i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

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Ci rivedemmo di nuovo il giorno dopo, sempre nel fienile. Ancora una volta mi volle completamente nuda e stesa sul fieno. Stavolta avevo gli occhi ben aperti, volevo capire, volevo godere…

Più o meno successero le stesse cose ma solo un po’ più in fretta, sembrava più eccitato che mai, finché, senza una parola, si mise in piedi di nuovo e si aprì la patta del pantalone da lavoro. Credo non avesse le mutande, perché di scatto, con un sol gesto tirò fuori tutti i genitali, dallo spacco nella stoffa. Era una massa scura, quasi paurosa: non avevo mai visto il cazzo di un adulto, in tiro per giunta.
E poi pressate e grosse, le palle facevano da corolla al pene. Era tutto molto gonfio, e il suo cazzo era doppio e nodoso; mi venne da pensare a un randello di legno.

Solo dopo scoprii quanto fosse morbido e setoso al tatto.

Mi si mise sopra.

Io avevo una certa ritrosia, lo zio si era tolto i calzoni e sentii immediatamente il contatto del suo “oggetto” sulla pancia.

- Cosa… cosa mi fai adesso?

- Niente, non devi avere paura, - mi rincuorò – faccio come facevo col dito, ieri. Lo metto dentro un poco, solo la parte che entra. Non ti svergino, non temere…

Io ero eccitata ma confusa e non sapevo come sarebbe andata veramente. Ma intanto iniziavo a smaniare e a desiderare di essere fatta, finalmente.

Mio zio fece come promesso, ficcò solo la testa ma senza forzare. Nonostante la mole agiva con grande gentilezza, il che non faceva che acuire il mio desiderio di essere posseduta, ma in maniera molto virile.

Desideravo che mi prendesse e mi fottesse sul serio, con vigore: volevo sentire le spinte dell’uomo e la sua bramosia di servirsi di me, come un fodero, come una puttana.

- Voltiamoci, voglio provare io… - dissi, prendendo confidenza con lui, vista l’intimità a cui eravamo arrivati. La mia iniziativa lo dovette sorprendere favorevolmente, perché si voltò subito, col bastone che diventò ancora più turgido. Gli salii a cavalcioni, lui ne fu felice, potè dedicarsi con le mani alle mie tettine, aguzze e rosee.

Il suo pene era rizzato, non feci altro che ficcarmelo con le dita in vagina; senza preoccuparmi della leggera pressione che sentivo al livello dell’imene, dopo alcuni tentativi scesi fino in fondo. Un lievissimo fastidio mi avvertì che ormai ero completamente femmina… e aperta!
Il cazzo dello zio adesso era tutto in pancia, il mio fisico esile lo sentiva come un paletto, che mi violava e mi teneva infilzata a sé.

Persi la testa andando su e giù, e venni rumorosamente dopo poco, singhiozzando di piacere.

Mi adagiai sul suo petto, tanto il suo pene era ancora duro, non era venuto neppure una volta.

- È stato facile hai visto, tesoro? – poi, a voce più bassa, - ma tu lo hai già fatto?

- No, - confessai, - però l’anno scorso, con un piccolo vibratore mi sono fatta male mentre me lo mettevo dentro… mi uscì pure il sangue.

- Oh, piccina… mi spiace. Ma lo hai portato anche qui?

Confessai che lo avevo nascosto nel mio borsone. Lui rise e fece una battutina sulla mia precocità.

- Uffa, - risposi, - adesso vuoi farmi il processo?

Sorrise e poi mi iniziò a baciare in bocca, era la prima volta che lo faceva. Con le mani forti mi sfilò dalla mia posizione e mi indirizzò, fino a mettermi “a pecorina”. L’eccitazione, sorda e calda, mi riprese come una vampata di fuoco. Per la prima volta sentii che lui aveva smesso i modi da zietto premuroso, ma voleva possedermi con tutta la forza di un desiderio trattenuto.

Dalla tasca della camiciola prese un fazzolettino e me lo passò nella vagina…

- Niente sangue, - disse, - ti va di continuare, piccola?

Temevo proprio che finisse, infatti glielo dissi subito:

- No, no, zio, ti prego fammi ancora e fammi forte!

Non penetrò subito, prima mi leccò e mi bagno a lungo e mi fece tornare il desiderio di avere l’orgasmo. Subito dopo si accostò e, finalmente, mi ficcò di nuovo il suo manico dentro. Quella posizione era favolosa; anche a mio zio doveva piacere molti, infatti dopo poche botte già respirava affannosamente, soffiando dal naso.
Mentre scopava velocemente, con le sue mani mi toccava dappertutto: mi strizzava le zinne; mi tirava per i fianchi; mi stringeva le chiappe tra le dita, adoperandole come due cuscini di carne, adatti a guidarmi avanti indietro, sottoposta al suo piacere.

E durata tanto; mi aspettavo che lui venisse. Ero molto giovane, avevo comunque la preoccupazione che perdesse la testa e mi lasciasse lo sperma dentro il corpo, ma le cose andarono molto diversamente.
Fui io a venire per l’ennesima volta, e lui si sfilò per abbassarsi e leccarmela. Succhiava tanto forte che faceva rumore. Beveva e aspirava, secondo me il mio gusto doveva farlo impazzire.

Quando si staccò, io stavo per girarmi, ma lui mi premette sulle spalle per lasciarmi in ginocchio. Si mise in piedi alla meglio, mi girò intorno e mi mise il pene a pochi centimetri dal volto.
- L’hai mai preso nella bocca? – disse, con voce sorda.

- No, mai… però lo so che si fa!

- Lo vuoi? – Naturalmente feci cenno di sì…

Lui non mi diede nessuna indicazione, così feci del mio meglio, raccogliendo, con la memoria, tutto ciò che sapevo riguardo ai pompini ai ragazzi. Non potevo credere che fosse così meraviglioso e appagante prenderlo in bocca. Credo che allo zio sia piaciuto.

Dopo poco, lui lo allontanò un poco, e si fece una sega davanti ai miei occhi ammirati.

Li chiusi appena in tempo, ma tenni dischiuse le labbra. Lo zio schizzò fiotti di sborra bollente: sulle gote, sui seni; lo sperma mi arrivò anche sulle labbra, e non mi fece schifo. Fu un bene, perchè lo zio non finiva più, e me lo mise di nuovo in bocca, tutto sporco di crema bianca.

 

Con la bocca piena del cazzo e avvilita da tanto succo, lo inghiottii in parte, sperando solo non mi facesse male o che, addirittura, non mi mettesse incinta!