i racconti di Milu
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Come da routine anche quel giorno d'estate mi trovavo in ufficio a combattere la sonnolenza post-pranzo e il mio sguardo si perdeva nel verde del giardino dietro le vetrate. Avrei voluto essere ovunque ma non li' e il sol pensiero che altre 4 ore mi avrebbero separato dalla libertà mi riempiva di un senso di tristezza infinita. Poi un urlo secco ed improvviso mi fece sussultare sulla sedia. Un gruppo di giardinieri schiamazzanti si apprestava alla manutenzione delle piante che avevo di fronte.
Guardai uno ad uno i quattro uomini che sfilarono sotto ai miei occhi trascinando i loro attrezzi. Poi lo vidi e il sangue comincio' battermi sulle tempie: moro, barba incolta da parecchi giorni, alto e massiccio. La canottiera bianca e sporchissima sopra ad un torace peloso e sudato, il collo taurino sopra due spalle possenti ed abbronzatissime. Un paio di bermuda larghi in cintura concedevano la visione di due splendidi polpacci e lo spacco del culo con ciuffi di peli neri e sudati .
Non credevo ai miei occhi uno spettacolo di quel genere era decisamente in grado di risollevare le sorti della mia giornata. Il lato interessante della questione e' che le vetrate che mi separavano da lui erano specchiate esternamente: dunque io lo vedevo nei dettagli mentre lui assolutamente nulla.
Non riuscivo a togliergli gli occhi di dosso ero ipnotizzato e tremante.
Lavorava a testa bassa senza proferir parola ai suoi colleghi che scherzavano rumorosamente tra loro. 'Lo voglio, lo desidero, i suoi avambracci che si muovono tra le foglie, il suo sedere muscoloso, le sue mascelle, i suoi occhi neri ardenti e fieri' pensavo.
Ero vistosamente sotto shock e mi giustificai con il mio collega: 'Ho bisogno di uscire per una sigaretta!'
Uscii avvertendo un senso di dolore nel distaccarmi da quella meraviglia, ma era giusto cosi' in fondo mi trovavo sul posto di lavoro! Appena fuori dalla porta di sicurezza mi preoccupai, ancor prima di accendere la sigaretta, di trovare una posizione che mi consentisse di seguire con lo sguardo l'oggetto dei miei desideri. Era chinato sotto un acero per eliminare le erbacce, instancabile, lavorava con forza e precisione.
Poi si alzo', si guardo' intorno poggiando a terra il suo utensile e mi vide che lo fissavo impalato con la paglia in bocca. Si volse verso i suoi compagni e gli disse qualcosa che non riuscii a comprendere, ma il timbro della sua voce, quello si.
Mi avvolse, mi entro' nelle ossa come una brezza.
Si diresse nella mia direzione cercando qualcosa nella tasca laterale dei pantaloni. Si fermo' a 2 metri da me senza guardarmi e si accese una sigaretta guardandosi attorno. Il suo odore era forte, sudore misto erba ma non era cattivo anzi sapeva tremendamente di uomo.
Poi d'improvviso mi guardo' e mi disse: 'Cazzo che caldo che fa anche oggi, sono venuto a fumare qui all'ombra perché non ce la facevo più!' Ed io con voce tremante: 'Eh immagino, il giardino e' tutto al sole!' Ci guardammo negli occhi per qualche secondo finché abbassai lo sguardo imbarazzato. Lui mi sorrise mostrando dei denti meravigliosi. poi riprese:
'Lavori negli uffici qui di fronte?'
'S-Si'
'Ma sei della zona?'
'Certo abito a 10Km'
'Io sono di Perugia. Sono qui da pochi mesi, mi sono spostato per lavoro'
Carino qua anche se ancora non conosco nessuno!'
Io sempre più sconvolto ed eccitato rispondevo a monosillabi: 'Ma s-si dai non s-si sta male!'
'Ma ci sono dei ristoranti da queste parti!? Mi piace assaggiare il cibo tipico'
'Guarda se c'è una cosa che adoro e' mangiare... !'
'Beh non si direbbe sei bello asciutto! '
'Ah comunque stavo dicendo che ho una guida di tutti i ristoranti della regione, è molto chiara e soprattutto dettagliatissima! Potrebbe fare al caso tuo!'
'Cazzo.. una guida!'
Cominciavo a sbloccarmi, mi piaceva parlare con lui, aveva un accento fantastico.
Azzardai: 'Beh stasera all'uscita puoi passare da casa mia e te la presto volentieri!'
'Troppo gentile! Ah io sono Riccardo!'
'Piacere, Andrea'
Le sue mani forti e callose avvolsero le mie esili mani da impiegato in una stretta decisa ma tenera al tempo stesso. Tornai davanti al monitor con il cuore a mille, non riuscivo nelle azioni più elementari. L'eccitazione mi aveva decisamente inumidito le mutande che a fatica contenevano il mio pisello più che turgido. Ero d'accordo con il mio nuovo amico Riccardo che ci saremmo incontrati nel Bar del quartiere e che mi avrebbe seguito fino a casa. Le ore che mi separavano dall'uscita erano ancora più insopportabili, inoltre Riccardo che aveva finito il lavoro non era davanti ai miei occhi.
Alle 18.30 spaccate ero già fuori e mi fiondai in macchina verso il bar dell'appuntamento. Giunto sul posto impaziente entrai ed ordinai una birra giusto per smorzare la tensione, la tracannai in due sorsi e dopo aver pagato feci per uscire ma sentii una mano pesante e calda appoggiarsi sulla spalla.
'Ciao, giusto il tempo di andare a casa a ripulirmi e sono arrivato in anticipo allora mi sono fatto 2 birre e biliardo.. con sto caldo non c'è niente di meglio!'
L'espressione di stupore e di desiderio che avevo dipinta sul volto era fin troppo evidente al che' l'amico mi chiese dolcemente: 'Va tutto bene? Hai una faccia..'
'No niente e' solo il caldo.. Cosa facciamo, andiamo?
'Ok ti seguo!' In pochi minuti eravamo davanti a casa mia, scendemmo entrambi dalle auto.
'Dai sali, ho l'aria condizionata e due birre in frigo, intanto che cerco la guida ti puoi mettere comodo!'
'Non è il caso non voglio disturbare, il caldo per me non e' un problema.. poi sono molto stanco: un'altra birra potrebbe anche stendermi!'
'Dai insisto, mi fa piacere!'
'Ok allora..'
Lo feci entrare nel mio modesto appartamento cedendogli il passo per guardarlo da dietro. Ero eccitatissimo ed impacciato mi sembrava di avere in casa un dio greco, lo feci accomodare sul divano ed andai a prendere un cartone di birra. Al mio ritorno fui piacevolmente stupito nel vedere che stava gradendo il mio divano rubandogli un'espressione rilassata sul viso.
'Ecco le birre, sono ghiacciate!' gliene allungai una e mi sedetti nella poltrona di fronte a lui.
Afferrò la birra e bevve con gusto sollevando la testa, mi soffermai ad ammirare il suo pomo d'adamo sepolto dalla folta barba e il suo collo muscoloso che avrei voluto mordere e baciare all'infinito. Cominciò a parlare con tono allegro e divertito delle differenze di usi e tra Perugia e qui con un sarcasmo intelligente e con umorismo fine. Mi piaceva guardarlo parlare, ero ammaliato e completamente assuefatto dalla sua bocca che vedevo muoversi sinuosamente. Mentre parlava si soffermava spesso con lo sguardo sulle stampe che avevo alle pareti specie sul nudo maschile in bianco e nero. La cosa mi eccitava da impazzire e quando fu il momento di alzarmi per andare a cercare la guida successe l'imprevisto!
Un erezione spaventosa mi gonfiava i pantaloni, Riccardo vedendola sgranò gli occhi e cominciò a ridere dapprima moderatamente fino a piegarsi in due sul pavimento. La birra stava lavorando perfettamente ed era mezzo brillo! L'imbarazzo mi tinse di rosso il volto e pietrificato non riuscii a pronunciar verbo!
Riccardo con i goccioloni agli occhi cercò di ricomporsi, tornando seduto sul divano, si schiarì la voce e disse: 'Avevo capito sai, mi hai mangiato con gli occhi oggi. Ma pensa.. Mi ha divertito un sacco tutta questa cosa che hai messo in piedi per portarmi a casa tua!'
Ormai la mia erezione si era spenta e il mio pene galleggiava dentro le mutande. Mi lasciai cadere sulla poltrona e lo lasciai continuare.
'Ma la cosa buffa è che sei tu a non aver capito! Ti senti cacciatore vero? Ma forse dimentichi che sono io che ti ho cercato e che t'ho parlato!'
Ora si era fatto serio, mi guardava intensamente negli occhi, il suo tono era rassicurante e caldo. Si tolse lentamente la maglietta emanando una piacevole esalazione di bagnoschiuma. Era meraviglioso, la perfezione fatta a uomo! Il suo petto villoso e generoso che sormontava una pancetta appena accennata, due capezzoli scuri e turgidi.
Il mio cazzo aveva ricominciato a premere sulla patta.
'Sento che mi vuoi, mi piace, è una sensazione irresistibile... mi piace, mi piace.. non so cosa sia, non sono mica ricchione io eh, sei tu.. mi piaci.. hai qualcosa che mi piace...da morire!'
Si avvicinò, ci guardammo negli occhi. Poi lo baciai.
Si divincolò allontanandosi.
'Vieni, non aver paura sono un esperto...'
Mi sbottonò i pantaloni dopo essersi inginocchiato davanti alla mia poltrona.
Mi prese in mano il cazzo guardandolo con innocenza, sorrise vedendo il lago prespermatico prodotto e me lo scappellò guardandomi negli occhi.
Lo sfiorò a lungo come avesse bisogno di prenderci confidenza, poi lo mise in bocca un po' per volta, fino a pompare di gusto e guardando la mia faccia estasiata di tanto in tanto.
Poco dopo venni urlando e gemendo, dopo i primi fiotti che gli arrivano dritti in gola se lo tolse di bocca e se lo fregò sulla barba e su tutto il viso coprendosi anche gli occhi del mio abbondante sperma.
Guardò il soffitto mentre assaporava per la prima volta la sborra. Mangiò divertito tutto il mio seme con la punta della lingua e riprendendo il cazzo in bocca a più riprese. Allora ci alzammo in piedi e ci baciammo stringendoci con passione. Sentire l'odore del mio sperma misto a quello della sua saliva mi faceva impazzire, quindi lo spogliai con violenza lasciandolo in mutande.
Il suo cazzo dilatava lo slip che era umido di precum. Riccardo steso sul divano gemeva dal piacere mentre leccavo tutto il suo corpo, mi soffermai sui capezzoli e sulle mutande mangiandogli il cazzo attraverso la stoffa mi aveva provocato una nuova erezione. Gli presi le gambe e gli leccai i piedi appena liberati da quelle scarpe che mantenevano un leggero odore, aveva dei piedi bellissimi ed anch'essi pelosi, gli ciucciai ogni singolo dito per poi scivolare nell'interno delle gambe, le mie labbra sul suo pelo.
Leccavo ogni cm della sua pelle mentre mi immaginavo il suo cazzo di cui avrei a breve avuto il controllo, lo stesso cazzo che avevo sognato dal primo istante in cui vidi quel giardiniere. Gli infilai due dita in bocca, la sua bocca calda e viscosa accoglieva le mie dita palpitando e succhiando.
Presi lo slip per i fianchi e lentamente lo feci scendere sul pelo delle sue gambe massicce. Il suo pelo pubico folto e scuro formava dei riccioli neri che s'intensificavano nell'avvicinarsi alla base del pene. Il suo cazzo era meraviglioso. Forse 20 cm, grosso e con vene pronunciate e scure, la cappella paonazza e pulsante era grande e lucida.
Lo presi e cominciai a massaggiarlo tra le mani, cresceva ancora e dal buchetto emetteva gocce limpide e filanti. Lui mi guardava fremente con i suoi occhi scuri e adoranti. Mi sentivo un dio, avevo il controllo del suo piacere. Inginocchiato di fronte a lui con una mano percorrevo la lunghezza del cazzo e con l'altra gli massaggiavo il petto villoso cercando i suoi capezzoli eretti e duri. Il suo respiro veloce e rumoroso.
Presi a leccargli il pene con la punta della lingua, feci il giro della cappella umida e vibrante. Poi lo accolsi tutto in gola e cominciai a pompare con avidità fino a strozzarmi. Ad ogni affondo sentivo il suo glande crescere ed ingrandirsi nella mia gola. Lo sfilai e lo guardai il tutta la sua potenza.
Aveva le braccia dietro la testa che teneva rovesciata all'indietro, i bicipiti flessi e le ascelle pelose ed umide. Mi alzai e cominciai a leccarlo dal collo soffermandomi a mordere i capezzoli poi passai alle ascelle. Lui si ritrasse guardandomi con aria interrogativa.
'Non ti preoccupare...' lo rassicurai
Gli presi le braccia e le stesi a crocifisso sul divano e continuai a gustarmi il suo corpo. Allora mi sedetti su di lui e lo baciai mordendogli la lingua, sentivo il suo cazzo premere contro la schiena. Con un cenno mi chiese di alzarmi, si alzò in piedi era magnifico, il suo cazzo era gigante e tendente al bordeaux. Mi prese le spalle e guardandomi negli occhi mi stese sul tappeto. Tutto questo mi sembrava incredibile, rimase in piedi a cavalcioni su di me.
Spremette il cazzo lasciando che la goccia di presperma mi cadesse sul mento, aveva un'espressione animalesca e divertita. Si piegò sulle gambe fregando il culo sul mio cazzo durissimo, mi infilò 2 dita in bocca e mi disse:
'Sei meraviglioso ti voglio!'
Ruotò il suo corpo muscoloso e ci avvinghiammo in un 69 da capogiro, mentre io prediligevo il suo cazzo lui mi leccava l'ano con voracità sorprendente! Stavo godendo all'inverosimile quando sentii i suoi glutei irrigidirsi ed un fiotto di calda sborra mi pervase la gola.
Gemette urlando senza togliere la faccia ma mio culo. La vibrazione della suo voce bassa e maschia accresceva il mio piacere: stavo per venire nuovamente. Cominciai a perlustrare con la lingua il suo sfintere, un lieve odore di muschio mi avvolse e l'abbondante peluria che nascondeva il buchetto mi si infilava nelle narici. Riccardo scostò la testa dal mio sedere e si girò per guardarmi.
'Andrea, io.. io.. è la prima volta.. ma sento che lo voglio.. che l'ho sempre voluto!'
Mentre parlava cominciai con un dito a dilatare il suo ano, poi passai in fretta a due. Lo sentivo ansimare, il suo ano pulsava, ci alzammo. Mi piegai sul divano, sentii il suo indice grosso e calloso affondare nelle mie viscere, seguito a ruota dal medio che gli fece subitamente da supporto. Ero in estasi, godevo rumorosamente senza trattenermi.
Mi fermai, lo baciai in bocca e scesi a succhiargli il cazzo umido di sperma e pulsante di nuova vita.
Lo girai e gli chiesi: 'Allora te la senti!?'
Lui senza rispondere si chinò sul divano porgendomi il culo. Allora lentamente gli infilai tre dita e poi seguì il cazzo. Riccardo tirò un urlo secco e che aumentava di volume ogni nuovo colpo. Sentivo che il suo sfintere mi risucchiava il pisello in un vuoto di ebbrezza. A breve i suoi lamenti di dolore diventarono gridi di piacere: ' Sii Andrea!!! Siii è bellissimo!! oddio non ci credo! Ah si fottimi!! Andrea ti adoro! ti amo! più forte dai ah!'
Pompavo con violenza e cominciai a menargli il cazzo che svettava in mezzo alle gambe ora alte davanti a me. Sborrai copiosamente nel suoi intestino e senza sfilarlo continuai a fargli la sega, dopo poco anche lui mi sborrò sulla pancia. Ci addormentammo esausti sul divano. Ci svegliò il trillo del mio cellulare.
Erano le 21.00. Il tempo e tutto il resto erano passati in secondo piano, l'istinto aveva preso il sopravvento e la passione aveva bruciato l'aria del mio presente lasciandomi senza respiro... a lungo.