i racconti di Milu
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Indice
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La giornata di lavoro sta volgendo al termine finalmente; e' stata molto pesante e non
vedevo l'ora che finisse; la scritta "Shutdown in progress" sul monitor ci mette qualche
secondo di troppo a sparire per lasciare spazio allo schermo buio; incrocio le dita, non
ci sara' qualche problema spero. No ecco si e' spento finalmente.
Stacco il notebook dalla base e lo chiudo nel cassetto della scrivania; la chiave scivola
nella tasca interna della mia borsa, mi infilo la giacca e sono finalmente pronto ad uscire,
dopo aver intonato un "Ciao a tutti a lunedi'" seguito dal coro in risposta di colleghi e
colleghe. Lavoro qui da quasi quindici anni e tutti/e hanno imparato ad apprezzarmi come
un buon professionista e come un uomo sensibile e sempre pronto ad aiutare. A proposito,
non mi sono ancora presentato. Mi chiamo Pietro, ho 54 anni e sono sposato da 22.
La fila che vedo mentre mi dirigo alla macchina parcheggiata e' scoraggiante; ce ne vorra'
per arrivare alla tangenziale e poi prendere l'autostrada che mi condurra' al mio bel villino
situato in collina nei pressi di un paesino tranquillo. Ma tant'e', almeno per due giorni
potro' stare tranquillo; e poi il pensiero di mia moglie Franca ad aspettarmi mi fa disporre
a sopportare tutto il traffico che trovero'.
Maledizione ci mancava l'incidente in tangenziale; ci vogliono venti minuti per sorpassarlo
e finalmente sono al casello; imbocco l'autostrada stando particolarmente attento alla
velocita'; d'altra parte e' trafficata come tutti i venerdi' e quindi non e' facile superare
i limiti, ma mi hanno informato dell'installazione di nuovi autovelox e la prudenza non
e' mai troppa.
Di solito in venti minuti sto al casello dove esco, ma oggi ci metto mezz'ora; al casello
c'e' molta fila, benedetto il mio Telepass; prendo la statale e dopo dieci km la provinciale;
qui il traffico e' inesistente e in pochi minuti arrivo al bivio, in leggera salita, dove
imbocco la stradina che porta a casa mia.
I fari illuminano il cancello e faccio scattare il dispositivo di apertura automatica; supero
la macchina di Franca che e' messa vicino al cancello con il muso rivolto verso di esso e
porto la mia macchina sotto la tettoia che fa da parcheggio.
Il nostro cane da guardia mi fa come al solito le feste; qualche carezza e mi dirigo verso
la porta di casa; come sempre mi si para davanti il salone all'americana; appena chiudo vedo
Franca comparire dall'arco che da verso la zona notte.
"C'era molto traffico vero?" mi dice mentre si avvicina per poggiare le sue labbra sulle mie.
"Si, come tutti i venerdi'" rispondo io; come al solito la donna che ho davanti non ha niente
da spartire con quella che ho visto uscire la mattina per andare al lavoro; quella era
vestita elegantemente con giacchetta, camicia e gonna, scarpe con tacco basso e con i
capelli raccolti; donna affascinante a cui si potevano dare massimo 40 anni; ed e' gia' un
ottimo risultato, visto che la mia Franca ne ha 46.
Ma la donna che ho davanti indossa jeans molto attillati, scarpe aperte con tacco alto e
una felpa chiusa in alto con bottoni, di cui provocatoriamente ha lasciato slacciati i due
superiori; dico provocatoriamente, perche' cosi' lasciano intravedere l'incollatura del seno
di Franca; ma chiamarlo seno e' un eufemismo, visto che la natura l'ha provvista di una
favolosa ottava misura. Anche se si vestisse con un tendone si volterebbero comunque a
guardarla; con i capelli sciolti sulle spalle si fa fatica a darle 35 anni.
"Dai vatti a preparare che dobbiamo uscire" mi dice per scuotermi: "Vado subito tesoro"
rispondo dirigendomi a passi rapidi verso la zona notte.
Mi tolgo i vestiti e li butto sul letto; adesso ho fretta, piu' tardi ci sara' tutto il tempo
per metterli a posto; vado in bagno e apro l'acqua calda del bidet; mentre scorre ne approfitto
per sciacquarmi il viso e le ascelle; poi mi siedo e mi pulisco accuratamente le parti intime.
Dopo essermi asciugato mi passo un po' di talco sulle gambe e sui piedi e rientro in stanza.
Da un cassetto prendo la mia roba e comincio ad indossarla; grazie al talco che mi sono
passato, le calze a rete salgono facilmente, fino a fasciarmi le cosce; segue il gonnellino
di pelle e in ultimo il body trasparente che mi fascia perfettamente il tronco.
Sono pronto, anzi quasi pronto; per completare mi serve Franca. La raggiungo al salone e
lei sta li ad attendermi con il "gingillo" in mano; con movimenti sicuri mi piazza l'anello
alla base dello scroto e fa scivolare il mio pene dentro il tubo piegato in policarbonato;
poi con un gesto rapido mette il blocco e altrettanto rapidamente infila il lucchetto,
facendolo scattare e mettendosi la chiave in tasca ai jeans. Ora sono pronto.
"Andiamo?!" dice rivolgendosi verso la cucina; dalla porta si affaccia il suo Diego, anche
lui vestito casual con jeans attillati e camicia aperta sul petto con giacca di pelle; ci
scambiamo il solito cenno di saluto. Diego e' un collega di mia moglie di 36 anni, quindi
dieci meno di lei, anche se a vederli vicino passano tranquillamente per coetanei.
"Stammi a sentire" mi dice Franca "arriviamo fino in paese e ci facciamo una passeggiata
sul belvedere; quindi calcola che fra un'ora, un'ora e un quarto massimo saremo di nuovo
qui. Facci trovare una bella cena pronta; ti mando un messaggio quando stiamo ripartendo e
se sarai bravo avrai il tuo premio".
Detto questo, i due escono e chiudono la porta; dai listelli della persiana li seguo mentre
mano nella mano si dirigono verso la macchina di lei, finche' non spariscono dalla mia vista.
Sento il cane che abbaia e poi vedo i fari illuminare il cancello mentre si apre; infine
la macchina esce e quando sparisce anche il riverbero rosso delle luci di posizione il
cancello finisce di chiudersi.
Ok. Quelli che mi hanno letto finora, e che magari sono sorpresi, hanno diritto a una spiegazione.
Come ho detto, io e Franca siamo sposati da 22 anni; quindi io 32enne e lei 24enne; ma credetemi,
nonostante la non esigua differenza d'eta', eravamo innamoratissimi e felici di essere al mondo e
insieme. I problemi sono cominciati dopo qualche anno, quando i nostri inutili tentativi di avere
figli ci hanno condotto a una serie di accurate analisi; le analisi, dopo un paio di anni, hanno
dato la loro sentenza che e' stata come una pietra tombale per la nostra passione, soprattutto per
quella di lei. Franca non poteva avere figli. Era proprio un problema dei suoi ovuli che non le
permettevano neanche di iniziare il concepimento. Fu una mazzata pesantissima e lei, come ovvio,
la prese molto male. A niente servirono viaggi e altre cose che facevamo insieme, sembrava proprio
come spenta. Poi, dopo qualche anno sembro' riprendersi, anche se con alti e bassi. Verso di me
era sempre freddina, ma se non altro coltivava interessi e stava spesso fuori casa. Dovevo forse
sospettare qualcosa? Si dovevo, ma in fondo mi cambiava poco, almeno la vedevo piu' presente.
Poi cinque anni fa e' successo qualcosa; qualcosa che ha fatto in modo che la mia Franca diventasse
allegra e spigliata come ai nostri bei tempi e ne ero cosi' contento che non ho minimamente pensato
a cosa fosse dovuto; finche' lei una sera, circa un anno dopo, lei stessa mi ha aperto gli occhi. Mi si e'
seduta accanto e mi ha raccontato di questo nuovo collega di 10 anni piu' giovane; ne era proprio
rimasta infatuata e si vedeva da come ne parlava; mentre sentivo sempre piu' suonare la campana
a morto per il nostro matrimonio ho farfugliato qualcosa come: "Ma avete .....": "Dal mese dopo
che ci siamo conosciuti" mi ha risposto subito; non c'era ne sfida ne rabbia nei suoi occhi, solo
compassione; mi ha teso le braccia e stretto forte a lei dicendo che le dispiaceva ma che non era
tutto. Alla mia richiesta di spiegazioni mi ha detto che il ragazzo aveva il contratto del monolocale,
dove presumibilmente avevano consumato, in scadenza e che non gli sarebbe stato rinnovato. La nostra
casa era troppo grande per noi due e voleva che lui venisse a vivere con noi. Non sto a raccontare
la mia reazione, dico solo che alla fine lei mi ha messo con le spalle al muro; o ci stavo o lei
se ne sarebbe andata con lui. E ora, dopo tutto questo tempo, mentre sono qui a guardare il cancello
attraverso i listelli della persiana continuo a dirmi che ho preso la decisione giusta. Mia moglie
da quel giorno e' letteralmente rinata e anche se mi dispiace di non averne il merito, e' veramente
una gioia vederla cosi' felice e spigliata e di fare ancora parte della sua vita. Magari non piu' come
marito, diciamo come fratello maggiore; o meglio, guardandomi allo specchio, mi viene da dire come
sorella maggiore.
Ma adesso basta, ho perso troppo tempo con i ricordi; devo preparargli la cena e voglio che ne siano
pienamente soddisfatti. Come avrete capito, a quel premio ci tengo parecchio. Al lavoro dunque.......
Note finali:
Ci tengo molto ai vostri pareri. Scrivete qui grazie.