i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

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Io ricordo accuratamente e ripenso scrupolosamente con infinito e perenne piacere a quella serata, a quell’estrosa, inconsueta e stravagante notte, immersa nel suo massimalista calore e nella sua radicale magia, dato che tutto era perfetto, per il fatto che il nostro incontro tanto atteso e combattuto era alla fine arrivato. L’ira e il rancore degli dei si era finalmente rasserenato e noi eravamo pronti per vivere un nuovo sogno, in quanto l’eccitazione e l’emozione si erano fatte vive gi dal mattino, la mente era pienamente rapita e niente poteva distrarla n interromperla dai suoi pensieri. Le domande erano molteplici, l’adrenalina era talmente impazzita che in me stava crescendo una lieve paura, s, quell’avventata e folle inquietudine d’incontrarlo di nuovo.

Erano trascorsi suppergi due mesi dall’ultima volta che c’eravamo visti, in quanto eravamo stati all’inferno, poich avevamo ampiamente gioito e gongolato dei nostri corpi. Da quella volta, avevamo fatto l’amore altre volte, dal momento che le nostre parole ci avevano accompagnato guidandoci nel nostro licenzioso viaggio della nostra sbrigliata e sfrenata lussuria. Lo avevamo eseguito al telefono cos come farebbero due ragazzini, perch avevo provato sensazioni nuove, originali e persino sconosciute, in quanto non credevo d’esserne capace, poich non pensavo d’avere tanta passione dentro di me, non avvertivo pudore n imbarazzo, dato che ogni chiusura e ogni inibizione era repentinamente sparita. Esisteva soltanto il desiderio d’avere quell’attimo, di provare quell’astrusa e curiosa sensazione di varcare la soglia del piacere pi infinito e puro, di misurare quel patimento, soppesando quella sofferenza che mi porter al presente senz’altro alla pazzia, ma alla quale ormai non so pi rinunciare. Attualmente sto guidando, giacch i miei pensieri ritornano con forza a quella serata, al mio abitino nero, alle mie scarpe, ai miei capelli, al suo aspetto, al suo viso e al suo sguardo cos incredibilmente coinvolgente e intrigante.

La cena che consumammo fu squisita, mangiammo i crostacei con le mani, i suoi occhi erano immobili sulla mia bocca, poich la osservavano con irrefrenabile e primitivo piacere, dopodich sorseggiammo del Pinot friulano, il suo preferito se non ricordo male. Uscimmo in seguito dal ristorante, ci dirigemmo all’auto e guidammo in silenzio fino a casa mia. Scendemmo ancora senza ripetere una parola, ma in perfetta intesa e in completa sintonia. L’aria era ammaliante, avvolgente e sensuale, la luna era piena e la sua luce sovrastava il buio della notte, le stelle erano il suo regno, la loro immensit e il loro splendore ci resero liberi da tutto, dalla razionalit, dalle nostre paure e dalle nostre quotidianit. I nostri occhi s’incrociarono e in un attimo ci trovammo distesi sull’erba del mio giardino, vivemmo per qualche minuto la bellezza inesauribile e infinita di quello spettacolo, perch il mio segreto amante s’avvicin, il suo respiro era cos forte che in quell’istante pensai:

“Dio i miei vicini, che penseranno” - invece erano solamente i miei sensi, che ormai si erano totalmente aperti sganciandosi verso di lui.

La sua bocca mi baci, le sue mani mi spogliarono, il mio corpo e la mia pelle divennero bianchi, illuminati solamente dalla luna, nessuna parola fuoriusc, i suoi occhi erano ancora su di me, non mi lasciavano, m’intrappolavano, in quanto divenni loro schiava. Lui agguant il mio viso fra le mani e continu a baciarmi, io ero persa in lui, volevo che non smettesse, che continuasse, che assaporasse ogni centimetro del mio corpo, fino a raggiungere il paradiso, il mio individuale e superlativo miele, dal momento che desideravo che ne sentisse il profumo e che s’inebriasse del suo sapore, e cos fu.

La sua lingua abbandon la mia bocca, scivol sul collo, poi sui seni, poi sul ventre e si ferm, dato che adorava la mia pancia e il mio ombelico. La mia schiena s’inarc, il mio respiro si ferm e la luce continu a illuminare ogni sfumatura, la sua bocca riprese il suo cammino, baci i miei fianchi e con la lingua tracci i confini dei miei slip. La mia ingordigia voleva che accelerasse i suoi movimenti, mentre la mia perversa sofferenza avrebbe voluto che non arrivasse mai al mio paradiso. Il mio corpo si stava muovendo, seguiva i suoi movimenti, fino a quando sentii i suoi denti che stavano spostando gli slip e quella meravigliosa lingua inizi il suo dissoluto e lascivo gioco, perch si muoveva con maestria come se stesse disegnando una farfalla.

Il momento culminante di quel piacere stava sennonch sopraggiungendo prepotente, per lui si ferm, agguant fra le sue mani i fianchi, mi gir e mi fece sua, io sentii il suo sesso dentro di me, dato che si muoveva prima lentamente e poi con forza, in seguito un grido si elev nel silenzio della notte, per il fatto che sua mano si pos sulla mia bocca, malgrado ci non riusc nel suo intento. Io dovevo liberarmi dalla mia prigione, il mio cuore smise quasi di battere, il mio corpo s’immobilizz, pensai che in quel momento potevo anche morire. Il mio corpo ricadde sull’erba, il mio respiro riprese affannoso e le mie gambe iniziarono a tremare.

Ebbi frattanto un brivido, le sue mani iniziarono ad accarezzarmi, poich le sentivo fra i capelli, sul collo, sulle spalle e sulla schiena, ne avvertivo distintamente i suoi movimenti, in quanto sprigionavano una dolcezza infinita. Non so quanti minuti passarono, forse in quell’attimo il tempo, la notte, la luna e le stelle si fermarono, s, proprio loro, divenuti ormai i nostri clandestini, occulti e in special modo silenti testimoni. Io mi voltai, giacch il mio desiderio era ancora vivo e volevo di pi, ambivo per cercare di placare la mia irruente sete, m’avvicinai al suo ventre e iniziai ad accarezzarlo con le labbra, mi muovevo lentamente perch volevo far crescere il suo desiderio e le sue aspettative. Il mio volto era ancora illuminato dalla luna, cosicch lui, la mia fonte d’energia adesso poteva guardarmi, osservare ogni singolo movimento e vivere anche con gli occhi la sua scostumata e straripante eccitazione. Le mie mani lo stavano accarezzando e la mia bocca adesso era vicinissima al suo sesso, dal momento che ne sentivo il profumo mischiato al mio miele, una miscela realmente afrodisiaca, effettivamente stimolante.

La mia lingua inizi la sua scoperta, si muoveva, lo sentiva, seguiva ogni suo millimetro fino ad arrivare alla sua cima, le labbra s’aprirono e lo fecero entrare. I miei movimenti furono intensi e lussuriosi, volevo godere del suo piacere e sentirlo dentro di me, perch bramavo ascoltare e prestare attenzione al suo pi animale e istintivo godimento. Il mio radicale desiderio fu presto esaudito, sentii il suo sesso diventare sempre pi grande, le sue gambe s’irrigidirono, il suo respiro divenne affannoso, alla fine un calore grandissimo invase il mio corpo, poich fui inondata dalla sua linfa e d’improvviso ascoltai la sua voce che mi manifest:

“Alla fine ci arresteranno” - infine ridemmo a non finire nel silenzio di quella magica notte, in quanto si sentirono unicamente le nostre goliardiche e spensierate risate.

In seguito entrammo in casa ancora sconvolti per quello che era accaduto, solamente allora prendemmo coscienza e reale percezione che potevamo essere scoperti, spiati e visti da chiunque e quel pensiero nella nostra pazzia ci eccit oltremodo, infine ci addormentammo esausti. Il mattino dopo mi svegliai, voltai il mio sguardo e l’altra met del mio letto era vuota. Com’era possibile? In quel preciso istante, captai e inquadrai che fu tutto soltanto un sogno, indimenticabile, infernale, sennonch unicamente un sogno. La mia stanza immersa nella luce del mattino, fuori i raggi del sole devono essere gi alti, tuttavia resto nel mio letto, perch non ho nessuna voglia d’alzarmi e iniziare cos un nuovo giorno.

Sono visibilmente eccitata e percettibilmente divertita da quello che il giovane Morfeo m’ha regalato. Sorrido, a questo punto avvisata d’aver varcato la soglia del mio essere, dato che ne sono felice anche se non so dove mai mi porter. A un tratto m’accorgo dell’infinito calore che il mio corpo sta liberando, perch lo sento desolato, selvaggio e insperatamente vivo, avverto il desiderio crescere in me, non posso crederci, eppure le lenzuola sono bagnate dalle mie abbondanti secrezioni.

Io voglio, per non riesco a essere metodica n ordinata n razionale, gli occhi si chiudono, il bacino inizia a muoversi e le mani cominciano ad accarezzarmi, la mia mente persa, le immagini si sovrappongono duellando, perch sto rivivendo il mio erotico e lascivo sogno, sto godendo d’ogni suo attimo, avverto il battito del mio cuore fra le gambe, in quanto poderoso, ma non riesco a controllarlo, non ce la faccio. Le mie dita raggiungono il clitoride, iniziano a viziarlo traviandolo come un bambino, gli danno ci che vuole e come per incanto diventa sempre pi docile, imponente, prepotente e sublime, fino al momento che la sua linfa improvvisamente inonda le mie mani, nel tempo esatto in cui io libero il mio corpo da quel buio, da quell’inatteso oblio. Gli occhi s’aprono, adesso sto ridendo, resto qualche minuto immobile con le mani ancora fra le cosce, poi m’alzo, sono felice ed entro nella doccia.

L’acqua calda e scende gi con forza, essa gradevole, appoggio la mia schiena alla parete, gli occhi si chiudono nuovamente, mentre io sono manifestamente sguarnita, notoriamente disarmata, perch essendo indifesa e vulnerabile mi lascio bonariamente vezzeggiare da quel momento e sorrido.

{Idraulico anno 1999}