i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

| Sexy Video Chat | Gay Cam | Messenger - NEW |

[ - ] Stampante
Indice
- Text Size +
E’ stato avvenente e bellissimo, oltre ogni concezione, più di qualsiasi immaginazione, per il fatto che ero uscito come ogni mattina per percorrere qualche chilometro di corsa all’aria aperta. La strada di campagna che scelsi di percorrere quel giorno si perde subito dopo qualche centinaio di metri dentro un bosco abbastanza fitto. E’ particolarmente bello correre lungo i sentieri in terra battuta, sentirli morbidi sotto la suola delle mie scarpe da ginnastica, respirare l’aria pulita e profumata di resina dei pini, godendomi il silenzio rotto semplicemente dal canto degli uccelli. Arrivai in tal modo nei pressi d’un bivio e presi il sentiero sulla destra, alla fine del quale si raggiunge una radura con una piccola sorgente dove intendevo andare a dissetarmi. Quel giorno, però, non fu limitatamente il solito e tranquillo spiazzo erboso coperto di fiori quello che apparve ai miei occhi, perché là c’era una coppia, un uomo e una donna concentrati in quello che non lasciava nulla né alla finzione né alla messinscena.

Lei si stava spogliando lasciando cadere con arte seduttiva come una consumata ed esperta spogliarellista i suoi indumenti, lui invece, seduto sul sedile dell’automobile parcheggiata con la portiera aperta la guardava denudarsi e accentuava la sua eccitazione, accarezzandosi la stoffa dei pantaloni tesa sopra al membro notevolmente in crescendo. Io mi fermai immediatamente, confuso e imbarazzato, desiderando soltanto d’allontanarmi silenziosamente e velocemente, senza lasciar loro il tempo d’accorgersi della mia presenza, però il mio respiro affannato di chi si ferma all’improvviso dopo una lunga corsa accaldato e stanco, mi fece immediatamente scoprire dai due. In quella circostanza riuscii a mormorare a malapena qualche parola per scusarmi e voltai le spalle con l’intenzione d’andarmene, malgrado ciò l’uomo mi chiamò:

“No, aspetta ancora, non andartene. Ascolta, ho una proposta per te”.

Rimanendo piuttosto stupefatto mi girai di nuovo e abbastanza ingenuamente chiesi all’uomo che cosa intendesse dire, lui mi propose di diventare loro complice in un gioco erotico che avrebbe coinvolto tutti e tre: io, lui e la moglie. Subito rifiutai, tuttavia la moglie una bella quarantenne bionda ormai quasi completamente nuda s’avvicinò a me, io non potei fare a meno di posare il mio sguardo sul suo splendido corpo, coperto a malapena da un raffinato completo di biancheria intima in pizzo color avorio quasi virginale, eppure terribilmente seducente. Un reggicalze elaborato sosteneva uno splendido paio di calze appena più scure che fasciavano due gambe lunghissime, ma perfette. Il perizoma di pizzo talmente leggero da essere quasi trasparente copriva il monte di Venere chiaramente depilato e lo stesso facevano le coppe del reggiseno, sotto al quale s’indovinavano i capezzoli rosa scuri eretti e gonfi che premevano dietro la stoffa. Lei posò la mano delicata sul mio braccio, io mi sentii percorso da un brivido caldo, fremito quest’ultimo che risalì lungo nervi e muscoli e poi ridiscese il mio corpo piacevolmente, raggiungendo velocemente l’inguine che reagì nell’unico modo prevedibile.

In quel tipico frangente sentii l’erezione sfuggire al mio controllo, poiché se ne accorse anche lei accogliendola sopra alla stoffa leggera dei miei pantaloncini da corsa con una carezza. Il palmo caldo si posò sul mio pene, prima delicatamente e poi premendo più forte, mentre le dita si richiudevano intorno al fusto che si gonfiava sempre più. Il suo corpo caldo e profumato di femmina eccitata sfiorò il mio, mentre l’altra mano s’insinuava partendo dal basso sotto la mia maglietta risalendo lungo il ventre fino a raggiungere il mio torace, dove indugiò accarezzandomi i capezzoli. La sua bocca sul mio collo, le labbra umide e la punta della lingua rovente percorsero i miei nervi in tensione tra la spalla e la mascella, finché sentii il suo alito caldo sul lobo dell’orecchio. Non mi trattenni più e posai le mani sui suoi fianchi stringendoli. Fu delizioso il contatto con la sua pelle vellutata sotto le mie dita, i miei palmi desiderosi che scivolarono giù seguendo la curva naturale, per arrivare finalmente a riempirsi di morbide, rotonde, sode e piene natiche. Nel fare questo percorso le dita avevano abbassato contemporaneamente il bordo del perizoma, che scivolò giù lungo le gambe trattenuto solo dai gancetti del reggicalze.

Io slacciai velocemente anche quelli e tirai giù tutto inginocchiandomi e trovandomi così con il viso all’altezza del suo sesso semiaperto: la pelle rosa scura delle piccole labbra che fuoriusciva dal pube candido attirava in modo ipnotico la mia bocca, tanto che sobbalzai quando il marito che si era avvicinato per osservare meglio la scena giunse dietro di lei e sganciatole il reggiseno la lasciò completamente nuda al mio sguardo. Mi rialzai, ma lui s’allontanò di nuovo anche se di poco, evidentemente interessato a godersi lo spettacolo. Stranamente la situazione anziché infastidirmi e innervosirmi mi eccitò ancora di più. L’idea d’essere osservato dal legittimo consorte di quella splendida donna, mentre mi chiedeva solamente che la prendessi in tutti i modi in cui mi fosse piaciuto contribuì a stordirmi, mentre un’ondata intensa di piacere si espandeva dal mio sesso, che lei ormai aveva liberato dai pantaloncini e stimolava abilmente muovendo lentamente su e giù la piccola mano chiusa a pugno.

Io mi spogliai dei pantaloncini e della maglietta, poi l’afferrai per mano e la condussi verso l’automobile. Arrivati davanti all’autovettura la girai verso il cofano cominciando ad accarezzarla. Inizialmente partii dai polsi e venni su fino alle ascelle, da lì baciandola sul collo portai le mani ai suoi seni colmi e me ne riempii i palmi. I capezzoli tra le dita che s’irrigidivano, i brividi che percorrevano sotterranei la sua pelle, il suo respiro che diventava sempre più corto. La testa era inclinata verso di me, la schiena era inarcata, il bacino che si strofinava sul mio pene ormai eretto, teso al massimo e intento a produrre il suo generoso lubrificante, cosa che avveniva abbondantemente anche in lei. Il profumo della sua eccitazione, infatti, riempì le mie narici, così sempre stimolandola con una mano e un braccio, sulla quale lei sfregava i capezzoli sensibili, portai l’altra mano tra le sue cosce divaricandole con un ginocchio infilando prima un dito, poi due nella fessura bagnata. Lei sporse ancora di più il culetto verso di me, spontaneamente si chinò sul cofano dell’autovettura mostrandomi tutto lo spettacolo di quel fiore che s’apriva per me, che s’offriva appetibile, invitante e voglioso.

Tutto quel desiderio m’inebriò, non capii più niente, la presi e la penetrai. Lei era caldissima e accogliente con quella guaina che si dilatava e poi si chiudeva intorno a me, pulsando, stringendo e spingendo le natiche contro il mio ventre, con un movimento sensuale dei fianchi sotto le mie mani che l’accompagnavano tirandola verso di me. Io m’abbandonai completamente alle sensazioni, al piacere che montava, la spirale che mi prese mi portò sempre più in alto. Di lei sentivo i suoi gemiti sempre più forti, le contrazioni muscolari della sua carne stretta intorno alla mia, però soltanto allora m’accorsi, anzi, presi coscienza della presenza del marito che si era a sua volta liberato e stava masturbandosi notevolmente, riempiendosi gli occhi dello spettacolo che gli offrivamo. Lui c’incitava di muoverci, di godere, di sbatterci, di scoparci, mentre assisteva infoiato e invasato alla scena, intanto lei udendo quegl’inviti diventava sempre più bagnata e più vogliosa. Io ero quello che esultavo e gioivo di lei, del suo corpo, della sua pelle grondante e rovente contro la mia, io che la possedevo, io che venivo furiosamente e potentemente dentro di lei riempiendola del mio seme, mentre l’altro guardava impotente. Io ho vinto, sì, io ce l’ho fatta”.

“Va bene, è sufficiente così signore, direi che ora può bastare. Adesso si calmi e si rilassi, respiri profondamente e senza fretta apra gli occhi”.

La voce calorosa, distesa e rassicurante della psicanalista m’interruppe, calmandomi e riportandomi alla diversificata quanto contrastata realtà. Aprii gli occhi e mi ritrovai lì sopra quel sofà dove ogni volta m’accomodavo per le sedute d’analisi cui ricorrevo, per appianare e per risolvere i miei problemi sessuali. Alla mia monumentale e smisurata fantasia infatti, coincideva disgraziatamente un serio e vasto ostacolo, perché corrispondeva purtroppo un blocco psicologico altrettanto grande che m’impediva d’avvicinare una donna sola, di corteggiarla, d’attrarla e in ultimo di sedurla.

Io ero interessato unicamente dalle donne accompagnate dai fidanzati, dai mariti, con tutti i consueti e gli usuali problemi che questo aspetto comportava. In quella circostanza squadrai la dottoressa alla quale avevo raccontato l’ennesimo sogno ricorrente, che variava unicamente in pochi particolari da una notte all’altra. Era evidente e indiscutibile, che raggiungevo il massimo dell’eccitazione soltanto se immaginavo una donna disponibile, sottomessa, che s’offrisse senz’esitazioni, che riuscivo a farla mia sottraendola a un rivale, soppiantando un altro maschio nella sfida del possesso. Sì, in verità, avevo già afferrato e compreso il concetto espresso dalla dottoressa, che cercava nel contempo d’aiutarmi nel rapportarmi in una maniera ritenuta consona e normale con una donna libera, senza quest’estremo bisogno di competizione e di vittoria su d’un rivale. La dottoressa mi guardò negli occhi, posò sulla scrivania il blocco e la penna con cui annotava accuratamente le conclusioni e i risultati d’ogni seduta, si levò gli occhiali e in maniera cortese mi palesò:

“Devo farle notare signore, che anche se ha preso consapevolezza del vero motivo per cui limita la sua sessualità a situazioni di questo tipo, e non l’ha portata nella direzione del progresso da me sperato, a questo punto penso che soltanto una cosa possa aiutarla veramente”.

Così dicendo sciolse i capelli che teneva legati in un serio e professionale nodo sulla nuca, si sbottonò la camicetta di seta sempre minuziosamente chiusa fino alla gola, svelando due seni candidi e pieni coperti dal reggiseno in pizzo nero, dopo sollevò la gonna sui fianchi mostrandomi il bordo di pizzo delle calze autoreggenti nere anch’esse.

Io ero visibilmente disorientato e certamente impedito dall’incredulità, innegabilmente paralizzato dallo stupore, che nemmeno m’accorsi della mia vigorosa eccitazione, almeno fino al momento in cui lei non salì cavalcioni sopra di me mettendosi ad armeggiare con la cerniera dei miei pantaloni e diede in quel modo inizio alla personale terapia vera e propria.

Inutile e superfluo divulgare e ribadire che oggigiorno sono totalmente guarito, mi sono ristabilito e anche molto bene. Grazie infinitamente di cuore dottoressa, per il suo fenomenale ausilio e per il suo prodigioso e straordinario supporto.

{Idraulico anno 1999}