i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

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Fares: “Arrivo a casa e trovo mia madre con la sua nuova amica mezze nude e sdraiate sul letto, io rimango per un attimo a osservarle sentendomi molto a disagio, in quella circostanza me ne vado via correndo, però con l’immagine ben impressa negli occhi”.

Maysun: “Dopo un paio di giorni tua madre m’invita a pranzo, indosso una gonna nera sopra il ginocchio, una camicetta bianca e i sandali altissimi, in quanto sono molto dissimile dalle abituali amiche di tua madre”.

Fares: “Siamo a tavola, voi parlate di vari argomenti come se niente fosse, io sono sempre più a disagio, dal momento che mangio rapidamente non alzando gli occhi dal piatto, domandandomi il motivo per cui mi ritrovo in mezzo a questa situazione alquanto ambigua, indefinibile e sfuggente”.

Maysun: “Mi cade il tovagliolo, io ti chiedo di raccoglierlo, adesso tu sei di fronte a me”.

Fares: “Io m’accorgo chiaramente che l’hai fatto di proposito, non capendo il perché mi chino, cerco il tovagliolo, lo prendo, però nel raccoglierlo mi blocco un attimo di troppo soffermandomi”.

Maysun: “Tu osservi volutamente le mie gambe aperte, ho le calze autoreggenti nere e il rosso vivo dei miei slip in pizzo che risalta. Non ho bisogno di guardare sotto il tavolo per saperlo, perché non puoi farne a meno, per il semplice fatto che la fica è la mia trappola”.

Fares: “Quasi con indifferenza ti passi una mano sugli slip, sfiori il tessuto e ritrai la mano, ancora più turbato e anche un po’ eccitato io mi ricompongo sulla sedia, sono rubicondo in viso e ti guardo. Che segreto che nasconde penso tra me questa donna comparsa dal nulla”.

Maysun: “Sorrido e mentre mi passi il tovagliolo la mia mano indugia sulla tua, ti stringo il polso, ti guardo dritto negli occhi e tu insisti”.

Fares: “Mi soffermo sui tuoi occhi neri, intensi e profondi, mi scosto, c’è sempre mia madre tra di noi, giacché mi domando che senso abbia tutto ciò”.

Maysun: “Tua madre sorride, s’alza dal tavolo e va in cucina per preparare il caffè, come convenuto ci ha lasciato da soli”.

Fares: “Il tuo sguardo è così intenso che riesco a sorreggerlo soltanto per alcuni secondi, là dentro non vola una mosca, è il silenzio più infastidente, stordente e altresì pieno di carica che abbia mai vissuto, poi tu finalmente mi sorridi sussurrandomi qualcosa”.

Maysun: “So da tua madre che non sei mai stato con una ragazza”.

Fares: “E anche se fosse? Non vedo come possa riguardarti” - sbotto io, arrabbiato, quasi forzato e violentato da quest’inattesa affermazione. Che cosa ne può sapere questa sconosciuta? E perché mia madre le avrebbe detto questo?”.

Maysun: “Dalla tua risposta aggressiva e lievemente bellicosa intuisco che ho colto nel segno, non sei mai stato con una donna, allora prontamente t’annuncio: “Non ci siamo capiti, tu sei mio, adesso dovrai controbattere alle mie domande”.

Fares: “Non è vero, qualche ragazza l’ho avuta”. E’ sfrontata, però accetto la sfida, intanto dico il falso”.

Maysun: “Dimmi, hai mai baciato i loro piedi?” - chiedo. Si capisce che mente, però faccio finta di crederci. Io non attendo la tua risposta lasciandoti un bigliettino tra le mani con su scritto un indirizzo e ti sussurro: “Domani alle quattro t’aspetterò”.

Fares: “Nel frattempo mia madre ha preparato il caffè, il clima è sempre teso, però un pizzico di malizia scorre nei vostri occhi”. Sorseggiato il caffè, raggiungo i miei amici, sono frastornato e penso all’appuntamento, chissà che cosa vorrà, vado oppure no. Passo tutta la notte con questo dubbio e alla fine scelgo d’andare, in fondo mia madre la conosce e non potrebbe mai farmi del male, almeno spero. Arrivo un attimo prima delle quattro, sono eccitato, incuriosito e impaurito, il luogo dell’appuntamento è una villetta isolata con una cancellata e un giardino immenso, sono indeciso e tentennante, in seguito trovo il coraggio e suono il campanello, il cancello s’apre e raggiungo il portone d’ingresso.

Maysun: “Dalla vetrata ti vedo arrivare, ti guardi attorno, sembri allarmato e impaurito. Tutto è pronto per il tuo arrivo, le candele sono accese, un brano di Sting come sottofondo musicale per creare la giusta atmosfera. Ebbene sì, ho programmato tutto nei minimi particolari, compreso il mio abbigliamento molto leggero, niente pelle, ma una morbida gonna viola e un maglioncino leggero nero, l’intimo in pizzo nero, le calze autoreggenti nere e altissimi sandali in vernice di colore nero con gli strass. Nell’aria s’avverte un leggero profumo di lillà, perché io adoro questa fragranza dato che m’inebria i sensi, vengo ad aprirti, in modo sorridente ti dico d’entrare”.

Fares: “Titubante varco la soglia, mi guardo attorno, siamo in un salotto ampio e malgrado ciò scuro, la casa sembrerebbe normale senz’alcuna sproporzione, tranne quei grandi specchi che mi mettono addosso un’inconsueta tensione. Io continuo a domandarmi che cosa m’abbia spinto a venire qua accettando questo strano appuntamento”.

Maysun: “Io m’accomodo sul divano facendoti rimanere intenzionalmente in piedi, mi verso una bevanda senz’offrirti nulla, non ti rivolgo la parola, sì, t’ignoro completamente. Ora il tuo imbarazzo è palpabile, perché ho ottenuto ciò che volevo, cioè confondere le tue idee, disorientarti e turbarti con il mio modo astruso di fare”.

Fares: “Cerco di trovare la forza di reagire, penso che sia pazza e sto per dirtelo, ma come leggendo il mio pensiero mi fai un cenno con la mano per farmi capire di tacere”.

Maysun: “Ti dico di non parlare se non sei interpellato intimandoti che da questo momento dovrai darmi del “Lei”. Tu provi a ribellarti, però io t’afferro per i polsi e affondo le mie unghie nella carne, facendoti volutamente male ordinandoti nel contempo di baciarmi i piedi”.

Fares: “Me ne voglio andare, eppure le gambe rifiutano di muoversi, io ti guardo cercando di capire che cos’hai in mente e penso per quale motivo dovrei baciarteli. Appoggi i tuoi piedi sul poggiapiedi di fronte a te, io mi ribello sospingendoti sul divano, vorrei farti del male, però sei una donna e mi è stato insegnato che le donne non si toccano, oltretutto non so il perché, eppure questo gioco inizia a piacermi, allora m’inginocchio davanti a te e chino la testa fino a sfiorarti i piedi”.

Maysun: “Ti guardo severa, poi con la voce calma ti dico: Io non gioco ordinandoti di sganciarmi i sandali. Inoltre, ricorda, che da questo momento dovrai chiamami Sublime Maysun”.

Fares: “Sublime Maysun (questa è proprio fulminata penso), però obbedisco ai tuoi ordini, slaccio le scarpe e lecco entrambi i piedi, prima uno e poi l’altro. Al presente tutto è molto strano, non mi sono mai sentito tanto offeso e indifeso in vita mia, eppure non reagisco, non so il perché e continuo a leccare”.

Maysun: “Poggio il piede destro sulla tua spalla, le gambe sono aperte, una bacchetta è comparsa sulla mia mano mentre t’ordino di leccare bene”.

Fares: “Lecco i piedi, le caviglie e le ginocchia, con la lingua salgo ancora più su. Non so fino a dove posso osare, però non mi fermi, quindi proseguo e ti chiedo a che cosa serve la bacchetta”.

Maysun: “Ti rispondo che per il momento non serve a nulla, mentre ti parlo passo le mani ripetutamente sugli slip, scostando l’elastico e scoprendo ciò cui tu ambisci”.

Fares: “Mi soffermo a osservare interrompendo di baciare le tue cosce, immediatamente mi richiami al mio compito poggiandomi la bacchetta sulla testa, con gli occhi sempre fissi sulle tue mani che giocano con lo slip e che mi lasciano intravedere il tuo sesso, ricomincio a leccare da dove ho lasciato salendo a ogni passaggio”.

Maysun: “Ti chiedo: Lo hai capito che sei mio, vero? Dimmi, che cosa saresti disposto a fare pur d’assaporare golosamente il mio miele?”.

Fares: “Rispondo così: Sarei disposto a seguirti fino all’inferno, a fare ogni cosa che possa soddisfarti Sublime Maysun. Sono ammaliato dal potere che tu trasmetti anche solo muovendo la testa, mi sento completamente sottomesso, eppure è un’ora scarsa che sono in tua presenza”.

Maysun: “Proseguo: Bene, mio tenero cucciolo, toglimi le mutandine, però con la bocca”.

Fares: “Avanzo tra le tue cosce, mi soffermo ad ammirare i tuoi slip ancora scostati, li afferro indugiando volutamente e te li sfilo”.

Maysun: “Continuo a provocarti dicendoti: Ti piace la mia fica liscia e rasata vero? Le mutandine le puoi tenere, sono un nobile regalo”.

Fares: “Emozionato io rispondo che le conserverò con cura mia Dama. Cerco d’indugiare con la lingua all’interno delle tue cosce per arrivare al centro del piacere, lecco con avidità, forse troppo forte, perché tu mi fermi facendomi rallentare, giacché mi spieghi come fare per darti piacere. Ecco il mio premio, il tuo orgasmo nella mia bocca vale qualsiasi umiliazione da parte tua nei miei confronti, questo è un regalo bellissimo, frattanto volgo lo sguardo sul tuo viso e chiedo: Quale sarà il tuo prossimo ordine Sublime Maysun?”.

Maysun: “Sorniona e finta tonta rispondo: Sono davvero lusingata, perché impari in fretta piccolo mio, sai, io non faccio mai progetti, ma farò di te un uomo”.

{Idraulico anno 1999}