i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

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Attualmente ti sto pensando intensamente, sto considerando e meditando sentitamente quando abbiamo fatto sesso assieme, dal momento che m’hai telefonato dopo molto tempo e alla fine le tue ultime parole sono calorosamente state:

“Sono cambiato, lo giuro, per davvero” - m’avevi garantito decantando e magnificando al massimo quel concetto.

Successivamente sei apparso sulla porta di casa e m’hai guardato silenziosamente, perché non occorrono saluti tra di noi né convenevoli né smancerie di benvenuto, io t’ho desiderato subito e le tue mani m’hanno stretto a te, in conclusione ci siamo spogliati con quella fretta smaniosa e con quell’urgenza caratteristica dell’astinenza, per il fatto che il tuo bacio m’ha fatto soffocare:

“Adesso voglio tutto, devi essere mio, mio soltanto con il tuo corpo e con la tua anima. La tua anima dev’essere qui con me, non lontano, non nella morsa della tua debolezza, della tua perenne fiacchezza” - avevo io amorevolmente sottolineato stringendomi a te.

Tu m’hai detto che hai smesso, però io non ci credo, intanto le tue mani stringono i miei seni:

“Accidenti, mi stai facendo male” - ti dico io un poco infastidita per il tuo insospettato e repentino impulso, malgrado ciò non importa.

Io voglio lasciarmi andare, non voglio pensare a niente e godere appieno di questo momento con te, ci siamo posseduti come il mare in tempesta, nel tempo in cui i nostri baci e i nostri sessi consumano scambiandosi. Avverto rapidamente e sento all’istante la tua eccitazione crescere fino a esaurirsi e svuotarsi in ultimo dentro di me, mentre io t’incontro con gli occhi colmi di noi, con la pelle soddisfatta e sudata. Il silenzio che tanti biasimano e detestano dopo il sesso, per noi è invece un momento altamente spirituale, purissimo, direi incorrotto, perché anche una singola parola sarebbe di troppo. Ci conosciamo così bene da rispettare pure gli spazi sul letto, poiché ognuno possa lasciare andare la propria sazietà d’emozioni e la pienezza d’impressioni, lasciandola libera di proiettarsi scagliandosi liberamente nella stanza. Dopo t’alzi e inizi a vestirti, io ti guardo e so perfettamente che cosa stai per dire, tuttavia spero di sbagliarmi, frattanto ti giri e m’accarezzi:

“Ti voglio bene, però non merito la tua amicizia né sono degno del tuo profondo amore. Per favore, lasciami andare per la mia strada, ti prego, io non sono una persona ammodo né perbene. Quando starò meglio, se sarà, tornerò, perché attualmente sarei soltanto un enorme peso e un’effettiva presa in giro. La mia testa al presente non c’è, vaga di continuo perdendosi. Ciao amore”.

T’allontani, esci chiudendoti la porta alle spalle, giacché anche questa volta immancabilmente la tua afflizione t’ha soggiogato, per il fatto che ha vinto un’altra volta lei: la tua dannata e infernale follia, la tua infelice e maledetta oppressione, la tua malvagia, scellerata e sciagurata ossessione.

Hai sapientemente finto mentendomi cinicamente e svergognatamente, ancora una volta t’ho perso e t’ho smarrito nuovamente, perché ancora una volta indecentemente e miseramente tu vai a “farti” una dose di cocaina.

{Idraulico anno 1999}