i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

| Sexy Video Chat | Gay Cam | Messenger - NEW |

[ - ] Stampante Capitolo or Storia
Indice
- Text Size +
Note:
Ogni parere, suggerimento o critica è graditissimo: slavegames88@gmail.com la mia mail
-Sei stato bravo frocetto -, seguito da uno sputo in faccia, è stato il ringraziamento fatto da Giacomo nei miei confronti, per avergli leccato i piedi. Mezz’ora di piedi sudici lavati e rilavati, ho la bocca che odora come i suoi calzini e tutto questo per ricevere in cambio un mezzo ringraziamento e uno sputo che ora sto leccando come fossi un gattino su una ciotola di latte.
- Sei stato bravo frocetto -, seguito da uno sputo in faccia, è stato il ringraziamento fatto da Giacomo nei miei confronti, per avergli leccato i piedi. Mezz’ora di piedi sudici lavati e rilavati, ho la bocca che odora come i suoi calzini e tutto questo per ricevere in cambio un mezzo ringraziamento e uno sputo che ora sto leccando come fossi un gattino su una ciotola di latte.
E’ incredibile, ma tutto ciò mi sta anche bene.
Giacomo lo conosco da quando siamo piccoli, eravamo in classe insieme alle scuole elementari e alle medie. Alle superiori le nostre strade si sono divise, ma abbiamo continuato a frequentarci. Abbiamo in comune Francesco, nostro amico fraterno e per questo ci siamo spesso trovati in giro, a volte in discoteca, altre al ristorante o anche a dei semplici calcetti.
Non siamo mai stati amici, o almeno, se lo considerassi un amico avrei centinaia di amici. Ci stimiamo. Anzi, ci stimavamo. Ora sono diventato il suo leccapiedi personale.
Da un anno vivo a Firenze, dove ho iniziato l’università. Lui ha fatto flop nella facoltà in cui si era iscritto a Verona e ora si trasferito anche lui per studiare nel capoluogo toscano. Su idea di Francesco siamo diventati coinquilini, è arrivato a Firenze un giorno prima di quanto accordato, beccandomi insieme a un ragazzo, lui sul letto e io in ginocchio intento a leccargli i piedi. Col senno di poi mi considero fortunato..
La mattina facciamo colazione come se niente fosse. Giacomo comincia a parlarmi della serata precedente, quando ha voluto fare un giro per la città e cominciare ad ambientarsi. Per un po’ rispondo a monosillabi, era una situazione troppo strana. Pian piano anche io comincio a parlargli dei posti da visitare, i luoghi ideali in cui rilassarsi il pomeriggio o dove è meglio andare a correre.

E’ il figlio bene di famiglia bene, capelli castani scuri, occhi nocciola, alto 185 cm, pochi muscoli, ma tutti dove servono. Il bravo ragazzo perfetto, la descrizione che ho sempre fatto di lui in questi 20 anni. Sempre tranne ieri sera, ora lo vedo con altri occhi.
- Matteo, tu questa mattina cosa devi fare?
- Giacomo, alle 9 ho lezione. Sono in facoltà fino alle 15.
- Ok, io stamattina avevo un paio di ore buche, ma mi sa che le passo in biblioteca. Ti va se stasera giochiamo?
- Giochiamo?
- Sì dai, allo stesso gioco di ieri sera.
Annuisce e io capisco cosa vuole dire. Vorrei fare il prezioso, ma io in realtà ho una voglia matta di giocare.
- Stasera io vado a lavorare - per mantenermi agli studi lavoro in un risto-pub della zona. Tre sere a settimana, almeno per evitare di chiamare i miei genitori per ogni minima spesa imprevista. Se ti va quando finisco lezione ci vediamo.
- Ok, mandami un messaggio quando esci da facoltà.
E con il suo sorriso quasi rassicurante se ne va.

Devo dire la verità, passo la mattinata eccitato in attesa di quel momento. Non riesco a stare particolarmente attento alle lezioni e, rendendomi conto che non potevo più aspettare, sono corso in bagno dell’università a spararmi una sega.
Finite le lezioni gli scrivo e su whatsapp mi invita a venire in università da lui, di fronte i bagni. Mi lascia in attesa un quarto d’ora, poi arriva e mi indica di seguirlo in bagno, senza farmi notare.
- Stronzo testa di cazzo! Bastardo figlio di puttana!!! - inveisce e mi tira un pugno allo stomaco.
Mi mette una mano sulla bocca prima che io sia in condizione di urlare, mentre mi accascio a terra, con le mani sullo stomaco, contorcendomi dal dolore.
- Prima lezione e già mi rompe i coglioni quel maledetto!!!! E sposta quelle mani cazzo –, dice e mi tira un calcio a una coscia, non riuscendo a trovare libero il mio stomaco.
- Cazzo che nervoso!!! – e se ne va lasciandomi accasciato a terra nel bagno, non avendo capito nemmeno tanto bene cosa sia successo.

Verso le 18 torna a casa, dove già stavo da un po’. Entra in camera mia e sorride, questa volta in modo beffardo.
- Grazie Matteo. Ora ci sei te su cui sfogarmi.
- Mi hai fatto male però, Giacomo. C’era bisogno di fare così?
- Sì vabbeh, non esagerare dai. E poi è troppo bella la situazione. E in fondo tu fai delle cose per me, e io faccio delle cose per te – E, mi accompagna dolcemente dalla posizione in cui stavo, sul letto a studiare, a inginocchiato per terra. Si sdraia sul mio letto e si sfila le scarpe.
- Dai frocetto, sono andato a correre solo per te. Divertiti!!!
E inizio a leccare le dita sudate per bene, che ho sognato per tanti anni. Lui mi guarda divertito, ogni tanto sputa sul dorso del piede invitandomi a leccare gli sputacchi.
- Dimmi una cosa, Matteo.
- Sì? – rispondo fissandolo, quasi imbarazzato
- Continua pero, non ti ho detto di fermarti – e riprendo a leccargli la pianta del piede assaporando il suo buon puzzo -, quanti calzini mi hai rubato in questi anni negli spogliatoi?
- Rubato dei calzini? Io? – rispondo, come se non sapessi di cosa stia parlando.
- Non dirmi cazzate!! Lo so, ogni tanto spariva un indumento, magari ricompariva nella borsa due o tre allenamenti dopo. E non credo si tratti di mie dimenticanze.
- Diverse volte Giacomo.
- Ti piacevo così tanto? E perché non me lo hai mai detto?
- Avevo paura che tu avessi una strana opinione di me. – rispondo, mentre succhio il sudore dalla pianta del piede destro, e lecco lo sporco tra le dita.
Inizia a ridere sarcastico.
- Una strana opinione di te? Sei sempre stato solo l’altro migliore amico di Francesco. Eri quasi una scocciatura a volte. Se lo avessi saputo prima mi sarei divertito un sacco di volte, probabilmente avremmo avuto un rapporto migliore.
E, stanco di farsi leccare i piedi, sgancia un potente scaraccio sulla mia bocca.
- Ora frocio ti detto le regole del gioco. Fuori da questo contesto siamo buoni amici, anche meglio di quando sono arrivato tre giorni fa’. A volte usciremo insieme, altre ognuno fa’ la sua vita, tra università e impegni vari. Stesso discorso a casa.
- Ok Giacomo.
- Regola numero due, fuori da questo contesto siamo Matteo e Giacomo. In questo caso siamo io padrone, tu frocio. Chiaro?
- Sì. Sì, padrone.
- Ultima regola. Pur rispettando i tuoi impegni, quando ci troveremo a giocare come adesso, l’unica cosa che conta è la mia volontà. Voglio i piedi lavati, tu me li lavi. Voglio picchiarti, ti fai picchiare. Saliremo di livello, questo ricordatelo. Soprattutto quando faremo cose che non ti piaceranno.
- Sì padrone.
Al momento Giacomo aveva creato un raggio d’azione. Continuava ad essere il bravo ragazzo rassicurante di sempre. E’ riuscito a farmi sentire tranquillo e a rispettarmi. Nonostante mi abbia tirato un pugno, un calcio e abbia scatarrato dritto nella mia bocca.
- Ah, dimenticavo – mi dice Giacomo – devi essere presente anche nei miei momenti di sfogo. Quello di oggi pomeriggio consideralo un momento di sfogo. Un professore mi perseguita, non posso picchiare lui, quindi mi accanisco su di te. – sorride, - magari vedila così. Se una ragazza non me la da, posso sfogarmi su di te.
E, facendomi un occhiolino, lascia la mia stanza e torna nella sua.
Da ragazzo non mi sentivo gay, non avevo la ragazza ma mi ero creato quasi un’illusione, cioè che giocando solo con mio cugino e segandomi pensando a mio fratello non significava che a me piacessero i maschi.. poi iniziai a segarmi su altri ragazzi.. persi l’innocenza sui personaggi famosi, prima uno, poi due, poi tre… i ragazzi del grande fratello, sportivi, prima piloti poi nuotatori e calciatori.. immaginavo la mia faccia immersa nelle scarpe di alcuni di loro dopo la partita… e per finire gli amici… una vacanza con Francesco fu un problema non piccolo, perché in camera cercavo ogni momento in cui ero solo per rubargli le calze e annusarle un po’, stessa cosa con Michele, un amico che si era unito alle nostre famiglie per l’occasione.. più passava il tempo e più mi rendevo però conto che il rapporto con quelle persone oggetto delle mie seghe si stava lentamente deteriorando… non era un problema con i personaggi famosi, l’unico effetto collaterale era che, in Fifa, nel Milan compravo i calciatori che mi attraevano per vendere i roiti. Era un casino invece per i rapporti interpersonali, primo fra tutti col mio amico Francesco, visto che pensavo troppo ai suoi piedi, al suo cazzo e al suo culo che parlava da solo.. era molto di più, un ragazzo d’oro con cui ero cresciuto, che si sarebbe fatto in quattro per me e che in tutti questi anni ci siamo sempre protetti a vicenda.. non meritava di diventare un pezzo di carne su cui eccitarmi quando ero annoiato… e stessa cosa tutti gli altri…
Avete presente quando si dice che i ragazzi e le ragazze non possono essere amici? Io stavo correndo il rischio di dimostrare che i ragazzi e i gay non potessero essere amici… perciò ormai maggiorenne smisi di spararmi seghe pensando a Francesco, sei mesi dopo smisi su tutti i miei amici… fu un bene, anche perché da allora ebbi anche il coraggio di fare la doccia negli spogliatoi insieme agli altri.. da una parte potevo vedere i loro corpi spettacolari, dall’altra riuscivo a non pensare a loro come desideri sessuali ed evitavo imbarazzanti durelli..
Giacomo era una felice eccezione, pur frequentandoci spesso e volentieri le nostre chiacchiere erano al massimo qualche sporadica battuta e un saluto, strano per quante volte siamo usciti insieme e strano soprattutto perché in parecchi ci vedevano come una potenziale coppia affiatata, o un trio, considerando Francesco… In questi 3 anni non vedevo l’ora di trovarmi nello spogliatoio o in vacanza con lui e sentire il suo odore dentro un paio di calze…
E’ una storia strana, quasi contorta la mia… solo pochi mesi fa, in una fredda mattina di capodanno, ho avuto il coraggio di raccontarla a Francesco, ormai convinto che la nostra amicizia fosse talmente profonda da superare uno scoglio del genere. Fortunatamente avevo ragione. Fu imbarazzante rispondere alla domanda di Francesco – Ma ti sei mai segato pensando a me? -, al punto che ero quasi rilassato quando gli dissi della mia attrazione per Giacomo.

- Qua a Firenze tutto ok… Matteo è un bravo ragazzo, avevi ragione a farmi diventare suo coinquilino.. lo conosco da sempre, ma lo sto rivalutando solo in questi giorni… -, diverse faccine intorno a questo messaggio di whatsapp, lo ha scritto Giacomo a Francesco, che poi ha mandato a me facendo lo screenshot.
Ero molto felice di quello che stavo leggendo, capendo che da una parte Giacomo si trovava bene con me e, dall’altra potessi contare sulla sua discrezione. Appoggiato il cellulare, vado nella sua stanza e gli chiedo – Giacomo, ti va di giocare stasera? –
- Avvicinati – mi avvicino e mi tira la sua scarpa addosso – ti avevo detto che in questo contesto io sono il padrone, chiaro? Chiamami così!!! –
- Scusami padrone!
- Riportami la scarpa, portala usando la bocca – e io raccolta la scarpa per terra, tenendola tra i denti gliela rendo. In cambio si prende la scarpa in mano e mi tira tre o quattro scarpate sulla faccia.
- Siediti frocio! – mi dice – e leccami i piedi!!
Comincio a leccare le dita dei piedi, chiudendo gli occhi. Lui mi fissa sorridendo. E poi mi ficca le calze in bocca, facendomele ciucciare.
- Ti sto studiando attentamente frocio. In questi giorni stiamo giocando, ma voglio capire a che livello spingermi. Siamo stati molto fortunati quanto ti ho beccato a leccare i piedi al tuo ex coinquilino l’altro giorno. E non voglio lasciare nulla al caso. Preparati. Domani sera avrai un test, se lo supererai diventerai mio schiavo a tutti gli effetti. Altrimenti, beh – ridacchia – è stato bello finché è durato.