i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

| Sexy Video Chat | Gay Cam | Messenger - NEW |

[ - ] Stampante Capitolo or Storia
Indice
- Text Size +
Note:
Dopo quasi quattro anni mi sono deciso a scrivere il seguito del primo episodio. Per comprendere meglio la caratterizzazione dei personaggi vi consiglio di leggere il primo racconto, sebbene di sesso ce ne sia davvero poco.
Note dell'autore:
Una passeggiata sulla spiaggia al chiaro di luna e all'ombra dei meloni...
Erano passati un paio di mesi dalla serata in terrazza e, tra studio e altre compagnie di amici, Jonathan non aveva più avuto occasione per incontrare Fabio al di fuori del contesto universitario. Il pensiero di quel gioco non proprio casto era presto sparito nei meandri della sua mente e, sebbene in quel periodo continuasse a non frequentare nessuna, non poteva dire che Virginia gli mancasse. Quella sera però proprio Fabio gli aveva chiesto se avessero potuto usufruire della sua cabina in spiaggia per una serata tra amici con pizze e birre e Jonathan non era stato affatto dispiaciuto di accettare per rivedere l’amico.
“Penso di portare anche Virginia, ti dispiace?”, gli disse l’amico prima di chiudere la chiamata.
“Non c’è problema ovviamente. Perché dovrebbe, scusa?”
“Non so, ho sempre avuto la sensazione che non ti facesse molta simpatia, che la trovassi troppo ‘bambina’, ma evidentemente avevo torto”, gli rispose Fabio.

Il sole era ormai tramontato da un’ora e mezza e il cielo ormai era completamente scuro. Le luci dei vicini locali, uniti a una luna ormai quasi piena, impedivano però in parte di apprezzare le stelle che adornavano il cielo.
“Chi va a prendere le pizze? Sono ormai le nove passate”, chiese Jonathan tradendo una certa impazienza.
“Posso andare io, ma qualcuno mi deve accompagnare perché da solo non riesco a portare quattro familiari”, rispose Fabio, mostrandosi come al solito disponibile.
Un paio di amici si offrirono di accompagnarlo, d’altronde erano più di venti in spiaggia quella sera, e qualcuno doveva pur ‘sacrificarsi’.
Jonathan fino ad allora non si era affatto interessato a Virginia, l’aveva appena salutata frettolosamente quando era arrivata. In quel paio di mesi non l’aveva nemmeno contattata via telefono, aveva proprio continuato nel suo atteggiamento neutro verso di lei. Adesso però che Fabio si era allontanato percepiva chiaramente il disagio della ragazza: non avendo legato molto col gruppo, anche a causa della differenza di età, si era andata a sedere sul proprio asciugamano isolandosi un po’ dagli altri.
“E’ sempre la solita Virginia, un pesce fuor d’acqua” pensava lui “poteva rimanere a casa dato che non riesce mai a integrarsi bene con noi”. Fece caso per la prima volta quella sera a come fosse vestita. Si ricordò che un paio di ore prima aveva fatto il bagno con loro prima del tramonto, ma adesso si doveva essere cambiata. Indossava una gonna lunga di tela leggera, mentre sopra la vita il seno premeva prepotentemente sotto un top verde che, date le sue forme eccessive, risultava scollato. Intravedeva anche le bretelle affannate di un reggiseno bianco. Fu così che a Jonathan, forse più per educazione che per malizia, balenò un’idea.
“Ti va di fare una passeggiata mentre aspettiamo le pizze?”. Virginia, distratta in quel momento, trasalì quando vide accanto a sé Jonathan che le poneva la domanda.
“Uhm… in spiaggia dici? Uhm… dai ci sto, mi stavo un po’ annoiando sinceramente.”
Jonathan non si stupì della risposta ed educatamente le porse la mano per aiutarla ad alzarsi.
“In che direzione andiamo?” chiese lui.
“Uhm, non so… forse verso lo stabilimento… si vede meglio la luna”, rispose lei.
“Ok. Andiamo. Portati il telo comunque, magari ci sediamo a metà strada.”
E si incamminarono fianco a fianco molto lentamente, proprio a un metro dal bagnasciuga. Il mare era calmo quella sera, se ne percepiva appena lo sciabordio, mentre la luna si rifletteva su quella distesa argentata.
Camminavano ormai da cinque minuti senza dirsi una parola, non tanto per l’imbarazzo dovuto al gioco di quella sera di inizio estate, quanto per il fatto che i due non avevano proprio argomenti comuni da affrontare.
A un certo punto Jonathan, vedendo che una serie di cortili erano del tutto deserti, prese in mano la situazione:
“Fermiamoci qua, se ci allontaniamo troppo finiremo per tornare e trovare le pizze fredde”.
Lei ubbidì senza proferire parola.
“Mi siedo un po’, che sono stanca. Se vuoi puoi usufruirne anche tu” disse lei, stendendo il telo.
Virginia si sedette, seguita a breve distanza dal ragazzo.
Il silenzio era assordante, solo il leggero rumore del mare riusciva a mitigarlo. Jonathan appoggiò improvvisamente la testa sulle gambe dell’amica:
“Disturbo così, se mi rilasso un po’?” chiese lui retoricamente.
Lei non rispose ma lo lasciò fare.
“Sai cosa mi fa ridere di questa posizione?”, aggiunse lui subito dopo.
“Che per quanto mi sforzi non riuscirò mai a vederti in viso” disse ridendo di gusto.
Queste parole erano uscite naturalmente dalla bocca di Jonathan, lui stesso se ne stupì e capì che, data la situazione, il limite era stato ormai quasi superato. Decise allora di cavalcare l’onda, dato il silenzio assenso di lei.
“Capirai che con ste mongolfiere che ti ritrovi, la mia visuale è impallata, ma non mi lamento mica. Il panorama da qui è magnifico”.
Lei ridacchiò, tra il timido e l’imbarazzato. Lui, prese il coraggio a due mani, e non solo quello: rapidamente portò le mani sul top, iniziando a impastare la carne sottostante.
“Finalmente riesco a vedere le mie mani che ti massaggiano le tettone, direi che potrei stare qui per ore a guardarle. Che ne dici?” le chiese, sperando di sentire finalmente una risposta. Lei non si mosse, ma non si tirò indietro, mentre lui continuava a palparle deciso il seno.
Improvvisamente echeggiò la voce decisa di Jonathan:
“Levati il top e il reggiseno”.
Note finali:
Per suggerimenti, critiche o anche solo per contattarmi:
disperato.erotico@yahoo.it
Facebook: Disperato Erot
Grazie a voi posso migliorare!