i racconti di Milu
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E’ cominciato tutto come uno scherzo. Una passeggiata nel bosco, lei che si appoggia di schiena a lui e dice:

- Dai, facciamoci un selfie –

E l’attimo prima di scattare si è sollevata la maglia esponendo il seno sodo.

Ha riso alla faccia di lui, ancora di più quando gli ha fatto vedere il risultato. Lui felice di abbracciare il proprio amore, lei con lo sguardo birichino, la linguetta tesa fuori, il seno perfettamente inquadrato.
Ha smesso di ridere quando lui si è fatto rosso in faccia e l’ha guardata con occhi vogliosi. L’eccitazione le si è trasmessa e ha portato oltre quel gioco:

- Dai, fammene una così –

E ancora si è sollevata la maglia, tenendosi i seni con le mani, spingendoli verso l’interno.
Poi si è girata e si è scesa i jeans e il perizoma.

- Un’altra……… un’altra ancora –

Il culetto bianco, con ancora i segni tenui dell’abbronzatura, viene immortalato sul cellulare di lui che si fa sempre più rosso in viso. Nervoso, eccitato, scatta ancora andandole dietro. La stoffa scostata dal corpo a far vedere il cespuglietto curato, la micina completamente esposta, ancora da dietro, lei piegata che si apre le natiche esponendosi totalmente.

E’ troppo per lui che rimette il cellulare in tasca e le si avvicina, si inginocchia dietro di lei e a piene mani le impasta le natiche insinuandosi con la lingua nel solco, spaziando dall’ano alla vagina. Lei mugola di piacere, è questo che voleva. Non all’inizio ma poi, vedendolo eccitarsi.

Dopo poco lui si scosta e la fa sdraiare, la sua urgenza ha il sopravvento e lei è ben lieta di aprire le cosce, accoglierlo, prenderglielo in mano per portarselo da sola all’ingresso già umido.
Basta una spinta leggera ed è dentro di lei, le mucose roventi che lo avvolgono, si adattano, lo fanno scivolare più dentro, ancora, fino in fondo.

E’ un amplesso rapido, sono entrambi troppo eccitati per durare a lungo. Lei trova la lucidità per prendere il suo cellulare e filmare il grosso membro di lui che la scava mentre lei lo incita a fare di più, a darglielo tutto. Quando gode la coglie uno spasmo violento, improvviso, che le fa cadere di mano il cellulare, la fa contorcere sul terreno inchiodata dai colpi di lui sempre più frequenti, fino a quando lui la inonda col proprio seme accasciandosi felice sopra di lei.

Alla fine una specie di pudore li coglie. Si guardano attorno timorosi di essere stati visti, si rivestono aiutandosi vicendevolmente a togliersi foglie e rametti dagli abiti. Come due bimbi dopo una marachella tornano indietro all’auto tenendosi abbracciati, il sorriso complice stampato in faccia, le gote arrossate.

A casa, dopo una doccia rinfrescante, prende loro la voglia di rivedersi. Scaricano foto e filmato e lo riproducono sul televisore e il rivedersi li riaccende. Le mani corrono sul corpo dell’altro/a. Niente baci, solo voglia, voglia da soddisfare subito. Per vedere meglio è lei che si siede sopra di lui, si muove sopra l’uccello teso e ben piantato nella micina. I gemiti del video vengono vinti da quelli più naturali dei due che godono l’uno dell’altra gli occhi fissi sullo schermo.
Solo alla fine le loro bocche si uniscono in un bacio lento, umido, profondo.

Sentono entrambi che qualcosa è cambiato.

Da quel momento ogni occasione è buona per foto o filmati sexy. Lei che alza la gonna seduta al parco mostrandosi senza intimo; o che si alza improvvisamente la maglia per strada esibendo i seni scoperti. Anche, quando la voglia li assale più forte, filmati “forti”. Il pompino veloce e goloso che lei gli riserva nel camerino di un negozio con la scusa di provare un capo; l’amplesso nei bagni del centro commerciale, con la gente che va e viene.
Più di uno sguardo curioso e sorpreso li ha colti, intuendo ciò che facevano. Sorrisi complici o evidente riprovazione, nulla li tocca, e in loro sempre quella sensazione di frizzante eccitazione, la coscienza di fare qualcosa di fuori dal comune, lo stimolo del pericolo di essere scoperti.

I loro cellulari si riempiono di foto e video, se li mandano quando sono al lavoro, e sempre più spesso le loro visite ai bagni non sono dettate da esigenze fisiologiche.
Continuano così, e il loro rapporto va a gonfie vele, senza conoscere crisi, giocando a superarsi l’un l’altra con la fantasia, con posti strani dove “farlo”.

Hanno cercato di razionalizzare, una volta che sono stati praticamente beccati nell’ascensore del loro palazzo. Il vicino di casa non ha detto nulla, anche se da quando li incontra fa un sorriso strano, e loro due hanno riflettuto sulla situazione, non volendo essere messi in piazza.
Pensando che la loro fosse una vena esibizionistica scoperta all’improvviso, di poterla soddisfare senza esporsi troppo, si sono iscritti a una chat erotica e ora sono lì nella loro camera da letto, con delle mascherine, dall’altra parte della videocamera un’altra coppia che, essendo più esperta, ha la pazienza di aspettarli, incoraggiarli e guidarli senza farlo sembrare.

Lei è nuda, in ginocchio. Sta leccando l’uccello di lui e dal computer esce la voce dell’altra che la incoraggia, le suggerisce. Lui è seduto sul letto e guarda attento l’altra che, a cosce spalancate, si masturba con un dildo. Geme per le sensazioni che la bocca di lei gli dà, la ferma assalito dalla voglia di ricambiare e se la tira addosso, in senso contrario, leccando e succhiando la sua micina con l’occhio sempre rivolto allo schermo dove l’altra coppia li imita.

Sono eccitati dalla novità, lei cerca di ripetere i gesti dell’altra, tossendo quando non riesce a ingoiarlo tutto, riprovandoci, insistendo fino a che, trionfante, non sente i peli sulle labbra, la punta spingere in fondo alla gola. Si lasciano andare, libero spazio alla fantasia, non più una copia simmetrica degli altri due ma solo sesso goloso, come viene, come decide la voglia del momento. Lei esita una volta sola, quando l’altra si siede sopra il suo uomo e vede l’uccello sparire lentamente nell’ano. Ode il gorgoglio della voce di lei che annuncia di averlo preso tutto, che la incita a fare altrettanto.
Lei non c’è molto abituata. Sì, lo fanno ogni tanto ma è più per far piacere a lui che per gusto proprio, timorosa com’è, ogni volta, di sentire dolore.

Si lascia convincere dalle moine di lui e si fa mettere in ginocchio, lui dietro che la lecca indugiando sull’ano contratto che bagna copiosamente con la saliva prima di poggiarvi un dito. Lo spinge lentamente, roteandolo, sentendosi stringere dal muscolo. Usa di nuovo la lingua, la saliva, e ancora le spinge il dito dentro mentre con l’altra mano è davanti, sul bottoncino duro. La sente rilassarsi un poco e spinge più a fondo, poi vedendo che lei lo accetta prova con un secondo dito, ripetendo le manovre di prima, fino a quando entrambe le dita scorrono in lei agevolmente.
Lei geme, le comincia a piacere quel trattamento, si sente rilassata, disposta. Anche un terzo dito le entra dentro senza troppe difficoltà e il clitoride, sollecitato, le manda scosse piacevolissime lungo tutto il corpo.
Lui si stacca e lei sa che è il momento. Si inginocchia ancora per riempirgli l’uccello di saliva.
L’altra coppia è ferma, solo piccoli movimenti per mantenere alta l’eccitazione. Guardano i preparativi con ansia aspettando il momento cruciale.

Questo arriva quando lei si rialza, si bagna ancora il piccolo ano sentendolo più aperto del solito e, lentamente, si volta e indietreggia aprendosi con le mani.
E’ lui a guidare l’uccello sul buchetto grinzoso. Lo tiene fermo e lascia a lei il compito di farlo entrare, di dosare la penetrazione come meglio crede.
Mugola forte sentendosi forzare ma resiste all’impulso di serrare il muscolo. Scende un altro po’. Non è come le altre volte, si sente più accogliente, l’uccello di lui le dà un po’ fastidio ma non avverte il dolore che a volte aveva. Incoraggiata scende ancora, fino a metà. La mano di lui le torna sul clitoride e il fastidio sparisce sostituito da sensazioni più piacevoli.
Sì, adesso le piace sentirsi così piena. Dallo schermo gli occhi brillanti dell’altra coppia paiono dirle di insistere, di scendere ancora, fino in fono.
D’improvviso stringe i denti e si lascia cadere.

- Noooohhhhhh aaaahhhhmmmmmmhhhhhhh –

Ce l’ha tutto dentro, sente contro le natiche l’addome di lui. Ha voluto osare l’inosabile, far vedere all’altra che anche lei è capace. Il dolore acuto sparisce, la mano sul clitoride si muove svelta e lei si sente la vagina pulsare.
Sì, le sta piacendo, veramente. Sullo schermo l’altra donna ha cominciato a muoversi, a fare su e giù gemendo roca. Fa lo stesso anche lei, tirandosi in su, riscendendo piano, poi ripete tutto un po’ più veloce, più veloce ancora. Il suo lui le sussurra parole eccitanti all’orecchio, le bacia il collo, non smette di tormentarle il bottoncino ora ipersensibile.
Lei si agita, sente il paradiso a portata di mano, rotea le anche, si stringe i seni e dallo schermo l’altra donna le sorride mentre si agita a sua volta, mentre incita il suo uomo a muoversi, a scoparla come sa.

L’orgasmo la prende con un’intensità che non si aspettava. Le gira la testa, la micina le si contrae, i succhi fluiscono abbondanti. E’ la prima volta che gode col culo:

Godere di culo, questa frase le si stampa nel cervello. Non lo credeva possibile e ora è invece sopra il suo uomo, l’uccello piantato in lei come una sbarra di ferro, che si agita scomposta mentre grida il proprio piacere, e l’uomo vedendola così si arrende schizzandole in profondità il proprio seme bollente.

- Siete stati fantastici, speriamo che ci siano altre volte –

Lei riemerge alla coscienza sentendo appena la voce dell’altra dal computer. Anche loro hanno goduto e lei nemmeno se ne è accorta. Si scambiano convenevoli, si mandano baci e poi chiudono il collegamento lasciandosi andare sul letto disfatto. Il sonno li prende abbracciati.

E’ stata un’esperienza intensa, appagante, eppure non completa. E’ mancato loro il brivido del pericolo. Se ne accorgono la volta successiva, quando è passato l’impeto della novità.
Fanno sesso sì ma sentono che manca qualcosa, e quel qualcosa lo cercano riprendendo a fare ciò che facevano prima, andando a amoreggiare in parcheggi di periferia dove è facile essere visti, lo cercano nei parchi pubblici dove ad ogni istante può sbucare qualcuno.
Lo trovano proprio in un parco.

Lui è in piedi, davanti alla panchina, lei è seduta, la gonna sollevata, la mano che si muove tra le cosce mentre ha la bocca piena di lui. E’ tardi, le ombre si allungano, la sera incombe. Sono presi dal loro gioco, le orecchie attente a ogni rumore, la testa di lui che gira continuamente guardandosi in giro.

All’improvviso lo vede. Non se ne era accorto. E’ un ragazzo di colore, più giovane di loro, che appoggiato a un albero a una decina di metri di distanza si sta masturbando guardandoli.
Lui non sa cosa gli prende: non dice niente a lei che continua a leccarlo, a succhiarlo, a ingoiarlo fin dove può. Lui le pone le mani sulla testa, l’accompagna per lunghi momenti, poi gliela gira, come può senza uscire dalla sua bocca calda, e lei sussulta vedendo il ragazzo, prova a staccarsi, a rialzarsi, impedita dalle mani di lui che le tirano i capelli.

- Lascia stare, amore, è un po’ che ci guarda, lascialo fare –

Lei è piena di dubbi ma si lascia guidare da lui. Riprende il pompino interrotto e non può fare a meno di sbirciare di lato verso il ragazzo. Nota che il suo uccello è più lungo di quello del suo uomo; non un superdotato come dicono siano tutti i ragazzi di colore, ma sicuramente più lungo. Una strana eccitazione la pervade, la induce a succhiare più forte facendo gemere il suo lui.

Vede il ragazzo avvicinarsi, non sa che è stato il suo lui a fargli cenno voglioso di osare ancora di più. L’uccello che le viene spinto in gola dai movimenti del suo ragazzo la distrae, le carezze sulla testa e la voce eccitata di lui le fanno passare il timore. Succhia e lecca forsennatamente, scorrendo con la mano veloce sull’asta. Vuole farlo venire, vuole che le schizzi in gola il suo piacere. Solo parzialmente si chiede cosa stia facendo il ragazzo di colore.

Lo scopre quando il suo lui la ferma, le alza la testa, la costringe a staccarsi e lì, a pochi centimetri di distanza dai suoi occhi, c’è quel cazzo nero stretto nella mano nera dell’altro.
La paura la assale nuovamente e nuovamente subito scompare sostituita da curiosità, eccitazione. Guarda negli occhi il suo ragazzo e vi legge l’incitamento, così allunga la mano, stringe il cazzo del ragazzo di colore sentendolo durissimo. Si stupisce notando che è grosso in proporzione. Muove la mano su e giù per l’asta, poi si accosta con il volto. Inspira sentendo un odore forte, diverso. Non di sudicio ma diverso. Allunga la lingua per un primo assaggio, poi un secondo, poi una leccata intorno alla cappella. Non indugia oltre: apre la bocca e fa entrare la testa di quel fungo scuro. Sì, è più grande di quello del suo ragazzo, ha difficoltà che supera grazie alla copiosa saliva profusa.

In pochi istanti comincia a spompinare il nero con la stessa voglia, la stessa ingordigia con cui lo faceva al suo ragazzo.
Egli attendeva proprio quello. Spostandola con le mani la fa inginocchiare sulla panchina, le rovescia la gonna sulla schiena, scosta lo slippino e entra in lei.
La sente mugolare a bocca piena, ma non è una protesta, non è un sottrarsi. Spinge più a fondo.
Lei si sente riempita. Avere il suo ragazzo che la scopa da dietro mentre lei spompina un altro le dà una frustata di eccitazione, si sente bagnare ancora di più.
Spinge indietro il bacino per farsi penetrare meglio, senza smettere di succhiare l’altro, anzi cercando di prenderlo più a fondo, fin dove può arrivare.
L’estasi arriva in fretta, le parte dalla micina, dalla lingua, dai seni a cui si è aggrappato il suo ragazzo, tutti brividi di piacere che confluiscono nel cervello facendola gridare.

Se non avesse la bocca impegnata attirerebbe sicuramente l’attenzione di qualcuno, così invece è solo un suono sordo che le esce mentre si scuote, aggrappata a due mani a quel cazzo nero che, improvviso, spruzza il suo piacere in lei. Non l’aspettava così presto, non si è accorta delle avvisaglie: si sente soffocare, prova a ingoiare ma è troppo per lei, è costretta a toglierselo di bocca ricevendo altri spruzzi in faccia, sui capelli.
Si sente sporca, la faccia ricoperta di sperma, eppure ha ancora voglia di sentirlo.
Se lo riaffonda in gola cercando di prenderne più che può, avverte l’ultimo schizzo, poco consistente, arrivarle direttamente in gola. Poi le mani del nero sono sulla sua testa, la stringono, la tirano a sé mentre dice parole incomprensibili perso nel suo piacere, e ancora lei si sente mancare l’aria.

Pochi istanti ed è libera.
Affannosamente respira a bocca aperta, la testa che le gira, senza la nozione del tempo e del luogo.
Il suo ragazzo è al limite, ha visto il nero sborrarle in gola, ha visto come lei, infoiata, l’ha subito ripreso. Vuole anche lui riempirle la bocca.
Si stacca e si affretta a mettersi davanti a lei, porgendole il cazzo pulsante.
Lei non si fa pregare, lo imbocca, lo succhia, con la destra scorre veloce lungo l’asta, con la sinistra si tocca il clitoride e, mentre il suo ragazzo la riempie ancora una volta di seme bollente lei gode un’altra volta staccandosi.

Un urlo solca l’aria del parco, questa volta non c’era nulla a impedirglielo, ma non importa a nessuno; non al ragazzo che le sta schizzando il volto e la bocca aperta, non lei che sta godendo come non mai, non al ragazzo nero che, chiusi i pantaloni, si sta allontanando in silenzio guardandola con rimpianto.

Pochi minuti dopo sono entrambi seduti sulla panchina, lei su pulisce il volto con un fazzolettino di carta. Si guardano con l’aria stravolta. Passata l’eccitazione realizzano di aver sorpassato un altro limite.