i racconti di Milu
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Lacrime d’amore e di passione scaturiscono attualmente dai miei occhi, perché ben impresso e compostamente visibile nella mia mente è il suo viso, la sua soave espressione e la sua avvenente corporatura. Come sarò in grado io mai d’attrarla e in ultimo di conquistarla? E’ attuabile, confortevole e fattibile per chi non sa che cosa vuol dire venerare, appioppare e trasmettere suggerimenti, ammonimenti e esortazioni relativi a una posizione controversa e oscura, perché dubbia e indefinibile è la situazione nella quale mi trovo effettivamente implicato.

Lei è incantevole, estrosa e sfavillante con un’esuberante potenza lussuriosa che ti scardina, brillante ed esperta che ti scombussola, visto che mi fa agitare in corpo il plasma, in quanto ogni qualvolta che annuncio il suo nominativo il mio cuore sobbalza tremolando d’emozione, il mio individuo si ravviva d’un affetto incontaminato e sincero che non riesco a descrivere né a rappresentare, dal momento che credo e ritengo sia puro e schietto amore. Sì, amore e totale affezione per l’appunto, in quanto è una parola che contiene racchiudendo il concetto e il significato della vita d’ognuno di noi, poiché le creature viventi esistono e vivono perché amano e soffrono.

Un uomo inadatto e incapace d’amare non merita di vivere, dato che non potrà mai cogliere e comprendere l’arte in ogni sua forma. La creazione è affettuosità, è benevolenza: tutte le creature viventi amano, pertanto ancora di più l’individuo umano, per il fatto che è munito dell’ingegno più d’ogni altro essere, perciò ha il compito introspettivo e l’obbligo interiore d’amare. Mi piace guardarla camminare, sentire la sua voce calda e sensuale giungermi alle orecchie come qual più bell’armonia, con quella “erre moscia” alla francese capace ed esperta d’estendere e d’ingrandire in me il desiderio di possederla per accoppiarmi. Non desidero solamente fare l’amore con lei, bramerei appropriarmi specialmente della sua sagacia, della sua scaltrezza oltre che del suo ardimento, per il fatto che è una giovane astuta, briosa, con le intenzioni ben ferme e lineari e quest’aspetto moderatamente mi sconvolge.

Monica è affascinante da spezzarti il fiato, è benfatta con i capelli castani acconciati in un lungo caschetto, gli occhi sono d’un colore azzurro intenso e penetrante che immancabilmente trafiggono il mio cuore tutte le volte che i nostri sguardi s’incrociano, assieme agli aggraziati e agli armoniosi lineamenti sia del volto quanto del corpo. Che donna meravigliosa, sebbene sia piccola lei è veramente un capolavoro della natura, giacché dieci centimetri in più avrebbero di certo danneggiato la sua intera figura, perché lei è perfetta così com’è. La perversa e scellerata vicenda accadde un venerdì sera: io e Costantino eravamo di turno nel reparto dei modelli di prova dell’azienda e assieme a noi c’erano anche Claudia, Domenico, Sandra e Roberto. Poco prima delle diciannove e trenta io mi recai in mensa con Costantino e Domenico, dato che dovevamo percorrere il lungo e stretto corridoio che conduce al refettorio, così mentre camminavamo parlando come di norma di donne notai Monica entrare nel bagno delle signore: lì i nostri sguardi s’incrociarono segretamente per un solo istante, sufficiente per accendere in me il desiderio di starle accanto, di stringerla e d’adorarla:

“Vado a lavarmi le mani” - dissi ai colleghi, lasciando che questi ultimi mi superassero.

“T’aspettiamo in mensa” - replicò Domenico.

Io annuii prestando attenzione che nessun’altra persona transitasse nel corridoio, in quell’istante entrai nel bagno delle signore e vidi Monica occupata a sciacquarsi il volto. Lei mi guardò sbigottita:

“Giorgio, mi sa proprio che hai sbagliato bagno” - mi disse sorridendo, intanto che m’avvicinai verso lei con un modo di fare disinvolto e impudente:

“No tesoro, io sono qui per te” - dissi.

In quell’istante appoggiai le mie mani sulle spalle di Monica, mentre i suoi occhi mi fissarono con inquietante curiosità, io l’abbracciai teneramente conducendola in uno dei servizi igienici e chiudendo la porta a chiave. Monica era impaurita, però allo stesso tempo eccitata dal mio anomalo e inusuale comportamento, perché fino ad allora non avevamo avuto l’occasione di stare a tu per tu, se non semplicemente per motivi di lavoro, in quel frangente estrassi dalla tasca un fazzoletto di tela e asciugai il suo viso:

“Come sei bella. Sei così attraente, che per averti sarei disposto a compiere una follia” - le sussurrai all’orecchio.

Monica socchiuse gli occhi e m’accennò un sorriso appoggiando le mani contro il mio petto, giacché io potevo inebriarmi del suo profumo tra l’altro così invitante e sensuale. Lo annusai come un cane in calore, mentre la sua essenza si diffondeva nella mia mente, cosicché avvicinai le mie labbra al suo collo baciandolo con una passione irrefrenabile. Monica rantolò dal piacere, mentre le sue braccia abbracciarono l’intero mio torace, dato che percepii la pressione dei suoi seni contro il mio petto:

“Ti voglio tesoro mio” - le bisbigliai.

Le nostre bocche dapprincipio si sfiorarono, in seguito s’incontrarono lasciando che tenere effusioni coronassero quel magico istante davvero così unico. Ci baciammo con una fenomenale e un’inaudita enfasi, dal momento che le nostre lingue danzarono in armonia l’una con l’altra, permettendo di fondersi in un elettrizzante esultanza sensoriale. La mano di Monica scivolò sul mio sesso gonfio di lussuria, visto che non attendeva altro d’essere toccato da colei che tanto penare e tribolare lo fece. Io accarezzai i suoi seni, sodi come blocchi di granito, slacciandole infine il camice che indossava. Monica era molto euforica: potevo percepire le pulsazioni del suo cuore, l’affanno del suo respiro, il sudore del suo corpo e i fluidi del suo sesso così bagnato di desiderio. Mi spogliai in un battibaleno rimanendo unicamente con indosso le scarpe da ginnastica, poiché spogliai la gioia della mia vita, lasciandola unicamente con le calze autoreggenti:

“Come sei bella” - mi limitai a dirle.

Io accarezzai i capelli di Monica con entrambe le mani, invitandola dolcemente a piegarsi con il volto dinanzi al mio attributo, lei non oppose resistenza alcuna poiché desiderava abbeverarsi alla fonte dell’amore. Un sottile brivido di piacere mi percorse la spina dorsale quando la lingua della ragazza si posò sul mio glande: Monica eseguì il rapporto orale con una tale e intensa passione arrecandomi un piacere indescrivibile, inenarrabile e straordinario, quando poi i suoi occhi cercarono il mio sguardo a stento mi controllai dall’eiacularle in bocca. Avrei appassionatamente desiderato spruzzarle il seme sul volto, ma il rispetto che nutrivo nei suoi riguardi m’impedì di compiere quel brutto, grossolano e sgradevole gesto.

“Baciami Monica” - le ordinai io in un impulso d’autentica libidine.

La ragazza riprese l’eretta postura, adeguandosi ciecamente al mio lesto comando. Le nostre bocche si ricongiunsero freneticamente, poiché dalla sua intimità gocciolò una secrezione viscosa che ne agevolò la penetrazione. Quando Monica avvertì il mio attributo premere nel suo corpo divaricò maggiormente le gambe, in tal modo appoggiai la schiena contro le piastrelle sollevandole ambedue le cosce con le mani. La presi in quella posizione, in quanto conficcai il cazzo nella sua fica pelosissima quanto più possibile, finché il glande terminò la propria corsa contro la cervice, perché fu allora che incominciai a possederla, giacché ero eccitato più che mai. Pochi movimenti della pelvi bastarono per irrigare il suo solco vitale, perché sborrai intensamente nel corpo di Monica inondandola di sperma. In quel momento ero sprovvisto del preservativo, un particolare che m’eccitò ancora di più:

“Ti amo, piccola creatura” - le dissi io, subito dopo aver avuto l’orgasmo, in quanto Monica m’impedì d’estrarre il membro dal suo bassoventre.

“Sì, continua Giorgio, ti prego” - mi supplicò con le lacrime agli occhi. Il nostro fu un vero amore, condensato e riassunto in quel breve amplesso, consumato e vissuto per di più nei bagni dell’azienda.

Io incoraggiai la sua richiesta continuando ad amarla con ardente e passionale impeto, mentre le nostre bocche si scambiavano freneticamente sonori baci carichi di trasporto, giacché bastarono soltanto pochi istanti per placare il desiderio di Monica, la quale riuscì a raggiungere sia l’orgasmo clitorideo che quello vaginale. Io percepii il suo sesso pulsare e contrarsi dal piacere indotto dal mio membro, visibilmente ingrossato in quell’occasione a dismisura come un tondino d’acciaio:

“Ti amo, Giorgio. Sai, era da parecchio tempo che attendevo questo delizioso e incantevole momento” - m’annunciò lei con la voce accesa e sincera.

Io in quell’istante l’abbracciai energicamente facendole appoggiare la guancia contro il mio petto:

“Sai che cosa ti dico? Nulla potrà mai separarci, perché sei mia, mia per il resto dell’eternità” - le sussurrai io piangendo dalla commozione e dall’intenerimento.

Erano le sei in punto d’una festosa e splendente mattinata di primavera, quando la sveglia sul mio comodino mi risvegliò bruscamente di soprassalto dal sonno. Io ricordo che mi svegliai già sudato con il pene duro e le mutande impiastricciate di sperma e Monica svanì all’improvviso dai ricordi della mia mente.

“No, accidenti, che peccato. E’ stato soltanto un bellissimo sogno” - borbottai io, manifestamente avvilito, desolato e palesemente disanimato con il cuore in gola.

La rabbia m’assalì, poiché mi era sembrato d’aver realmente scopato con Monica. Ancora con il rammarico addosso andai a farmi la doccia, consumai la colazione e mi recai come di consueto al lavoro con in mente l’intenso ricordo di quell’irripetibile e stupendo accaduto. La mattinata trascorse alquanto tranquilla: la solita abitudine, i rituali esemplari da collaudare, nulla di coinvolgente né d’emozionante, eppure poco dopo le ore quattordici fui interpellato da una voce femminile:

“Scusa Giorgio, potresti controllarmi questi moduli integrati? Credo che siano difettosi” - mi disse Monica, sopraggiunta dal suo reparto per sostituire due microcircuiti su delle schede urgenti che le avevo consegnato il pomeriggio. Il cuore cominciò a battermi freneticamente nel petto e ogni qualvolta vedevo Monica mi sembrava di volteggiare elegante e leggiadro:

“Ciao Monica, certamente. Arrivo subito” - le dissi io con l’espressione quasi rincretinita.

Andammo in magazzino per recuperare il numero dei moduli difettosi, dopodiché verificammo i pezzi uno a uno. Mi sembrò di ritornare bambino in quel momento, perché avrei voluto esprimerle esternandole a ragion veduta il sentimento che provavo nei suoi riguardi, però la ragione ancora una volta impedì al mio cuore di dire una parola. Trovammo una decina di componenti difettosi e li consegnammo a Sandra, ispettrice e responsabile del reparto nel quale lavoro, poi accompagnai Monica alla porta:

“Posso offrirti un caffè?” - le domandai, forse con un tono di voce e con uno sguardo da perfetto sicario.

“No grazie. Adesso devo proprio ritornare al reparto” - dato che mi respinse gentilmente con un’aria impaurita, prima però che le nostre strade si dividessero Monica mi confessò:

“Sai una cosa Giorgio? Ieri notte t’ho sognato”.

Io iniziai a rabbrividire tremando come una foglia e sudando freddo, mentre cercai invano di rimanere calmo, dopodiché replicai:

“Lo so Monica, credimi, anch’io t’ho sognato, eccome. Forse la provvidenza starà architettando e tramando qualcosa, perché entrambi facciamo parte d’un unico e ben preciso disegno” - esclamai io guardandola dritto negli occhi.

Monica sorrise a sua volta udendo le mie parole, in seguito abbassò lo sguardo com’era abituata quando si trovava in evidente imbarazzo, poi s’allontanò da me, mentre io rimasi sulla soglia dell’ingresso osservandola:

“Va’ amore mio, medita su tutto ciò che il tuo cuore e la tua mente ti vogliono ordire e comunicare” - pensai, nell’incomunicabilità e nel silenzio di quell’interminabile e sconfinato attimo.

{Idraulico anno 1999}