i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

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“Bruno, tu sei veramente un esaltato, un maniaco da legare”. La voce suadente di Annunziata si diffonde risuonando nel cuore della notte dentro un vicolo per niente trattenuta, dopotutto la voglia che lui propiziante le comunica è tutt’altro che sottovoce:

“Annunziata, dai tesoro, adesso ti serve un letto morbido sul quale sdraiarti un poco”.

“Sei proprio un bastardo, sei un farabutto di prim’ordine, vattene via”.

Annunziata sente nettamente la tensione stringerle le gambe facendole fuoriuscire lucidamente fuori calda e altrettanto passionale la sua voce:

“Non ti fai sentire per svariati giorni, adesso poi che cosa credi d’ottenere?”.

Lei lo respinge trattenendolo con le solite stronzate, perché Annunziata non accetta né accomodamenti né compromessi né ripieghi d’alcun genere. Che cosa significa tutto questo? Annunziata cerca di prendere tempo, oppure pretende urgenza da Bruno? Lei ha bisogno di lui quasi senza fiato, dato che lo respingerebbe rifiutandogli perfino qualsiasi piccolo piacere con la scusa di far rimbombare veramente l’entusiasmo:

“Lo sai che cosa penso francamente di tutti quegl’individui così come te? Sì, la verità è che sei proprio un porco, un disgustoso immorale e un osceno infame di primo livello”.

La discussione incalza e preme, però Bruno s’avvicina, poiché quelle braccia lunghe e quelle mani affusolate sanno come inforcare abilmente un corpo, sicché con un esercizio preciso Bruno le apre la camicetta all’altezza del seno stuzzicando ingegnosamente il capezzolo che subito sporge, strofina il pollice scuro sulla carne gonfia e rosea stringendolo delicatamente fra i denti. Lei è uno spettacolo innaturale e d’altronde manifestamente studiato: il vezzo eccentrico e stravagante artefatto della protesta e bislacca della vocazione da una parte, assieme all’interesse voluto per l’esplosività e per la sensazionalità caricata dall’altra. Bruno si protende in avanti e costringe Annunziata a compiere un movimento che gli fa indurire il cazzo maggiormente, cosicché a quel contatto Annunziata avverte una specie di fuoco lambirle i fianchi. Lei sparpaglia una serie di mugolii, tuttavia non lascia che Bruno continui a sfregarsi con la schiena contro il muro, dato che si graffia le spalle e si gira, perché adesso lei sfugge, sì, però solamente all’apparenza, intanto che il sangue comincia a espandersi invadendo con forza le vene più profonde, le stesse vene che avvolgono irrefrenabilmente la libidine e incontenibilmente la passione di lui, spingendolo a un’imponente erezione, per il fatto che attualmente quel cazzo fremente e ribelle adesso sussulta. Annunziata scorre con il corpo di lato e lo contrasta bloccandolo contro la parete, Bruno le afferra un braccio torcendoglielo dietro la schiena, in quanto quella caccia è la specialità maggiormente amata e preferita di Annunziata, un gioco peraltro assurdo e insensato che ripete fino allo spasimo. Annunziata ha un’intera collezione d’intendimenti e di percezioni dilatate sui confini:

“No, seriamente, questa volta no, dai lasciami” - sbraita frattanto lei a voce alta.

Le parole sono il frutto improprio e inopportuno di un’apertura rapida e fulminea, Annunziata percepisce che è il momento appropriato di cogliere il frutto, in quell’istante fa appoggiare Bruno dietro di sé e con una mossa generosa e persino navigata le piega le ginocchia. In posizione di sotto sforzo sente il cazzo gonfio a dismisura e vuole che quel membro le causi sofferenza così come la tensione che le ha fatto male finora, perché in quel momento lancia grida di dolore mescolate a parole oscene, scurrili e volgari inenarrabili.

In quell’attimo Annunziata si lamenta in maniera accalorata e lasciva vibrando di piacere, in seguito alla base del muro disegna con le mani degli scarabocchi cercando ancora il riscatto, giacché tutto lo lascia supporre, tranne quel membro che attualmente per tutta risposta si sente masturbare lievemente dai piegamenti, con la punta del glande scoperta e ricoperta con pigrizia dalla vita del corpo di lei. Bruno nel mentre stringe forte i capezzoli di Annunziata, al presente la presa è dura, tanto più coriacea e tigliosa quanto Annunziata, giacché dà l’impressione di volersi rendere volutamente inaccessibile. Bruno davvero non capisce che Annunziata aspetta quella scarica che la costringe inducendola ad aprirsi in maniera definitiva.

Lui invece la caccia sfidandola e confinandola, fondendosi e legandosi con Annunziata unicamente quando ne prende il risolutivo sopravvento e il radicale vantaggio.

E’ proprio vero, ognuno di noi, maschio o femmina che sia, a conti fatti gode in modo individuale in maniera bizzarra e differente se opportunamente aizzato e stimolato. Nessuno escluso.

Un vero quanto lampante, inafferrabile, indefinibile e veritiero mistero, chissà perché.

{Idraulico anno 1999}