i racconti di Milu
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Note:
Ecco un altra richiesta della mia lettrice
Io e Andrea, il mio ragazzo, avevamo deciso di passare un weekend al mare con Davide e la sua ragazza, Eleonora, erano una coppia di nostri amici.
Avevamo affittato un piccolo appartamento con il minimo indispensabile: un cucinino aperto sulla piccola sala da pranzo in cui dormivano loro due, una camera da letto e un bagno.
Arrivammo venerdì sera, dopo un lungo ed estenuante viaggio in auto, a causa del traffico in autostrada, quindi decidemmo di non uscire quella sera, ci saremmo rifatti il giorno dopo.
Ci facemmo una bella doccia, poi, dopo una cena leggera, rimanemmo un po’ a guardare la televisione, finito il programma Andrea ed io andammo nella nostra camera.
Ci sentimmo in obbligo di inaugurare il letto facendoci una bella scopata.
Il mio ragazzo mi faceva godere tantissimo, mi aveva messa a pecorina ed io non mi trattenevo. Andrea, anche lui un po’ esibizionista, non fece niente per frenarmi; l’appartamento era piccolo e i muri sottili, quindi sono sicura che Davide ed Eleonora ci sentirono.
Eleonora ed Andrea erano mattinieri, mentre io e Davide più dormiglioni, perciò loro due, il giorno dopo, andarono a fare la spesa.
Quando mi svegliai, andai in cucina per bere un bicchiere d’acqua e vidi Davide, ancora addormentato. Il lenzuolo gli copriva una gamba, indossava solo i boxer ed era abbastanza evidente la sua erezione.
“Chissà se sta sognando me…”, pensai. Avevo saputo da altri amici che avrebbe pagato per passare una notte con me. Per questo mi piaceva provocarlo.
Mi avvicinai al lavandino del cucinino e feci cadere il coperchio della pentola che avevamo usato la sera prima, causando un forte rumore. Come avevo sperato Davide si svegliò si voltò di scatto imprecando.
Vide perfettamente il mio bel culo sodo già abbastanza abbronzato coperto solo da un minuscolo perizoma rosso. Il triangolino di tessuto sul didietro era praticamente trasparente, mentre sul davanti aveva dei fiori ricamati. Era molto sexy.
«Scusa… non volevo svegliarti», dissi io fintamente dispiaciuta.
«Non fa niente, tanto era quasi ora che mi svegliassi», disse assonnato, coprendosi con il lenzuolo. Si era accorto che avevo notato la sua erezione, accentuata sicuramente dalla mia canottierina che usavo per dormire: avevo una spallina abbassata e i capezzoli che si vedevano bene al di sotto del tessuto.
Come se niente fosse, andai in bagno a lavarmi e dopo poco tornarono Andrea e Eleonora.
Scendemmo in spiaggia ed io per tutto il giorno provocai, senza destare i sospetti dei nostri relativi partner, Davide: lo chiamavo per chiedergli qualche cosa e quando si girava mi trovava stesa sull’asciugamano con le gambe piegate e allargate davanti al suo naso, mi facevo spalmare la crema, quando facevamo il bagno lo sfioravo sott’acqua e così via.
Mentre mi facevo la doccia in spiaggia per togliermi il sale, notai che Davide, seduto sull’asciugamano con a fianco Eleonora che prendeva il sole, mi guardava, allora iniziai a muovermi sensuale, passandomi le mani sulle tette, fra le cosce, sul culo. Dopo poco lui si stese a pancia in giù imbarazzato. Sicuramente aveva avuto un erezione.
Dopo un ultimo bagno, tornammo a casa e decidemmo di farci una doccia e poi uscire a cena fuori.
Dopo la piacevole cena a base di pesce, andammo a berci una birra fresca, ma ad un tratto Eleonora disse piano a Davide: «Amore, mi sono dimenticata… ehm… gli assorbenti. Mi faresti il piacere di andare a prenderli?». Davide sapeva perfettamente che non era una buona idea contraddire la sua ragazza durante il ciclo, quindi si alzò.
«Ti accompagno che non sai neanche come sono fatti!», gli disse ridendo. Il ragazzo mi lanciò uno sguardo di sorpresa mista a desiderio.
Diedi un bacio appassionato ad Andrea e poi ci avviammo.
L’appartamento non era distante e, nonostante i miei sandali con il tacco 12, arrivammo in pochi minuti.
Appena fummo entrati, Davide mi disse con uno tono di mezzo rimprovero: «Perché continui a provocarmi? In più Ele ha le sue cose!».
Lo guardai innocentemente e dissi: «Provocarti? In che senso?».
«Scommetto che se ti chiedessi di farmi vedere che perizoma indossi, tu mi diresti che sono matto?».
Io come risposta mi alzai la gonna leggera e gli feci vedere il perizoma che indossavo: era nero, il triangolo davanti aveva un’apertura che praticamente mostrava tutto, unito al triangolo dietro di pizzo trasparente da due stringhe sottilissime.
Mi voltai, facendogli vedere anche la parte posteriore, e gli dissi: «Contento?», lui era senza parole.
Sentii le sue mani sulle mie chiappe sode, mi palpava senza vergogna. Non feci niente per fermarlo, neanche quando iniziò a toccarmi la vagina già umida, anzi divaricai un po’ le gambe.
Spinsi il culo contro di lui ed avvertii la sua erezione, iniziai a strusciarmi sul suo cazzo ancora chiuso nei pantaloni. Poco dopo lo tirò fuori e lo infilò tra il triangolino del perizoma e il mio corpo, muovendosi come se stesse scopando.
Lo lasciai fare per un po’, poi mi voltai e gli dissi maliziosa: «Non ti ho fatto vedere che reggiseno porto!», mi abbassai la vestitino: le mie tette rimasero nude esaltate dal segno dell’abbronzatura che mi aveva lasciato la giornata di mare. Allungò una mano ed iniziò ad accarezzarle, Eleonora portava la prima ed io la terza, probabilmente era da tanto che voleva toccarmele.
Presi il suo cazzo in mano ed iniziai a segarlo: era durissimo e di buone dimensioni, non si rasava il pube.
Ad ogni mio movimento sentivo la sua cappella gonfiarsi fra le mie dita con le unghie smaltate di verde.
I pantaloncini gli erano scivolati a terra, io mi inginocchiai davanti a lui e gli abbassai anche i boxer.
Aveva un buon profumo naturale, non troppo intenso, nonostante il caldo estivo. Ricominciai a segarlo, ma più velocemente, non avevamo molto tempo, gli massaggiai anche le palle, con forza, quasi spremendole. Lui gemeva, lo guardai e vidi che aveva gli occhi chiusi: il suo sogno si stava avverando.
Quando mi accorsi che stava per venire era troppo tardi, non potei fare altro che abbassare il suo cazzo e farmi sborrare sulle tette. Tutte le erezioni che gli avevo provocato gli avevano fatto produrre una gran quantità di sborra densa. Si svuotò con cinque o sei schizzi, ricoprendomi praticamente tutte le tette.
Cercò di scusarsi, ma io gli chiesi un fazzoletto. Quando fui abbastanza decente, trovammo gli assorbenti della sua ragazza e glieli portammo.
Note finali:
Per commenti, critiche, suggerimenti e richieste antom93@libero.it