i racconti di Milu
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Indice
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- Pronto?
- Ciao Sbrodolina, come stai?
(il numero sul display non lo conosco ma solo una persona mi chiamava con questo nome, un sacco di ricordi riaffiorano in un attimo nella mia mente)
- Hey! Ciao, quanto tempo e che sorpresa! a cosa devo questa telefonata?
- Da quando ci siamo ritrovati tramite facebook e ci siamo scambiati i numeri di telefono con la promessa di sentirci non l’abbiamo mai fatto, così mi sono deciso e ti ho chiamato io.
- Hai fatto bene! Come te la passi?
- Non c’è male, tu che fai l’ultimo dell’anno?
- Sinceramente non ho ancora organizzato nulla, sai che non sono mai stato un patito per le feste di capodanno, credo che me ne andrò a letto.
- Perché invece non lo passi con me? Ho una baita in montagna, potremmo andare li.
- Dev’essere grande la tua baita se puoi ospitarci una festa.
- No, non è grande, ma per me e te c’è posto
- Ah… solo io e te? E poi cosa facciamo?
- Quello che facevamo quando eravamo soli dieci anni fa e che era il nostro segreto: tu mi succhi un po’ il cazzo poi io ti inculo, era divertente, ricordi?

Certo che me lo ricordo! Era iniziato tutto quando una domenica pomeriggio ci trovammo soli nell’appartamento in cui abitavamo ai tempi dell’università, i nostri coinquilini erano andati a casa e noi eravamo rimasti li per studiare e preparare un esame. Avevamo molta confidenza e scherzavamo sempre facendo battute a sfondo sessuale inventando fantomatici episodi in cui lui mi saltava addosso e mi inculava, io rispondevo sempre “ti piacerebbe” e lui ribatteva sempre dicendo “piacerebbe di più a te”. I battibecchi andavano avanti per pochi minuti quando eravamo in compagnia di altri amici, ma arrivavano a protrarsi per giornate intere se ci trovavamo soli scendendo minuziosamente nei dettagli.
Faceva caldo quel giorno e giravamo per casa in mutande, io ero appoggiato col bacino al piano del lavello, in cucina, intento a lavare le tazze che avevamo usato per la colazione, lui mi arrivò da dietro, mi afferrò per i fianchi e si appoggiò con il suo pube al mio didietro, mimò un paio di volte il movimento del coito e io lo lasciai fare al che lui disse: “vedi che ti piace? Non ti stai tirando indietro”
“se vado indietro vengo contro di te” risposi io, “davanti ho il piano della cucina, dove vuoi che vada? Sei tu che ti sei messo dietro di me”.
Si mosse di nuovo un altro paio di volte, io appoggiai le mani al piano e inarcai la schiena all’indietro, lui mi strinse i fianchi e strofinò più forte poi ripeté: “lo vedi che ti piace?”.
“Da quello che sento li dietro direi che più che altro piace a te, visto che ti è venuto duro” gli risposi.
Poi mi divincolai e mi voltai verso di lui, gli guardai il pacco e vidi che non solo ce l’aveva duro, ma aveva una macchia umida sulle mutande.
“Ti sei sborrato nelle mutande!” gli dissi con tono canzonatorio.
“Non è sborra!” rispose lui stizzito, “ho gocciolato un po’, si! E se lo vuoi sapere ho macchiato anche le tue, di mutande, così adesso hai il mio succo di cazzo sul culo”.
Mi sfilai subito le mutande incurante del fatto che lui fosse li davanti a me per guardare se era vero quello che mi aveva detto ed effettivamente una macchiolina c’era.
“Io credevo che scherzassi quando dicevi che mi volevi inculare” gli dissi arrabbiato, “invece tu sei davvero attratto da me!”
Arrossì, poi di colpo mi rispose: “anche tu non hai mica il cazzo moscio però, e quando scherzo tu stai al gioco, vuoi dirmi che non ci hai mai fantasticato sopra? Anzi sai che ti dico? Penso a te ogni volta che mi faccio una sega da un po’ di tempo a questa parte, non avrei mai creduto succedesse ma a forza di scherzarci sopra ho iniziato a pensarci e...”.
Non sapevo cosa dire e, soprattutto, non volevo dirgli la verità perché anch’io da quando avevamo iniziato a scherzare in quel modo mi segavo spesso pensando a lui, non fantasticavo su una penetrazione completa, ma pensavo a fare giochi piccanti tipo strofinamenti come quello che c’era appena stato per davvero, spesso dopo essere venuto segandomi con quelle fantasie mi sentivo in colpa e allora me ne facevo un’altra pensando a una ragazza, come per auto convincermi che mi piaceva di più. Lui però questo non lo doveva assolutamente sapere!
“E’ un bel casino” risposi, poi continuai dicendo la più grossa bugia che gli potessi dire: “io volevo solo scherzare, non credevo di provocarti davvero, insomma non sapevo di piacerti, non immaginavo nemmeno che tu fossi gay”.
Lui sbottò: “ma quale gay? Non sono gay, certo se penso di farti il culo mi viene duro e a questo punto non ti nascondo che se tu ci stessi una bottarella te la darei, ma solo per divertirmi e svuotarmi le palle, mica perché sono innamorato di te”.
Rimasi in silenzio per un attimo poi, con lo sguardo rivolto verso il pavimento perché non avevo il coraggio di guardarlo in viso, gli confidai quello che ho scritto sopra e che pensavo lui non dovesse assolutamente sapere.
Senza aspettare la sua risposta, e senza alzare lo sguardo in modo da non doverlo guardare in faccia mi voltai nuovamente verso il lavello e, dandogli le spalle ancora senza mutande dopo essermele tolte per guardare se me le avesse sporcate, ripresi a sciacquare le tazze.
Avrei dovuto aspettarmi quello che sarebbe successo dopo, e forse era proprio quello che inconsciamente volevo: si sfilò il cazzo dalle mutande, si avvicinò di nuovo a me e lo guidò fra le mie natiche appoggiando la cappella umida al mio buco, nel mentre mi abbracciò e mi baciò sul collo.
“Cosa fai? Smettila, non voglio!” gli dissi cercando di divincolarmi mettendoci il minimo della forza, quindi più per finta che per davvero.
“Cosa c’è di male?” rispose lui, “lo vogliamo tutti e due, ci divertiamo un po’, sarà il nostro segreto, non lo saprà nessuno” mi disse mentre continuava a baciarmi sul collo tenendomi stretto da dietro e premendo con la punta del suo cazzo contro il mio buchetto che, in quel momento, era stretto a tal punto che non ci sarebbe passato uno spillo.
“Non voglio, non me la sento” gli ripetei più volte mentre lui continuava a provarci.
Io continuavo a dirgli di smetterla e lui continuava a tenermi stretto strofinandosi il cazzo fra le mie natiche, una parte di me desiderava che spingesse con cattiveria e che mi penetrasse di forza, come se avessi bisogno di avere una scusa con me stesso per provare a farlo ma senza concedermi.
Passarono un paio di minuti di quella lotta ipocrita nella quale se solo avessi voluto avrei potuto vincere sottraendomi a lui, mentre invece mettevo il minimo dell’impegno fisico perché, in fondo, volevo che lui continuasse; d’un tratto lo sentii ansimare e non ebbi nemmeno il tempo di rendermene conto che dal suo cazzo uscì un fiotto di sperma imbrattandomi tutto l’ano e la zona circostante, per poi farmi gocciolare tutto il liquido appiccicoso giù lungo le cosce.
“Scusa, scusa, scusa!” mi disse subito dopo tirandosi indietro ed allontanandosi da me, “non so cosa mi sia preso, non ragionavo più, mi dispiace”.
Non gli risposi nemmeno, andai in bagno, aprii l’acqua della doccia e mi misi sotto, volevo lavarmi ma allo stesso tempo ero talmente eccitato che sentii il bisogno di farmi una sega e per la prima volta, nella mia fantasia, andai oltre immaginando se invece di accontentarsi dello strofinio fra le mie natiche lui avesse spinto fino a infilarlo dentro e mi avesse inculato per davvero fino a soddisfare i suoi bisogni, mentre io cercavo di divincolarmi e lo pregavo di smettere.
Rimasi sotto l’acqua calda per quasi un’ora e più volte lui venne in bagno a chiedermi se stavo bene e se era tutto a posto, ogni volta io gli rispondevo: “va via!” e lui mi dava retta mentre una parte di me desiderava ardentemente che si infilasse nella doccia, mi sbattesse contro le piastrelle e facesse quello che, ormai ne ero sicuro, anche lui avrebbe voluto fare.
Quando uscii dalla doccia avevo preso una decisione: gli avrei detto di si! Gli avrei detto che potevamo divertirci assieme, che ci stavo, che mi andava bene che fosse il nostro segreto ma che non mi sarei lasciato inculare subito, avrebbe dovuto darmi tempo.
Uscii dal bagno avvolto nell’asciugamano, andai verso di lui che nel frattempo si era vestito e stava li seduto sul divano, subito ricominciò a chiedermi scusa per quello che era accaduto aspettandosi che gli rispondessi male, io invece lo sorpresi sedendomi sulle sue ginocchia e dicendogli: “mi prometti che sarà il nostro segreto?”
“vuoi dire che?” mi rispose incredulo.
“prometti!” gli ripetei con tono deciso.
“Oh… certo, certo! Te lo prometto! Sarà il nostro segreto” rispose entusiasta ma ancora sorpreso.
Gli dissi che però non me la sentivo ancora di prenderlo nel culo e che avrebbe dovuto darmi un po’ di tempo, fino ad allora gli avrei concesso comunque di fare altri giochi, inoltre misi ben in chiaro che la situazione non si sarebbe mai invertita, perché a me il culo dei maschi proprio non piace.
“Va bene! Rispetterò i tuoi tempi” rispose, “e per quanto riguarda l’invertire le cose non preoccuparti, non mi attira per niente l’idea di prenderlo nel culo”.
Scoppiai in una risata isterica e gli dissi: “in pratica sono la tua ragazza segreta”.
“Già” rispose lui sorridendo.
Mi alzai per andare a vestirmi, mi avviai verso la stanza da letto ma subito dopo mi fermai e gli dissi: “mi vesto anch’io o ti spogli tu, giriamo nudi per casa e quello che succede succede?”.
Me lo ritrovai davanti completamente nudo prima che io avessi il tempo di lasciar cadere l’asciugamano, ci sedemmo sul divano e iniziammo a guardare un po’ di televisione.
“Non fanno un cazzo la domenica mattina” disse lui mentre faceva zapping, poi aggiunse: “ci vorrebbe un bel porno”.
“Perché non lo facciamo noi, il porno?” gli risposi con tono malizioso.
Mi alzai e mi diressi sculettando verso la sua camera da letto invitandolo a seguirmi, mi stesi a pancia in giù mettendo il culo in bella mostra e gli dissi: “puoi fare quello che vuoi tranne mettermelo dentro”.
Il porcello si tuffò con la faccia fra le mie chiappe, le allargò con le mani e iniziò a leccarmi l’ano, ero imbarazzato ma mi piaceva, gli chiesi solo se non gli facesse schifo e lui mi rispose con un secco “no” continuando quello che aveva iniziato a fare.
Poi di colpo si fermò e disse: “mi fai un pompino?”.
“Non so se me la sento” risposi.
“Eddai!” insistette.
“Ok, proviamo” dissi io, “ma non mi venire in bocca ne in faccia altrimenti sarà la prima e l’ultima volta”.
Mi sedetti sul letto e cominciai a succhiargli il cazzo, non so perché ma mi venne naturale e sembrava che gradisse molto tanto che temevo veramente che mi sarebbe venuto in bocca senza avvisarmi, se fosse successo avrei finto di arrabbiarmi ma non era vero che sarebbe stata la prima e l’ultima volta, avremmo diviso l’appartamento ancora per un paio d’anni almeno e se davvero ero diventato la sua ragazza segreta prima o poi il pompino con ingoio avrei dovuto farglielo, così come era scontato che prima o poi avrebbe penetrato il mio culo.
“Sto per venire” mi disse di colpo.
Mi fermai bruscamente di succhiarglielo e mi tirai indietro, poi gli chiesi: “come facciamo?”.
“Posso farmi una sega mentre ti ammiro il culo e sborrarci sopra?” mi chiese.
“Va bene” gli dissi, e come uno stupido mi stesi nuovamente sul letto a pancia in giù, allargai le gambe, passai le mani lungo i fianchi e mi afferrai i glutei tenendoli aperti per mostrargli il mio ano, lui si inginocchiò fra le mie cosce e cominciò a segarsi.
D’un tratto si fermò di menarselo, si abbassò e iniziò a leccarmi nuovamente il buco.
“Che fai?” gli chiesi.
“Fermo così, te lo meriti” mi rispose lui.
Mi leccò per un po’ facendomi eccitare più di quanto non lo fossi mai stato, poi si rimise in ginocchio, si afferrò il cazzo e cominciò a strofinarlo contro il mio buco.
“Vuoi provare?” gli chiesi.
“E me lo chiedi?” rispose lui.
“Se però ti dico di fermarti promettimi che ti fermi”.
“Puoi fidarti”, mi rassicurò.
Si stese sopra di me, puntò la sua cappella contro il mio buco del culo e la situazione la sotto era molto umida tra la saliva che mi aveva appena buttato sopra leccandomi, e il gocciolamento del suo cazzo.
“Sei pronto?” mi chiese.
“No, affatto” risposi io sorridendo.
Spinse deciso e il suo cazzo iniziò a farsi strada dentro di me.
“Ahia! Ahia! Toglito subito! Mi fai male” gli urlai.
Mi diede retta e quando si tirò indietro per sfilarlo fu ancora peggio.
“No aspetta, è peggio! Stai fermo li, ti prego!”.
Lui si fermò col cazzo per più di metà dentro di me, io gli dissi che volevo chiudere le gambe così lui alzando prima un ginocchio poi l’altro mi fece passare e rimanemmo stesi li per un attimo con lui sdraiato sopra di me, le sue gambe che cingevano le mie e il suo cazzo durissimo dentro il mio culo.
“Come facciamo? Non saremo mica rimasti incastrati” gli chiesi intimorito.
“Ma no!” mi rispose lui, stai tranquillo e rilassati, oppure aspettiamo un po’ che mi si ammosci, vedrai che uscirà da solo.
Poi pian piano cominciò di nuovo a muoversi su e giù.
“Che cazzo fai? Ho detto di no!” gli risposi.
“Porta pazienza un attimo, mi disse, lasciami venire così poi si ammoscia ed esco”
“Ma vuoi sborrarmi nel culo?” gli chiesi allarmato.
“Non c’è altra soluzione” mi rispose, “e poi che male c’è?”.
“Ho paura che poi non riuscirò a trattenerla dentro, che sia come un clistere” gli risposi.
“Ma no, sciocco” mi disse ridendo, “non te ne butto mica dentro un litro!”.
“Non mi interessa, voglio che tu esca subito! Tirati indietro di forza, rompi tutto piuttosto ma ti voglio subito fuori dal mio culo!” gli risposi urlando.
“Te lo scordi” mi disse continuando a muoversi dentro di me, “ho aspettato a lungo di entrare qua dentro, adesso non esco più finché non vengo, rassegnati!”.
E così mi trovavo li, sul letto, sdraiato a pancia in giù sotto di lui che mi inculava incurante del fatto che mi facesse male, mordevo le lenzuola e le stringevo nei pugni soffocando i gemiti perché non volevo che i vicini ci sentissero. Questa cosa che non capivo se mi faceva schifo o mi piaceva continuò finché sentii chiaramente il suo cazzo scoppiare dentro di me e riempirmi le budella.
Si rilassò abbandonandosi con tutto il peso sopra di me e cominciò a baciarmi sul collo e sulle spalle, “scusami” mi disse, “spero che almeno un po’ sia piaciuto anche a te”.
“E’ stato terribile” esclamai.
“Tanto prima o poi doveva accadere, vedrai che le prossime volte sarà molto meglio” mi disse come per rassicurarmi.
“Non ci saranno prossime volte” gli risposi, poi lo disarcionai, mi alzai e corsi in bagno, mi sedetti sul water e scaricai nella tazza tutto quello che lui aveva appena svuotato dentro di me, mi pulii con la carta igienica e vidi che c’era un po’ di sangue.
Mi alzai dal wc, corsi di nuovo in camera e gli dissi: “mi hai rotto il culo, bastardo, perdo sangue!”.
“Fammi vedere” mi rispose.
Mi stesi nuovamente a pancia in giù, lui mi divaricò le natiche e mi ispezionò.
“Non è nulla, stai tranquillo, è normale le prime volte anche perché mi rendo conto di non esserci andato proprio piano, ma non hai il culo rotto, è solo un po’ irritato” mi disse per rassicurarmi.
“Non sarà il caso di andare all’ospedale?” gli chiesi.
“E cosa gli raccontiamo? Che non sei riuscito a rilassarti mentre ti facevo il culo? Vedrai che passa, stai tranquillo, non è nulla, la prossima volta faremo con più calma”.
“Non ci sarà nessuna prossima volta!” gli ripetei con tono alterato.
Passò il resto della giornata senza che gli rivolgessi la parola fino alla sera in cui gli altri coinquilini rincasarono per essere già pronti il lunedì mattina.
Lui riprese a scherzare sul solito argomento come se non fosse successo nulla ed era chiaro che lo faceva di proposito per farmi arrabbiare o sentire umiliato, poi uno dei nostri amici lo incalzò chiedendogli: “siete stati da soli tutto il week end, vuoi dirmi che non te lo sei inculato nemmeno questa volta?”
Decisi di non dargli la soddisfazione così anche se non mi andava mi misi a far finta di scherzare anch’io dicendo: “in realtà mi ha letteralmente violentato”.
Lui si raggelò ma gli altri non se ne resero conto e il nostro amico rivolgendosi a lui rincarò la dose esclamando: “bravo, così si fa!”.
Andammo a dormire, ero incazzato con lui e non sapevo se veramente avrei dovuto sentirmi violentato o semplicemente considerare la cosa solo come un gioco che si è spinto troppo oltre.
Ma mentre ci pensavo mi accorsi che mi era venuto il cazzo duro e finii per farmi una sega sotto le coperte rivivendo nella mia mente quei momenti.
Cazzo! Mi era piaciuto, altro che! Non volevo ammetterlo nemmeno con me stesso ma mi era piaciuto eccome!
Il giorno dopo mi iscrissi su un forum gay con un nome di fantasia ed iniziai a chiedere consigli su come non sentire male e godermi il nostro gioco, raccolsi un bel po’ di informazioni finché il venerdì mattina, dopo che tutti fummo usciti di casa per andare in facoltà, gli mandai un messaggio con scritto: “io mi fermo qua per il week end”
“è un invito?” mi rispose
“si” risposi io
“allora mi fermo anch’io” rispose lui.
Venne il venerdì sera, tutti gli altri erano partiti per andare a casa e una volta rimasti soli io e lui mi disse: “dobbiamo parlarne?”
“No” gli risposi e mi buttai in ginocchio davanti a lui, gli slacciai i pantaloni, gli tirai fuori il cazzo e cominciai a succhiarglielo fino a farmi venire in bocca per poi ingoiare tutto.
Durante la settimana ci avevo fantasticato sopra molto, inoltre i consigli ricevuti su quel forum si erano rivelati utilissimi.
Finito il pompino cenammo, lui continuava a ringraziarmi per il pompino e a scusarsi per il suo comportamento della domenica prima, io gli ripetevo che era tutto a posto e che dovevamo solo pensare a divertirci entrambi.
Quando la cena fu finita mi alzai da tavola, aprii il frigo e presi il burro, glielo mostrai e gli chiesi: “lo sai a cosa potrebbe servire questo?”.
“Una mezza idea ce l’avrei” mi rispose.
Gli raccontai del forum sul quale avevo raccolto consigli e informazioni, così misi il panetto di burro sul tavolo, mi spogliai e gli chiesi di spalmarmelo sul culo.
Non se lo fece dire due volte, tirò indietro la sedia e io mi misi piegato in avanti davanti a lui con i gomiti appoggiati sulla tovaglia e la schiena ben inarcata indietro.
Me lo lavorò ben bene e quando mi sentii pronto gli dissi: “adesso prendine un pezzetto ancora freddo dal panetto e spingimelo dentro, così si scioglierà e sarò lubrificato anche all’interno.
Lo fece e quando il burro freddo entrò dentro di me ebbi un gemito di piacere, “rifallo” gli dissi, e così lo rifece diverse volte finché ci accorgemmo che avevamo consumato un bel po’ del panetto che avevamo in frigo.
Andammo in camera da letto, si spogliò anche lui, spensi la luce e gli dissi di mettersi a pancia in su, il suo cazzo era già durissimo, gli salii a cavallo e mi ci impalai sopra a smorzacandela.
Mi era infatti stato spiegato che finché non si ha una certa esperienza è sempre meglio iniziare il rapporto stando sopra o al limite sdraiati su un fianco, in modo da poter decidere se, quando e quanto entra perché se il nostro lui sale sopra, e anche lui non ha molta esperienza, è difficile che si fermi quando glielo chiediamo.
Iniziai a muovermi su e giù sul suo cazzo e la cosa era davvero piacevole, stavo godendo come una cagna finché lui mi afferrò il cazzo e cominciò a menarmelo facendomi venire.
Mi era stato spiegato dagli amici del forum che le prime volte dopo essere venuto non avrei più voluto avere niente dentro e che se fossi riuscito a resistere ugualmente, nonostante il sentimento di rifiuto, tenendolo dentro finché anche lui avesse finito, allora ero una vera troia.
Effettivamente mentre stavo venendo perché lui mi segava non riuscivo più a muovermi su e giù e ricordo che mi disse: “dovresti sentire come ti si contraggono i muscoli, sembra che tu me lo stia risucchiando col culo”.
Rimanemmo fermi così per qualche secondo dopo il mio orgasmo, mi sforzai di aspettare che passasse il momento del rifiuto che mi avevano descritto e che stavo provando davvero, poi la voglia tornò e gli dissi: “vuoi prendermi a pecora?”.
“E me lo chiedi?” mi rispose.
Mi alzai e mi misi in posizione, lui si mise dietro di me, mi afferrò per i fianchi e mi penetrò deciso senza che mi facesse male, “posso scoparti forte?” mi chiese.
“Certo! Se mi farai male te lo dirò, non preoccuparti” gli risposi.
Andò avanti a scoparmi così per un bel po’ ed ogni tanto usciva e rientrava, ogni volta che lo faceva un po’ del burro fuso che mi aveva buttato dentro prima mi usciva correndomi lungo le cosce e finendo sul lenzuolo, fu da li che mi soprannominò “sbrodolina”.
“Sto per venire” mi disse ad un certo punto.
“Vieni dentro” gli risposi, e mentre glielo dicevo il suo cazzo prese a schizzare sperma dentro di me come un idrante.
Dormimmo assieme per la prima volta, quella sera, e lo facemmo diverse volte per tutto il sabato e tutta la domenica successive.
Cominciammo a cercare continuamente scuse per rimanere soli in appartamento nei week end e sono sicuro che i nostri coinquilini avevano capito il perché, anche se non dissero mai nulla.
Ci perdemmo di vista dopo la laurea quando le nostre carriere ci portarono in città diverse e adesso eccoci qua, con lui che mi invita a passare una serata di sesso da soli in una baita in montagna a capodanno.
La telefonata continuò:
- Lo prendi ancora nel culo?
- Se ti dicessi che dopo che ce ne siamo andati ogni uno per la sua strada sono rimasto casto e puro ti direi una bugia, ma è capitato di rado, e tu? Ti inculi ancora i maschietti?
- No, io da allora solo femmine ma ho continuato a segarmi pensando a te.
- E allora dovrò accettare il tuo invito, gli risposi.
Ci accordammo per fare la strada assieme il pomeriggio del 31, sarebbe passato a prendermi lui con la macchina, gli diedi l’indirizzo di casa mia e suonò il campanello alle 14 in punto.
Lo feci salire poiché non ero ancora pronto e lui prese a scherzare come se ci fossimo visti anche il giorno prima, “sei sempre in ritardo anche dopo tutto questo tempo” mi disse.
“Beh, sto per tornare ad essere la tua ragazza segreta per un po’, devo farmi desiderare, no?”.
Scoppiammo in una risata, scendemmo le scale, salimmo in macchina e ci avviammo verso la baita in montagna.
Ci volle un po’ per avviare il riscaldamento e nel frattempo, come due persone più mature, invece di saltarci addosso e scopare subito come maiali, sistemammo le cose e preparammo la cena.
Ci stuzzicammo a vicenda tutto il tempo ma senza mai bruciare tutta l’eccitazione in un attimo, nel frattempo ci raccontammo un po’ di cose successe nel periodo in cui siamo stati lontani.
Dopo cena la baita era calda, la voglia era a mille e gli dissi: “allora mi scopi o no? Non ti piaccio più?”.
“Oh no, mi piaci ancora eccome” mi disse, “e io?”.
“Certo!” gli risposi, “ma mi aspettavo che mi saresti saltato addosso come ai vecchi tempi”.
“Adesso siamo grandi”, mi disse, “e poi non mi scappi, la porta è chiusa a chiave e le chiavi le ho io” rispose maliziosamente.
Ci spogliammo ed iniziammo a giocherellare, nel frattempo si era quasi fatta mezza notte, la televisione era accesa e nel programma che stavano dando annunciarono che mancavano tre minuti.
“Ho un’idea” mi disse. “Che ne dici se brindiamo mentre ti inculo? Sarebbe un bel modo di finire l’anno vecchio e iniziare quello nuovo”.
“Perché no?” risposi.
“Ok, spogliati, in frigo c’è il burro, preparati, io prendo i bicchieri e la bottiglia”.
Gli obbedii diligentemente, mi preparai per essere penetrato e quando tornò coi bicchieri e la bottiglia mi fece piegare in avanti sul tavolo rivolto verso la televisione, mi passò un calice e si tenne il suo e la bottiglia a portata di mano, vicino ai miei fianchi.
Si mise dietro di me e mi penetrò con decisione, io emettei un paio di gemiti ma non mi lamentai, quando fu dentro mi diede un paio di sculacciate e mi disse: “vedo che non ti sei dimenticato come si prende il cazzo”.
“Tu invece sei un toro da monta come una volta, se ti avessi detto che mi faceva male ti saresti fermato?”.
“No!” rispose ridendo.
Poi mi afferrò per i fianchi e cominciò a stantuffarmi, manca un minuto, quelli della trasmissione TV iniziano il conto alla rovescia, lui mi molla i fianchi restando dentro di me, prende la bottiglia e si prepara per stapparla, arriva la mezza notte, il tappo salta, riempie i calici, mi volto indietro verso di lui mentre ho il suo cazzo dentro ancora duro come il marmo e pronto a venire, cin cin, beviamo lo spumante d’un sorso poi mi afferra di nuovo per i fianchi e comincia a scoparmi con un ritmo frenetico, passo una mano sotto, mi afferro il cazzo e inizio a menarmelo, lui mi scopa sempre più forte e di tanto in tanto mi molla delle sculacciate da farmi urlare.
“Urla pure, sbrodolina, qua non ci sente nessuno” mi dice.
Mi lascio andare, comincio a gemere, non ho più voglia di segarmi, voglio solo godermi il suo cazzo dentro di me, urlo e lo imploro di scoparmi più forte, lui mi asseconda e mentre lo fa mi sculaccia, a un certo punto vengo senza nemmeno menarmelo, lui se ne accorge, si lascia andare e scoppia dentro di me.
Si ferma di scoparmi tenendo il cazzo ancora dentro, mi da una sonora sculacciata e mi dice: “buon 2018!”.
Ricambio gli auguri e nel frattempo lui si sfila da dentro di me, ce ne andiamo a fare una bella doccia assieme per poi infilarci sotto le coperte e farlo di nuovo.
Note finali:
se ti piacciono i miei racconti scrivimi a gabrihole@email.it