i racconti di Milu
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Indice
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Quando capisci di aver trovato la persona della tua vita?
Da cosa lo percepisci?
Quali sono i segnali?
Come fai a riconoscerla?
Per me queste domande hanno un solo minimo comune denominatore. Una sola risposta, tutte quante. Una cosa arancio, liquidissima. Rotonda, cagata li in mezzo a del bianco sporco di frittura. E intorno, tutt’attorno, briciole ovunque e nuove macchie su quello che da catalogo doveva essere acciaio inox. Macchie che nonostante tutto tu, solo tu, riuscirai a mandar via.
Tra noi due, sei l’unico che ha il coraggio di fare e riuscire in certe cose. Io, ci provo, sempre, ma annaspo. Non prendo decisioni, non porto allo spendente questo fornello maledetto, con tutti gli smac acciaio del pianeta. Io non ho mai il prodotto giusto, tutto qui, tu sì.
Semplice, ordinario.
Come questo uovo quasi pronto. Guarda in alto da sotto la sottiletta che gli ho appiccicato sopra. Come piace a te. Come la prima volta che hai dormito qui. Alle 6.40 ero già sveglio, rantolavo per casa piano, deciso a non svegliarti. Pensando a cosa prepararti per colazione. Pensando a cosa fare per renderti piacevole aprire gli occhi, con calma. E tu, che da sotto il piumone ridevi, e chiedevi.
«Mi fai un uovo fritto con del formaggio, mi ricorda Londra, ti prego.»
Allora, solo allora, ho capito. I miei presentimenti, i miei pronostici, si erano avverati.
Eri tu, punto.
Un punto colorato in mezzo alle ante nere. Un piccolo sole in mezzo alle nuvole grigie di maniglie, che sbuca da sotto la cappa che non aspira un grammo di fumo ma attira polvere da tutta Europa.
Tu, che rendi speciale ogni mattina.
Speciale questo succo d’arancia intrappolato nel suo tetrapack velenoso. Due fette di prosciutto cotto, quello delle buste. Un piatto a parte, e il mio piccolo vassoio.
I miei passi verso lo stereo. Un tuo cd che in sottovoce parte, lento. Con quel tizio ciccione vestito da donna, che canta come una signora anziana.
Aprirai i tuoi splendidi occhi nocciola e mi vedrai, seduto, vicino a te. Con il tuo breakfast accomodato sulle gambe, il rotolo di scottex nella mano destra. Carico tutto, e sono pronto. Oscillo ma non lascio niente sul pavimento scuro. Cammino impacciato ma riconosco il parquet effetto rovere marrone della mia stanza da letto. Scosto la porta con il didietro, accendo la luce sul comodino con il gomito. Appoggio il cibo, schiarisco la voce, ti chiamo, ti cerco con lo sguardo che si deve abituare alla mezza oscurità. Sei mezzo sotto e mezzo sopra alle lenzuola, il tuo sedere e la tua gamba destra fanno bella mostra di sé così come parte della tua schiena. Non rispondi e resto a guardarti immobile con gli occhi che ti accarezzano il corpo e lo mangiano così come la mia bocca ha fatto per tutta la notte. Mai sazi uno dell'altro, mai sazio il tuo culetto del mio cazzo sempre duro e delle mie dita. E' da un mese che sei tornato da Londra, da quel viaggio studio e ci siamo rincontrati per caso al centro. E' da tre settimane che dormi almeno tre-quattro notti a casa mia. Subito sesso, subito senza pudore di chiedermi ancora ancora ed ancora di entrare in te in tutti i modi. Mi hai fatto fare sesso in tre, in quattro e tu sempre pronto a darti a tutti ed a concedere il tuo corpo giovane spruzzato di pelo biondo. I tuoi gemiti hanno riempito la mia stanza e quella di qualche tuo amico mentre venivi scopato a forza con anche due cazzi assieme che ti massacravano lo sfintere ed una mano o un cazzo ti chiudeva la bocca. E poi ancora, mai sazio, gli occhi nocciola che brillano di piacere porco mentre ti fai usare mentre io eccitato e stupito ti guardo concederti ad ogni voglia di tutti. Le pinzette ai capezzoli, la “gabbietta” come la chiami tu che ti imprigiona il tuo bel cazzo rosa chiaro per torturarlo mentre lui vorrebbe diventare duro ma deve restare compresso al suo interno, e poi quelle raffiche di cazzi dentro al tuo buco che separa le due perfette natiche delicatamente irsute.... Ma con gli altri è solo sesso, dici, solo divertimento, quando restiamo soli mi baci in modo dolce. Resto a guardarti e mi esplode il cazzo dentro ai boxer pensando a quanto ti sia piaciuto la scorsa notte farti infilare tutta la mano fino al polso da quel tuo amico e poi anche da me perché dici che il fisting è molto appagante e poi rimasti soli ti sei addormentato con la testa sul mio petto mentre ti baciavo la fronte e giocavo con i tuoi capelli. La tua semplicità mi ha stregato, la tua voglia di sesso senza inibizione alcuna. La colazione si sta freddando ma io lascio che accada e sono già nudo che ti bacio il piede sopra al lenzuolo e lecco la gamba e tu ridi sotto i baffi perché soffri il solletico dietro al ginocchio ma mi lasci fare. Hai addosso l'odore del sesso, me ne riempio le narici. Dici che solo io ti posso sborrare in culo ma, scusa, non mi fido e metto il condom per entrare subito dentro, duro, forte. Mordi il cuscino ma lasci fare, la mia bocca sul collo, le tue braccia spalancate come in croce con le mie mani che stringono le tue e le dita che si intrecciano mentre ti monto duramente ed il tuo culo si apre e si bagna. Ancora ancora ancora ed ancora ne vuoi ancora e resto dentro anche dopo aver goduto continuando a muovermi. Ti lecco la guancia ispida, ti mordo l'orecchio. “Sei mio” ti dico “Sono tuo”.