.
“Sei bella” replica ed io controbatto “Tu lo sei”
Mi sollevo in punta di piedi e gli bacio le labbra.
Proseguiamo a toccarci ed a baciarci in posizioni lascive restando nudi.
All’atterraggio né il comandante né il copilota fanno cenno a ciò che è avvenuto durante il volo e tantomeno noi.
Li salutiamo e sbarchiamo felici di esserci uniti così come lo siamo ora che abbiamo una bella bimba nata da quell’accoppiamento.
Stiamo pensando di ripetere l’esperienza per fare un secondo figlio sperando che sia maschio per avere una bella coppia di bambini.