i racconti di Milu
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Mi svegliai nel cuore della notte.

Dovevo aver fatto uno di quei sogni a sfondo sessuale che a un certo punto ti fanno svegliare di soprassalto un po' sudato, ma con una gran voglia addosso. Non mi ricordavo il sogno, se n'era andato dalla mia memoria appena mi ero svegliato, ma conoscevo la sensazione. Rimasi lì, sdraiato nel mio letto, a godermi per qualche minuto il piacere che quel risveglio mi aveva lasciato. Con gli occhi chiusi, mi resi conto che la mia mano si era insinuata nelle mutande ed era andata a coccolare il mio cazzo, il punto da cui sentivo nascere il dolce godimento che provavo in quel momento.
La mano cingeva il cazzo con gentile fermezza e, lentamente, scorreva su quell'asta da cima a fondo, ancora e ancora. Man mano che saliva in direzione della cappella, il piacere era più intenso, mentre quando scendeva il piacere era minore, ma era comunque una dolce sensazione, a cui ogni volta seguiva la risalita verso la cappella.
La mia mano aumentò il ritmo della sega che stava facendo al mio cazzo, così il piacere divenne via via più intenso. Il movimento si concentrava sempre di più verso la cappella, il luogo di vero e intenso piacere, che cominciava un po' a bagnarsi, emettendo qualche piccolo rumore come di sciabordio e inumidendo la pelle della mano che la coccolava.

Durante quei pochi minuti di piacere, che a me sembrarono protrarsi tanto a lungo da non sapere più da quanto tempo mi fossi svegliato, cercavo di farmi tornare in mente chi e cosa avessi sognato. Niente da fare. Quel sogno se n'era andato e non avrebbe più fatto ritorno nella mia testa. Peccato. Ma non importava, perché mi aveva regalato un bellissimo momento di piacere da trascorrere con me stesso.

La mia mano aumentò ancora il ritmo con cui scappellava il mio cazzo bagnato, fino a quando comparve in me quella sensazione che precede un'intensa sborrata.

Aprii le palpebre, a malincuore. Accesi l'abat-jour e detti ai miei occhi il tempo di abituarsi alla luce, che contrastava con la cullante oscurità di poco prima. Poi allungai la mano libera verso il comodino, dove di solito c'erano i fazzolettini, ma nulla... Non c'erano. Accidenti.

La mia mano si rese conto prima del mio cervello che non era il caso di sborrare lì, a letto, dato che senza fazzolettini avrei sporcato tutto. Anche se un po' scocciato, rimasi tranquillo e mi godetti anche gli istanti in cui il ritmo della sega diminuiva.

Quando la mia mano si fu fermata, non mi alzai subito, ma rimasi nel letto ancora un po', respirando profondamente e dandomi il tempo di tollerare quella sborrata inespressa.

Poi mi alzai. Senza fretta, uscii dalla camera per dirigermi verso il bagno, dove avrei riversato il mio carico di sborra. Passai dal corridoio e, pochi metri prima di raggiungere il bagno, mi fermai, fissando con gli occhi sgranati ciò che succedeva nella camera da letto dei miei genitori, a cui stavo passando davanti.

Certo non mi aspettavo di assistere a uno spettacolo simile: mio padre era in piedi sul letto, completamente nudo, e mia madre in ginocchio, nuda anche lei, intenta a succhiare il cazzo del proprio marito, anche con una certa foga. Il tutto, con la porta della camera spalancata.

Non potevo credere a ciò che stavo vedendo. I miei bellissimi genitori erano lì davanti a me, mamma che spompinava papà, andando velocemente avanti e indietro con la testa.
Quello spettacolo durò per circa venti secondi, dopo i quali papà prese in mano il proprio cazzo e cominciò a menarselo, non staccando mai la cappella gonfia dalla lingua di mamma, che stava lì a bocca aperta ad aspettare di bere la sua sborra calda.

Quella sborrata non tardò ad arrivare. Papà si irrigidì ed emise un grugnito, mentre mamma spalancò ancora di più la bocca. I primi fiotti schizzarono dritti nella bocca di lei, poi alcuni la colpirono sul viso e altri colarono da qualche parte sul suo collo o sul suo corpo.

Non seppi se mio padre aveva finito di sborrare, perché a un certo punto mamma avvolse quella cappella tra le proprie labbra, quindi forse bevve gli ultimi schizzi direttamente dalla fonte.

Dopo un po', la bocca di mamma si staccò dal cazzo del papà e lei deglutì platealmente. Poi, come se glielo avessero detto, quella donna meravigliosa voltò leggermente lo sguardo, dirigendolo verso di me, suo figlio, che la fissavo dal corridoio.

Notando che mia madre mi guardava, io andai nel panico e dopo un istante avevo già raggiunto il bagno. Mi misi davanti alla tazza, tirai giù le mutande e guardai il mio cazzo, dritto e gonfio per la sega non terminata e per ciò che avevo appena visto. Lo presi in mano e ricominciai a scappellarlo. Dopo trenta secondi, sborrai quasi all'improvviso, come se, assorto nei pensieri, non mi fossi accorto prima della sborra che fluiva. Uscirono dal mio cazzo parecchi fiotti biancastri, che con una forza inaspettata andarono a colpire la tavoletta, mancando decisamente il bersaglio. Piano piano, la sborra uscì dal mio cazzo con una pressione sempre minore, finché non finì. Mi presi un altro momento per assaporare quel godimento e le immagini che lo avevano scatenato, poi presi parecchi strappi di carta igienica e pulii prima il cazzo e poi la tavoletta del cesso, piena di sborra colante. Infine pisciai e tirai l'acqua.

Quando uscii dal bagno, la porta della camera dei miei genitori era chiusa e la luce era spenta. Passandoci davanti, feci un sorrisino soddisfatto e mi diressi verso camera mia, sperando di fare un altro sogno bello come il precedente.