i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

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Molte persone dicevano che per conquistarti sarebbe bastato passare a prenderti placidamente sotto casa con un’auto nuovissima di grossa cilindrata, portarti a cena in un ristorante esclusivo e raccontarti d’abilità lavorative, di bravure professionali e di competenze economiche per tutta la sera, in seguito esibirti per caso il contenuto del portafoglio lasciando una cospicua mancia al cameriere, e naturalmente offrirti la cena accompagnata con un costoso vino d’annata, in seguito portarti in un locale all’ultima moda pieno di gente altolocata, azzarderei dire d’un assodato livello, poiché soltanto così ti saresti concessa. Da come ti delineavano tu eri proprio un’accanita ambiziosa e assetata donna.

Dicevano in aggiunta a ciò, commentando in maniera maldicente, ostile e perfida, che finora la tua agenda comprendeva soltanto individui d’alto lignaggio come avvocati, banchieri, dentisti, medici, notai, imprenditori e produttori di vario genere, e che non si poteva scendere al di sotto di questa stirpe altrimenti ci sarebbe stata l’esclusione. Proclamavano che ti trattavi bene e che pretendevi solamente il meglio, anche se qualche volta di sfuggita t’ho notato in qualche locale seduta con uomini poco attraenti, grassi, pelosi o senza capelli, con le mani unte e la fronte raggrinzita. Uomini, in verità, che paragonandoli a quelli che frequentavi non avrebbero potuto nemmeno pulire il tacco d’una delle tue bizzose e bizzarre scarpe, sempre all’ultima moda, sempre diverse, originali, stravaganti, ma in ogni caso bellissime. Tu solamente potevi proporre quella mercanzia così sfarzosa, giacché è concesso a poche donne osare, dal momento che tu eri una di quelle saltuarie e rare femmine che poteva espletare tale portamento. Precisavano che sotto sotto eri una puttana d’alta discendenza, una facilona, un’incostante e per di più superficiale, una che mirava spiccatamente alla bella vita e a null’altro. Probabilmente lo riferivano gli stessi individui che tu incrociandoli non li ritenevi interessanti, dei quali non ricambiavi neppure i loro sguardi ingordi e insaziabili, che trovavi privi di significato, oppure che gli stessi apparivano ignobili e obbrobriosi persino evitando di salutarti.

Tutti enunciavano marcatamente che la tua era unicamente un’adombrata quanto sottintesa apparenza, un mascherato ma convincente sfoggio per raggiungere in definitiva i tuoi personali scopi, per il fatto che bastava toglierti il trucco e quei vestiti di lusso, impedirti magari d’andare dal parrucchiere e al centro estetico e anche in palestra ogni settimana, per scoprire che in fondo non eri poi tutta questa meraviglia che si divulgava in giro, che sapevi soltanto mostrarti al meglio, ma che eri distante dall’esserlo veramente. Spiegavano simboleggiando tutte queste questioni con animosità e livore, per tutto il tempo che io t’osservavo con dovizia da lontano, giacché mostravo di non interessarmi alle calunnie, alle critiche e alle insinuazioni estraniandomi totalmente, perché queste ultime sono proprietà da frustrati, prerogative da infelici e caratteristiche da stupidi. Che cosa ne sanno in realtà gli estranei, soltanto osservando dall’esterno la vera faccia d’una persona e di quello che realmente prova e concretamente vive? Io davo retta, captavo e ascoltavo a modo mio, però ogni cosa con attenzione senza dare nell’occhio, appuntavo con pedanteria e con scrupolo tutto nella mia mente, già, a che cosa mi sarebbe effettivamente servito?

Dicevano ripetendo peraltro come dei dischi rotti, che per entrare nelle tue intime grazie avrei dovuto essere un avvocato o un medico, avere un’auto sportiva molto costosa, un ristorante di fiducia per offrirti una cena intima a lume di candela con il cameriere lì soltanto a disposizione per noi, la musica classica in sottofondo e come ciliegina sulla torta un dopo cena frequentato da personaggi di grosso calibro. Ma allora perché? Per quale ragione adesso ti stai muovendo come una gatta sopra di me, gemendo lentamente e bisbigliandomi parole bollenti e lascive, senza che io t’abbia dato nulla di tutto questo? Per quale motivo sento i brividi quando i tuoi capelli neri mi sfiorano il viso, la pancia e le gambe? Perché sobbalzo a ogni tua carezza e non riesco a non guardarti mentre con i baci mi benedici la pelle?

Io vorrei chiedertelo, malgrado ciò non m’arrischio, non oso, dato che non voglio interrompere né spezzare quest’incanto. Forse ti sei stancata, può darsi che gli uomini t’irritino di continuo, che sanno parlare soltanto d’affari, di soldi e di successi, dimenticando di chiederti come stai, domandarti come ti va la vita, invocarti se hai delle difficoltà, interrogarti se hai delle angosce, sondare le tue paure, interpellarti d’eventuali ambizioni, trattandoti solamente così come una bella bambola da esibizione, o scopandoti quando ne hanno voglia e magari tu no. A loro non gliene importa nulla, probabilmente forse tu vuoi unicamente una notte diversa per raccogliere le energie, per sfogarti, per proteggere te stessa, per essere realmente compresa, di non avere l’assillo d’essere giudicata, non avere l’ossessione né la preoccupazione d’essere tempestata da preclusioni e da divieti, ma di poter respirare unicamente e serenamente una boccata d’ossigeno e da domani tornare alla tua solita vita.

Perché a questo pensiero il cuore mi batte velocemente, forse per la paura? Come mai è così bruciante e dolce avvertire la tua lingua sulla mia? Per quale motivo ti concedi così in maniera completa, passionale, in modo così sincero, che al solo pensiero le lacrime mi salgono agli occhi? Il tuo viso senza ricercatezze e senza trucco è più bello che mai, perché si china sul mio e mi bacia le labbra, il tuo corpo elastico e appassionato si dona fondendosi amorosamente su di me facendolo in modo così magnifico.

Adesso sento i tuoi seni su di me, le tue mani che percorrono i miei fianchi, il tuo morbido sedere che si lascia accarezzare dolcemente, perché questo momento prima o poi dovrà finire.

In verità sono tutte domande inutili e quesiti invero inessenziali, perché io sono spropositatamente affamato di te. Tutto il resto non conta né lesina né vale al presente nulla.

{Idraulico anno 1999}