i racconti di Milu
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Erano passati ormai venticinque giorni da quando mentre pitturavo il soffitto di casa era scivolata la scala e con la mia rovinosa caduta mi è stata ingessata la gamba sinistra.
Per cui da venticinque giorni ero immobile nel letto di casa mia, fortuna che almeno ogni tanto passavano alcuni amici a darmi una mano a fare le cose necessarie e con una sedia a rotelle riuscivo almeno ad andare in bagno; comunque ormai mi ero abituato ed attrezzato a quello stato di semi immobilità.
Quel giorno scadeva il mio certificato medico ma ovviamente essendo ancora ingessato non potevo tornare al lavoro ed avevo l anecessità di un altro certificato.
Chiamai il mio medico e l'infermiera mi disse che però il Dottore non c'era e che sarebbe passata lei a consegnarmi il certificato che mi avrebbe preparato il sostituto del Dottore.
La informai che doveva passare dal portiere per farsi dare le chiavi di casa mia perché altrimenti non avrei potuto aprire la porta.
Ormai dopo venticinque giorni quasi sempre a letto, i miei muscoli si erano rilassati ed avvertivo qualche dolore alla schiena ed alle articolazioni.
Per l'ennesimo giorno passai la mattinata ed il pomeriggio a fare zapping tra i vari canali, quando, verso le cinque, sentii la chiave nella toppa della porta.
Mi rassettai per quanto potei, tanto per assumere un aspetto un pochino più decente pettinandomi passando le mani tra i capelli e mettendo subito in bocca una mentina ma ovviamente non apparivo certamente nella mia forma migliore
Appena la porta fu aperta udii un colpo di tosse, di quelli che si fanno per schiarirsi la voce, ed un : “Permesso!?” pronunciato da una voce maschile.
Stavo per spaventarmi, non aspettavo visite quel giorno, ma mi tranquillizzai subito, un ladro mica chiede permesso!
Si affacciò sulla porta un uomo di circa trentacinque anni.
Una borsa tipicamente da medico, un cappotto grigio con cintura in vita, che lasciava intuire un corpo ben tornito, una barbetta di qualche giorno, due labbra sottili e scattanti, un paio di occhiali poggiati su un naso pronunciato che nascondevano due occhi color nocciola, una capigliatura riccioluta, ben tenuta con il gel.
Mi allungò una mano e si presentò, era il sostituto del Dottore e siccome aveva finito presto di visitare i pazienti era passato lui per portarmi il certificato e per conoscermi, considerato che il Dottore titolare era partito per una missione in Africa e non sarebbe tornato di li a tre mesi.
Lo invitai a togliersi il cappotto e ad accomodarsi sulla sedia di fianco al mio letto.
Erano V E N T I C I N Q U E giorni che non "vedevo" un uomo e oltretutto era un gran bell'uomo!
All'inizio molto formalmente mi chiese come stavo, quali medicinali stavo prendendo, come mi ero fatto male, come passavo il tempo.
Gli feci vedere il PC di fianco al mio letto e gli dissi che tra televisione, computer e giornali trascorrevo noiosamente le mie giornate. Nel mostrargli il computer, che era in stand-by, urtai il mouse e il PC si riaccese, mostrando la pagina diuna chat gay, io mi sentii avvampare mentre scorsi sulle labbra del dottore un sorrisino, le sue labbra sottili si tirarono come due elastici, in un misto tra il divertito ed il beffardo.
Cercai di distogliere la sua attenzione dal PC, dicendogli dei dolori articolari causati dalla lunga degenza e se poteva prendermi la temperatura, lui subito prese il mio polso, premette con le dita a registrare i miei battiti, ma allo stesso tempo lo sentii effettuare un lieve massaggio, quasi a fare delle piccole carezze con i polpastrelli.
Percependo che stavo per avere una erezione, a sentire quella pressione sul mio polso, mi coprii meglio con il lenzuolo.
Assodato che non avevo la febbre, avevamo finito gli argomenti da spendere, ma mi accorsi che anche lui stava procrastinando il momento di andarsene.
Bisognava fare qualcosa altrimenti sarebbe andato via.
Gli chiesi di passarmi il pappagallo perché dovevo fare pipì, lui senza battere ciglio lo prese, io allungai la mano per prenderlo ma lui mi disse: “Non ti preoccupare, faccio io” passando al 'tu' e con molta professionalità scostò il lenzuolo, mi prese il cazzo e lo infilò nel buco del pappagallo. Si tirò su e mi chiese se io preferivo che lui uscisse. Gli dissi che non era un problema per me e lui rimase lì, a guardare il mio cazzo che pisciava nel pappagallo.
Mentre pisciavo mi accarezzavo il pube passando la mano dal basso ventre fino alla base del cazzo. Quando ebbi finito gli chiesi di passarmi le salviette umidificate per asciugarmi, ma lui velocemente mi disse di non preoccuparmi, si chinò sul letto, tolse il pappagallo e posò le sue labbra sul mio cazzo, a succhiare le ultime goccioline di pipì.
Io che ho sempre amato i pompini e che erano venticinque giorni che non facevo sesso, ebbi immediatamente un'erezione potentissima.
Lui neanche mi guardava, era ad occhi chiusi e poggiava delicatamente le sue labbra sulla mia cappella. Quando ebbe asciugato il cazzo fece per tirarsi su, ma io lo trattenni facendogli percepire la mia pressione con la mano che intanto avevo posato sul suo collo.
Lui non se lo fece ripetere due volte e fece sparire interamente il mio cazzo nella sua bocca. Sentivo la mia cappella battere sulle sue tonsille, era incredibile come, sempre ad occhi chiusi, riuscisse ad ingoiare completamente e velocemente il mio cazzo.
Lentamente si alzò spogliandosi completamente: sotto l'abitino da dottore aveva una folta peluria che percorreva tutto il suo corpo.
Lasciò il mio cazzo e mi spogliò completamente aiutandomi a sdraiarmi meglio, ma aveva sempre lo sguardo fisso sul mio cazzo. Leggevo la voglia nei suoi occhi ormai resi languidi dal piacere. Una volta che fummo completamente nudi, si adagiò dolcemente e mollemente sopra di me, i nostri cazzi duri erano vicini e ad ogni minimo movimento si sfregavano l'uno con l'altro.
Si girò porgendomi il buco del culo all'altezza della bocca, così che io capissi senza dire parole che voleva che glielo leccassi. Feci del mio meglio, tirando con le mani le sue chiappe e cercando di spingere la lingua più profondamente che potessi, intanto sentivo il suo cazzo duro urtarmi sul petto, lo sentivo intrufolarsi tra i miei peli e battere sulla mia pelle, era piacevolmente caldo e duro come la pietra mentre le sue mani tenevano caldo e duro il mio cazzo.
Avrei voluto incularlo, ma non osavo chiederglielo, come cacchio facevo con la gamba ingessata! Ma lui, quasi a leggermi nel pensiero, si scostò dolcemente da me, prese la mia gamba ingessata e la fece scendere dal letto fino ad appoggiare il piede in modo che il mio cazzo potesse sporgere meglio, e dandomi le spalle posò il suo buco sulla mia cappella.
Sentivo il calore arrivarmi sul cazzo, era la prima volta che lo facevo in quella posizione e vedere quella grossa schiena coperta di peli mi fece eccitare ancora di più. Lentamente fece scivolare il mio cazzo dentro di lui e, in quella posizione, in pochi istanti era tutto dentro, fino alla radice. Era magnifico vedere quell'uomo corpulento dimenarsi mentre "dondolava" su e giù sul mio cazzo. Andava su e giù, su e giù, aumentando la velocità fino a farmi quasi venire e poi rallentava. Ormai io mi contorcevo sotto di lui dal piacere, e dopo l' ennesimo stop and go continuò velocemente ed io venni dentro di lui, potendo sentire il suo culo stringere il mio cazzo, quasi a succhiare tutte le gocce del mio sperma. Lui con una espressione mista di sorriso e libido si girò posando il suo cazzo sul mio ventre, era un bellissimo cazzo, né troppo piccolo né troppo grosso, ma molto nodoso. Mi ficcai un dito insalivato nel culo mentre lui si dimenava sopra di me, al che lui si scostò da me e mi girò lentamente, al contrario di prima, questa volta facendo poggiare la mia gamba buona inginocchiata a terra e la gamba rotta stesa sul letto. Così il mio culo era ben aperto e pronto per essere scopato. Con decisione mi infilò un dito nel culo, ebbi l'istinto di scansarmi ma non ci riuscii, allungò però subito la sua bocca verso la mia ed iniziò a succhiarmi la lingua facendomi scivolare la sua in bocca baciandomi con passione, le dita che erano nel culo ormai erano diventate due ed iniziarono a muoversi lentamente agevolate da uno sputo. Si mise dietro di me, lo sentii sputare ancora un paio di volte sul mio culo e percepii il calore della sua saliva, mi afferrò per i fianchi, posò la sua cappella sul mio sfintere, la sentivo poggiarsi delicatamente, ma sentivo già la mia pelle che cedeva, in un colpo fu dentro. Potevo sentire tutta la nodosità di quel cazzo. Continuando a tenermi per i fianchi mi scopò, alternando movimenti dolci e rotatori con stantuffate degne di un toro. Ormai il mio cazzo era di nuovo duro, lui se ne accorse, me lo prese in mano da sotto e mentre mi scopava, mi segava con forza. Il suo ritmo dell'inculata seguiva quello della sua mano e viceversa. Sentii una sua mano sul collo, mi tirò a sé e assestando un colpo di reni mi irrorò l'intestino di liquido caldo, non ce la feci più e venni anch'io per la seconda volta. Mantenne il cazzo ancora dentro di me ed adagiandosi sulla mia schiena e mi leccò il collo, le orecchie, e siccome era più alto di me riusciva comodamente a fare tutto.
Mi aiutò a girarmi nuovamente di schiena sul letto e vide che ero tutto sporco di sperma, mi leccò tutto il ventre, aveva una lingua calda e morbida, poi salì verso il torace giocando con i capezzoli e lentamente si alzò. Offrì il suo cazzo alla mia bocca, ed io in quattro e quattro otto lo ingoiai, sentendo quel sapore misto di sperma e di buco di culo. Leccavo già avidamente, ma lui mi si mise a cavalcioni e tenendomi la testa in modo che non potessi ritrarmi iniziò a scoparmi in bocca. Quasi ebbi i conati, ma poiché amavo quello che stavamo facendo mi sforzai di ingoiare il suo cazzo e con la bocca creai il vuoto, in breve venne e mi inondandomi la gola di liquido caldo e vischioso, strinse la mia testa fra le sue gambe. Poi sdraiandosi vicino a me mi abbracciò teneramente. Quella sera rimase lì nudo, cucinò la cena, mi aiutò a lavarmi e passò la notte con me dormendo avvinghiati l'un l'altro... e da quel giorno ho il mio medico personale.