i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

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Ma la mia innocenza non resistette a lungo. Il pomeriggio del giorno dopo, quando tutti in casa riposavano un po’, dopo pranzo, raggiunsi lo zio che lavorava nella cantina e gli chiesi, se poteva, di riportarmi a vedere i mici. Avevo sotto le mutande nuove: bianche, immacolate.

Mi fece salire per prima sulla scala, e io lo feci, piano piano. Lui era subito dietro di me, sentivo il suo fiato sui polpacci.

Sopra, ci rimettemmo appoggiati alla cassa, come la mattina precedente… ma il mio cuore già batteva all’impazzata, al solo ricordo di quel che c’era stato.

Parlottavamo tra noi, quasi sussurrando, ma dopo un po’ lui rifece gli gesti del giorno prima, ma stavolta infilò la mano sotto la gonna e, alla fine, mi carezzò le chiappe da sopra gli slippini.

Poi scese con la mano e per me si aprì un firmamento di emozioni nella testa; aprii le gambe lentamente e lui riusciva a tenere il palmo aperto, sotto la mia natura, che sentivo già molto calda.

Restammo in silenzio, poi disse piano:

- Fammi vedere se sei sudata! – e ricominciò a toccarmi tutta, ma con più confidenza. Prima il collo, poi i fianchi, la schiena e infine tornò sotto la gonna. Tocco la mia mutandina di cotone, che adesso era evidentemente inzuppata, ma non disse nulla.

Sempre in silenzio si alzò, tenendo la testa bassa per non urtare il soffitto, mi prese la mano e mi portò, con lui, verso il fondo del fienile. C’era uno strato di balle accostate, sembrava fatto apposta per stendercisi sopra. Mi lasciò la mano, si chinò, e da una busta di plastica nascosta, prese un grosso lenzuolo chiaro, fresco di bucato.

- Ora possiamo stenderci un po’ per riposare al fresco… ti va?

La mia risposta fu tacita, non avrei opposto nessuna resistenza. Mi aiutò, con le sue mani forti, a stendermi mi si mise vicino e cominciò a carezzarmi di nuovo, ma con mano sicura. Quando scese sulle gambe, arrivato ai piedini, mi tolse i sandali.

- Torno tra un attimo, aspetta, - mi disse. Era un orario tranquillo, ma lui, in un balzo fu di sotto, e si accertò che non ci fosse nessuno, poi tornò da me, che fremevo nell’attesa, e mi tolse immediatamente il vestitino; dopo tutto avevo solo quello e le mutandine, non indossavo il reggipetto perché i miei seni erano ancora rigidi e acerbi, nonostante i capezzoli si fossero fatti di pietra, appuntiti come guglie. Ebbi solo un sussulto, quando sentii che con le dita trascinava gli slip verso il basso, e chiusi gli occhi… ma la gioia superò la vergogna. Ero quasi orgogliosa del mio ciuffo tenero di peli biondi, che spuntava dalle cosce strette, a salvaguardia della mia natura rosea.

Ma poi lo zio, mi venne sopra, e con la mano mi aprì le gambe. Mise la sua grossa faccia sui peli e iniziò a baciarmi la fighetta, fino a farmi schizzare come se avessi preso la corrente, quando mi infilò la lingua spessa, muovendola all’impazzata tra le grandi labbra.
Lo zio mi succhiò il clitoride, con forza, mentre io avevo sempre pensato che li si dovesse solo premerci; invece, ora che me lo succhiavano: provai una sensazione indicibile e credevo di essere già pronta per venire…

Nel silenzio sentivo il suo lappare e il rumore del risucchio, sembrava il vitello quando prende il latte. Anche quando mi succhiò i piccoli seni, uno per volta, mentre con le mani li premeva, capii che il paradiso può esistere anche qui.

Fu proprio mentre si saziava dei miei piccoli seni che mi irrigidii: il suo medio, grosso e spesso, lento ma inesorabile era penetrato tutto dentro di me, oltrepassando con fatica l’imene ma senza incontrare eccessiva resistenza.

Non dovette che infilare e sfilare poche volte perchè io provassi il primo vero orgasmo con un uomo. Avrei voluto che non smettesse mai… ma invece, lontana, sentii la voce di mamma che mi chiamava.

Ci raggelammo…

Lui mi strinse e mi mise un dito sulle labbra, facendomi segno di tacere e, all’orecchio, sussurrò:

- Se questo ti piace, lo faremo ancora, va bene? – Assentii, - Ma non devi dirlo mai a nessuno, capito? È un segreto tra di noi, capisci?

Nonostante tutto lo vedevo molto preoccupato. Forse aveva paura che ne parlassi a mia mamma, non poteva immaginare che mi sarei ben guarda dal farlo, al contrario avrei tanto voluto che non ci interrompesse con quel suo richiamo.

 

Scendemmo rapidamente da sopra, quasi mi rivestii camminando. Lui guardò fuori e, al momento opportuno, mi fece sgattaiolare dal fienile, da sola.

Note finali:

Continua...