i racconti di Milu
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TAXI TRANS

Quando mi licenziarono dalla ditta di trasporti e logistica dove lavoravo da 7 anni, io e mia moglie ci ritrovammo con un mutuo da pagare per l'auto nuova e un solo stipendio, quello di lei come maestra d'asilo.
Mi misi a cercare lavoro, ma fu inutile.
Una sera Luisiana, mia moglie, se ne viene fuori che uno che conosce sta vendendo la sua licenza da tassista.
“Il taxi? Ma che dici?”
“Si guadagna bene, a Roma mancano i taxi. Credimi Artemio.”
Ci pensammo qualche settimana, Luisiana premeva, io avevo timore. Alla fine incontrammo il tipo, un uomo grosso, grasso, con un folto pizzetto, pelato e vagamente sudaticcio, portava occhiali da sole e un sorriso da pubblicità. Aveva la parlantina sciolta e ci spiegò i vantaggi del taxi, i guadagni sicuri. “A Roma mancano i taxi!” concluse.
Io replicai qualcosa ma lui tagliò corto. Parlò della licenza. Lui l'aveva pagata 35mila 5 anni fa. Oggi ne chiedeva 42mila.
“E chi ha questa somma?” sbottai.
“Calmati Artemio...fece mia moglie.
“La banca. Certo non tu. Chiedi un mutuo. E poi devi avere il taxi, ma a quello ci penso io. Il mio: un Renault diesel che va come un orologio. 12Mila ed è tuo.”
“50mila euro?” urlai.
“55” corresse il tipo.
“Per la verità 54” disse Luisiana.
Il tipo se ne andò e restammo io e lei a parlarne. Ne parlammo per giorni e poi la spuntò lei. Si occupò lei anche del mutuo e dell'auto, cedemmo quella che dovevamo ancora finire di pagare per una cifra svantaggiosa, ma coprimmo le spese del taxi. Il tipo ci fece anche uno sconto di 2mila euro. Anche sulla licenza, Luisiana strappò un 38mila alla fine di lunghissime telefonate.
Feci un breve corso per il patentino, delle lezioni di autodifesa e il tipo mi disse che la prima settimana sarebbe venuto in giro con me per insegnarmi tutto.
L'avventura inziava. Ero preoccupato. Il tipo si rivelò una fonte di consigli e trucchi e sgamotti per raccimolare mance e qualche ero in più. Mi fece vedere le tratte più battute e dove mangiare bene senza spendere troppo. Ma dopo il 3 giorno non si fece vedere più. Mal di schiena, era all'ospedale, spiegò.
Lo cercai qualche giorno dopo, ma disse di essere ancora in convalescenza e che non riusciva ad alazarsi dal letto.
Ero solo nel taxi.
I primi mesi furono un inferno; gli scarsi guadagni andavano tutti per pagare la licenza e il mutuo in banca. Campavamo coi soldi di mia moglie. I tragitti erano sempre gli stessi, qualche volta capitava un bel viaggio dall'aeroporto a fuori città, ma erano rari. Il mio inglese bislacco non mi permetteva grandi chiacchierate coi turisti che erano la maggioranza dei miei clienti. Le mance erano scarse. Una sera fui persino derubato di tutto l'incasso della giornata. Pensai di mollare. Luisiana mi disse di tener duro. Parlai con qualche collega e mi dissero che di notte si guadagnava di più, anche se era pericoloso. Provai con la notte, mi comprai uno spray al peperoncino molto potente e nascosi un coltellino dove tenevo il borsello coi soldi. In effetti di notte si guadagnava qualcosa in più, ma era faticoso il doppio. E pericoloso. Spacciatori, puttane, brutte facce e un sacco di ubriachi. Una notte un tipo mi mollò un pugno che mi fece ballare un dente e scappò senza pagare. Un tipo voleva farsi una pera nel mio taxi, dovetti farlo scendere a pedate. E poi con Luisiana in pratica non ci vedevamo mai. Quando rientrava dall'asilo, avevamo giusto il tempo di scambiare due parole, poi io dovevo uscire per andare a lavoro. Non scopavamo per bene da mesi, una volta l'avevamo fatto in bagno durante una doccia.
Ero sfiduciato. Tutto cambiò una sera di pioggia leggera.
Era quasi mezzanotte quando avevo portato una vecchia dall'ospedale a casa, in un quartiere anonimo, piccolo borghese che non conoscevo. Dovetti persino portare la valigia su per le scale perché l'ascensore era rotto. Tornai in taxi deluso e sconfitto. “Se solo il Destino mi desse un segno!” dissi ad alta voce. Silenzio. Solo la pioggia leggera. In giro non c'era nessuno. Controllai il cellulare, nessuna chiamata. Accesi la radio e ascoltai della musica hip-hop. Poi, di colpo, sentii bussare al finestrino opposto al mio: “Sei libero?” una voce di donna. Abbassai il vetro e due donne coi capelli ben fatti, truccate e con orecchini eleganti si palesarono nell'abitacolo con le loro facce per ripararsi dalla pioggia.
“Allora possiamo salire? Piove..” fece una, e la sua voce mi sembrò strana.
“Prego. Dove andiamo?”
salirono in fretta, erano eleganti e coi tacchi alti, indossavano impermeabili gialli per ripararsi dalla pioggia
“Fuori città. Sulla P., vai verso i colli poi ti spieghiamo.” disse l'altra e la loro voce era proprio strana. Accesi il tassametro e finsi di cercare qualcosa nel cruscotto per vederle.
I loro volti erano molto truccati, i lineamenti erano smussati, ma marcati. I capelli erano da donna e anche il seno che si vedeva sotto gli impermeabili era femminile, ma qualcosa non mi tornava.
“Allora tesoruccio...partiamo? Mica abbiamo tutta la sera...” fece una e a quel punto, dalla voce, bassa, calda, maschile seppur con note da donna, capii che erano due trans. Cosa fare? Dovevo fidarmi? Le osservai. Erano eleganti e sembravano passarsela bene, le piccole borsette che avevano parevano costose, non roba da bigiotteria, ma..
“Ehi, belloaddormentato! Andiamo o no?” fece una.
Ok, pensai, andiamo.
“Subito..ecco ho fatto...partiamo...vi lascio questa musica? Vi piace?” chiesi accendendo la macchina e sgommando via.
“Umh, carina...si lasciala….come ti chiami?”
“Artemio. E voi?” chiesi osservandole nello specchietto.
“Io Ly e lei è la mia amica Hida”
“Ciao Artemio, che nome antico….
“Sì è vero, poco usuale, lo aveva mio nonno e mio padre...sai come..
“Ok, tesoruccio, non ti ho chiesto l'albero genealogico degli Artemi..” mi interruppe Hida e le due scoppiarono a ridere. Si accomodarono sui sedili e parlarono fra loro o risposero a chiamate al cellulare. Parlavano sia italiano che spagnolo. Ly anche in inglese. Le osservavo. Erano carine, sembravano donne e avevano qualcosa di più gioviale, di più intrigante.
La strada era lunga e il tassametro correva. Verso i colli, Ly mi fece prendere una strada sterrata.
“Sicure? Cioè mica rischio qualcosa con il taxi…
“Sono un paio di kilometri, vai piano e non rompere!” fece Ly. Feci pe protestare ma quella chiamò qualcuno al cellulare: “Stiamo arrivando abbiamo appena girato..”
Prosegui, la strada era stretta e fangosa, ma le buche erano poche e il tratto breve come aveva detto Ly. Raggiungemmo una cancello nero, dietro una villa coperta da alberi e un alto muro di legno scuro. Ecco speriamo che abbiano da pagare: 96 euro diceva il tassametro. Ly mi allungò 120 euro senza neppure guardarli dalla borsetta di Prada e uscirono di corsa.
“Grazie...ehi….se avete ancora bisogno di me...” e allungai il mio biglietto del taxi correndo loro dietro. Ly suonò il campanello e Hida prese il biglietto.
“Grazie...ancora...chiamatemi se avete bisogno!” dissi ancora.
Hida mi mandò un bacetto mentre seguiva Ly nel portone col mio biglietto fra le dita.
La pioggia era cessata. Il portone si richiuse e sopra il campanello vidi una targa in legno scuro. Andai più vicino e lessi la scritta: VILLA IL DESTINO.
Cazzo! Incredibile, avevo invocato il destino e quello appariva in quella villa. Ero contento per la prima volta da mesi. Guardai i 120 euro, non erano falsi. Pensai di chiamare Luisiana per raccontarle l'imprevisto fortunato, quando dal portone uscì un uomo in abito scuro.
“E' ancora qui? Bene, può riportarmi a Roma?”
“Certo!” dissi e lo feci accomodare dietro.
“Io sono Artemio” e gli tesi la mano. Lui me la strinse rapido e chiuse lo sportello dicendo: “Ho fretta!”
Non aprì più bocca se non fino a Roma. Mi disse di lasciarlo davanti ad una grossa banca del centro. Mi dette 150 euro senza neppure domandarmi quanto ero. Chiesi se volessi la ricevuta, ma quello sorrise e andò via.
Che culo! Pensai una bella gita fruttuosa.
Speriamo che quelle due trans mi richiamino.
*
Non lo fecero per i giorni seguenti e neppure le settimane.
Passo un mese, poi due. Mi stavo dimenticando di loro due, avevo persino subito un altro furto e un tizio mi aveva spinto la testa contro il vetro procurandomi un taglio ed una storta al collo molto forte. Al pronto soccorso mi dettero 10 giorni di riposo e rimasi a casa per prendere qualche soldo dall'assicurazione della compagnia dei taxi. Ma senza le entrate delle corse tirare fuori i soldi era un problema. Per lo meno rimediai due scopate con Luisiana decenti. Nella prima ci facemmo un bel 69 come ai primi anni della nostra relazione con lei sopra che pompava sul mio cazzo ed io sotto che le leccavo la passerina. Nella seconda, la presi da dietro mentre eravamo fianco a fianco nel letto e mentre la scopavo pensai a Ly e Hida.
*
Una notte ero davanti alla tv quando squillò il cellulare.
“Ciao tesoruccio. Ho bisogno di un favore – era Ly – ti ricordi vero la strada per la villa?”
“Eh.sì, bene direi!”
“Bravo tesoruccio. Corri qua. Dobbiamo tornare a Roma il prima possibile, quanto ci metti? 25 minuti? Devi fare muy rapido”
“No, impossibile. Sono qui a.. - mi fermai se dicevo a casa magari chiamava un altro - ...a piazzale C., 30-35 minuti ci vogliono….ma corro….”
“Ok, Artemiuccio. Fai rapido. Muy rapido!” e riappese.
“Chi era?” chiese Luisiana dal bagno mentre io correvo a indossare le scarpe e una felpa pesante tutto trafelato.
“Quella trans...che ti ho detto di mesi fa! La villa. Due corse lunghe….devo andare….magari ci scappa un altro duecentino facile...” e infilai la porta con le chiavi del taxi in mano.
Raggiunsi la villa in 40 minuti, il portone era già aperto e corsi dentro.
“Oh finalmente! Ci hai messo una vita!”
“La partita..” dissi io inventando.
“Rapido...entra….vieni...”
da una portafinestra enorme entrammo in un salone drappeggiato ed elegantissimo. Su un divano enorme Hida era distesa ad occhi chiusi. Era vestita con dei pantaloni da uomo sportivi di flanella, ma sopra era in camicia da donna, tutta truccata.
“Ehi Bellezza, ce la fai ad alzarti? C'è il taxi...”
lei rimase ferma agitando una mano
“Ma cosa ha? Sta male?”
“Secondo te, Artemio del cazzo? Ti pare il ritratto della salute? Ma è solo un poco stonata di alcool e xanax, nulla di grave...ma tu devi portarla subito a questo indirizzo, ecco...rapido...”
“Ma se sta male non è meglio un pronto soccorso?
“No. Aiutami ad alzarla.”
“Ma...e se sviene in taxi?”
“No, non lo farà il peggio è passato. Ha pure vomitato. Rapido. Io ho da fare, non posso stare qui tutto il giorno! Muoviti! Alzala, andiamo!”
“Ma se..
“Adesso mi hai rotto il cazzo tesoruccio. Portala all'indirizzo che ti ho dato e non aprire più bocca!”
Per un attimo pensai di andarmene. Che storie erano mai quelle? E se la trans mi moriva sul taxi?
Ma Hida si aggrappò a me, sembrava stare un pochino meglio, aveva ancora gli occhi chiusi e biascicava qualcosa, la saliva le colava sul colletto della camicia. L'alzai e la portai fuori dalla villa. Prima di chiudere la portafinestra Ly mi dette 250 euro e poi mi disse di muovermi.
Trascinai Hida al taxi, la legai bene al mio fianco e le misi la mia giacca sul corpo. Accesi il riscaldamento e partii per Roma.
Il posto indicato da Ly si dimostrò essere un centro massaggi cinese. Suonai e mi aprì una donna.
“Mi manda Ly e devo
“So tutto Sotttuttoooo” disse la cinese e dall'auto estrasse Hida con la mia giacca stretta al petto. La cinese con una forza impensabile portò la trans sopra le spalle e si chiuse la porta dietro.
“Ehi la mia giacca!” protestai. Suonai più volte al centro massaggi, ma nessuno mi aprì. Ripresi il taxi e andai a casa. Nella giacca non c'era nulla ed era un logora giacca di velluto che non mettevo mai.
*
Il pomeriggio telefonai al numero col quale ero stato chiamato.
“Adesso non rompete. Sarà libera più tardi.” disse una segreteria telefonica. Era la voce di Ly.
Riprovai un'ora dopo e questa volta niente segreteria.
“Ciao tesoruccio..
“Ciao Ly, sono Artemio, mi hai riconosciuto?”
“Chi Artemio?”
“Sono
“Ah, cazzo il tassista, sì. Che cazzo vuoi? Ho sentito Jaxie, mi ha detto che sei arrivato subito. Bene, che vuoi da me?”
“No, niente, volevo sapere se Hida sta bene, ecco...”
“Ah. Veramente?”
“Sì, perché?”
“Ah. Beh. Si ok. Dolcezza, sta bene, grazie. Ciao!” e chiuse la conversazione.
Avrei voluto dire della giacca, ma non c'era stato il tempo.
*
Qualche giorno più tardi mi chiamò Hida dopo che mi ero appena svegliato.
“Ehi, tesoruccio, mi ha detto Ly che hai telefonato per sapere come stavo. È vero?”
“Ciao Hida, sì, cioè...mi ero preoccupato e insomma...chiedevo per…
“Che carino...che dolce, allora non era per la giacca..”
“Che giacca? - sbottai fingendomi sorpreso – a quella che ti avevo messo per la pancia? Volevo che fosse al caldo...”
“Che dolce che sei, ti sei preso cura di me..bravo…
“Della giacca non mi importa….puoi tenerla..”
“E che me ne faccio di quella roba maschile….pure vecchia...”
“No, non per te...cioè...scusa...io….
“Lascia perdere tesoruccio. Senti, puoi passare a prendermi ora? Devo andare in un posto..”
“Beh, io inizio alle 18 e mancano..
“E non puoi venire lo stesso? Solo tu, ho bisogno di un passaggio. Ti pago sai?”
“Oh, ehm...che...cioè….va bene…...vengo...dove?”
“Dove ci hai caricato la prima volta. Via V., ricordi?”
“Ah, sì. Mi ci vorrà una mezzora, forse di più il traffico...a quest'ora..”
“Vedi di essere qui quanto prima. Vado a farmi il colore alle unghie mentre aspetto, ma non farmi aspettare troppo!” e riappese.
Come un ordine!
Ed io mi vestii in fretta, mi misi anche una maglia di lana pulita e una camicia stirata e andai da lei.
Stranamente avevo voglio di rivederla ed ero anche un poco eccitato. Hida scese con una polo aperta sul seno piccolo ma sodo, jeans stretti e tacchi alti.
“Andiamo in centro. Questo è l'indirizzo.” e mi dette un cartoncino di plastica.
La portai in una boutique del centro e l'accompagnai dentro.
A riceverci un commesso gay che non smise un attimo di parlare. Era una macchinetta, da far venire il mal di testa. Hida comprò una camicetta e una gonna per quasi 300 uero.
“Andiamo a mangiarci un gelato, ti va?” propose poi.
Io avevo ancora un'ora prima di attaccare così accettai. Andammo in un posto affollato. Mi guardavo intorno mentre lei leccava il gelato facendo smorfie strane ed ammiccanti.
“Che c'è ti vergogni a farti vedere in giro con una come me?” chiese
“No. Cioè, no Hida, solo che...insomma…
“Cosa?”
“Io non esco con tipe come te.
“Come me come? Tesoruccio? Strane? Mi trovi strana?”
“No. No assolutamente. Anzi, così spigliate, così carine..
“Mi trovi carina?”
“Sì. Cioè sì, molto carina.”
“Grazie amoruccio - e mi dette un bacio sulla punta delle dita della mano con cui reggevo il gelato – che carino che sei...mi fido di te...sembri uno a posto.”
“Oh, lo sono, affidabile, se vi serve un tassista..”
“Perchè no? Ci muoviamo molto noi..”
“Oltre a te e Ly, chi?”
“Oh, siamo una comunità, 5 o 6 non saprei...comunque vedremo amoruccio….vedremo...”
“Ok. Sono qua.”
“Bene.”
*
Dopo averla riaccompagnata a casa andai al lavoro.
*
Il giorno dopo Hida mi chiamò: “Vai a largo T.troverai una mia amica portala alla villa.”
“Ok, vado”
L'amica di Hida era un'altra trans, più bassa, volto più mascolino con tratti asiatici e due grosse poppe che scoppiavano sotto un top bianco e rosso.
“Ciao, sei Artemio.
“Sì
“Piacere Lola, andiamo. Sai dove, giusto?”
“Sì.”
Lola era filippina ma abitava da anni in Italia. Era simpatica e ciarliera, quando arrivammo alla villa mi dette 100 euro e tornai indietro.
Il giorno dopo mi chiamò Ly per un altro passaggio e al ritorno portai indietro un ragazzo giovane vestito da marinaio che mi dette 150 euro.
Raccontai tutto a Luisiana eccetto del gelato con Hida. Lei era contenta.
“Chissà cosa faranno in quella villa. Ma tu stanne alla larga, fatti pagare e zitto. Quella gente è piena di soldi, non ama le chiacchiere.”
Le notte seguenti diventai il tassista delle trans. Dopo Lola fu la volta della giononica Eva, una trans tedesca con due spalle da lainbacker e gambe lunghe un kilometro e poi Naomy una trans alta e mulatta molto bella. Facevo viaggi alla villa ma anche in night, in discoteche, dovunque mi chiedessero. Pagavano senza tassametro dalle 50 alle 150 senza battere ciglio. Facevo ottimi affari. Dissi altro a Luisiana, ma ben presto smisi, mi eccitava quel mondo di trans. Alti, belle donne con voci strane, erano sempre eleganti e profumate, vestite bene e allegre.
Hida mi smistava di qua e di là e in capo a un paio di mesi cessai di fare il tassista normale e divenni quello per trans. Trasportavo solo loro o clienti, uomini soli che pagavano bene per non avere domande.
Ly e Hida oramai non dovevano neppure telefonarmi stazionavo sotto casa loro o direttamente da loro. Vivevano con Loanna in un appartamento spazioso ma vuoto. Se la passavano bene, vestiti, coca, scarpe, soldi. Portavo loro caffè o cibo cinese mentre si preparavano per uscire. Ero diventato uno di casa.
Erano tutte simpatiche e carine. Ci baciavamo e abbracciavamo come vecchi amici. E poi pagavano bene e puntuali, mai un problema. Era una pacchia. Giravo poco e guadagnavo molto.
Chiesi della villa e Ly mi spiegò che era di un ricco politico che amava dare feste molto spesso con trans e mignotte varie. Qualche volta venivano uomini d'affari, gigolò o altri politici. Qualcuno lo avevo di certo riportato a Roma. Ma non guardavo la tv per ricordarmi una faccia e la politica non l'ho mai sopportata.
*
Ormai ero Taxi Trans, anche le amiche di Ly lo chiamavano così.
*
Una sera Hida rimase a casa. Dopo avere accompagnato Lola e Ly alla villa tornai da lei con due cornetti caldi.
“Oh, che carino...” e mi dette un bacio. Un bacio vero, sulla bocca con la lingua. Era la prima volta che baciavo una trans. Luisiana era lontana. Risposi al bacio e le chiesi:
“Senti, Hida...ho una curiosità...ecco..io
“Vuoi vederlo? Oh, lo sapevo. Lo vogliono tutti. Certo accomodati”
mi mise una mano sul suo sesso.
Sentii morbido e gonfio.
Toccai.
Lei mi tenne la mano sotto, fino a quando il suo coso non si indurì. Rideva. Io sudavo ed ero eccitato. Lei mi guardava. Mi dette un altro bacio. Caldo, sexy.
Poi fece cadere le mutandine e il suo cazzo, mezzo dritto, depilato mi sorrideva beffardo.
Non so come ma lo presi in mano. Era caldo, non grosso, ma più lungo del mio, ma più stretto. Lo toccai.
“Ti piace?”
“Oh, io…
“Lascia perdere...ti piacerà...adesso vieni qua..tesoruccio mio..” e mi prese il collo e mi baciò con delicatezza e passione; io resistetti un attimo ma lei si strinse a me, aderì al mio corpo, con le mani mi premeva la schiena con sensualità e mi baciava; sentivo il suo cazzo premuto contro il mio sesso e la cosa mi eccitava. Hida allora fece qualche movimento del bacino e poi mi toccò il culo. Io la spinsi via, ma senza forza in realtà. Lei sorrise e mi riafferrò subito, mise le mani sul mio pacco ed iniziò a trafficare con la mia patta dei jeans. L'aprì, mi sbottonò la cintura e con due abili colpi fece cadere prima i jeans poi le mutande. Il mio pene era eccitato. Lei mi sorrise e mi fece l'occhiolino. Quindi si gettò sul mio cazzo e mi fece un pompino.
Un pompino vero, di classe, come non me ne avevano mai fatti, né Luisiana né le altre donne con cui ero stato prima. La bocca di Hida era calda e lei sapeva muoversi, mi succhiò tutta la cappella mandomi in estasi di piacere, brividi mi pizzicarono la schiena, intanto aveva messo una mano a coppa sotto le mie palle e le massaggiava giocosa. Con l'altra mano mi segava la base del pene, mentre la sua bocca da donna mi succhiava la cappella. Quando fui eccitato al massimo Hida prese a lavorare di bocca con rapidità e tocco magnifico. Ogni affondata mi faceva sussultare di piacere e la sua mano sulle mie palle era una goduria. Andò avanti a cucciarmelo con quel suo fare magistrale, sembrava essere nata con un cazzo in bocca pensai da quanto era brava. Il suo volto batteva contro la mia pancia mentre andava giù e poi mi riappariva mentre tornava su nel suo pompino. Cazzo che roba! Mi irrigidii e capii che stavo per venire, volevo fermarmi, ma era troppo bello sentire la bocca calda della trans sul mio uccello. Anche lei si accorse che mancava poco, quindi si fermò e iniziò a segarmi e massaggiarmi le palle. Venni a pioggia su di lei.
Favoloso.
*
Oramai lavoravo solo per le trans.
Lola mi combinò un Roma-Milano con 4 sue amiche che pagarono 60 euro a testa per farsi recapitare alla periferia della città in un caseggiato anonimo. Scesero con i loro trolley, sembravano donne, in tuta e scarpe da ginnastica. Sparirono per le scale e tornai a Roma.
Con Hida ci vedevamo più spesso che con le altre, presi ad accompagnarla in giro col taxi nei suoi vari traffici per la città, forse consegnava anche droga, non ebbi mai il coraggio di chiederglielo, ma col taxi eravamo molto tranquilli per quello. Io lavoravo sempre la notte, ma dalle 15 del pomeriggio in pratica mi mettevo a disposizone dei Hida e LY, andavo a casa loro, aspettavo in taxi o dentro casa, a seconda delle cose che avevano da fare loro, oppure portavo Hida in giro. Spesso andavamo solo per negozi, supermercati e gelaterie. Era golosissima di gelato. Non mi spiaceva farmi vedere con lei, era una donna molto più carina di tante altre ed era simpatica.
Dopo il pompino facemmo anche altro. La inculai nel taxi in una strada secondaria, lo rifacemmo a casa sua e lei spesso mi faceva vedere il suo uccello, lo toccavo, lo baciavo anche ma avevo paura a passare oltre.
Un pomeriggio che Hida era malata andai a prendere Luisiana al lavoro, volevo farle una sorpresa e magari mangiare una pizzetta in piedi da qualche parte. Così andai fuori dalla scuola e dopo che se ne erano andati tutti i bambini e tutte le maestre Luisiana non si fece vedere. Aspettai un attimo, poi feci per chiamarla quando la vidi sbucare da una porta secondaria assieme ad un uomo alto, sulla cinquantina, vestito elegante. I due si tenevano per mano. Io mi abbassai per non farmi vedere e scivolai verso il muro dell'entrata. Li vidi che si parlavano sorridenti e poi che si scambiavano un bacio appassionato. Cazzo, Luisiana mi tradiva!
A casa l'affrontai: “Da quanto tempo va avanti questa storia?”
“No, Artemio...niente...non è nulla di..
Vidi che mentiva, era tutta rossa e la conoscevo: non era una tipa da saper dire bugie.
“Avanti lo so. Da quanto? Dimmelo! È giusto che lo sappia!”
Lei abbassò lo sguardo e poi sussurrò: “Quattro mesi, forse cinque…..ma noi…
“Noi? Fanculo Luisiana devo uscire da qui! Che schifo!” e me ne andai sbattendo la porta con forza.
Presi il taxi e telefonai a Hida. Le raccontai tutto mentre correvo da lei, ormai la comunità trans era diventata la mia seconda casa e forse presto anche la seconda. Infatti Luisiana mi mandò alcuni lunghi messaggi dove diceva di amare il tipo della scuola, il preside, che la loro era una relazione e stronzate del genere. Io ero sconvolto ed incazzato. Hida mi dette un grosso abbraccio e mi cullò a sé per un'oretta facendomi raccontare tutto quanto e volle leggere i messaggi di mia moglie.
“Cazzo Hida sono nella merda...la mia vita...mia moglie….insomma
“Ma se mi hai detto che non scopate se non una volta ogni tanto? Che amore...vi sopportate semmai...e adesso lei si è presa una cotta per questo tipo...sai cosa, tssoruccio? Fregatene!” e mi servì da bere. Io ero arrabbiato ma che potevo farci? Iniziai a bere del Martini con ghiaccio che Hida mi serviva senza posa e dopo un po' mi ritrovai ubriaco che ciondolavo la testa lamentandomi delle mie disgrazie.
“E adesso? Mi caccerà dic asa? Come finisco di pagare la licenza? E poi quella stronza...”
“E mò hai rotto dolcezza….non ti reggo più...ti ho detto di fregartene di lei...basta!” fece Hida e mi prese la testa e per gioco me la tenne sotto all'altezza del suo sesso. Rideva e anche io. Giocammo così per qualche minuto con lei che mi aveva messo le ginocchia sopra la schiena e coi tacchi lunghi mi colpiva piano i fianchi mentre mi teneva la testa contro il suo cazzo sotto le mutandine. Ridevamo come matti e forse il fatto che ero ubriaco fradicio mi spinsero a baciare il suo coso da sopra le mutandine. Lo annusai prima e poi lo sfiorai con le labbra, quindi mollando i freni, mi misi a baciarlo attraverso il naylon delle mutandine rosa di lei. Hida rise e mi avvinghiò da sopra con le gambe:
“Così ti voglio, tesoruccio...baciamelo….gioca col mio cazzo….vedrai che ti piacerà...ti è piaciuto il mio buchetto dietro, vero?”
“...emhmmm ssìì..molto...” ammisi io da sotto.
“E oggi è la volta buona per assaggiare il mio fratellino qui...avanti….non essere timido, tesoruccio….prendilo in bocca...”
E lo feci. Tirai giù le mutandine. Lei mi liberò dalla presa, ma allargo le gambe e con una rimase sopra la mia schiena. Prima giocai con la base del suo pene segandolo piano, era già eccitata, ma ancora non in erezione. Poi chiusi gli occhi e me lo misi in bocca. Che sensazione strana! Era come me lo ero immaginato, ma anche diverso. Il sapore in bocca non era male. Provai a succhiarlo ma non ero molto pratico. Allora giocai ancora con la mano per farlo drizzare meglio. Lei mi incitava con calma. Ero confuso ma era divertente essere lì con lei a provare a farle un pompino. Chiusi di nuovo gli occhi e me lo rificcai in bocca, questa volta presi a succhiarlo meglio. E Hida gradì. Il cazzo mi si gonfiò in bocca e io rimasi a succhiarlo. Lei mi spingeva piano con la gamba sulla schiena dandomi un ritmo leggero. Cercavo di usare solo bocca e lingua e non i denti, ma lei mi disse di fare piano all'inizio, di abituare la bocca al suo uccello ed esegui i suoi suggerimenti. Il sapore del suo cazzo divenne più buono mano a mano che lo succhiavo. Mi piaceva e lo spompinai con gusto. Era divertente. Quando Hida fu in pieno tiro mi spinse verso di sé con la schiena e mi mise una mano sulla testa. Mi bloccai pensando di sentire dolore e soffocare, ma lei mi disse di respirare solo col naso e andò meglio. Bene presto presi le misure a quel cazzo e guidato da lei che mi spingeva piano da sopra mi ritrovai a succhiarlo come una vecchia troia. Ciucciando bene in cima e poi dando ritmo con la mano alla sua base.
“Ohm che delizia….tesoruccio...lo sapevo che ti piaceva...che boccuccia...che tesoruccio…..delizia….succhiamelo bello...avanti così...bravo….continua...ah ah sììì...bene...ummm….oh che delizia di boccuccia...sììì ohhh che bella bocca calda, succhia...sì….succhia….succhia….” faceva agitandosi, io avevo gli cochi rossi dallo sforzo e la bocca mi faceva un poco male, ma Hida mi teneva sotto e voleva che non smettessi. Io la succhiai come meglio potevo, ma non mi accorsi che stava per venire, per fortuna lei mi prese i capelli e mi spinse via. Il suo cazzo esplose sborrando in alto con schizzi lunghi.
“Ahhhhhhhhhhhhhsìììììììììììììììììììììììììììììì….ohhh che delizia….che delizia….sììììì” urlò lei godendo di gioia.
“Sei il mio taxi trans!” urlò lei proprio mentre entrava Lola che ci beccò in quel modo: io sotto che avevo appena fatto venire l'amica e Hida che si godeva l'amplesso.
“ohh...sìììì….ahhh, ciao Lola...amoruccio mio….vieni qua….mostra il tuo cazzone al nostro amico. Oggi ha fatto il primo pompino della sua vita ed è stato proprio bravo…”
“Oh, finalmente….stavamo scommettendo fra noi su quando sarebbe successo..” disse Lola con quel suo faccione allegro, i tratti filippini, la bocca dalle labbra fini ma larga, il seno strizzato in un top rosso, stava trafficando con la gonna, se la tirò giù e poi, con più lentezza, si tolse anche le mutandine e spuntò un cazzo di grosse dimensioni, non troppo lungo, ma massiccio, pesante. Rimasi sorpreso.
“Ehi!”
“Non ti aspettavi che la nostra amica fosse così carenata….toccalo...prendilo...”
Pensai che quel coso non stava mai nella mia bocca, così lo presi in mano e lo soppesai.
“Ti piace?” chiese Lola sorridendomi beffarda.
“Oh, è gigante...non potrei mai...fare…
“Vedrai...ti riuscirai….e vai..tocca….segami….sono stata con un cliente che non riusciva a venire...uno strazio…..mi leccava il cazzo e si segava ma niente….però sono ancora un po' eccitata dalla sua bocca….”
Intanto Hida si era messa alle mie spalle, sentivo le sue tettine sode contro la mia schiena, era un brivido di piacere. Prese a toccarmi, sulle braccia, attorno ai capezzoli con le mani, stringendosi a me e facendomi sentire il suo cazzo contro il culo.
Io segavo Lola, il suo cazzone divenne bello grosso e lei pareva contenta del mio tocco di mano. Le massaggiavo anche le palle, Lola era depilata ma non sulle palle e questo un poco mi impressionava rispetto al cazzo liscio ovunque di Hida, ma quel cazzone era bello da tenere in mano.
Hida mi toccava i capezzoli facendomi eccitare da morire e sotto sentivo il suo cazzo che mi strusciava.
Poi Lola tolse la mia mano e mi sbattè il suo cazzone sulla faccia.
“Apri la bocca….tassista….”
“...o...non è troppo grosso...”
“Vedrai che ce la fai..” fece Hida massaggiandomi il collo e baciandomi un orecchio. Guardavo il cazzone di Lola, lei me lo puntava sulla bocca, me lo sbattè sulle labbra. Io tenne chiusa la bocca.
“Avanti...avanti...apri la bocca tesoruccio….” faceva Hida stuzzicandomi sui capezzoli e facendomi sentire le sue tette contro la schiena e il cazzo contro il culo.
Aprii la bocca.
Lola affondò.
Mi venne da vomitare.
Loro risero.
“Con calma...Lola...non è uno dei tuoi amichetti...”
Io tossi
Lola me lo riappoggiò alla bocca. Aprii di nuovo e lei fece entrare solo la cappella. La ciucciai.
“Dai che ti piace. Tesouccio….apri bene...allarga bene...bravo...così...” guidato da Hida presi quel cazzone grosso in bocca, piano, aprendo e rilassando come diceva lei che mi toccava i capezzoli. Lola rideva e piano spingeva dentro. Presi allora a succhiare il cazzo di Lola. Era veramente un corpo grosso nella mia bocca. Spingevo per prenderlo tutto aiutato da Hida perché non era lungo, ma mi riempiva tutta la bocca. Pensavo di soffocare e scivolai in avanti, Lola esperta si ritrasse subito ed andò indietro.
“Attento….mi mordi...” gridò, ma si allontanò rapida.
Hida mi franò addosso e ci ritrovammo avvinghiati per terra. Ci baciammo e toccammo distesi per terra. Lola allora si avvicinò a me.
“Tienilo fermo Hida!” disse e cercò di sedermi sul petto.
“noooooo
“Sì, ti piacerà tesoruccio…. “ fece Hida bloccandomi le gambe. Io provai a rialzarmi, ma Lola era più tosta di me. Mi tenne fermo e poi sedette sul mio petto. Per fortuna era leggera. Mi sbattè il cazzo sulla bocca e disse: “Succhia, tassista! Succhiamelo tutto!”
e così mi ritrovai ancora quel cazzone in bocca.
Ero a schiena a terra. Una trans sopra di me. Una che mi teneva ferme le gambe. L'uccello di Lola in bocca. Mi veniva da soffocare, piangevo, ma respirai con il naso come aveva detto Hida e Lola prese a stantufarmi il suo pezzo di carne in gola. Era abile e spingeva e toglieva sempre però tenendomelo dentro. Hida ben presto si accorse che quel cazzone in bocca era nuovo per me, ma non avrei ceduto. Così prese a giocare con l'interno delle mie cosce. Mi toccava mentre io spompinavo Lola e poi mi toccò il sedere, l'ano.
Ebbi un brivido sulla schiena per quel tocco e per il cazzo della trans in bocca.
Era una sensazione fortissima.
Piangevo per lo sforzo e il respiro, ma quell'affare mi riempiva la bocca e mi piaceva.
Lola spinse leggiadra e sicura di sé.
Hida mi stuzzicava.
Il cazzone in bocca.
La sentii venire, ma fu rapida ad uscire dalla mia bocca e sborrarmi sul petto mentre si alzava da me.


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