i racconti di Milu
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Oramai non poteva più tirarsi indietro, oppure sì?! Del resto Luigi non sapeva nulla, poteva ancora annullare tutto quanto, quell’aberrazione che fin dalla prima volta che le era venuta in mente le aveva suscitato una nausea profonda, ma che pian piano aveva accettato come unica soluzione percorribile.
“Simona, sicura che va tutto bene?”
le interruppe i pensieri. Doveva avere un’espressione da ebete per farglielo chiedere di nuovo
“Sicura che va tutto bene? – non riuscì a rispondere – Non hai mangiato nulla a cena ed ora ti comporti in modo strano…”
“Sì sto bene, cioè… hmm…”
si confuse, non sapeva che dire, non sapeva cosa avrebbe pensato di lei se gli avesse rivelato ciò che le passava per la mente. L’unica cosa che le importava era non perderlo, lui che le aveva dato tanto amore, che l’aveva accettata nonostante tutti i difetti ma che non riusciva a ricambiare. Aveva preparato una sorpresa per lui, sperava solo che gli sarebbe piaciuta e che magari gli avrebbe fatto riconsiderare la voglia di lasciarla… perché era sicura che l’avrebbe lasciata… dopo l’ultima volta poi, non l’aveva più sfiorata… Ma dove era finita? Si stava facendo tardi.
Suonò il campanello.
“Chi è che viene a scocciare a quest’ora?”
brontolò alzandosi dal divano per andare ad aprire
“Lascia, vado io.”
scattò ad anticiparlo dato che era già in piedi nervosa.
Mentre percorreva il breve corridoio la sua mente oscillò centinaia di volte sul proseguire oppure annullare tutto. Prese un lungo respiro prima di abbassare la maniglia, poi aprì. Spalancò gli occhi dallo stupore e rimase senza parole.
“Ma chi è?”
sentì Luigi chiedere da dietro. Sentiva gli occhi gonfiarsi di lacrime ma non le lasciò scendere, col cuore stretto nella gabbia toracica spalancò l’uscio e si spostò di lato per fargli vedere l’ospite.
La giovane ragazza col trucco pesante ed il mini abito aderente entrò spavalda in casa.
“Buona sera!”
esclamò con un gran sorriso ed un forte accento dell’Est Europa
“Ma chi è?”
le chiese più direttamente quando incrociarono lo sguardo, ma non avendo abbastanza fermezza abbassò gli occhi.
Sapeva che la situazione stava peggiorando man mano che proseguiva il suo silenzio così, fissando solo le scarpe nere col tacco altissimo della ragazza, provò a spiegare
“È il tuo regalo…”
Silenzio, nelle parole ed in qualsiasi rumore umano, non aveva il minimo coraggio per rialzare lo sguardo e Luigi non diceva nulla. Il rintocco dei tacchi, non si era accorta che la ragazza fosse uscita dal suo campo visivo
“Ciao amore, andiamo di là… Per le coppie il prezzo è doppio…”
Alzò il viso impaurita e la vide addosso al suo uomo, che gli accarezzava il petto. Lui era fermo, una statua, per un attimo lo guardò in viso e si accorse che la stava fissando, riabbassò gli occhi. Dopo aver scostato di lato la loro ospite vide la sua figura che con una paio di falcate coprì la distanza che li separava.
“Chi è questa? – le chiese arrabbiato, quando non ricevette risposta le afferrò con forza il mento per alzarle il viso – Chi è questa?”
le ripeté cercando di non urlare.
Ora sì che le scendevano le lacrime. Non capiva cosa tutto quello significasse per lei?! Non capiva che lo stava facendo solo per lui… per loro… per poter stare ancora insieme.
“È per te… un regalo…”
balbettò cercando in tutti i modi di evitare i suoi occhi furiosi
“Che cazzo significa un regalo?”
“È che tu… io… – parole e pensieri rotti dai singhiozzi – Voglio stare con te… non mi lasciare…”
“Tu sei pazza!”
con un gesto veloce del polso le gettò sprezzante il mento da una parte. Venendo meno quel contatto, anche se fino a quel momento era stato doloroso, la mandò nel panico così gli si gettò addosso cercando di aggrapparsi a lui con tutta la forza che aveva
“Aspetta… ti prego! Ti amo!”
“E quindi ingaggi una puttana? Perché mi ami?”
“Sì… no…”
era ancora più confusa
“Sono una escort, non una puttana.”
si intromise la ragazza, la guardarono entrambi come si guarda una mosca che attraversa la stanza poi tornarono a concentrarsi su loro stessi
“Sei impazzita? Che significa?”
non riusciva a guardarlo in viso, non voleva vedere se davvero pensasse quelle parole, più sentiva il petto stringersi in una morsa e più forte si aggrappava a lui, come fosse il suo salvagente.
“Dovrebbe essere una prova questa? Fai venire a casa una ragazza per vedere se davvero me la scopo?”
“No… – anche se voleva non riusciva ad alzare gli occhi – No… è un regalo… Sono una stupida… un’incapace… non riesco a darti quello che vuoi…”
“Sei solo impazzita!”
tagliò corto lui mandandola in un limbo di disperazione mentre pensava sarebbe annegata nelle sue stesse lacrime
“Non mi lasciare…”
lo supplicò stringendosi a lui con le sue ultime forze. Sembrava di pietra: freddo e fermo
“Lei ti può dare quello che non riesco a darti io…”
ora sì, riusciva a guardarlo in viso, ma con la vista annebbiata non le sembrava neanche di riconoscerlo. Le prese saldamente il mento con una mano per evitare che riabbassasse di nuovo il viso
“E cosa non vuoi darmi?”
la odiava, ne era sicura, non era vero che non voleva ma non ci riusciva.
La stava attraversando con lo sguardo, stava aspettando una risposta da lei
“Il cul…”
un singhiozzo le fermò la parola in bocca. Le scosse il viso.
“Non ho capito.”
era così umiliante doverlo dire nonostante avesse già capito, nonostante già sapesse, nonostante non fossero da soli e soprattutto nonostante quello che sarebbe successo in seguito.
“Il culo!”
si liberò di quella parola che le si era bloccata sulle labbra. Cercò di scappare con lo sguardo ma la obbligò di nuovo a guardarlo
“Dimmi tutto per bene – le disse con tono di sfida – Da brava.”
Non stava dicendo sul serio?! Non bastava già tutto quello che aveva fatto?! La guardava intensamente ed aspettava, non le metteva fretta ma non la liberava neanche da quella richiesta così onerosa per lei, poi la bocca si mosse da sé
“Dato che non riesco…”
uno scossone della mano che le teneva il viso la blocco. Si confuse, capì, si disperò e poi riprese da una parola prima
“… voglio darti il culo – pausa, le faceva male il petto – Ho ingaggiato questa puttana…”
Bastava? Doveva continuare? Cosa voleva ancora da lei?
La lasciò libera e la guardò soddisfatto
“Quindi, secondo te, dovrei incularmi questa ragazza?”
“Sì…”
“E a te starebbe bene?”
“Sì…”
“E lo fai solo per non perdermi?”
“Sì…”
“E la cosa ti renderebbe felice?”
“… sì…”
Non era vero, ma avrebbe fatto qualunque cosa per il suo uomo
“Come vuoi allora!”
e senza guardarla andò verso la ragazza e la prese per un braccio
“Andiamo!”
Che faceva? La lasciava lì? Senza dire altro? Perché prima era arrabbiato ed ora andava tutto bene? Cosa doveva fare lei? Dove la stava portando? In camera da letto… Li seguì involontariamente.
“Faccio pompino?”
l’accento era surreale in quella situazione
“Lascia stare. – e con una leggera spinta la fece sedere sul letto – Girati.”
Ubbidiente si mise a quattro zampe con le ginocchia vicino al bordo mentre Luigi si slacciava i pantaloni. Tirò fuori senza indugi il cazzo già barzotto e mentre se lo menava lento, accarezzava il culo magro della ragazza, le tirò su la poca stoffa del vestito che glielo copriva e rivelò il filo nero del perizoma che le solcava le natiche. Era in piena erezione oramai.
“Aspetta!”
Le uscì di bocca nel guardare quella scena straziante per il suo cuore. Si girò verso di lei con un sorriso soddisfatto e compiaciuto
“Ci hai ripensato?”
le chiese spocchioso.
Non rispose, andò dritta alla borsetta sulla poltrona e ne estrasse una scatolina e poi gliela porse timorosa.
“Li ho presi per te…”
Profilattici, loro non li usavano mai, si era umiliata anche avanti alla farmacista per prenderli. La guardò deluso, ancora con il cazzo in mano e l’altra saldamente piantata nel culo dell’ospite. Con un gesto di stizza ne prese uno e lo calzò in fretta.
La testa le si svuotò, si ritrovò seduta sulla poltrona ad assistere allo spettacolo più straziante della sua vita. Il suo uomo, il suo amore, eccitato per un’altra donna, proprio davanti ai suoi occhi, le palpava il culo e le strusciava addosso il cazzo duro.
Spostò di lato il perizoma, tanta era la voglia per quella ragazza che neanche la spogliava. Le faceva male tutto questo, ma non riusciva a smettere di guardare. Dal cassetto del comodino prese il lubrificante e con fretta ma dedizione preparò il buchino di quella puttana! Sentila come geme già! Quanto è falsa, si sente che non le piace davvero, ma Luigi sembra non accorgersene, sembrava anche più eccitato di prima mentre con la mano piena di gel si accarezzava l’asta dritta.
“Giù.”
premendo con una mano al centro della schiena gliela fece curvare fino a che il culo non puntava verso l’alto.
Era arrivato il momento, anche se doloroso, tutto quello che era successo fino a lì era solo il preludio. Per un istante la guardò con un sorriso beffardo, canzonatorio, appena prima di concentrarsi nell’infilare il cazzo nel buco giusto.
La ragazza mugolò, sembrava di dolore, ma non lo fermò, lui continuava a spingere, contraendo gli addominali e ruotando il bacino per trovare meno resistenza. A pochi centimetri dalla fine la prese dai fianchi e con forza completò il suo affondo accompagnato dalle grida della malcapitata che però, respirando profondamente, sembrava accettare di buon grado la propria sorte.
La fissò di nuovo, come per capire se lo stesse guardando ancora, come se volesse farle vedere che quello che lei considerava assurdo in realtà era semplicissimo, oppure per godere nel vederla disperata.
Era così che si sentiva, ma non riusciva ad opporsi a quello scempio che aveva organizzato lei stessa, non riusciva neanche ad andarsene, sembrava voler vedere con i suoi occhi tutto quello che non riusciva a dargli.
I movimenti, da lenti, diventarono sempre più rapidi e ritmati. Lei si lasciava trasportare dai possenti affondi, usando le mani per divaricarsi le natiche, poggiava solo sulle ginocchia e sul viso rivolto dall’altro lato, fortunatamente. Fortunatamente, sì, perché, se anche all’inizio era palese che stesse fingendo che le piacesse ora invece si capiva perfettamente che stava godendo davvero. Anche Luigi se ne era accorto ed aumentava sempre più il ritmo, le palle schioccavano sbattendo con violenza contro la figa, sicuramente bagnata. Aggrappato strenuamente al culo magro della ragazza, con gli occhi chiusi ed il viso puntato al soffitto emetteva tutti quei suoni gutturali che faceva solo quando erano da soli. Sembrava un ossesso nella forza e nella rapidità che ci metteva nel fottere il culo della poveretta che non aveva un attimo per riprendere fiato neanche tra un gemito e l’altro.
Lo vide bloccarsi ed irrigidirsi tutto mentre teneva ancora quel sedere tra le mani, ben tirato contro di sé. Si stava svuotando, completamente, lasciava andare dei sospiri profondi per cercare di controllarsi.
Era finita, era soddisfatto, lo vedeva attraverso le lacrime che le offuscavano la vista. Le si avvicinò, abbassò lo sguardo, il cazzo ancora duro sorreggeva il profilattico gonfio in punta di tutto quel seme bianco. Si abbassò su di lei e le diede un bacio sulle labbra gelide.
Note finali:
Per commenti, chiarimenti o anche due chiacchiere mi potete contattare ad:
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