i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

[ - ] Stampante
Indice
- Text Size +
Note:
Un altra richiesta della mia lettrice
Davide era un amico di Andrea, il mio ragazzo, e conviveva con Valentina, una bella ragazza con qualche anno in meno di noi, che eravamo coetanei.
Eravamo usciti qualche volta in compagnia, ma non lo conoscevo molto bene, quindi, quando Andrea mi disse che voleva un consiglio da me per un completo di intimo che voleva regalare a Valentina, rimasi stupita. Sicuramente Andrea gli aveva detto che ero un’appassionata di intimo e quindi abbastanza esperta.
Non avevo idea né di cosa aveva in mente di regalarle, né dei gusti di Valentina, quindi pensai di mettere in una piccola valigia un buon numero di miei completi, ne ho un sacco, di vari tipi. Spiegargli le differenze tra i vari modelli a parole sarebbe stato molto difficile.
Decidemmo di vederci a casa sua, una sera estiva in cui la sua ragazza era fuori per una cena di lavoro. Sarebbe tornata tardi, quindi avevamo tutto il tempo di scegliere qualcosa con calma.
Prima di uscire risarcii Andrea della serata che avrebbe dovuto passare da solo con un bel pompino, arrivai quindi con qualche minuto di ritardo.
Davide mi accolse un po’ agitato, vestito con una tuta e una maglietta. Mi offrì un caffè, che mi portò in salotto e quando lo finimmo mi chiese: «Pronta per la consulenza?».
«Certamente!», risposi io, «hai già in mente qualcosa?».
«Beh, non proprio… non è che me ne intendo molto», disse titubante.
«Nessun problema. Solitamente che tipo di intimo indossa Valentina?».
«Non molto provocante, diciamo, quelle mutandine che coprono quasi tutto il sedere, ma non slip… non so come si chiamano».
Come avevo immaginato non sapeva quasi niente, quindi aprii la mia borsa e misi sul tavolino davanti al divano dove eravamo seduti, una culotte bianca di pizzo sul dietro e liscia sul davanti.
«Questa è una culotte. Porta queste Valentina?», chiesi paziente.
«Beh, sì. Dovrebbe essere quella».
«E che tipo di reggiseno porta?»
«Non lo so…», rispose demoralizzato.
«Non preoccuparti, guarda questi» dissi incoraggiante, mettendo sul tavolino un reggiseno a balconcino, uno a fascia, uno a triangolo, ed uno col ferretto. Erano di vari tessuti e colori, uno era addirittura quasi trasparente
Lui guardò con attenzione, li prese anche in mano, e poi mi disse: «Direi che ce li ha quasi tutti così. A fascia hai detto che si chiama, no?».
«Si. Quindi Valentina non varia molto sui modelli, ma tu vorresti regalarle qualcosa di diverso, immagino».
«Beh, sì. Qualcosa di un po’ più sexy, magari».
«Perfetto, allora come reggiseno ti consiglio, se non vuoi andare sull’esageratamente sexy come questo», dissi mostrandogli un reggiseno a triangolo, ma completamente aperto sul capezzolo, «uno a balconcino o a push-up- cosa porta lei? La seconda o la terza, così ad occhio».
«La terza», rispose deciso.
«Come me. Quale ti piace di più?».
Ci pensò un po’ su, poi chiese titubante: «Visto che avete la stessa taglia, ti darebbe fastidio farmi vedere… ehm… come ti stanno?».
Subito rimasi sorpresa dalle richiesta, ma poi pensai che non c’era niente di male, così dissi: «Va bene, girati un attimo che me lo metto».
Lui si girò ed io mi tolsi la maglietta, poi sganciai il reggiseno e sentii un brivido ad essere seminuda nella stessa stanza di un amico del mio ragazzo, quasi sconosciuto, per di più, poi indossai il reggiseno push up e gli dissi: «Puoi girarti».
Si girò e i suoi occhi caddero immediatamente sulle mie tette abbronzate, gli chiesi: «Cosa ne pensi?».
«Sono perfet… ehm… ti sta benissimo».
«Grazie. Vuoi vedere anche l’altro?».
Annuì e si voltò di nuovo, io ripetei l’operazione, mettendo quello a balconcino. Con la coda dell’occhio vidi che lui mi guardava nel riflesso della finestra. Feci finta di niente, la cosa mi intrigava.
«Quale preferisci?», gli chiesi.
«Questo qua», rispose senza alzare gli occhi. Era un bel reggiseno: le coppe erano color cipria con un pizzo nero sopra, esaltava in modo sensuale le mie forme.
Senza mettermi la maglietta dissi: «Metà del lavoro lo abbiamo fatto. Passiamo alle mutandine».
Tolsi dal tavolo i reggiseni e presi un perizoma, un tanga e uno slip di pizzo praticamente trasparente.
«Immagino che vorresti vedere come mi stanno per farti un’idea di come starebbero a Valentina», chiese provocatoria.
«Si…beh…diciamo che mi…ehm… aiuterebbe a capire meglio», rispose imbarazzato.
«Girati, allora».
Mi tolsi le infradito e gli shorts poi, sapendo che lui mi guardava nella finestra, mi tolsi il perizoma che indossavo e mi misi il tanga blu.
«Ecco. Ti piace?», dissi girandomi e facendogli vedere come mi stava sul mio bel culo. Il tanga mostrava il segno dell’abbronzatura.
«Si… bellissimo», rispose.
«Girati che ti faccio vedere l’altro». Mi misi con molta calma il perizoma, tra l’altro era il coordinato del reggiseno, aperto sul davanti e molto ridotto sul sedere.
Quando mi vide rimase senza parole, quindi io gli dissi: «Mi sa che stasera ti devi fare una sega!», in effetti la tuta non nascondeva la sua erezione completa.
Arrossì ed istintivamente si coprì con le mani il pacco, poi disse: «Ti darebbe fastidio se me la facessi adesso?».
Pensavo di aver capito male, ma il suo sguardo quasi implorante mi fece rispondere: «Fai pure, non mi scandalizzo!».
Lo tirò fuori ed iniziò a segarsi piano, mentre io mi sedetti a fianco a lui guardando la sua mano andare su e giù.
Dopo qualche minuto, senza parlare, mi prese una mano e se la mise sul cazzo, io, che iniziavo ad eccitarmi, non mi tirai indietro. Era di buone dimensioni, molto caldo e pulsante. Iniziai piano, poi aumentai un po’ il ritmo, stringendolo più forte.
Lui ansimava e io mi godevo la sensazione di potere che avevo su di lui.
Mi inginocchiai sul tappeto davanti a lui, feci colare la saliva dalle labbra sulla sua cappella, mentre lo guardavo lasciva negli occhi. La mia mano sul suo cazzo lubrificandolo per bene, scorreva più agevolmente, lo stringevo forte e mi muovevo su e giù lentamente. L’altra mano massaggiava le palle lisce e gonfie di sborra.
Con il pollice gli massaggiai la parte sotto la cappella, strappandogli gemiti di piacere, lo grattai lievemente anche con l’unghia smaltata di rosso.
Adoravo vedere la pelle coprire la cappella quando andavo su con la mano e lasciarla nuda, lucida e gonfia quando andavo giù. Mentre assaporavo il suo odore di maschio, intenso, ma molto piacevole, eccitante. La mia mano abbandonò le sue palle per andare a massaggiare la mia figa bagnatissima.
Ora gemevamo tutti e due, ormai presi dall’eccitazione. Sentii il cazzo che diventava se possibile ancora più duro e la cappella più gonfia: stava per venire.
Aumentando il ritmo me lo puntai verso il viso, aprii la bocca e tirai fuori la lingua, mi piaceva farmi venire in faccia.
Gemette più forte e si irrigidì, io non diminuii il ritmo, anzi. Vidi quattro o cinque schizzi di sborra densa partire dalla sua cappella. Una parte mi finì in bocca, ero abituata e inghiottii senza problemi, ma una buona quantità mi finì sul viso, colandomi sulle tette.
Quando ebbe ripreso fiato, mi diede un fazzoletto ed io mi pulii, poi dissi: «Spero di averti chiarito le idee sull’intimo femminile», mentre iniziavo a vestirmi.
«Certo, sei stata di grande aiuto!», mi rispose ancora ansimante.
Mi rivestii e tornai a casa. Il giorno dopo mi disse che uno schizzo di sborra mi era finito sui capelli, ma lui non aveva voluto dirmelo… meno male che quando sono tornata a casa Andrea dormiva!
Note finali:
Per commenti, critiche, suggerimenti e richieste antom93@libero.it