i racconti di Milu
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La prima cosa che noto di lui è la sua altezza. Non posso farci nulla, adoro i ragazzi alti. Mi danno un senso di protezione quando mi stringono tra le braccia. E il suo sorriso, dolce e rassicurante. Ci dirigiamo verso il pub, dove beviamo e parliamo. Di tante cose, di esperienze, di ex. Mi sento stranamente a mio agio, cosa rara per me. Dopo qualche ora, decidiamo di uscire a respirare un po’ d’aria fresca. È l’ultimo giorno di marzo, il vento trasporta un profumo floreale appena percettibile. Nonostante indossi una giacca ancora imbottita, sto tremando. Lui se ne accorge e mi cinge le spalle con un braccio. Quel gesto gentile mi rilassa ulteriormente. Raggiungiamo la sua macchina nel parcheggio sotto casa mia. Ci guardiamo per un attimo, sorridendo e sospirando imbarazzati. Poi le nostre bocche si avvicinano, all’inizio esitanti, poi con più decisione, e ci baciamo in modo molto naturale. Ci stacchiamo, lui mi prende il viso tra le mani e riprende a baciarmi, avvolgendo delicatamente la mia lingua con la sua. I baci crescono di intensità, mentre gli accarezzo il collo e le sue mani scendono sui miei fianchi. Mi attira a sé e sento distintamente l’effetto che i nostri baci stanno avendo su di lui. Sento un fremito lì sotto, anch’io ne sto subendo gli effetti. Mi chiede se voglio salire in macchina con lui, gli dico di sì. Si toglie gli occhiali e si riavvicina alla mia bocca. Le sue labbra, la sua lingua sono sempre più esigenti, così come le sue mani, che dai fianchi salgono sul seno, attraverso gli strati di vestiti. Quando ci stacchiamo, mi chiede se possiamo andare da qualche parte dove possiamo avere più privacy. Mi sforzo di pensarci, ma purtroppo in questa zona non ce ne sono molti, tant’è che l’unica cosa che mi sento di suggerirgli è il motel più vicino. Lì di sicuro non ci avrebbe interrotti nessuno.

Sulla chiave c’è scritto “camera 41”. Parcheggiamo proprio davanti alla porta, scendiamo dall’auto e faccio girare la chiave nella serratura. La stanza è sobria, ben illuminata, i colori predominanti sono il panna, il blu e l’oro. Appoggiamo le giacche sulle sedie e siamo uno di fronte all’altra. Ci baciamo, ma ora le nostre mani sono libere di esplorare i nostri corpi. Gli accarezzo il collo, le spalle, le braccia, il petto, la schiena. Afferro il suo maglione e lo stringo a me, mentre le nostre lingue si inseguono nelle nostre bocche. Lui mi solleva il maglione, alzo le braccia per facilitargli l’operazione. Subito dopo gli tolgo il suo e lui rimane in t-shirt. Lui mi solleva la canottierina, sempre baciandomi, anche se ora la sua bocca sta assaggiando il mio collo. Rimango in reggiseno, ma voglio sentire la sua pelle sulla mia, quindi gli levo anche la t-shirt. Ci stringiamo l’uno con l’altra, le nostre bocche sempre più bramose di assaggiare parti ancora nascoste.

Lui mi prende per i fianchi e mi guida all’indietro verso il letto, dove mi fa sdraiare con una piccola, ma decisa spinta. Mi bacia il collo, poi scende sul seno, sull’addome, tracciando un sentiero con la lingua fino al mio ombelico. Ops, indosso ancora le scarpe. Mi tiro su a sedere per togliermele, cosa che fa anche lui con le sue. Con un movimento improvviso, mi metto a cavalcioni su di lui, gli afferro la testa con le mani, lui mi bacia il seno avidamente, le sue mani scivolano sulla mia schiena cercando la chiusura, che apre in un attimo con fare esperto. La sua lingua circonda i miei capezzoli e io comincio ad ansimare. Mi prende e mi fa sdraiare sul letto, riprendendo a baciarmi e leccarmi delicatamente la pancia. Si solleva per sfilarmi jeans e mutandine in un colpo solo. Mi fa aprire le gambe, baciandomi l’interno coscia. Sento già dei brividi lungo la schiena, ma quando sento la punta sua lingua sfiorarmi lentamente il clitoride, per un attimo mi manca il fiato. E così continua, lentamente, a muoverla su e giù, facendomi bagnare e portandomi a fremere in poco tempo. Riesco solo a pensare che nessuno me l’aveva leccata in un modo tanto eccitante prima, come se interpretasse i miei desideri senza chiedermi nulla. Le mie mani si protendono naturalmente ad accarezzargli i capelli, mentre sento che sono sempre più vicina all’orgasmo. I miei gemiti si fanno sempre più intensi, finché vengo stringendo il suo viso fra le cosce, con un gemito liberatorio. La sua lingua continua a leccarmi il clitoride ora sensibilissimo, tanto da procurarmi il solletico. Sorrido, mentre lo attiro verso di me per assaggiare il mio sapore dalle sue labbra. Ora è il mio turno di farlo impazzire.

Lo faccio sdraiare, inginocchiandomi al suo lato destro. Gli sfilo i jeans, lasciandogli addosso i boxer, che comincio a leccare dall’esterno. I suoi sospiri mi fanno capire che gli sta piacendo. Lo stuzzico per un po’ così, ma poi decido che voglio assaggiarlo. Gli tolgo i boxer e comincio a leccargli le palle, per poi risalire con la mia lingua lungo tutta l’asta. Quando arriva alla cappella, lo afferro con una mano e comincio a muoverla lentamente, ma con una presa decisa, mentre la mia lingua circonda la sua parte più sensibile. La mia bocca segue la mia mano, scende e risale, scende ancora e risale un’altra volta, a un ritmo costante, succhiando quando mi tiro indietro. “Così mi farai venire in fretta”, mi dice tra un gemito e l’altro. Allora lo guardo, mentre muovo solo la mano. Lentamente, poi veloce, poi ancora lentamente, divertendomi un sacco a stuzzicarlo e osservando le sue espressioni. Poi, quando meno se lo aspetta, glielo prendo in bocca, finché non sento la sua cappella pulsarmi in gola. Lui emette un gemito più intenso. Poi comincio ad andare su e giù velocemente, muovendo facendo saettare la lingua sulla sua cappella e stringendolo in una morsa con la mano, finché non riesce più a trattenersi e mi viene in bocca. Assaporo quel liquido caldo, sentendolo scivolare giù per la mia gola. Mi guarda tra lo stupito e il divertito, mentre lo bacio a fior di labbra. Ma lui non è ancora pago e sono io quella stupita quando mi fa sdaiare e la sua mano scivola verso la mia apertura bagnata e la sua lingua mi stimola un capezzolo. Sento le sue dita entrarmi dentro e muoversi, accendendomi di nuovo di desiderio. Poi si ferma e mi chiede: “Ti va di massaggiarmi la schiena?” “Uffi, cattivo!”, gli dico ridendo. Mi metto a cavalcioni su di lui, sdraiato a pancia in giù. Lo massaggio a lungo, senza fretta, lui si rilassa del tutto. Poi alle mie mani sostituisco i miei seni, che percorrono la sua schiena avanti e indietro. Lo sento sospirare. Poi gli chiedo: “Ora massaggi la mia?” Non se lo fa ripetere ed è subito sopra di me. Inizia a massaggiarmi, ma presto la sua bocca e la sua lingua sostituiscono le sue mani, facendomi provare degli intensi brividi di piacere. Poi la sua bocca scende sul mio sedere. Lo bacia, lo lecca, lo morde. Oddio, voglio sentirlo dentro di me, mi sta facendo impazzire. Mi metto a quattro zampe e sento il suo membro durissimo che mi sfiora all’esterno. D’istinto, mi spingo verso di lui, che mi afferra per i fianchi e finalmente mi penetra. Piano piano aumenta il ritmo, così come l’intensità dei miei gemiti. Mi passa un braccio sotto la pancia e sento ancora la sua bocca sulla mia schiena. Ha proprio deciso di farmi perdere la testa. Poi si solleva e sento un suo dito forzare l’altra mia apertura, penetrandomi lentamente. Continua così per un po’, finché sento il bisogno di sdraiarmi, perché mi tremano le gambe, talmente sono eccitata. Ora posso baciarlo e guardarlo negli occhi mentre mi penetra, mentre ci sorridiamo a vicenda. Poi afferra le mie caviglie e se le appoggia sulle sue spalle. Ah, lo sento così profondamente! Ma ora voglio farlo nella mia posizione preferita, cosi gli dico: “Sdraiati!”
Lo guido dentro di me, cominciando a muovermi su e giù. Le sue dita mi sfiorano il clitoride, se continua così, ci metterò pochissimo a venire. E infatti, vengo, accasciandomi su di lui. Ma voglio sentirlo ancora nella mia bocca, quindi lo faccio uscire, glielo afferro e comincio a succhiargli il cazzo col preciso intento di fargli perdere ogni controllo. Viene afferrandomi la testa, con un lungo gemito, colmando la mia bocca del suo sapore. Ci abbracciamo, sudati e completamente appagati. E tutto mi sembra così naturale.