i racconti di Milu
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“Dimmi, che cos’è che ti piace esattamente?” - giacché erano diversi minuti, che aspettavo quasi affannosamente e concitatamente quella domanda.

Avevo conosciuto Dora soltanto da alcuni giorni, tuttavia il fatto d’averla conosciuta in verità è una parola grossa, perché avevo esaminato per caso la sua foto su d’un commento che aveva lasciato sulla pagina d’una mia amica di Facebook facendomi riflettere. In quell’occasione visionai una foto che m’aveva realmente folgorato, poiché era in piedi senza costume su d’una spiaggia deserta appoggiata nel versante d’una parete rocciosa. Certo, la posa era un poco da seduttrice che rivelava una ragazza d’una bellezza ingenua e per di più spontanea, con le gambe lunghe e sottili, il seno piccolo, eppure fermamente splendido con un viso davvero gradevole.

A ben vedere lei aveva assunto un’espressione nell’insieme gaudente, libertina e virginale, un volto dolce con gli occhi dallo sguardo davvero proibito e l’immagine nascondeva poi la promessa d’un sedere davvero indimenticabile. Io guardai per un tempo interminabile quella foto e m’imposi di provare a conoscerla, perché si trattava ormai di un’intenzione irrinunciabile. Decisi però di giocarmela al meglio, in tal modo iniziai a controllare la bacheca della nostra amica in comune in attesa dei suoi commenti, sui quali lasciavo cadere occasionalmente qualche mia beffarda e ironica riflessione, finché capitò di scambiarci una serie di battute consecutive. Quello, invero, fu il momento d’aggiungerla alla cerchia degli amici, amicizia che lei accetto prontamente, così decisi a quel punto di scoprire qualcosa di più su di lei. Curiosando tra le sue pagine, tra le passioni e le preferenze, scoprii numerosi riferimenti al cinema, di sottovalutati registi di film d’altri tempi e faccenda tra l’altro ancora più importante che anche lei viveva a Perugia. Internet è sempre una fonte inesauribile e perenne di sapere, poiché mi bastò cercare un po’ di quei nomi per giungere a diverse pagine riguardanti la cinematografia degli inizi. L’occasione giunse solamente un paio di giorni più tardi, quando dopo un nuovo scambio di commenti io iniziai una casuale e illusoria chiacchierata via chat aspettando la sua giusta domanda:

“Sai, io sono un cinefilo, perché ho una sconfinata passione per i film classici, soprattutto spagnoli e tedeschi”.

Lasciai cadere la risposta con noncuranza, anche se non attendevo altro che la circostanza per adattarla al momento appropriato. Iniziò così un appassionato e fitto dialogo tra sordi, o meglio, io ero praticamente sordo a quasi ogni sua affermazione cinematografica, perché rispondevo con abili finzioni, indimenticabile patrimonio d’anni di quesiti liceali su argomenti mai studiati. Lei, in compenso, appariva totalmente subdola sia alla mia reale ignoranza in materia sia ai miei tentativi di modificare il corso della conversazione su argomenti di qualsiasi altra natura, dopo il tono della conversazione calò nel modo di riflettere la realtà con una visione intensamente deformata e oscura del mondo, però l’apice giunse arrivando a Griffith quando mi chiese se lo conoscevo e lì io azzardai rischiando di giocarmi tutto:

“Certo che sì, Griffith è il caposcuola del cinema americano. Io lo adoro, in quanto è come se fosse mio padre”.

Sopportai comunque un’ampia e larga analisi sulla sua meravigliosa intuizione, la sua costruzione delle fondamenta del linguaggio cinematografico, capace con lui di discostarsi dall’eccessiva teatralità di cui soffriva il cinema, facendo così davvero nascere la settima arte, arte di cui intuì e mise in pratica tutti gli elementi essenziali, il montaggio delle singole immagini, il primo piano, il piano americano, il montaggio alternato, la dissolvenza e i flashback, l’uso di più cineprese in contemporanea, il movimento delle stesse per seguire l’azione e non ultima una complessa ricerca sulla luce. Quando iniziò ad approfondire quello che secondo lei era il suo capolavoro assoluto, tentai ancora di salvarmi affermando di non averne purtroppo un ricordo recente, non essendo più riuscito a rivederlo da moltissimi anni, poiché da qui fu tratto il dado:

“Io ne ho una copia nuova masterizzata in DVD. Sai, ho provato a convincere i soliti amici a vederlo, ma quando parlo loro d’un film muto da quindici bobine che dura più di duecento minuti rifiutano sempre”.

Cazzo, quindici bobine, duecento minuti di film muto, sono quasi tre ore e mezza. Parte di me fu terribilmente tentata dallo spegnimento immediato del PC, però l’immagine di quella foto stampata nella mente e i lussuriosi pensieri che annebbiavano il resto fermarono il lato logico e ragionevole, perciò riproposi incalzando:

“Dev’essere bellissimo, dato che come ogni cosa speciale soltanto chi sa davvero apprezzare l’arte cinematografica può comprenderlo pienamente. Io lo vedrei con te con immenso piacere” - scrissi vergognandomi profondamente di me stesso e sentendomi già praticamente sui ceci.

Fu così, che rimediai inaspettatamente e incredibilmente un invito a casa sua per la domenica successiva dopo pranzo, per una splendida a suo dire giornata di proiezioni. Il tempo passato prima a studiare le opinioni e la trama del film per non risultare poi troppo impreparato, furono sennonché una pena da girone dantesco, perché più volte fui agguantato dalla tentazione di simulare una qualche malattia a caso, tuttavia desiderio e lussuria ebbero prontamente ancora una volta la meglio, aiutati anche da alcune nuove foto inserite da Dora che stuzzicarono oltremodo i miei più perversi pensieri, fin tanto che giunse così finalmente la domenica. In quella circostanza mi presentai a casa sua in perfetto orario, con una confezione di biscottini secchi assortiti e con un’ottima bottiglia di Passito di Pantelleria, perfetto per rilassare la mente e allentare i freni inibitori. Rischiai però di frantumare la bottiglia lasciandola cadere nell’istante in cui Dora mi aprì la porta, perché era indiscutibilmente bellissima, giacché indossava una maglietta bianca attillata senza reggiseno, mentre i suoi capezzoli segnavano lievi il tessuto rivelandosi appena, e dei pantaloncini blu talmente corti e succinti che ebbi quasi l’impressione di poterle sbirciare le mutandine persino mentre era in piedi. I piedi nudi e il sorriso aperto, dolce e innocente completavano ad arte l’insieme più erotico che vedessi da molto tempo. Io strinsi forte il collo della bottiglia giusto un istante prima che mi scivolasse dalle mani. Quando trovai la forza di sorridere e di salutarla m’accorsi nello stesso momento che erano già passati diversi secondi nei quali lei era rimasta a guardarmi incuriosita, con la testa interrogativamente inclinata di lato e soprattutto che ero già vivamente eccitato:

“Ciao Dora, ho portato qualcosa da bere e da sgranocchiare durante il film, spero ti piacciano i vini passiti” - dissi io per spezzare quel momento di mio grande imbarazzo.

“Certo, adoro tutti i vini, grazie, però non dovevi” - rispose lei prendendo dalle mie mani la bottiglia e invitandomi a varcare l’uscio.

Lei viveva in un appartamento piccolo ma curiosamente accogliente, intravidi una cucina e un paio d’altre porte socchiuse a soffietto, evidentemente il bagno e la camera da letto, quindi entrammo nel salottino. Un enorme televisore a cristalli liquidi sovrastava il centro della parete più lunga, circondata da una libreria a muro che straripava letteralmente di libri e soprattutto di DVD. Di fronte all’altro lato della stanza, separato dalla TV soltanto da un grande folto tappeto c’era un ampio divano blu sul quale ci accomodammo. Io posai sul tavolino a lato del divano i biscotti aprendo il pacchetto e togliendo la carta, nel frattempo lei mi portò un apribottiglie e due splendidi piccoli calici, stappai la bottiglia e versai il vino intanto che il suo colore ambrato quasi come l’oro antico scintillò dentro il vetro, le porsi il suo bicchiere e accennai un brindisi:

“A Griffith, e a noi naturalmente”. Lei mi sorrise e con la voce bassa ed estremamente sensuale m’annunciò:

“A noi e al cinema”. Io la vidi dilatare gli occhi dopo l’assaggio.

“E’ davvero molto buono, grazie davvero”.

Il mio lato entusiasta e raggiante ebbe la meglio, scivolai lungo il divano più stretto a lei avvicinandomi:

“Chiudi gli occhi, annusa lentamente, a fondo. Senti la ricchezza dei profumi? L’ananas, i fiori d’arancio, i fichi secchi, l’albicocca e i sentori di miele e dell’uva sultanina. Sono tutti i profumi e i sapori della Sicilia, aria, sole e mare insieme”.

Dora annusava rapita, io la guardai molto da vicino mentre assaporavo il suo profumo, l’odore della sua pelle, del suo collo e dei capelli, la deliziosa promessa del sapore delle sue labbra, dato che quando aprì gli occhi lei era estasiata:

“E’ vero, li ho sentiti tutti quei profumi, è fantastico, non credevo”.

Io le sorrisi e avvicinai ancora di più il viso al suo, quando vidi che non arretrava la testa la baciai. Un bacio lieve, solamente di labbra, accennato appena ma intenso:

“Scusa, ma non ho potuto resistere, sei davvero bellissima Dora”. Lei arrossì, quindi s’alzò sorridendo:

“In fondo tu sei venuto qua per il film” - disse, quindi prese uno dei DVD, lo aprì e inserì il disco in un lettore ai piedi della televisione.

Dopo tornò a sedersi accanto a me sorseggiando ancora un po’ di passito e accese la TV. Ho un ricordo nebuloso delle successive tre ore. Lei guardava il film rapita, io trovavo quasi incredibile che potesse davvero piacerle quella muta mostruosità, in verità vidi poco del film, dato che i miei occhi erano più che altro rapiti da lei. Io la guardavo di nascosto, osservando soprattutto il gioco delle sue lunghe gambe sottili che si muovevano spesso e che poco dopo salirono sul divano spingendosi verso di me, con i suoi piedini nudi premuti contro la mia gamba sinistra. Ogni tanto i suoi movimenti lasciavano salire ancora di più i pantaloncini corti, rivelando appena il bianco delle mutandine, dove il pizzo sporgeva a volte leggermente tra le gambe. La mia mente oscillava tra le immagini in bianco e nero e le innumerevoli erotiche fantasie, che quella situazione assurda stuzzicava. Non posso però dimenticare alcune scene terrificanti, mentre i quattro episodi del film si susseguivano lungo la storia umana, da Babilonia ai gangster americani. Durante quella che lei definì la famosissima scena, della culla che dondola senza posa, faticai a trattenermi dall’urlare a causa dello stress, solamente la mia mano che inizialmente accarezzava la sua gamba da diversi minuti mi mantenne sufficientemente lucido da resistere, in quanto riuscii persino a stupirla azzardando un paragone con il telefono che squilla interminabilmente all’inizio di “C’era una volta in America”, anche se m’astenni dal farle notare che era senza dubbio la cosa più fastidiosa di tutta la cinematografia del grande Sergio Leone. L’arrivo della scritta “The End” mi diede quella che senza dubbio doveva essere la stessa soave sensazione provata dal comandante Nobile all’arrivo dei soccorsi. Lei mi guardò e dovetti davvero trattenermi dal ridere alla vista dei suoi occhi quasi velate di lacrime per la commozione, dal momento che m’abbracciò felice dicendomi:

“Grazie, per aver condiviso con me questo piacere, poiché nessuno aveva mai partecipato così alla profondamente mia passione. Sai, certi momenti di questi film, mi provocano una sorta d’eccitazione quasi sessuale, non so se puoi comprendermi”.

Io le sorrisi lievemente riavvicinandomi al suo viso ed enunciai:

“Oh sì, ti comprendo perfettamente, provo proprio la stessa sensazione, un’eccitazione convulsa e irrefrenabile”.

Io la baciai nuovamente, questa volta però senza fermarmi, entrai tra le sue labbra in modo prepotente e impetuoso accarezzandole contemporaneamente il collo e percependo i brividi che le scorrevano lungo la schiena. Lei si lasciò andare contraccambiando il bacio appassionatamente, dandomi l’impressione che davvero quella visione interminabile le avesse provocato incontenibili e veri palpiti d’eccitazione. Ci baciammo dolcemente e a lungo, tuttavia quando stavo per iniziare seriamente ad accarezzarla per spogliarla, Dora mi tenne strette le mani e mi sussurrò all’orecchio con la voce eccitata:

“Sai, c’è una cosa che desidero davvero moltissimo eseguire, ora”.

“Tutto quello che vuoi, davvero, basta chiedere” - le risposi io oltremodo incuriosito di scoprire quali perversi pensieri o fantasie lascive stavano stuzzicando la sua mente.

“Vorrei davvero condividere con te un altro film, quello che in assoluto è il mio preferito, l’avrò visto cento volte, eppure con te avrà indubbiamente un sapore nuovo e più intenso”.

La sensazione che percepii in quel preciso istante fu paragonabile come se Mike Tyson m’avesse appena afferrato tra le gambe stringendo con tutte le sue forze, eppure riuscii soltanto a ribadire:

“Sì, certo, con molto piacere!”.

Lei mi diede un ultimo bacio, quindi s’alzo per cambiare il DVD, in quanto la visione del suo alto e meraviglioso sedere che oscillava lieve mentre s’allontanava da me, fu la sola cosa che mantenne ferma la mia decisione trattenendomi dal gettarmi dalla finestra. Dora fece partire il secondo DVD e tornò ad accoccolarsi accanto a me sul divano, sorridendo felice come una bimba alla quale hanno appena regalato il giocattolo preferito. Quando apparve il titolo in bianco e nero, circondato da greche e d’arabeschi in stile comiche di Stantio e Ollio non riuscii a crederci davvero. Era la Corazzata Potëmkin, del grande Sergej M. Eisenstein, perché in quell’istante volevo morire, invece sorrisi e dissi:

“Non ci crederai, questo è anche uno dei miei film preferiti in assoluto, sarà fantastico vederlo qui insieme”.

Intanto io continuavo ad accarezzarle il collo, la schiena e le gambe, la baciai un paio di volte anche se notavo che mentre mi baciava i suoi occhi si giravano verso lo schermo, eppure la sentivo eccitata, il viso arrossato, il respiro rapido, il profumo di piacere che emanava da lei era indubitabile. Decisi d’azzardare il tentativo finale, intanto che sullo schermo gl’insubordinati e i ribelli della nave venivano spinti di fronte al plotone d’esecuzione le sussurrai all’orecchio:

“Riesci a sentire l’emozione e l’intensità? La forza che protende dallo schermo?”.

“Sì certo” - mi rispose con gli occhi lucidi.

“L’hai visto cento volte, però l’hai mai fatto davanti al film? Hai mai davvero provato a mescolarne il piacere fisico?” - le chiesi io, mentre con la lingua le stimolavo i punti più sensibili dietro l’orecchio destro.

Dora mi guardò rossa in viso, poi quasi distolse lo sguardo replicò:

“Io qualche volta mi sono addirittura masturbata guardandolo”.

Vidi che Dora si stringeva le mani una nell’altra, forse affranta e pentita di quest’inaspettata e intima confessione, io non le diedi tempo di pensare, l’afferrai per le mani e la tirai gentilmente sul tappeto in ginocchio con me ai piedi del divano e con la mano sotto il suo mento l’indirizzai verso il grande schermo illuminato:

“Lascia fare a me, tu guarda, goditi tutto il piacere, vedrai”.

Lei rimase lì ferma a quattro zampe, con il volto rivolto al televisore, io le sollevai piano la maglietta verso la testa liberando i seni e accarezzandole i capezzoli da sotto con entrambe le mani. Questi ultimi divennero rapidamente duri mentre li stringevo e li accarezzavo, sentivo il suo respiro sempre più affannato e i suoi fianchi muoversi istintivamente, mentre stretto a lei le lasciavo percepire la mia forte eccitazione. Quindi mentre con una mano continuavo a stimolarle i seni, con la destra scesi finalmente sui bottoni dei pantaloncini, glieli sbottonai e feci scendere lentamente la cerniera lasciando che le dita sfiorassero il tessuto delle mutandine in un movimento circolare, poi quando non riuscii più a resistere abbandonai con rimpianto i capezzoli e le sfilai insieme i pantaloncini e le mutandine, rivelando un sedere veramente meraviglioso, realmente da favola. Iniziai ad accarezzarlo dalle cosce risalendo lungo la schiena e tornando giù, scivolando di volta in volta sempre più intimamente. Era del tutto depilata e la faccenda già mi faceva impazzire, poi vedevo le piccole labbra rosee lucide d’eccitazione che fremevano di desiderio e sentivo ormai forte il suo odore che m’attraeva in maniera inarrestabile. Cominciai così a toccarla, la trovai così bagnata che quasi mi morsi il labbro dalla voglia, sapientemente giocai con la sua eccitazione, sfiorando, stringendo e roteando sul clitoride mentre la musica e il film continuava.

In seguito avvicinai le labbra, la baciai e la leccai profondamente, assetato di lei, finché non arrivarono le prorompenti contrazioni d’un forte orgasmo. Io la leccai ancora un poco e mi slacciai finalmente i jeans, in quanto ero praticamente eccitato da ore, senz’indugio scivolai in lei, aderendo perfettamente al suo umido e stretto intimo, mi spinsi lento fino in fondo provocandole un forte gemito, poi iniziai a godermela. Mi presi tutto il tempo necessario, alternando spinte rapide a lente, lievi a profonde, finché la sentii godere mentre emetteva poderosi strilli di piacere. A quel punto decisi di osare totalmente, uscii da lei e puntai deciso al suo buco più piccolo, roseo e stretto, lo leccai rapidamente, quindi m’appoggiai spingendo adagio. Mentre lei gemeva io entrai di nuovo in lei, nel frattempo i cosacchi dello Zar scendevano la scalinata in riga sparando sulla folla di civili. Lei continuava a guardare i dettagli, poi giunse infine l’occhio della madre e pure la carrozzella del bambino che precipita lungo lo scalone. In quel momento sborrai dentro di lei sperimentando un orgasmo assolutamente poderoso e sfrenato, m’appoggiai quindi lungo la sua schiena nuda stringendola, le baciai i collo, quindi m’avvicinai al suo orecchio sussurrandole:

“E’ stato veramente fantastico Dora, adesso devo proprio dirti una cosa”.

Lei distolse finalmente lo sguardo dallo schermo, visibilmente arrossata in faccia, eccitata, poiché mi guardò dolce e tenera, io m’appoggiai alla sua guancia con la mia quindi le parlai ancora:

“Sai, per me è un vero piacere guardare i film così, perché quando vorrai sarò pronto d’ora in poi”.

{Idraulico anno 1999}