i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

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Mia moglie era stata la prima donna che avevo avuto e d’altronde anche amato, poiché essendo dotata d’una taglia abbondante e prosperosa mi era piaciuta all’epoca quella particolarità di femmina. Io l’avevo incontrata nei pressi del lago d’Iseo all’interno d’una discoteca, dove tempo addietro mi ero recato pensando d’agganciare qualche tedesca e per molti anni era rimasta anche l’unica mia donna. Prima del matrimonio c’incontravamo soltanto al sabato e alla domenica perché io lavoravo fuori città, dato che era pressoché impossibile scopare per chiare ed evidenti ragioni organizzative, l’unico diversivo possibile allora restava soltanto il fatto di pomiciare. Lo facevamo alla sera in macchina, nel parcheggio mentre aspettavo di servirmi del treno per Brescia. In verità non le piaceva fare sesso, malauguratamente lo avevo scoperto quando era già troppo tardi, mentre io quella questione lì c’è l’avevo in testa tutto il giorno.

Capivo molto bene che lei aveva l’orgasmo, qualche rara volta, solamente perché esclamava con un piccolo gemito senza nessun movimento dopo infiniti e svariati preliminari. Questo, invero, succedeva con mia reale disperazione, due o tre volte al mese quando gl’infilavo il cazzo versandole dentro tutto il mio focoso inespresso desiderio. Anche se in realtà m’alleggerivo scaricandomi, rimanevo malgrado ciò notoriamente inquieto e manifestamente turbato contro quella donna che non capiva, oppure che non riusciva ad afferrare di quanto avessi necessità di scopare. Non riuscivo né a capire né a intuire perché un avvenimento così bello non era apprezzato né gradito né ricercato. Talvolta mi sembrava di scopare con un pezzo di legno, giacché il risultato fu che il mio lavoro era diventato la mia droga sostitutiva, sul quale avevo ammassato raggruppando costantemente tutte le mie energie.

Nel frattempo viaggiavo molto e avevo aperto addirittura una filiale in Argentina, dal momento che dovevo seguire regolarmente. A parte qualche rara uscita molto rapida fuori dal matrimonio per togliermi l’affanno e la disperazione, non avevo mai voluto farmi un’amante o probabilmente non avendo avuto la giusta occasione avevo tralasciato il tutto. Le uscite per un motivo o per l’altro finivano sempre in una circostanza rapida, che non mi lasciava soddisfatto per il fatto che non afferravo né capivo il perché, forse era per il senso di colpa. Ero sposato da più di vent’anni e il nostro rapporto aveva raggiunto il punto più abietto, inadeguato e meschino della relazione. I nostri figli avevano raggiunto un’età adulta, in quanto essendo già autonomi quando io tornavo da un viaggio magari di qualche settimana d’assenza, l’unico che mi faceva concretamente e realmente festa era il cane. Gli scontri con mia moglie erano continui e ogni volta più insopportabili e pesanti, in questi casi la pena che mi veniva riservata sempre più frequentemente, a parte il muso, consisteva nel respingere e rifiutare l’atto sessuale, accompagnato dall’indossare mutandoni comprimenti da vecchia, difficili peraltro da levare che partivano dalle ginocchia e arrivavano sotto le tette.

Con questa ristretta e spregevole situazione e il conseguente stato d’animo mi ero recato in Argentina per una nuova visita di lavoro, circostanza che effettuavo ogni quattro settimane. La penultima sera della mia permanenza andai in un ristorante molto famoso in città, dato che era abbastanza vicino all’hotel dove alloggiavo. Era molto noto anche perché oltre il proclamarlo della mia segretaria, oltre che si mangiava bene, era uno di quei locali argentini dove s’andava anche per guardare con intenzione e con proposito. In effetti, non ne avevo mai assaporato questa caratteristica, perché le mie permanenze in città erano piuttosto brevi, intense e pesanti sotto il profilo professionale e fisico con orari complicati e per di più smodati. Controllare gli argentini era alquanto difficile e nonostante fossi affamato e allupato, avevo sempre usato molta prudenza con il sesso, dal momento che avevo una paura terribile dell’AIDS, per questo stavo alla larga dalle prostitute, dal momento che pensavo che anche avere un’amante era comunque un potenziale grande problema.

Quella sera andai a cenare in quanto era piuttosto tardi e dopo aver ordinato la cena e un aperitivo cominciai a guardare gli altri presenti. A due tavoli dal mio, di fronte, c’era un altro tavolo con una signora bionda, graziosa sui quarantacinque anni d’età che stava mangiando da sola. Sembrava una di quelle signore molto serie, attenta al suo piatto e doveva essere conosciuta nel locale, perché il cameriere la trattava con un certo riguardo. Aveva un maglione azzurro con il collo alto coperto da una cascata di capelli biondi, lunghi fino alle spalle e le forme che s’intravedevano sotto il maglione erano promettenti. Mentre stavo sorseggiando l’aperitivo, i nostri sguardi s’incrociarono, io in quell’istante alzai il bicchiere per esprimere a gesti un brindisi. Lei mi fece di rimando un bel sorriso alzando a sua volta il bicchiere, a questo punto io l’invitai con un gesto al mio tavolo, dato che ero certo che non sarebbe venuta. Quando s’alzò per raggiungere il mio tavolo vidi che indossava una gonna di colore beige che le arrivava appena sopra il ginocchio, sopra delle belle gambe che calzavano delle scarpe con dei tacchi a spillo. Si chiamava Mireya ed era una simpatica donna argentina con genitori d’origini olandesi e il biondo dei capelli era autentico.

Lei lavorava per il comune della città e s’occupava d’addestramento del personale, parlava molto bene l’inglese, era divorziata da tempo, senza figli e viveva in una casa della periferia con due cani. Ai tempi della dittatura era stata una “hippy”, quel movimento di contestazione femminile nato a metà degli anni ’60, amava la natura, gli piaceva il vino, la buona cucina, le letture e cosa alquanto interessante praticava il nudismo in una spiaggia riservata che non conoscevo. Ci raccontammo le nostre vite e le solite cose. Io che ero sposato e in special modo infelice e scontento, lei che era stata lasciata dall’ultimo amico argentino, che non si era neppure degnato di dirle ciao, poiché da due anni era senza un uomo, perché non aveva trovato un genere che le piacesse. La conversazione fu molto cordiale e piacevole, Mireya nonostante la sua età aveva la risata animata e vivace d’una ragazza giovane. Ci scambiammo i numeri di telefono e dopo un’altra bevanda andammo a dormire dopo aver fissato un appuntamento per la sera seguente, il sabato, dopo aver deciso d’andare a mangiare in un locale che aveva un’orchestra che suonava musiche italiane, dove si poteva persino ballare. Essendo io senz’automobile, lei sarebbe passata a prendermi alle nove di sera, poiché l’idea di quest’appuntamento mi eccitava a dismisura: lei era di classe, elegante, gentile e seria, ma nello stesso tempo molto attraente. Passai una notte e un giorno piuttosto eccitato e chiaramente teso, pensando a quello che stavo facendo, a quello che poteva succedere la sera.

Stavo percependo che si stava sgretolando un argine psicologico che avevo costruito nei miei anni di matrimonio, tuttavia ero tranquillo, perché il giorno dopo sarei comunque tornato in Italia. Inoltre la donna era una signora matura, autosufficiente e non mi sembrava una prostituta. Alle ventuno, molto puntuale, passò di fronte al mio appartamento. Aveva un vecchio fuoristrada che all’interno puzzava leggermente di benzina, poi quando salii in macchina vidi che lei era vestita in maniera molto classica, con una camicetta bianca e una gonna nera con le calze scure, intanto che guidava la studiai per bene: era davvero un’avvenente donna. Quando arrivammo al ristorante lei parcheggiò, io scesi, andai ad aprirle la portiera e quando uscì dalla macchina mi venne un colpo, poiché il fuoristrada aveva i sedili molto alti, scomodi da salirci sopra, eppure molto più scomodi da scendere per chi aveva la gonna. Quando le aprii la porta in un gesto di galanteria lei scese mostrandomi delle belle gambe affusolate, anche se tentò goffamente di coprire il tutto. Mia moglie non le aveva mai usate, in quanto le considerava e le riteneva robe da puttane.

Il ristorante si chiamava “Casa Mia”. Un piccolo complesso suonava canzoni italiane degli anni settanta e ottanta, la conversazione era molto piacevole e scorrevole con quelle luci suffuse. Ordinai una bottiglia di vino rosso cileno, anche se mi ero ripromesso di non bere, perché volevo stare il più lucido possibile, poi quando guardai che qualcuno cominciava a ballare un lento le chiesi se volesse ballare e lei accettò. Quando fummo nella pista lei s’appoggiò a me e io la strinsi. Ballammo per un paio d’ore, alternando balli lenti e moderni. Dopo i primi balli cominciai ad accarezzarla dolcemente lungo la schiena, sul collo e a baciarla sulle orecchie, perché aveva un buon profumo. Quest’azione mi eccitava, lei sospirava e s’accostava sempre di più a me, io le accarezzavo anche le natiche con disinvoltura che percepivo molto sode, ogni tanto le strofinavo i seni quando le luci erano molto soffuse e il mio cazzo era sempre più duro, circostanza quest’ultima che non esitavo di farle tastare. Verso le ventitré le chiesi se voleva venire con me, però lei dichiarò che preferiva ballare ancora un poco. Nonostante tutto non ero sicuro che avrei scopato per quella sera, giacché continuammo a ballare e ci scambiammo anche qualche bacio sempre più appassionato.

Dopo mezzanotte il complesso eseguiva e suonava soltanto balli lenti. All’una di notte m’accorsi che avevamo raggiunto un punto d’eccitazione insostenibile, anche se dato il luogo non avevamo fatto cose inusuali. Le proposi di lasciare il locale e lei accettò, dopo aver pagato tornammo alla sua macchina e quando fummo dentro l’abbracciai baciandola. Lei aprì la bocca e le nostre lingue s’incrociarono. Mentre la baciavo cominciai ad accarezzarle i capelli, le orecchie, il collo, i fianchi e le cosce. Le tirai fuori la camicetta dalla gonna, infilai la mano e sentii sotto il reggiseno, il suo seno caldo. Percepii che le piaceva dai sospiri sempre più profondi, a questo punto cominciai a sbottonare la camicetta, anche se tenevo un occhio a quello che succedeva fuori dalla macchina. Lei aveva un reggiseno di pizzo nero molto conturbante, sicché cominciai a baciarla sulla gola, mentre lei m’accarezzava i capelli. A questo punto con entrambe le mani le slacciai il reggiseno e due tette meravigliose mi apparvero bianche e insolitamente sode.

Doveva essere eccitata anche lei, dal momento che i capezzoli erano duri e dritti con un’areola grande e scura, in quell’istante agguantai in bocca un capezzolo e cominciai a leccarlo, giacché percepii chiaramente che le sue cosce si stavano aprendo compatibilmente con la gonna. Le morsicchiai il capezzolo dopo averci giocato un po’, poi passai la mano in mezzo alle sue cosce. Lei in quella circostanza le aprì completamente, in seguito arrivai alla fica che cominciai ad accarezzargliela poiché ero molto infervorato. Aveva il reggicalze che avevo già intravisto, però là di sotto indossava perfino un oggetto che non avevo ancora mai visto dal vivo, un tanga nero di pizzo ben lavorato. Per tutto il tempo che continuavamo a baciarci mi mise la mano sulla patta dei pantaloni e mi strinse il cazzo, che io prontamente misi a sua disposizione, le chiesi se voleva venire con me e lei mi rispose:

“Sì, certo, perché soffrire ancora”.

Ci sistemammo dirigendoci in direzione del mio hotel, mentre lei guidava io continuavo ad accarezzarla in ogni punto raggiungibile. Mireya mi raccontò che erano oltre due anni che non aveva un uomo, io in quel frangente mi sentii ancora più accalorato ed eccitato. Dopo aver parcheggiato nel garage dell’hotel, presi la mia chiave e salimmo in camera. Era la prima volta invero nella mia vita da sposato, che arrivavo a scopare dopo una cena, dopo un ballo e dopo tutti i preliminari. Quando entrammo in camera cominciammo a baciarci nuovamente e passionalmente, puntai scupolosamente la sveglia per le otto e trenta, perché dovevo prendere il volo delle dieci per Rosario in Brasile. Lei chiese d’andare in bagno un attimo, io sentii scorrere l’acqua e quando rientrò nella stanza era senza gonna con la camicetta tutta aperta. Io sono un iperteso, eppure in quel momento la mia pressione doveva essere al massimo e stavo rischiando un colpo: le calze scure, il reggicalze di pizzo nero, il tanga di pizzo nero solo per coprire il pube, il reggiseno di pizzo nero. Tutto quello che avevo sognato sin da ragazzo e che non avevo mai potuto toccare, era davanti ai miei occhi. Gli andai incontro ed entrando nel bagno le accarezzai con una mano il pube e con l’altra la schiena. Dopo tutti questi eventi in una sola serata ero preoccupato di venire ancora prima di andare in buca, così lavai il mio amico e ritornai in camera.

Lei stava sorseggiando una limonata, io m’avvicinai, bevemmo assieme dallo stesso bicchiere e poi ricominciammo a baciarci. Lei cominciò a sfilarsi la camicia, però io le chiesi di lasciar fare a me, perché era una vita che aspettavo di spogliare una donna vestita. Le sfilai la camicia stando dietro di lei, accarezzandole le braccia e la schiena. Quando le accarezzai la schiena lei ebbe dei brividi e il mio occhio cadde sul suo sedere, perché aveva due chiappe sode, bianche e rotonde, perché in mezzo a esse ben incastonato spiccava il filo del tanga: in quell’istante avrei voluto strapparglielo a morsi, però con molto sforzo mi trattenni. Le aprii il gancio del reggiseno e con le mani, le feci cadere le spalline, le passai le mani continuando ad accarezzarla sotto le ascelle baciandola sul collo e tra i capelli. Come profumava di buono quella donna, successivamente le strinsi i capezzoli e avvicinandomi le feci sentire l’erezione che mi tormentava. A questo punto lei si voltò verso di me e cominciò a spogliarmi, io continuavo a muovere le mani sul suo corpo meraviglioso e ben tornito, in quanto la sua pelle era molto liscia, poi quando mi sfilò via la maglietta mi baciò i capezzoli. Mai una donna m’aveva fatto questo, mi sentivo di scoppiare, però non fu niente in paragone a quello che fece quando i miei pantaloni finirono per terra con le mie mutande; lei esclamò una lieve allusione con una piccola risata, si sedette nel letto e cominciò a leccarmi il cazzo partendo dai testicoli.

Io ebbi un lampo, pensai ai preti che dicevano che per farsi le seghe si diventa ciechi e a mia moglie, che diceva che non è bello né le piaceva fare questa cosa, tuttavia allontanai cancellando immediatamente quel ridicolo quanto infruttuoso pensiero. Dopo qualche secondo pensai che non potevo perdere l’occasione d’avere un corpo tanto bello tra le mie braccia e le chiesi di stendersi sul letto. Che visione con il tanga, le calze e il reggicalze. Se a questo punto avesse detto di no le avrei usato violenza, pensai che stavo regredendo dall’uomo alla bestia, ma come era delizioso e piacevole. Il letto non era matrimoniale, poiché quando avevo prenotato non avevo previsto quest’eventualità, cosicché m’inginocchiai sul pavimento e cominciai a baciarla dappertutto, perché adesso lei apriva le cosce completamente spalancandole, che bella visione potevo ammirare. Le sfilai il tanga, giacché era la prima volta che lo facevo su d’una donna. Che mi venisse un colpo, ripensandoci non avevo visto molti peli sul pube, ma nello slancio non ci avevo fatto caso.

La sua fica era completamente depilata, a parte un piccolo ciuffo biondo sulla sommità comparandola inevitabilmente con quella pelosissima di mia moglie. Ero in un altro mondo, dato che mi sentivo come un esploratore nella nuova terra da perlustrare accuratamente. Anche tra le gambe la pelle era liscia al tatto, che sensazione nuova, in tal modo m’avvicinai con la bocca perché aveva la fragranza del sapone, di pulito e di muschio. Quando stavo con la testa in mezzo alle sue gambe, Mireya piegò le ginocchia mostrandomi il buchetto del suo sedere profumato e senza peli, mentre lei m’accarezzava baciandomi il cazzo. Avere una donna attiva per la prima volta nella vita che m’accarezzava, mi baciava, mi succhiava e soprattutto che si dava non per soldi, mi lasciava in quella contingenza piuttosto sconvolto ed enormemente eccitato. Anche lei doveva essere accalorata, perché oltre a muovere i muscoli del bacino a ogni carezza o leccata, aveva la fica completamente bagnata, giacché del resto erano diverse ore che stavamo pomiciando. A un certo punto mentre la stavo leccando, partendo dal sedere fino al monte di Venere e viceversa, Mireya mi disse che non ce la faceva più e che voleva sentire il cazzo dentro, io l’accontentai subito, appoggiai con il suo aiuto il mio cazzo alla sua fica e cominciai a spingere.

Le sue gambe s’alzarono avvolgendosi alla mia schiena tirandomi verso di lei. Il mio cazzo entrò con un po’ di fatica, eppure il mio e il suo desiderio erano così grandi, cosicché dopo qualche secondo era tutto dentro, fino in fondo nella sua splendida fica. Mireya cominciò a sospirare profondamente, le sue unghie si piantarono sulla mia schiena, mentre io cominciavo a pompare, il suo bacino si muoveva ritmicamente assieme al mio in un incontro bestiale. Dopo qualche secondo lei venne emettendo un grido flebile, io scaricai dentro di lei con un piacere immenso tutta la mia linfa, vent’anni anni di repressione con un grido di libertà mai vissuto prima d’allora. Continuammo ad abbracciarci e a baciarci mentre la camera odorava di sperma. Il mio cazzo restò duro, la novità gli faceva molto bene e continuammo con una posizione di sessantanove animalesco. Cominciai nuovamente a leccargli la fica, in quanto era tutta bagnata anche dal mio sperma, mentre lei mi leccava il pene, poi quando fui sul suo clitoride lo succhiai alternandolo con dolci leccate. Il suo sedere era diventato bagnato con i fluidi che erano usciti dai nostri sessi, cominciai a lavorarlo di lingua, vedevo che lei gradiva perché alzò le ginocchia per renderlo più accessibile, infine quando la lingua raggiunse il massimo della profondità possibile, bagnandolo per bene c’infilai il pollice ritornando con la bocca sul clitoride.

Lei s’inarcò emettendo un grido e stringendo ripetutamente l’ano molto forte, questa situazione mi fece capire che lei era venuta un’altra volta e mi fece un’altra sorpresa. Mentre le stavo toccando il sedere e leccando la fica, sentii un dito entrare nel mio sedere e muoversi internamente, perché a nulla valse stringere le chiappe. Era la seconda volta che qualcuno m’infilava il dito nel sedere. La prima volta per motivi di prostata, in quanto il disgraziato di turno aveva avuto il coraggio di dirmi persino si rilassi - e anche se non fu una sorpresa non mi piacque. Questa volta però la sorpresa fu totale, tant’è che le morsi la fica, sia perché era inaspettato sia perché dopo qualche secondo con un grande piacere smisurato, sborrai candidamente senza pensarci sulla sua faccia. Ero distrutto e visibilmente sconvolto per tutto quello che avevo vissuto in quelle ore, per le energie erogate e per il piacere avuto. Anche Mireya però era rimasta senz’energia, poiché giaceva con le gambe completamente aperte, sudata e fragrante di sperma. Ansando mi voltai verso di lei e appoggiammo le nostre bocche una sull’altra, cominciai a sussurrare parole dolci ringraziandola del piacere che m’aveva donato. Lei non aveva idea della porta che aveva spalancato in me, perché quando ricominciai ad accarezzarla ero ancora fuori di me, mi sentivo in un altro mondo, tuttavia la sveglia mi riportò alla realtà e al futuro.

Dovevo partire proprio adesso che avevo trovato una persona interessante e coinvolgente, questo mi dispiaceva rattristandomi molto. Facemmo la doccia assieme e dopo esserci rivestiti andammo a consumare la colazione, dove fissammo l’appuntamento per il mese successivo, in occasione della mia nuova visita. Questa volta sarebbe stato un bel fine settimana completo. Quando ritornammo in camera ed eravamo abbracciati per l’arrivederci ebbi un raptus, la spinsi nel letto, le sollevai la gonna, spostai il tanga e le diedi una leccata fino a quando lei inarcò la schiena rantolando.

Le dissi che per la prossima volta non le avrei risparmiato nessun buco, lei con un bacio mi rispose che era una gesto che stava tenacemente aspettando, con molto desiderio da oltre due anni.

{Idraulico anno 1999}