i racconti di Milu
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… non sono affatto pentito di aver accettato l’invito di venire ad incontrarti per la prima volta a casa tua, certo è un bel viaggio in treno per andare ad incontrare colui che alla fine è uno sconosciuto, ma da quando sei venuto a prendermi alla stazione le cose non hanno fatto che andare di bene in meglio, quindi direi che ne è valsa la pena.

Adesso siamo qua, a casa tua seduti a tavola in cucina, abbiamo cenato completamente nudi perché dopo la doccia non ci siamo voluti rivestire, abbiamo parlato e ci siamo conosciuti meglio, tu ti sei "ricaricato" dal pompino con ingoio che io ti ho fatto prima e io so benissimo che grazie a questo tu durerai di più dentro di me. Si! perché io me la tirerò un po', farò finta di averci ripensato e pur continuando a provocarti fingerò di lottare per non darti quello che cerchi ma so già che alla fine entrerai dentro di me e voglio che tu lo faccia mentre io ti chiedo di non farlo, lo sai che mi piace, ne abbiamo parlato diverse volte in chat ed hai letto i miei racconti su milù.

Mi alzo da tavola e apro il frigo, trovo un panetto di burro, lo prendo in mano e mostrandotelo ti chiedo malizioso: "a cosa serve questo"?
Tu sorridi e mi rispondi che serve per fare da mangiare, poi aggiungi: "e poi serve per spalmarlo nel culo a quelli come te in modo che il cazzo scivoli dentro meglio".

"Non vorrai mica farmi il culo?" ti rispondo io.

"Non vorrai mica che mi accontenti di un pompino" rispondi tu.

Con due dita stacco un pezzo di burro dal panetto, alzo una gamba appoggiando un piede sul piano della cucina e rimanendo di spalle a te, poi comincio a spalmarmelo attorno al buco in modo che col calore della mia pelle si sciolga e mi unga tutto. Non basta, decido di farti eccitare di più e mi spingo dentro il bel pezzetto che ancora si deve sciogliere facendolo inghiottire tutto al mio culetto. Il tuo cazzo è duro come il marmo, più duro di prima quando ti ho spompinato!
Ti alzi dalla sedia e vieni verso di me, io tiro giù la gamba dal piano della cucina, mi volto verso di te e come se non sapessi il perché ti chiedo: "che c'è?".

"Girati che ti inculo!" mi rispondi tu seccamente.

Io tentenno un po', non mi offro e ti dico che ci ho ripensato, che è stato un bel gioco ma che voglio fermarmi qua, tu ti arrabbi e mi dici che non posso lasciarti li a metà in questo modo, ti offro un altro pompino ma mi rispondi che è il mio culo quello che vuoi.

Discutiamo per un po' e tu dici di accettare e rispettare il mio ripensamento ma mi convinci a lasciartelo almeno appoggiare senza infilarlo, così mi giro docilmente verso la cucina dandoti le spalle, tu ti appoggi dietro di me e con la mano guidi il tuo cazzo duro come il marmo fra le mie natiche imburrate fino a che la cappella non incontra il mio buchetto.

"Fermati li, mi raccomando!" ti dico con voce tremolante non per la paura, ma per l'eccitazione.

"Tranquilla, non ti deflorerò" mi rispondi sussurrandomi all'orecchio da dietro, e quel rivolgerti a me al femminile, quel sussurrarmi all’orecchio con delicatezza, il tuo busto che si appoggia alla mia schiena mentre il tuo cazzo prepotente, la sotto, bussa contro la mia parte più intima, mi fanno sentire troia più che mai.

Inaspettatamente però tu non vai oltre, rispetti la mia richiesta di non entrare e sei molto gentile e delicato, stai li fermo, appoggiato al mio culetto con una voglia di scoparmi che si sente in tutta la stanza eppure non lo fai perché ti ho chiesto di non farlo, sei proprio un bravo ragazzo ma io voglio svegliare il maschio alfa che è in te così ti dico: "puoi muoverti su e giù se vuoi, strofinarti, anche venire se vuoi, l'importante è che non entri".
Non te lo fai dire due volte, inizi a muoverti su e giù prima lentamente poi sempre più velocemente, il tuo segarti fra le mie natiche diventa ritmato ed è molto eccitante, ad ogni colpo la tua cappella urta il mio ano come un ariete, lo voglio dentro ma tu non lo devi sapere!

"Dai fammi entrare" mi dici sussurrandomi all'orecchio.
"Ho detto di no, fai il bravo" ti rispondo io.
Un colpo ogni tanto arriva più deciso e il tuo cazzo bussa più forte contro la mia porta sul retro, allora io ti redarguisco dicendoti: "hey furbetto, che fai?".

Sono li schiacciato fra te e il piano della cucina con il culo talmente lubrificato che se solo tu volessi potresti spingere un po' di più, impalarmi sul tuo cazzo, sbatterlo su e giù dentro di me fino a svuotarti le palle e io non avrei modo di sottrarmi a questa cosa; tra l'altro il pezzetto di burro rimasto ancora intero che ho fatto entrare prima adesso si è sciolto e anche l'interno è scivolosissimo, al punto che potresti entrare fino in fondo con un colpo secco!

"Dai, fammi entrare" insisti, "se non mi fai entrare tu entro io, ho voglia e non puoi lasciarmi così a metà dopo tutto questo".

Così mi piaci! adesso sono sicuro che se entri anche per sbaglio non esci più, cerco di capire il ritmo dei tuoi colpi e ad una delle tue spinte in avanti io rilasso l'ano ed arretro col bacino venendoti incontro, entri di colpo e tu credi che sia stato per sbaglio.
Trattengo il fiato per un attimo e tu non tiri indietro il cazzo, io recito la mia scena fingendo di arrabbiarmi e chiedendoti di uscire subito, tento anche di spingerti indietro con una mano contro il tuo bacino ma senza metterci troppa forza, non vorrei mai che mi dessi retta; tu invece assesti un altro colpo e fai entrare quell’ultima parte di cazzo parte che era rimasta fuori.
Adesso ho le mani appoggiate al piano della cucina, tu mi afferri i polsi e mi costringi a mettere le mani dietro la schiena poi, tenendomi impalato sul tuo cazzo, mi fai girare verso il tavolo dietro di noi, mi pieghi in avanti facendomi appoggiare la faccia e il petto su di esso e mentre mi tieni per i polsi mi inculi con tutta la forza che hai.
Continuo a chiederti di uscire e a dirti che non erano questi i patti, mi rispondi che dovevo pensarci prima di fare tutta quella strada in treno per venirti a trovare poi, con le parole rotte dal ritmo dei colpi che il tuo bacino sferra contro di me per muovere il tuo cazzo su e giù per l’ultimo tratto del mio intestino mi dici: "cagna! pensavi di venire qua e tornare a casa col culo vergine?"

"Mi fai male, ti prego!" rispondo.
"Dai che ti piace, troia!" mi dici tu.

In effetti mi fai un po' male davvero ma è un dolore che mi piace molto, continui a sbattermi con tutta la forza che hai e io ormai subisco senza chiederti più di smettere; il tavolo ormai si sarà spostato in avanti di mezzo metro e chissà che figa penseranno che tu abbia in casa i vicini.

"Chi è la mia troia?" mi chiedi mentre mi scopi.

Non ti rispondo, allora mi tiri una sculacciata da lasciarmi il segno e ripeti la domanda: "chi è la mia troia?".

"Io, sono la tua troia!" rispondo.
"Bene!" esclami, "adesso posso lasciarti i polsi".

Mi aggrappo al tavolo con le mani e tu mi afferri per i fianchi, mi scopi ancora per un po' con forza poi sento che il ritmo cambia, il tuo cazzo pulsa ed esplode dentro di me.

"Scusami" mi dici subito dopo, "non so cosa mi sia preso, avevi detto che non volevi ed io ho continuato, mi dispiace, è stata l'eccitazione e...".

Mentre lo dicevi il tuo cazzo si è afflosciato e il mio culo l'ha sputato fuori, mi tiro su, mi giro verso di te, ti abbraccio e sorridendoti ti dico: "ma scusa di che? è stato bellissimo! sai che ti dico? spero che tu lo faccia ancora, adesso si che sono davvero la tua troia!".

La tua faccia cambia espressione, da affrannta per avermi fatto quello che non volevo ne assume una soddisfatta per avermi dato piacere, "andiamo a letto" mi dici.

Ci stacchiamo, io vado un attimo in bagno a darmi una rinfrescata poi mi infilo sotto le lenzuola e ti aspetto mentre vai a lavarti anche tu, quando torni mi dici: "e tu? non sei ancora venuta?".

"C'è tempo" rispondo io.

Mi fai mettere a pancia un su con le gambe piegate, mi infili due dita nel culo e cominci a stimolarmi la prostata, wow! lo sai fare!
Sei li inginocchiato a fianco a me mentre mi fai quella meraviglia di servizietto, io ti afferro il cazzo semiduro stanco per la performance di prima ma già abbastanza consistente da essere maneggiato e ad un certo punto sento che sto per venire, te ne accorgi e continui il massaggio, mi appoggi una mano sul pube premendo un po' e a quel punto io vengo schizzando un getto che arriva a bagnarmi tutti il petto.

"Grazie!" ti dico.

"Questo ed altro per la mia puttanella" rispondi tu.
Note finali:
se ti piacciono i miei racconti scrivimi a gabrihole@email.it