i racconti di Milu
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Il coltello era tutto ciò che aveva. la giovane lo guardò. La lama era annerita dal calore di fiamme troppo vicine e il filo era rovinato. Ma andava ancora bene.
No. Non era tutto: c'era anche lo spettro. O meglio, la carcassa vacua di quello che un tempo era stato il suo spettro. L'inolucro vuoto era spaccato in due punti a causa di spari da parte di alcuni dei Cabal che avevano invaso la Città.
La Città... Il Viaggiatore... Tutto era perso. La giovane si abbassò il cappuccio del mantello stracciato e rivelò un viso di carnagione scura, l'elmo era andato perso dopo averle salvato la vita.
Una vita prima, quando ancora aveva creduto che la vita fosse stata una, lei si era chiamata Dalyana.
Era ancora il suo nome. Ma era solo quello. Un nome. Lei non era più quella. E ora... era ancora una Guardiana?
Quando il suo spettro l'aveva scelta, lei e i suoi compagni avevano difeso l'umanità da pericoli terribili. Morendo e rinascendo nella Luce, avevano respinto prendoni Caduti, attacchi dell'Alveare... E l'Oscurità.
E ora... Era finita. La Luce era stata loro strappata.
La giovane si alzò. L'ultimo Cabal era morto metri prima. Lei aveva difeso i fuggitivi fino che aveva potuto. Poi la Luce li aveva abbandonati. E i suoi compagni erano caduti, uccisi da nemici che normalmente avrebbero sopraffatto. Uno dopo l'altro erano stati abbattuti... uccisi. Per non risorgere mai più.

La giovane sospirò. Era una Cacciatrice, un'esploratrice di terre selvagge, una sopravvissuta per antonomasia. I Titani erano difensori e gli Stregoni studiosi ma i Cacciatori erano sopravvissuti.
Lei sarebbe sopravvissuta. Frugò tra i corpi, avendo cura di non guardare i volti dei morti.
C'era Gunnar, il Titano noto per l'aver fermato da solo l'assalto dei Caduti a un villaggio. C'era Frya, la Strega che conosceva tutto lo scibile umano.
E c'era Murda, il Cacciatore detto la Lama Paziente.
Morti. Tutti. Frugò i corpi. L'arma di Frya, una pistola, era ancora carica e affidabile. Dedicò a tutti loro un momento, durante il quale il dolore le entrò dentro come una lama.
E ora? Che fare? Scappare? O cercare vendetta?
Importava? La Città era persa. I Guardiani avevano mancato al loro dovere. Il Viaggiatore era prigioniero di qualche diavoleria di cui lei non capiva ma neppure voleva capire... Era finita. Forse la vendetta sarebbe stata la strada giusta. Uccidere più nemici possibili e andare incontro a una morte gloriosa...
Mosse due passi. Poi lo sentì. Il rombo di motori. Si gettò a terra. La cannoniera Cabal la oltrepassò, apparentemente senza notarla. Ma scaricò truppe nella vallata poco più avanti a lei. Andava bene.
Dalyana sorrise. Avanzò, circospetta.
Eccoli. Alti ma tozzi. Come li aveva definiti Cayde-6? Rinoceronti spaziali? Un'ottima descrizione. Peccato che fossero tosti. E ora lei non aveva più la luce. Solo le sue armi, il suo ingenio e la speranza che bastasse.
Si avvicinò lentamente. La pattuglia era composta di tre legionari, un tizio col lanciafiamme e uno che pareva un capo.
Dalyana si preparò. Doveva essere rapida. Inquadrò la testa del tizio col lanciafiamme nel mirino. No, meglio mirare alle bombole. Sparò. Le bombole esplosero e l'incediario fu divorato dalle fiamme. Gli altri Cabal risposero al fuoco. lei, riparata dietro una pila di macigni, prese a muoversi. Doveva sbrigarsi a liquidarli! Sparò e colpì un Legionario. Un secondo colpo abbassò lo scudo personale del capo prima che una raffica di tre colpi lo mettesse definitivamente al tappeto. L'ultimo Legionario le spuntò davanti con una lama energetica fissata al polso. La Cacciatrice portò la mano alla cinutra e lanciò il coltello. Centrò il Cabal in mezzo agli occhi. Non aveva perso proprio tutto...
Un momento! Dov'era l'ultimo Cabal?
Una voce in lingua aliena le fece capire che ce l'aveva alle spalle. Lei sospirò. Era finita? No! Si gettò di lato.
Il Cabal sparò disintegrando un tronco. Lei, rialzatasi, fece per sparare. Clack! L'arma era scarica.
Il Cabal rise. Dalyana si preparò a morire. Se avesse raggiunto il coltello forse se la sarebbe cavata.
Si protese ma il Cabal fu rapidssimo a reagire. L a centrò con un calcio. Dolore lungo tutto il fianco. Volò all'indietro sino ad atterrare.
Intontita, fece per reagire ma vide l'altro puntare l'arma. Era finita. Sarebbe morta. E non sarebbe mai tornata. Le dispiaceva aver buttato via la sua vita in quel modo.
Improvvisamente il Cabal si bloccò. E cadde in avanti.
Un coltello da Cacciatore era piantato nella sua nuca.
E dietro il morto, arrancava tenendosi una ferita, il mantello sdrucito quasi quanto il suo, il giubbotto tattico in condizioni pietose e lo sguardo sofferente.
Malgrado tutto ciò, Dalyana lo avrebbe riconosciuto tra mille altri.
Murda. Il Cacciatore detto la Lama Paziente le sorrise.
-Togliamoci di qui.-, disse.
-Hai bisogno di cure.-, obiettò lei.
-Già. Ma qui non ne troveremo. Se i rifugiati hanno un minimo di sale in zucca saranno fuggiti nella Zona Morta Europea.-, disse lui. Logico...
-La conosci meglio di me. Io ho passato gli ultimi vent'anni a dare la caccia ai Corrotti. Non rimettevo piede sulla terra da parecchio.-, disse la giovane. Recuperò il coltello e lo stesso fece Murda.
-Una sfortuna che proprio quando sei tornata si sia scatenato questo pandemonio!-, esclamò lui.
Era una battuta? Lei sorrise.
-Già.-, disse.
-Su, seguimi.-, disse lui. Ora pareva stare meglio. Doveva essersi curato, almeno leggermente.
-Dove andiamo?-, chiese Dalyana.
-In cerca dei nostri. Dubito che siamo stati gli unici due Guardiani a salvarsi da questa catastrofe.-.
Note finali:
Liberamente ispirato a Destiny 2
Liberamente dedicato a un'amica.

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