i racconti di Milu
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Noi due ci conoscevamo soltanto da pochi mesi, eravamo entrambi molto giovani, giacché io avevo da poco sostenuto in modo ottimale l’esame per la patente di guida. Ero riuscito in conclusione nel convincere mio padre a prestarmi la macchina per portare la ragazza a fare un giro, perché l’anelante e smaniosa scampagnata che avevo in mente era facilmente intuibile e prevedibile: solamente poche centinaia di metri su d’una collina a poca distanza da casa, dove di giorno c’erano attività commerciali in capannoni immensi, ma che la sera si popolava briosamente di giovani coppie in cerca d’effusioni e d’intimità da sperimentare. Presumibilmente sia per l’ambito quanto per la cerchia e in aggiunta a ciò nel contesto nel quale lei era cresciuta, può darsi pure per la rigida e per la rigorosa educazione che l’era stata impartita la mia ragazza sino ad allora sessualmente si era concessa e donata ben poco. Erano mancate, infatti, a onore del vero sia le occasioni che i luoghi in cui dare libero sfogo alla nostra esuberanza e a quella prorompente vivacità giovanile, perché appena riuscivo a collocarmi in modo appartato con lei nelle ore serali nella parte retrostante della vecchia biblioteca, s’abbandonava per farsi tastare solamente i seni.

Io devo lealmente ammettere che in diverse occasioni avevo ottenuto successo seppur a stento infilandomi sotto la sua blusa palpeggiandola, introducendo infine la mano nelle mutandine fino a toccarle quella nerissima e pelosissima fica che tutte le volte mi faceva uscire fuori di senno, mentre dal canto suo la pratica che verteva nell’ambito sessuale era talmente mediocre e scadente, sebbene lei avesse già compiuto ventitré anni, tenuto conto che dopo essermi lasciato masturbare per lungo tempo, e avendo avuto il cazzo duro per quella lunga erezione patita e tollerata, io dovevo agguantare in ultimo la sua mano e introdurmela tra le gambe, dopodiché, una volta aver abbondantemente sborrato lei si ritraeva quasi disgustata e visibilmente nauseata per quel gesto a seguito del contatto con il mio sperma. Per quanto riguardava il sesso orale invece nulla, uno zero spaccato, perché lei affermava sostenendo in maniera convinta e determinata che quest’ultima era una materia, una mercanzia e una sporca pratica eseguita in special modo unicamente dalle puttane. Di scopare poi, neanche a parlarne, dato che il sedere era una zona proibita, inaccessibile e inaccettabile secondo i suoi canoni personali.

A dire il vero io non ero nemmeno riuscito a vederla mai completamente nuda, anche perché non avevamo un posto dove stare distesi e tranquilli, il fatto però d’avere a disposizione la macchina rappresentava forse l’occasione giusta per poter finalmente tentare azzardando in ultimo di mettere in pratica qualcosa in più. In quella circostanza fermai l’autovettura in una posizione strategica, con una possibile via di fuga nel caso si fosse presentata l’occasione per allontanarsi rapidamente da eventuali malintenzionati. Io in quella circostanza svolsi un ampio parasole sul parabrezza per evitare sguardi indiscreti e reclinai del tutto i sedili della mia autovettura. Cominciammo a baciarci e le mie mani iniziarono a scorrerle per tutto il corpo, cercando di penetrare furtivamente sotto la camicetta leggera che nascondeva solo in parte il suo seno florido. Dopo averla palpeggiata per bene l’invitai a liberarsi degl’indumenti, poiché in un primo momento lei ebbe qualche imbarazzo nello spogliarsi, poi giacché insistevo si lasciò opportunamente convincere. Iniziai io stesso a sbottonarle prima la camicetta, poi i jeans, infine il reggiseno e gli slip, in seguito esortandola nel collaborare mi spogliai a mia volta, così appena mi sfilai i jeans il gonfiore sotto i boxer fece il classico effetto da tenda canadese:

“Sei un arrapato perenne” - esclamò lei divertita e piuttosto istigata.

“Che cosa ci vuoi fare, la verità è tu mi susciti quest’effetto qua” - mi difesi io in quell’istante sorridendo e squadrando la sua reazione.

Anche i miei boxer fecero la fine degli altri indumenti finendo ammucchiati in disordine sul sedile posteriore. Era, come ho detto, la prima volta che avevamo la reale opportunità di stare assieme completamente nudi e da soli, quindi fu un immenso piacere per entrambi provare quel contatto a pelle così piacevole e unico, poter gioire della vista e del tatto senza barriere, esplorando ogni centimetro di pelle alla ricerca di sensazioni mai sperimentate prima d’allora. Feci scivolare in quell’occasione una mano tra le sue gambe appena divaricate ispezionando con tocco lieve la sua pelosissima fica, dal momento che l’avvertivo già colma di fluidi. Pensai di provare a leccargliela un po’, fino allora però per ovvie ragioni non c’ero mai riuscito, così scesi con le labbra per baciarle prima il collo, poi i capezzoli mordicchiandoli e succhiandoli un poco, quindi l’ombelico sempre con estrema cautela per evitare di farmi bloccare sul più bello. Lei lasciò placidamente fare, anzi, per la prima volta mi sembrò che partecipasse un po’ di più mettendomi le mani tra i capelli, mentre percorrevo la strada verso il suo basso ventre. Arrivai finalmente a quel foltissimo triangolo dei suoi peli che annusai carnalmente per la prima volta, dopodiché allargai amorosamente le grandi labbra per scoprire il clitoride sul quale concentrai le mie attenzioni, liberandolo dalla sua guaina e leccandolo con cautela con la punta della lingua, ricevendo come risposta mugolii di lampante piacere. Per essere sincero, non dovetti insistere molto per farla arrivare al primo e credo vero orgasmo della sua vita, in quanto lei fu palesemente scossa da un brivido che le percorse tutto il corpo, accompagnato da un profondo sospiro di piacere, dal momento che il suo viso aveva un’espressione ammaliate ed estasiata come in nessun caso mi era capitato di vedere, cosicché m’afferrò il volto tra le mani e mi baciò con passione e gratitudine.

“E’ stato bellissimo. E’ la prima volta che provo e che sento un piacere così intenso” - disse lei sentendosi tramortita.

“Piacerebbe anche a me provare la stessa cosa, però tu non ne vuoi sapere, da quanto m’hai sempre detto e fatto capire” - risposi io in modo allusivo punzecchiandola.

Lei non rispose, ciononostante il suo sguardo fu sufficientemente eloquente ed espressivo, in tal modo allungò una mano verso il cazzo, lo carezzò osservandolo accuratamente come si squadra un oggetto misterioso del quale non si conosce l’utilizzo, poi alzò gli occhi e mi riferì:

“Per essere sincera non so che cosa riuscirò a fare, perché è la prima volta che eseguo una cosa del genere, poi è talmente grosso”.

Non era per niente così grosso, come probabilmente molti maschietti avranno fatto, dato che anch’io lo avevo accortamente misurato. Usando il metro da sarto di mia madre avevo rilevato sedici centimetri di lunghezza, ben lontani dunque dalle misure dei cazzi smisurati e tozzi che normalmente si vedono nei film e nelle riviste pornografiche, comunque non dissi nulla limitandomi a sorridere e preparandomi nel rallegrarmi per il suo primo pompino. Lei indugiò ancora un attimo, poi abbassò la testa sul cazzo prendendolo delicatamente con due dita, avvolse la cappella con le labbra e rimase qualche secondo studiandolo, come per valutarne con dovizia quella nuova sensazione. Quasi certamente, le tornò alla memoria quella volta che in casa d’una coppia di nostri amici sposati vide degli spezzoni d’un film di Cicciolina. Ci divertimmo molto nel compiere commenti vari sull’abilità della celebre pornostar, io invece ricordo che anche in quell’occasione andarono deluse e totalmente inappagate per l’ennesima volta le mie speranze d’ottenere e di ricavare da lei qualche favore, in quanto dovetti ricorrere a masturbarmi una volta arrivato a casa, per mettere a riposo il guerriero, perché il mio cazzo voleva erompere e sfogarsi a seguito di quell’erezione che durava ormai da tutta la sera.

Lei staccò la bocca dal cazzo e iniziò a percorrerlo su e giù con la lingua, esibendo un’innata propensione per quella pratica che probabilmente non sospettava neanche immaginando di possedere. Riprese in bocca la cappella, questa volta però con maggior convinzione, facendomi sentire il contatto con la lingua sul frenulo, poi impugnando saldamente l’asta se la fece scorrere per buona parte in bocca inglobandone una buona metà. L’istinto la guidò nel proseguire l’opera al meglio, per il fatto che ormai si capiva, che era decisa a completare quello che aveva iniziato nel migliore dei modi. Io raggiunsi abbastanza presto l’apice del piacere, eppure lei per l’inesperienza non s’accorse dell’imminente eiaculata, perché fu colta di sorpresa dai primi schizzi che ricevette, tanto che smise immediatamente di succhiare lasciando uscire il seme dalla bocca che colò sul cazzo ormai svuotato. Quando lei già pensava d’avermi prosciugato completamente un ultimo fiotto schizzò fuori, ricadendole sulla mano ancora avvolta sull’asta, tuttavia sembrò non curarsene più di tanto continuando a impugnarla come un trofeo mentre iniziava a perdere parte della sua rigidità:

“Sono stata brava? In fondo per la prima volta non c’è male, vero?” - sussurrò lei soddisfatta squadrandomi.

“Altroché, sei stata grandiosa. Non credo, che adesso ti senta una puttana come hai sempre sostenuto soltanto per avermi fatto un pompino. Non trovi?”.

“No, infatti, è stato invece piacevole, perché anche lo sperma che prima mi faceva così schifo soltanto per toccarlo, oggi me lo sono ritrovato in bocca senza aspettarmelo e tutto sommato non mi è dispiaciuto, anzi”.

“La prossima volta proverò a ingoiarlo giù subito, così impediremo tutto questo pasticcio” - m’annuncio lei gioiosa e visibilmente smaniosa d’approfondire l’opera.

Bizzarro, incredibile e insperato, che cos’altro aggiungere? Lei si era finalmente decisa nel succhiarmelo e per giunta avevo scoperto in modo inatteso che le piaceva perfino ingoiare. Ripulii il tutto alla meglio con gli immancabili fazzolettini, poi ci distendemmo sui sedili per fumarci una sigaretta. Poco dopo tentai un altro approccio con la speranza vista la sua propensione quella sera agli azzardi d’ottenere qualcos’altro da lei, cosicché giocai brevemente con i suoi capezzoli sempre gonfi d’eccitazione, poi feci scorrere una mano tra le sue gambe fino alla fica bagnata, accarezzandole a lungo il clitoride fino a farle raggiungere un nuovo orgasmo, in seguito la feci sdraiare su di me avvolgendole il corpo con un braccio, mentre con la mano rimasta libera cominciai a esplorarle il solco tra le natiche. Cercai da dietro l’apertura della fica nella quale inumidii le dita, poi risalii fino al buchetto più stretto forzandolo ad aprirsi facilitato dalla lubrificazione ottenuta. In quella circostanza, invero, credendo di ricevere un secco rifiuto, fui ricambiato da una piacevole stretta dei muscoli che m’incoraggiò nel proseguire. Il dito medio era già dentro con una falange, inserii anche l’indice facendo poi scorrere adagio le due dita avanti e indietro, mentre con l’altra mano cercai di raggiungere nuovamente il clitoride, per renderle meno spiacevole la sensazione d’intrusione che certamente stava provando e tutto ciò sembrava piacerle.

“Che intenzioni hai?” - chiese lei ansimando incuriosita ma infervorata.

“Se questa è la serata delle prime volte puoi immaginarlo, se non lo è fa lo stesso, perché sono già contento per com’è andata” - dissi io con un sorriso rassicurandola e rinfrancandola. Lei sorrise a sua volta, dato che quella sera era decisa a rivoluzionare sovvertendo tutti i dettami che le erano stati indotti e istigati nel corso del tempo.

“Molto bene, che cosa devo fare” - chiese lei incuriosita e altrettanto smaniosa di proseguire.

“Nulla, devi solamente stare tranquilla”.

Io scivolai da sotto il suo corpo nuovamente sul sedile di guida, quindi la feci disporre carponi sul suo lato, mi collocai dietro di lei e agguantate le sue natiche fra le mani leccai dal basso verso l’alto prima la fica poi il buco del sedere insalivandolo per bene, successivamente m’inginocchiai a mia volta sul sedile e con una mano indirizzai il glande verso la fica, però lei in quell’attimo improvvisamente s’irrigidì:

“No, quella ancora non te la do, poi senza cautele né precauzioni non se ne parla nemmeno”.

“Non temere, stavo soltanto cercando di lubrificarla” – rassicurandola e facendolo scorrere il cazzo lungo il solco umido, puntando quindi verso il vero bersaglio e iniziando a spingere con prudenza, senza però ottenere un granché.

“Guarda che se stringi così non ce la farò mai a entrare. Prova a stare un po’ più rilassata e vediamo come va”.

Io appoggiai nuovamente il glande in direzione dell’orifizio impugnando più saldamente il cazzo come per dargli maggiore rigidità, quindi spinsi con più decisione e l’apertura cominciò lentamente a cedere. Feci cadere dalla bocca un filo di saliva riuscendo a farlo finire proprio lì dove desideravo, facendo diminuire in tal modo l’attrito. Ormai ero passato, il glande era a questo punto completamente avvolto dallo sfintere, però la parte più larga doveva ancora varcare la soglia:

“Fa tanto male?” - le chiesi io.

“No, pensavo che fosse una cosa peggiore, adesso vai avanti perché non ce la faccio più a stare così a metà strada”.

Incoraggiato per quell’inattesa quanto lussuriosa affermazione l’afferrai saldamente per i fianchi e con un colpo di reni spinsi forte in avanti infilzandola come su d’uno spiedo, facendole sfuggire un gemito mischiato tra il piacere e la sofferenza. Arrivato gradualmente in fondo mi fermai un momento, poi iniziai ad andare avanti e indietro per gradi, perché l’eccitazione poteva farmi finire troppo rapidamente rovinando tutto quello finora ottenuto. In quel momento cercai con la mano la sua pelosissima fica per eccitarla maggiormente, lei gradì in effetti quest’attenzione, perché ricevette delle piacevoli strette dei suoi muscoli, ma a un tratto con un filo di voce mi dichiarò in modo esagitato:

“Non ce la faccio più a stare in questa posizione, non si può cambiare?”.

“Certo che sì, prova a girarti sulla schiena, vediamo se così starai più comoda” - dissi io incoraggiandola e rincuorandola maggiormente.

Nel frattempo uscii perché la faccenda mi faceva uscire di senno, in quanto disponendo d’un breve momento di pausa avrei evitato di sborrare troppo presto e in tal modo tutto sarebbe finito. Lei si sdraiò sul sedile sollevando le gambe e mettendole sulle mie spalle, offrendosi così alla mia vista in tutta la sua nudità. Era tutto molto piacevole, cosicché puntai nuovamente il cazzo verso il buchetto e senza perdermi in preparativi vari spinsi deciso fino a entrare di nuovo completamente. Fu lei questa volta a stimolarsi da sé il clitoride con una mano, mentre con l’altra si tormentava con dovizia un capezzolo. L’espressione del suo viso era eloquente e considerevole, assai espressiva, per il fatto che stava godendo come una dissennata, mentre io pompavo con sempre più maggior vigore. Mancò poco infatti che lei perdesse i sensi quando godette sennonché per la terza volta in quell’indimenticabile e magnifica serata di sesso, perché urlò scuotendo la testa da una parte all’altra come in preda al delirio, mentre io con gli ultimi concitati colpi terminavo la mia corsa sborrando abbondantemente fuori di lei sopra la sua pelosissima e deliziosa fica, agitandomelo sfinito e schizzando sul suo corpo le ultime gocce di seme. Io rimasi con il cazzo gocciolante in mano per qualche istante, mentre lei si spalmava sulla pancia nuda lo sperma che vi era finito poco prima, successivamente mi lasciai ricadere sul mio sedile sfinito però infinitamente soddisfatto.

Anche per me era stata una serata memorabile, poiché non era la prima volta che una ragazza me lo succhiava, però il sedere non me lo aveva mai concesso nessuna prima di lei. Per quella sera fu tutto, lei mi confessò ammettendo in seguito che per qualche giorno dovette fare ricorso a delle creme rinfrescanti e che pensò di dover rinunciare per sempre a quella pratica, malgrado ciò una volta passato il bruciore fu lei stessa a offrirsi per farsi dare una gustosa ripassata. Le occasioni tuttavia per avere un po’ d’intimità scarseggiavano, soprattutto per la mancanza d’una macchina con la quale allontanarsi e nascondersi un po’, quindi la voglia di scopare era sempre altissima. Si può ben capire, quindi, con che grande entusiasmo io accolsi la notizia che i miei genitori sarebbero stati fuori per il resto della settimana, mentre mio padre mi strizzò l’occhio sussurrandomi all’orecchio:

“La macchina sai è un po’ scomoda, nel letto però è tutt’altra cosa”. Lui era quindi riuscito a convincere quella bacchettona e baciapile di mia madre a mollare l’osso e lasciarmi in tal modo il campo libero.

“Nel secondo cassetto del mio comodino, sotto i fazzoletti, c’è una scatola con dodici di preservativi bella nuova. Mi raccomando, fanne buon uso” - con un’altra strizzata d’occhio.

“Grazie papà, non credo che mi serviranno, perché siamo ancora in alto mare” - ma ancora non sapevo quanto mi sbagliavo.

Mio padre allargò le braccia senza parlare come per dire pazienza, io ho fatto il possibile. Quando comunicai alla mia ragazza che avremmo occupato la casa a disposizione per l’intero fine settimana lei si manifestò subito entusiasta:

“Finalmente, così ti farò provare la mia cucina. Vedrai che piatti che so preparare”.

“Veramente io avevo pensato sì a qualcosa di piccante, però non in tavola” - ammiccai in modo malizioso incline a insinuazioni.

“Vedrai, che alla fine sarai soddisfatto in tutto e per tutto” - ponendo l’accento su tutto con grande enfasi e ampio slancio.

Passammo al supermercato sotto casa per fare la spesa, in seguito salimmo in casa e malgrado abitassi al secondo piano utilizzammo l’ascensore per evitare gli sguardi dei vicini. Anche se avevo ottenuto il via libera dei miei genitori preferivo non dare troppo nell’occhio, per evitare in tal modo le rituali malignità e i pettegolezzi da paese. Una volta entrati in casa e sistemate le cose che avevamo acquistato le feci fare il giro dell’appartamento, soffermandomi in modo particolare nella stanza da letto dei miei genitori:

“Che cosa si fa? Lo proviamo subito il letto o rimandiamo tutto a dopo cena?” - chiese lei interessata pungolandomi.

Io rimasi alquanto stupito, perché la ragazza inibita, insicura e timida che avevo conosciuto aveva certamente lasciato il posto ben presto a un’altra, molto più disinvolta, emancipata e spregiudicata.

“Chi lo fa dopo mangiato, a metà strada gli manca il fiato” - ribattei io ridendo spingendola frattanto sul letto.

La gonna corta si sollevò nella caduta scoprendo lo slip bianchissimo, io tuffai la testa fra le sue gambe, con due dita scostai un lembo delle mutandine scoprendo i riccioli di pelo biondo che incorniciavano la sua pelosissima e splendida odorosa fica. Lei divaricò le labbra da sé offrendosi così completamente per essere leccata, invece di concentrarmi subito sul grilletto io usai la lingua a punta e iniziai a penetrarla così, alternando inserimenti profondi a leccate dal basso verso l’alto, raccogliendo le sue secrezioni che colavano abbondanti. Mi dedicai poi al clitoride, prima con decisi e rapidi colpi di lingua, appresso succhiandolo, a volte mordicchiandolo e tentando per la prima volta d’infilarle dentro un dito, cosa tra l’altro che la fece sussultare d’enorme piacere. Incoraggiato per quello scenario ne infilai un altro cercando di non farle del male, lei raggiunse in un attimo un orgasmo travolgente urlando per il piacere protendendo ancor di più il ventre verso di me, dandomi così modo di darle un’ultima golosa leccata d’addio:

“Vieni” - disse attirandomi a sé, mentre si metteva a sedere sul letto.

Lei mi slacciò abilmente i bermuda e li calò assieme ai boxer con un unico gesto, scoprendo il cazzo che svettava durissimo verso di lei. Lo impugnò decisa e senza pensarci un attimo se lo introdusse in bocca inghiottendone una porzione di cui non la ritenevo capace. Dopo risalì fino alla punta descrivendo con la lingua cerchi attorno al glande, indugiando in special modo sul frenulo, poi rinfilandoselo di nuovo quasi completamente in gola su e giù, succhiando come una forsennata e accompagnando l’azione con un abile e competente lavoro di mano. Poche settimane dalla prima volta già sembrava che lo facesse da sempre, in quanto adesso captava adeguatamente quando stavo per sborrare, eppure il senso di ribrezzo che provava un tempo per lo sperma si era tramutato in vera e propria gola e cupidigia per lo stesso, tanto che quando eiaculai riempiendole la bocca lo trattenne qualche istante per assaporarlo al massimo, prima d’ingoiarlo con tanto di schiocco della lingua.

“Come aperitivo non c’è male, vediamo se il dessert sarà all’altezza” - mi comunicò lei in maniera euforica e piuttosto invasata.

“Sono più che certo che non resterai delusa” - le annunciai io raggiante. Mangiammo qualcosa velocemente, bevendoci su un paio di bicchieri di vino bianco fresco che ci diedero nuova euforia.

“E’ ora di divertirsi sul serio” - dissi io alzandomi e afferrandola per mano, conducendola nella stanza da letto dove lì ci spogliammo rapidamente.

Tirai giù il copriletto e le lenzuola, la sbattei sul materasso saltandole addosso e baciandola dappertutto. Sembravamo ambedue indemoniati, alla ricerca l’uno del sesso dell’altro, toccandoci e leccandoci in ogni parte del corpo, uno sotto e l’altra sopra poi viceversa, quindi un’esplorazione a maniera di sessantanove, io che la leccavo mentre lei stava alla pecorina, insomma due pazzi scatenati. Dopo esserci dispensati piacere in vari modi, allungai una mano verso il comodino alla ricerca del regalo di papà, estrassi la scatola ancora sigillata e gliela mostrai:

“Papa m’ha regalato questi, che cosa facciamo? Li buttiamo via o vogliamo farne un uso migliore?”.

Quasi non mi lasciò il tempo di finire la frase che me li strappò di mano, dato che pensai che me li avrebbe sequestrati per impedirne l’utilizzo, mentre con mia grande sorpresa si mise ad armeggiare in maniera concitata per aprire la confezione:

“Fammi prima vedere come sono fatti, perché è la prima volta che li vedo dal vero”. Ne estrasse una striscia dalla quale ne staccò uno, aprì la bustina e tirò fuori il profilattico.

“Come si mette?”.

“E’ abbastanza semplice e intuitivo. Basta soltanto appoggiarlo sulla punta e srotolarlo, tutto qui”.

“Posso farlo io?” - chiese lei eccitata.

“Come no, fa’ attenzione, non tagliarlo con le unghie”.

Come le avevo suggerito lo appoggiò sul glande e con delicatezza lo srotolò per tutta la lunghezza fino ad avvolgerlo quasi del tutto.

“E’ arrivato il grande giorno” - esclamò lei trionfante.

Un leggero rossore si notava in viso per l’eccitazione, con una leggera spinta mi fece sdraiare sulla schiena, poi salì cavalcioni stendendosi su di me e baciandomi sulla bocca, facendo saettare la lingua in tutte le direzioni. Indugiò ancora per qualche istante facendo pressione con il bacino sul mio cazzo durissimo, strofinandosi avanti e indietro su di esso, poi alzò il busto e sollevandosi leggermente con una mano si puntò il cazzo in direzione di quell’unico buco ancora inviolato e mai raggiunto. Si calò piano piano per timore di farsi del male, in quanto era concentratissima, quindi lasciai che fosse lei a capeggiare il gioco, proprio per evitare di rovinare tutto forzando le tappe. Era talmente grondante che la prima parte entrò rapidamente, poi sentii una piccola resistenza come se il canale si fosse interrotto:

“Ci siamo è venuto il momento” - pensai.

Lei prese adeguatamente fiato come per darsi coraggio, quindi impresse una spinta più decisa verso il basso finendo per impalarsi completamente e lasciandosi scappare un piccolo lamento, mentre la sottile membrana lentamente si lacerava. Una lacrima le traversò il viso, per il fatto che doveva aver provato più dolore di quanto avesse lasciato intendere, al che un poco preoccupato le domandai:

“E’ tutto a posto?”.

“Credo di sì, lasciami però così un attimo per abituarmi”.

Io sollevai il busto e cercai la sua bocca per baciarla e lei ricambiò con passione, le accarezzai i fianchi facendo scorrere le mani su e giù, indugiando poi sui seni pieni, baciandoli e leccandole i capezzoli, mentre cercavo d’iniziare a muovermi un po’ dentro di lei. Lei mi spinse nuovamente per sdraiarmi, mentre con le mani appoggiate sul mio torace iniziò a imprimere al bacino movimenti ondulatori, dapprima lenti, poi sempre più cadenzati e profondi. L’esperienza si stava facendo evidentemente sempre più accattivante e piacevole, il respiro divenne più affannoso mentre il ritmo cresceva, perché dopo appena esigui colpi profondi lei venne con un urlo liberatorio scatenandosi e accasciandosi sfinita su di me. Lei restò così per qualche minuto, allora mi sfilai, la misi carponi e con un solo colpo la penetrai da dietro lavorandola con poderose cappellate.

Il suo livello di eccitazione doveva essere ancora molto alto, perché raggiunse in breve un nuovo orgasmo che la scosse tutta dalla testa ai piedi. Io non ero ancora riuscito a finire, nonostante l’impegno che ci avevo messo, poi la vista del forellino che qualche tempo prima m’aveva concesso, mi suggerì di terminare la cavalcata in modo differente da com’era iniziata. In tal modo sfilai piano il cazzo inguainato dal profilattico, che recava ancora qualche leggera traccia di sangue e lo puntai dritto alla fica. Lubrificato com’era non ebbe difficoltà nel proseguire, sicché con le mani appoggiate alle natiche ripresi a scoparla vigorosamente facendola finire con la faccia sul cuscino, pochi istanti ancora e arrivò anche per me il culmine del piacere come una sferzata che mi tolse quasi le forze, facendomi ricadere esausto sulla sua schiena sudata. Uscii da lei e mi distesi su d’un fianco mentre anche lei si girava verso di me, in seguito ci abbracciammo baciandoci con passione, intanto che i nostri corpi cercavano nel riposo un ristoro per il seguito della serata.

In conclusione fu realmente una settimana memorabile, da urlo, quella che trascorremmo. La vivemmo facendo l’amore in ogni momento del giorno e in ogni modo possibile, traendo dai nostri corpi tutte le energie che potevano darci. Fu necessario acquistare altri preservativi, perché il mio lungimirante papà in quell’occasione non lo fu abbastanza, infatti, nei due giorni a nostra disposizione demmo fondo non a una, ma a due scatole da dodici pezzi ciascuno. La ragazza composta, timida e vergognosa di due mesi prima, si era prodigiosamente trasformata per la mia grande felicità in una nuova persona, che provava gioia nel dare e nel ricevere piacere, con avvedutezza e con responsabilità senza divieti né impedimenti né inibizioni.

Noi due restammo assieme ancora per tre anni, in seguito le nostre strade si divisero frammentandosi, sennonché questa è un’altra storia.

{Idraulico anno 1999}