i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

| Sexy Video Chat | Gay Cam | Messenger - NEW |

[ - ] Stampante
Indice
- Text Size +
L’asfalto è bagnato dalla pioggia e da diverse ore ormai non passa più nessuno, la stanza è buia illuminata solamente dalla pallida luce artificiale, cosicché m’avvicino al grande tavolo da disegno e fra le tante carte lassù c’è un foglietto con uno scarabocchio rosso, là sopra spicca infatti una specie d’uomo attaccato a un albero con tante mele e una distesa di fiori ai piedi. Questo bozzetto l’ha disegnato lei, mentre fumando m’ha riferito della sua ultima conquista in palestra, io frattanto accartoccio quello schizzo e lo getto nel cestino.

Le note del brano “Rikki Dont’t Lose That Number” degli Steely Dan si susseguono ininterrottamente, da quando lei ha deciso che quello doveva essere il CD della serata, soltanto un sottofondo, ma che non m’impedisce d’accostarlo né d’associarlo al calore e alla foga del suo corpo, perché in quell’istante ho uno scatto e spengo lo stereo. Mi dirigo verso il letto sfatto, mi distendo tra le lenzuola, giacché sono impregnate e pervase del suo profumo e dalle sue secrezioni. L’odore che ne sale mi colpisce, mi centra in modo immediato e istantaneo così come farebbe uno schiaffo in pieno viso, dato che non posso stare nemmeno lì, allora m’alzo. Sposto lo sguardo sul comodino, sotto la finestra osservo un bicchiere di vetro vuoto con il chiaro disegno delle sue labbra, sempre ricoperte di rosso, infine lo scaglio con forza per terra. Il bicchiere si rompe in decine di piccoli pezzi che colpiti dalla luce s’accendono come gocce di pioggia. Dio come la odio, non la tollero per niente, odio e rifiuto il predominio e la prepotenza con il quale invade usurpando i miei pensieri, la mia casa, la mia vita, l’abilità e la capacità d’entrarmi e di ficcarsi dentro anche quando non c’è, principalmente e soprattutto quando non c’è. Non mi permette di vivere, di godere, di gustare e di rallegrarmi delle altre persone, delle altre sensazioni, delle altre commozioni e delle altre meraviglie. Impronte, indizi, segnali e tracce di lei sono dappertutto, per il fatto che quando va via lascia sempre dei segni indelebili e inequivocabili della sua presenza, nella stanza, sugli oggetti, nell’aria, nell’ambiente e nella mia testa.

Adesso apro la porta, lei ha i capelli rossi quasi completamente bagnati, il cappottino di tweed di lana scozzese color verde mela allacciato fino sul collo e il bavero alzato intorno al viso, le calze rosse e gli stivaletti di vernice verde scuro, con le mani in tasca e un sorriso che rischiara la stanza. Entra e mi travolge con la stessa violenza e la forza d’un fiume che rompe gli argini, parole, profumo, risate, racconti, musica ad alto volume, baci e poi il suo corpo, intanto che si sfila i vestiti io rimango abbagliato da ogni centimetro di pelle che mi mostra, dato che vedo il suo pallore esplodere sotto la luce dove sembra ancora più bianca.

Lei dispone, lei ordina, lei pretende, lei stabilisce, lei vuole, sa e si rende conto che può agguantare tutto quello che vuole da me, il mio corpo, il mio letto, la mia capacità di scoparla per ore, però non pretende né reclama che le parli d’amore, non accetta domande, non gradisce richieste, non vuole suppliche, mi usa, m’adopera per passare la serata, per sentirmi suonare, per ascoltare le poesie che compongo per lei. Questo mi deve bastare, mi deve soddisfare e saziare, perché devo renderle atto che è sempre stata chiara e precisa su quelli che dovevano essere i concetti e i principi imprescindibili e vincolanti su cui basare e impostare la nostra relazione. Attualmente è sdraiata sul letto, ha tenuto gli slip e il reggiseno nero come in una sceneggiatura, però scrupolosamente nero.

Sotto il delirio e il fanatismo di colori e di fantasie che usa per vestirsi ho visto solamente biancheria nera, il sorrisetto diabolico e maligno le disegna un’espressione conosciuta, sperimentata, perché so che cosa vuole da me, alza le braccia sopra la testa e inarca la schiena chiudendo gli occhi, in quanto non posso fare a meno di tremare quando la sfioro sotto le mie dita vacillanti ma vogliose, il velluto della sua pelle si raggrinzisce, brividi e sussulti sottili la percorrono. Quando l’accarezzo m’invade la stessa magia che mi rapisce e che m’incanta quando suono il pianoforte, la stessa alternanza del bianco della sua pelle, con i tasti tristi della sua biancheria intima, la musica che scaturisce dalle sue labbra cambia secondo l’intensità dei miei gesti, dalla loro velocità, soltanto respiri lievi all’inizio, poi via via sempre più affannati, trattenuti a stento mordendo le labbra, singhiozzi di piacere prima, poi le urla.

Dio, quanto sa essere grossolana e rudimentale quando se la spassa e gode, quando si trasforma convertendosi in una puttana dove puoi e devi fare tutto. Tante, troppe volte, ho raggiunto l’orgasmo unicamente sentendola e vedendola godere. Le sue richieste, i suoi incitamenti, le sue grida, i suoi stimoli e i suoi sguardi non possono fare altro che sottometterti e sbaragliarti alla sua forza impetuosa e dirompente, alla sua sensualità innata, alla sua capacità d’esigere e di reclamare molto e d’ottenere e raggiungere di più. Io la odio, intanto che disdegno e disapprovo, eppure Dio solo sa quanto, però ogni volta che va via io soffro, perché muoio un po’ stupidamente, in quanto insulsamente assisto, partecipando impotente e disarmato alla mia fine. Gradualmente scivolo cadendo immancabilmente verso l’orlo del precipizio d’una solitudine, in un’assenza che non lascia scampo, perché ti rende dominato e schiavo, sì, è vero dipendente da sensazioni e da pensieri tristi, però allo stesso tempo dolci, alquanto amabili e gradevoli da non farti desiderare di stare meglio.

Un pezzo di me è rimasto impigliato nei suoi capelli rossi, tra le pieghe dei suoi vestiti, perché è imprigionato, deliziosamente ingabbiato nella piccola luce che si riflette nei suoi occhi, in quanto è di colpo trasformato nelle molecole dell’aria che respira, che lei scalda con il suo corpo, perché mi sembra di vederla tornare verso casa per baciare il suo uomo, lei il corpo beato e soddisfatto dalle mie carezze, però con il cuore pieno e gonfio d’amore per lui.

Io ironizzo sorridendo di me stesso, dei miei pensieri, dei miei piani e dei miei proponimenti, di come bizzarro e stravagante è quello che mi succede, per il fatto che ricomincio di nuovo a vivere e a resistere, in attesa e in previsione di rivederla appena possibile.

{Idraulico anno 1999}