i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

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Dopo la colazione, quando si poteva, lo zio mi portava a vedere i posti più caratteristici e più segreti dei boschi, la intorno.

Una mattina, era molto presto, come mi vide, disse:

- Oh,Lucilla, mi fa piacere che sei già sveglia… oggi ho una bella sorpresa per te... vuoi vedere?

Lo seguii nel fienile, che era a un centinaio di metri dalla casa, i lavoranti erano appena partiti per la campagna, o erano indaffarati nel Caseificio. Dentro si stava belli freschi, infatti mi ci rifugiavo spesso di pomeriggio.

Su di un lato, una vecchia scala di legno portava al deposito superiore, c’erano solo poche balle di foraggio, di quelle rettangolari, molto comode per sdraiarcisi sopra. Lui salì, abbastanza guardingo e io lo seguii, curiosa ed emozionata. Dietro una cassa, appena sopra, mi mostrò una cucciolata di micini. La gatta aveva avuto i piccoli: erano meravigliosi, e talmente piccoli che io non ne avevo mai visti così.

- Se non li spaventiamo, la madre non li sposta da qui per almeno due settimane… - disse mio zio con un sorriso, - puoi venire a vederli ogni tanto, ma sempre con me. La scala non è troppo sicura, meglio non fidarsi.

Piena di gioia, mi appoggiai comoda sulla cassa, affacciata per vedere i piccoli. Lo zio si mise al mio fianco nella stessa posizione; per farmi contenta aveva portato la pila, così li potei vedere benissimo. Stesi una mano ma lui mi bloccò.

- No, non devi farlo! Non li toccare, - sussurrò – se la mamma sente il tuo odore è possibile che non li riconosca più e non li allatti. Morirebbero di fame.

Ritirai immediatamente la mano, impaurita, e attenta a non fare danno.

Restammo fianco a fianco in quella posizione, mentre lui, a bassa voce, mi raccontava un sacco di cose che non sapevo sui cuccioli. Addirittura, una volta, in un casolare abbandonato, aveva trovato i cuccioli di una lupa.

Mentre parlava, mi poggiò la mano sulla spalla. Pochi istanti dopo, però, cominciò a carezzare la mia schiena, procurandomi un brivido inaspettato, mentre le dita premevano con un po’ più di forza, nel centro della schiena. M’inarcai, senza volerlo, rispondendo automaticamente a quella nuova sollecitazione.

Poi le sue carezze diventarono diverse, più intime, mettendomi addosso una grande paura… sentii quanto fossero grandi e virili quelle mani callose appena vennero a contatto della mia carne. Lo zio mi carezzò le cosce, fino alle ginocchia, e poi saliva, saliva… finché si fece spazio sotto la stoffa leggera della gonna, e arrivò all’orlo delle mutandine.

Restai immobile, terrorizzata non tanto da lui, quanto dalla mia totale impreparazione a quella situazione. Pensai addirittura (e sentendomi in colpa per la vergogna) che indossavo le mutande del giorno prima… ci avevo anche dormito e non mi ero ancora fatta il bidet. Quindi divenni rossa, di fuoco, temendo che lui avrebbe anche potuto infilarci la mano, toccandomi il culetto, e le mutandine non erano fresche e pulite!

Però, in quella ridda di emozioni, scattò pure una molla nuova nel mio cervello: il desiderio!

Ogni cosa di lui, in quel momento mi sembrava una calamita, una spinta a desiderarlo vicino, incollato… addosso.

Lui odorava di maschio, adulto e virile; puzzava di lavoro, di sudore nobile, e il suo respiro diventava sempre più contratto. Capii cosa vuol dire quando dicono che l’uomo si è eccitato!

E io desideravo qualcosa; o meglio, desideravo tutto! Desideravo il sesso senza sapere bene come fosse, fatto in due. I miei unici orgasmi me li donava già da qualche anno, ma da sola; avevo troppa paura delle folli storie che circolavano sui pericoli della deflorazione. Sapevo che alcune mie amiche ci infilavano dentro qualcosa e di altre, che avevano avuto rapporti completi, fin dentro la passera, oppure avevano provato il cazzo dei ragazzi, solo strusciato tra le gambe. La mia più grande perversione, invece, era stata infilarmi due dita anche dietro, mentre venivo.

Mio zio non poteva immaginare quanto desiderassi, in quel momento, che lui andasse più in su con la mano, che non si fermasse in quel gioco che mi rendeva pazza di desiderio. Ma lui non fece altro, né disse altro.

Uscimmo senza nemmeno guardarci negli occhi. Fuori l’aia si era un po’ ravvivata: c’erano le zie, con i piccoli e c’era mia madre. Corsi da lei, dimenticando il sesso e raffreddandomi mentre avanzavo. Avevo solo voglia di tornare piccola e di dimenticare quel fuoco che mi aveva invasa… capivo che mio zio aveva vent’anni più di me.

 

- Mamma, mamma, - le dissi con entusiasmo, - sono nati i gattini… sono troppo teneri. Uno è bianco col musetto… - e continuai a confidarle le meraviglie che avevo visto.

Note finali:

Continua...