i racconti di Milu
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Si svegliò nel cuore della notte.

Doveva aver fatto uno di quei sogni a sfondo sessuale che a un certo punto ti fanno svegliare di soprassalto un po' sudato, ma con una gran voglia addosso. Non si ricordava il sogno, se n'era andato dalla sua memoria appena si era svegliato, ma lui conosceva la sensazione. Rimase lì, sdraiato nel suo letto, godendosi per qualche minuto il piacere che quel risveglio gli aveva lasciato. Con gli occhi chiusi, si rese conto che la propria mano si era insinuata nelle mutande ed era andata a coccolare il suo cazzo, il punto da cui sentiva nascere il dolce godimento che provava in quel momento.
La mano cingeva il cazzo con gentile fermezza e, lentamente, scorreva su quell'asta da cima a fondo, ancora e ancora. Man mano che saliva in direzione della cappella, il piacere era più intenso, mentre quando scendeva il piacere era minore, ma era comunque una dolce sensazione, a cui ogni volta seguiva la risalita verso la cappella.
La sua mano aumentò il ritmo della sega che stava facendo al suo cazzo, così il piacere divenne via via più intenso. Il movimento si concentrava sempre di più verso la cappella, il luogo di vero e intenso piacere, che cominciava un po' a bagnarsi, emettendo qualche piccolo rumore come di sciabordio e inumidendo la pelle della mano che la coccolava.

Durante quei pochi minuti di piacere, che a lui sembrarono protrarsi tanto a lungo da non sapere più da quanto tempo si fosse svegliato, lui cercava di farsi tornare in mente chi e cosa avesse sognato. Niente da fare. Quel sogno se n'era andato e non avrebbe più fatto ritorno nella sua testa. Peccato. Ma non importava, perché gli aveva regalato un bellissimo momento di piacere da trascorrere con se stesso.

La sua mano aumentò ancora il ritmo con cui scappellava il cazzo bagnato, fino a quando comparve quella sensazione che precede un'intensa sborrata.

Lui aprì le palpebre, a malincuore. Accese l'abat-jour e dette ai propri occhi il tempo di abituarsi alla luce, che contrastava con la cullante oscurità di poco prima. Poi allungò la mano libera verso il comodino, dove di solito c'erano i fazzolettini, ma nulla... Non c'erano. Accidenti.

La sua mano si rese conto prima del suo cervello che non era il caso di sborrare lì, a letto, dato che senza fazzolettini avrebbe sporcato tutto. Anche se un po' scocciato, lui rimase tranquillo e si godette anche gli istanti in cui il ritmo della sega diminuiva.

Quando la mano si fu fermata, lui non si alzò subito, ma rimase nel letto ancora un po', respirando profondamente e dandosi il tempo di tollerare quella sborrata inespressa.

Poi si alzò. Senza fretta, uscì dalla camera per dirigersi verso il bagno, dove avrebbe riversato il suo carico di sborra. Passò dal corridoio e, pochi metri prima di raggiungere il bagno, si fermò, fissando con gli occhi sgranati ciò che succedeva nella camera da letto dei suoi genitori, a cui stava passando davanti.

Certo non si aspettava di assistere a uno spettacolo simile: suo padre era in piedi sul letto, completamente nudo, e sua madre in ginocchio, nuda anche lei, intenta a succhiare il cazzo del proprio marito, anche con una certa foga. Il tutto, con la porta della camera spalancata.

Non poteva credere a ciò che stava vedendo. I suoi bellissimi genitori erano lì davanti a lui, mamma che spompinava papà, andando velocemente avanti e indietro con la testa.
Quello spettacolo durò per circa venti secondi, dopo i quali suo padre prese in mano il proprio cazzo e cominciò a menarselo, non staccando mai la cappella gonfia dalla lingua di sua madre, che stava lì a bocca aperta ad aspettare di bere la sborra calda del proprio marito.

Quella sborrata non tardò ad arrivare. Papà si irrigidì ed emise un grugnito, mentre mamma spalancò ancora di più la bocca. I primi fiotti schizzarono dritti nella bocca di lei, poi alcuni la colpirono sul viso e altri colarono da qualche parte sul suo collo o sul suo corpo.

Non seppe se suo padre aveva finito di sborrare, perché sua madre avvolse quella cappella tra le proprie labbra, quindi forse bevve gli ultimi schizzi direttamente dalla fonte.

Dopo un po', la bocca della mamma si staccò dal cazzo del papà e lei deglutì. Poi, come se glielo avessero detto, quella donna meravigliosa voltò leggermente lo sguardo, dirigendolo verso suo figlio che la fissava dal corridoio.

Notando che la madre lo guardava, lui, andò nel panico e dopo un istante aveva già raggiunto il bagno. Si mise davanti alla tazza, tirò giù le mutande e guardò il proprio cazzo, dritto e gonfio per la sega non terminata e per ciò che aveva appena visto. Lo prese in mano e ricominciò a scappellarlo. Dopo trenta secondi, sborrò quasi all'improvviso, come se non si fosse accorto prima della sborra che fluiva. Uscirono dal suo cazzo parecchi fiotti biancastri, che con una forza inaspettata andarono a colpire la tavoletta, mancando decisamente il bersaglio. Piano piano, la sborra uscì dal suo cazzo con una pressione sempre minore, finché non finì. Lui si prese un altro momento per assaporare quel godimento e le immagini che lo avevano scatenato, poi prese parecchi strappi di carta igienica e pulì prima il cazzo e poi la tavoletta del cesso, piena di sborra colante, pisciò e tirò l'acqua.

Quando uscì dal bagno, la porta della camera dei suoi genitori era chiusa e la luce era spenta. Passandoci davanti, fece un sorrisino soddisfatto e si diresse verso camera sua, sperando di fare un altro sogno bello come il precedente.