i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

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01. Sexting



- Besta… bestia… sei una BESTIAAAAA!!!!

I suoi strilli disperati riempiono la stanza, la casa e, secondo il mio modesto parere, anche il condominio. Spero che nessuno ne intuisca la provenienza, altrimenti tra un po’ ci troviamo la polizia in casa.

La verità è che non mi aspettavo tutto questo casino, ma… ecco, vorrei fare due precisazioni. La prima: mi hanno chiamata in tanti modi, ma nessuno mai “bestia”. La seconda: vorrei dire che la mano che mi stringe i capelli sulla nuca inizia a farmi male, davvero, mi tira parecchio.

Vorrei ma lascio perdere. Non mi pare il momento. Soprattutto adesso che le ho infilato due dita dentro e che le cosce di Viola hanno cominciato a tremare in questo modo così delizioso. Che sensazione strana entrare con le dita nella fica di un’altra. Mi grida di tutto ma mica smette di tenerle spalancate le gambe, sta puttana. E nemmeno mi molla i capelli. Vuole che la mia testa resti incollata a lei.

No, quando dico “lei” non intendo Viola, intendo la sua fica.

Si dimena in modo incontrollato e non so se crollerà all’indietro o se invece mi precipiterà addosso. Per fortuna decide, o forse per lei decide la forza di gravità, di buttarsi supina sul tavolo travolgendo il prezioso cristallo di Kosta-Boda che per fortuna rotea e va a cadere di taglio su una sedia.

Scalcia con entrambe le gambe, e meno male che io sono inginocchiata proprio lì, nel mezzo. Al riparo dei suoi colpi.

Strilla senza vergogna un’ennesima volta. Questo, penso, è l’orgasmo. Troppo diverso, come strillo, dai precedenti. E poi ora è tutto il corpo che trema. E la mano ha allentato la stretta sui miei capelli.

- Basta! – mi implora.

Ma dato che sono stronza, troia, dispettosa, irresponsabile, fate voi, io continuo a lappare. Lungo il solco della sua fica gonfia e aperta, proprio a scavarci e infilarmi dentro, e poi su su fino a raggiungere il grilletto, che quando lo trovo indurisco la lingua e lo colpisco con più forza.

- UUUU-UUU-uuu- uuuhhhh – si agita lei – BASTAAAAA!

E proprio dato che sono stronza, troia, dispettosa e irresponsabile io continuo.

Finché i suoi “uuuuh” diventano più flebili, finché i suoi “BASTA” diventano “basta… basta… basta” sempre più tenui, sfumati, finché tutto il suo corpo non smette di tremare ma è solo un grande prendere aria e buttare fuori aria.

Dalla mia prospettiva, che è quella di una ragazza in ginocchio davanti a un tavolo in mezzo alle cosce di un’amica che su quel tavolo ci si è sdraiata, Viola sembra quasi un cetaceo spiaggiato e in crisi respiratoria. Non so perché dico cetaceo, non è mica una balena. E non è nemmeno in leggero sovrappeso. Forse è il sapore di lei, che ho sparso su tutto il muso, che sa di mare.

Ora che c’è un attimo di pausa, però, lasciate che mi presenti.

Ciao, io sono Annalisa. Non so se mi conoscete. Facevo pompini. Ero la Vergine pompinara. Ho già scritto di me in un racconto che se volete potete andare a rileggere, Diversamente vergine. Per vari motivi, che potete trovare lì sopra, sono arrivata illibata ai mieri diciotto anni, diciamo che cercavo il ragazzo giusto.

Mentre lo cercavo ho fatto pompini a destra e a manca, non me ne pento. Anche perché il cazzo mi piace, lo trovo molto slurp e sono contenta di tutti quelli che ho preso in bocca. Davvero, date un’occhiata alla mia storia precedente, se vi interessa.

Solo che non potevo continuare a scrivere un racconto che aveva come titolo “diversamente vergine”, per il semplice motivo che vergine non lo sono più, da quando ho passato una notte con Tommy, un ragazzo di Parma carinissimo che ha fatto il quinto liceo nella mia vecchia scuola e che adesso è tornato con la sua famiglia nella sua città natale. Però c’è anche da dire che vive e studia a Bologna e che io… oh, insomma è un casino, non posso stare qui a raccontarvi tutto!

Le cose che dovete sapere, al momento, sono due. La prima è che grazie a Tommy, appunto, non sono più vergine. Come ha commentato con la sua solita grazia la mia amica Trilli, “finalmente l’hai trovato uno che ti si è imbertata”. Imbertare a Roma significa rubare. O, appunto, fregare. E sì, mi ha imbertata, fregata, scopata, sverginata. Mica mi dispiace, eh? Sono contenta che sia stato con lui. E sono anche contenta in assoluto, sia chiaro.

La seconda cosa riguarda invece Viola. Il suo ragazzo è mio compagno di corso a matematica, Francesco Uno. E’ un nerd fatto e finito, ma ha qualcosa… Infatti lei ci sta insieme pur considerandolo un coglione e mettendogli corna a tutto spiano con un suo (di lei) amico e una sua (sempre di lei) amica. Tutti e tre insieme, eh? Mica separatamente. Io invece a Francesco Uno gli ho fatto un paio di pompini. Lei se n’è accorta e all’inizio mi voleva menare, poi ha finito per leccarmi la fica, come vi dicevo, ma mi ha promesso che prima o poi me l’avrebbe fatta pagare. E’ tutto scritto, andate a leggere.

Siamo qui perché questa è una serata un po’ particolare, una serata in cui dovrò per l’appunto pagarla. Come? Scontando una specie di penitenza. Perché dovrò scontare una specie di penitenza? Ma allora non avete capito un cazzo! Proprio perché ho succhiato il cazzo al suo ragazzo e lei, con la faccia che sapeva ancora del mio succo di fica, mi ha promesso che prima o poi l’avrei pagata.

E stasera, a quanto pare, ci siamo.

E vabbè, per Viola questo e altro.

Già perché una cosa che non vi ho ancora detto è che nel frattempo io e lei siamo diventate amicissime. Sì, il fatto che lei mi abbia leccato la fica e mi abbia fatto scoprire davvero qualcosa c’entra parecchio, ok. Ma non è solo quello. E’ pazza come un cavallo, le voglio bene.

Lei dice che mi coinvolgerà prima o poi nei suoi giochini a tre con il suo amico e con la batteria di cazzi finti che tiene chiusa gelosamente in quello che chiama lo scrigno delle meraviglie. Io sinceramente ne dubito, sia perché non mi sento particolarmente fatta per le cose a tre, sia perché un paio di quei cosi li ho visti e uno in particolare mi ha davvero messo paura.

Ma adesso scusatemi e fatemi ritornare da Viola, che si è alzata dal tavolo e avanza verso di me con la faccia di una cui hanno appena leccato la fica. Ansima.

Devo confessarvi che non so perché cazzo l’ho fatto. Voglio dire, lei una volta mi ha leccato la fica dopo avermela depilata. E proprio per dirla tutta, visto che quella notte abbiamo dormito insieme, me l’ha leccata anche la mattina dopo. Ma a me non era mai venuto in mente di renderle il favore.

E’ vero, la domanda me la sono fatta. E’ normale, no? Dopo che ti hanno fatto una cosa del genere tu pensi “chissà come sarebbe se la leccassi io a lei?”. Non subito, intendo, anche nei giorni seguenti. Un po’ ti ci viene da pensare. Ma non è che mi ci fossi mai soffermata più di tanto.

Sì, certo, lei me l’aveva detto anche abbastanza esplicitamente che le sarebbe piaciuto, mi ha detto esplicitamente un sacco di altre cose se è per questo, ma non me la sono mai sentita. Ci eravamo baciate, questo sì. E anche stasera, prima, ci eravamo baciate. Poi qualcosa mi è scattato dentro, non so cosa. Sarà che siamo in tiro, stasera. Vagamente troieggianti. Ma insomma, quando me la sono vista davanti in autoreggenti e hand-me-down-dress non ho resistito, ho voluto provare, vedere che effetto fa. Che cazzo ne so, è andata così. Adesso almeno posso dire com’è leccare una fica e parlarne con cognizione di causa.

Non è che voglia convincere qualche ragazza a leccare la fica (sorelle, fate come vi pare) e non so nemmeno dire se sia meglio leccare una fica o succhiare un cazzo. Sono due cose incomparabili, completamente agli antipodi. Mi è venuto di farlo e l’ho fatto. Punto.

- Tu sei una troia pericolosa – mi sibila Viola prima di baciarmi e abbrancarmi le chiappe, tirandomi a sé come se volesse che i nostri ventri si toccassero.

- Dài, buona, che è ora di risistemarsi, tra un poco arriva Trilli.

Trilli è una mia amica, Tiziana in realtà. Si aggiungerà a noi stasera. Veramente io avrei invitato un’altra mia amica, Stefania. Più adatta a una serata come questa, forse. Ma molto forse, perché pure Trilli non scherza… Ma Stefania è impegnata con il ragazzo e Trilli è libera. Situazione abbastanza curiosa, visto che in genere è il contrario nonostante Stefania sia davvero una bella fica e Trilli, mmm… beh, insomma... Però Trilli ha sempre uno con cui ha una storia. Magari gli dura tre giorni, ma comunque è una storia. Li cambia come le mutande, i fidanzati.

State calmi però, non è che dobbiamo fare chissà cosa. Anzi, per la verità non so proprio cosa dobbiamo fare, perché Viola si è rifiutata di dirmelo. E non me lo vuole dire nemmeno adesso che le ho leccato la fica. Non che gliel’abbia leccata per quello, ma cazzo, un po’ di riconoscenza me l’aspettavo. Sapete cosa è una captatio benevolentiae? Significa accattivarsi la benevolenza, la simpatia di qualcun altro. E meglio di una leccata di fica tra ragazze cosa potevo fare? Solo che Viola non parla lo stesso.

- Non avrai mica pensato di corrompermi con così poco… - ride.

No, non ho pensato affatto a quello. Ma a sto punto mi chiedo cosa sarebbe necessario per corromperla. Un dream team di porno star, uomini e donne, suppongo.

Quindi non mi resta che mettermi sul divano dopo essermi sciacquata la faccia – sapeva troppo di Viola – e risistemata, attendere Trilli e raccontarvi delle puntate precedenti.

Aspettate, no, fermi. Non cominciate ora a dirmi ma allora sei sempre la solita stronza, annunci una cosa e poi cambi argomento, ci fai immaginare questo e poi parli di quell’altro.

No, no, no. Ma manco per niente. E’ solo che vi debbo dire di un po’ di cose che sono successe dal giorno in cui il racconto precedente è finito, Tommy se n’è tornato a Bologna e io sono rimasta a Roma.

Lo so che questo mio modo di raccontare a qualcuno non va a genio. C’è stato un lettore, per dire, che visto che parlavo di altro e non arrivavo a scrivere quello che avevo promesso di scrivere mi ha mandato una mail di protesta e, dopo la mia risposta che lo invitava ad avere un po’ di pazienza, me ne ha mandata un’altra, composta da una sola parola: stronza.

Ecco, tanto per cominciare evitate di insultarmi via mail, non rispondo.

In secondo luogo, questo è il mio racconto e faccio come cazzo mi pare.

E poi, lo dico soprattutto a chi è appassionato di queste cose, non correte troppo con l’immaginazione. Non è che, poiché questo racconto parla di una penitenza, siano in arrivo pagine e pagine di frustini, gang bang al buio, camerierine nude e in ginocchio, catene, manette o quant’altro. Ma manco per niente. Queste cazzate andate a leggerle nella sezione dominazione o da qualche altra parte, se vi interessano.

Qui si comincia con una cosa soft, molto più soft anzi della leccata che ho appena riservato a Viola. Qui si comincia esattamente da dove vi avevo lasciato nel racconto precedente.

Mancavano meno di dieci giorni a Natale. Ecco cosa è successo.

La sera stessa del suo ritorno a Bologna, Tommy mi invia un messaggio, verso l’una di notte. Molto scarno, quasi laconico direi. A suo modo romantico: “Ehi, sverginata…”. Per me è la scoperta del sexting. Che ci crediate o no, non l’ho mai fatto, ma recupero in fretta. Due giorni dopo le nostre schermate su WhatsApp si riempiono di conversazioni più o meno di questo tipo: “Che fai?”, “Sono a letto, tu?”, “Appena rientrato, anche io”, “Solo? Ahahahahahah”, “Ho voglia di un tuo pompino”, “Solo? Ahahahahaha”, “Infilati un dito nella figa”, “Ho il ciclo”, “Allora nel culetto”, “Wow! Obbedisco”, “Com’è?”, “Godo, ma vorrei il tuo”, “Ricordi che mi hai promesso il culo?”, “Intendevo il dito, porco”, “Troia”, “Ridimmelo”, “Troia troia troia troia troia troia troia troia troia troia
“, … “Stronzo bastardo mi hai fatto venire…”. Solo che quest’ultima cosa gliela mando per messaggio vocale, ancora ansimante.

Il giorno dopo ancora è un tormento, soprattutto sul tram che mi riportava a casa dopo l’ultima lezione all’università prima delle vacanze di Natale. Ma anche il pomeriggio, ovunque si trovi lui e ovunque mi trovi io. Il fatto è che mi ha mandato un breve video in cui si spara una sega. C’è proprio il suo cazzo in primo piano e la sua voce che mi fa “dimmi quanto ti piacerebbe adesso, troia”. Mi piacerebbe sì, lo guardo tre volte masturbandomi e la terza volta vengo proprio mentre osservo la sua sborra spruzzare fuori.

Ma la sera, a letto, invece di starmene buona e farmi un ditalino leggendo le nostre porcate, rischio davvero di rovinare tutto: “Non è che io ti faccio venire il cazzo duro e poi tu vai da quella mignotta di shalalà e te la scopi?”, “Veramente è qui con me, legge anche lei e mi tocca il cazzo”, “Stronzo!”. Mando il messaggio e spengo il telefono.

Shalalà è una delle due ragazze con cui Tommy divide l’appartamento. L’altra si chiama Giovanna e, a detta di Tommy, è una specie di ciccio-punk. Shalalà invece si chiama Sharon e, come lui stesso mi ha detto, se l’è scopata tre volte. Ditemi voi se una di Campobasso si può chiamare Sharon. Che poi non lo so se è davvero di Campobasso, faccio per dire. Ma anche se fosse nata a via Condotti sarebbe lo stesso.

Sono certa che Tommy scherzasse quando mi ha detto che sta troietta era a letto con lui – oddio, certa al novanta per cento, diciamo – ma nonostante questo sono incazzata lo stesso.

La mattina quando riaccendo lo smartphone lo trovo inondato di messaggi, fino alle tre e mezza di notte. Li leggo ma non rispondo. Non so nemmeno io perché mi è presa così. Solo altri due giorni dopo gli scrivo: “Scusa”. Stop, tanto che cosa c’è da spiegare? Sono stata stronza, lo sa lui e lo so io.

Ma poiché lui è Tommy la risposta dopo un po’ arriva e non è nemmeno di quelle risposte di chi fa l’offeso: “Avevamo fatto un patto, no? Siamo liberi ma ci siamo l’uno per l’altro. E se qualcuno chiede all’altro cosa ha fatto l’altro glielo dice. Finché dura a me piace. E comunque non ho fatto un cazzo :-p ”.

Lo chiamo. Non perché abbia giga da buttare ma perché voglio sentire la sua voce, quell’accento del cazzo che si ritrova, con quella specie di birignao.

- Scusami, ti prego…

- Sto entrando a lezione, stronzetta.

- Dimmi qualcosa, una cosa qualunque.

- Sei la mia troia preferita.

Bene, siamo tornati Tommy e Annalisa. Tutto come prima. Sexting non l’abbiamo più fatto, però.

E però, la sera, ho tanta voglia del suo cazzo.




CONTINUA
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