i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

[ - ] Stampante
Indice
- Text Size +
Note dell'autore:
Volete che continuo?
Scrivetemi sinceri e ditemi senza mezze misure cosa ne pensate.

sognolucaluca@mail.com
Non mi è stato concesso andare in auto all'appuntamento.
Mi è stato detto quale treno prendere e a quale orario.
Ho dovuto indossare una felpa larga, scarpe da ginnastica, jeans e sotto solamente boxer e calzettoni neri.
Così vestito, sento una certa frescura in quanto siamo appena giunti in primavera.
Con me ho potuto portare solo il portafogli. Niente cellulare, catenine o altro.

Nella mail è stato scritto molto chiaramente che mi sarei dovuto depilare diverse parti del corpo.
Così, poche ore prima di partire mi sono impegnato a rasare al meglio il petto, le ascelle, il pube, il culo e mi son dovuto anche rasare perfettamente la barba.

Le foto che avevo spedito quattro giorni prima erano piaciute molto all'uomo che voleva un giocattolo da usare durante una breve vacanza che aveva deciso di trascorrere in casa sua e nel più completo relax.
Ha voluto poche informazioni su di me e non me ne ha data alcuna su di se. L'unico appunto è stato riguardo la pulizia e il fatto di essere e richiedere una persona totalmente sana. Se avessi avuto anche un semplice raffreddore, mi avrebbe sbattuto fuori casa.

Giunto a destinazione, scendo alla stazione indicatami per messaggio.

Non so dove guardare, non so chi cercare.
Appunto di lui, non so assolutamente nulla e non ho nemmeno visto una foto del suo viso.

Ad un certo punto però, noto in lontananza due uomini fissarmi mentre mi vengono incontro.

Sulla destra, l'uomo è massiccio, con un cappellino che copre la testa probabilmente rasata, mi fissa con sguardo duro mentre con la giacca lucida e aperta cammina con le sue grosse mani che a fatica stanno nelle tasche dei jeans.
Sulla sinistra invece, l'uomo che vedo è sicuramente più maturo e porta in spalla un piccolo zainetto.
Con una leggera barba, il viso leggermente sorridente e vestito in modo molto più casual mima un lento applauso.
Sempre quest'ultimo, giunto a pochi passi da me, esclama :

- Finalmente il mio giocattolo è arrivato . -

Non usa saluti convenzionali e giunto al mio fianco, posando una mano sulla spalla, si rivolge all'altro uomo rimasto di fronte a noi.

- Anche se vestito, si vede che è lui vero? -

L'uomo non parla, ma con un leggero ghigno in volto fa un cenno di assenso con il capo.


- Molto bene. - afferma quello al mio fianco, allontanandosi per farmi voltare verso di lui.

Prende lo zaino e portato in terra, lo apre e ne estrae una bottiglia d'acqua.

- Immagino avrai sete. Bevi. - afferma porgendomi la bottiglia già aperta.

Senza dire una parola, impugno la bottiglia e ne bevo qualche sorso.

- Non ci siam capiti. - commenta sospirando – Tutta. - conclude con tono di comando.

A fatica, in mezzo le persone che passano senza quasi accorgersi della nostra presenza, bevo l'intero contenuto della bottiglia con discreta fatica.

- Bravissimo – esclama sorridendo prima di riprenderla dalle mie mani.

- Come penso tu abbia notato, non sono da solo come credo tu abbia invece ipotizzato in questi giorni nel nostro scambio di mail. Lui è un mio carissimo amico e spero questa sorpresina ti faccia piacere. - non attende che risponda e facendomi cenno con la mano di seguirlo, ci incamminiamo verso l'uscita della stazione.

Giunti all'esterno, inizia a farsi sera, le persone che passano sono molte come altrettanto è il mio imbarazzo a camminare tra quei due sconosciuti.

Facciamo qualche centinaio di metri e dopo aver svoltato a destra ci ritroviamo in un piccolo vicolo cieco. Avanziamo fino a superare diversi cassonetti dell'immondizia dopo i quali, l'uomo di fronte a me si ferma.

- Vieni qui – ordina indicando un piccolo angolo coperto dai cassonetti

Posizionato come richiesto, mi volto verso i due.
Per la prima volta, l'uomo più muscoloso estrae le mani dalle tasche e con esse, una corda discretamente lunga.

- Tiralo fuori – ordina quest ultimo con una voce decisamente più grossa e profonda del suo amico.

Divento rosso in volto, le gambe mi tremano e voltando pochi istanti lo sguardo verso la strada che vedo da sopra i cassonetti, noto quante persone ci siano che vanno e vengono senza quasi rendersi conto di noi tre posti in questo angusto vicolo.

Inghiotto la saliva a fatica e sbottonati i jeans li abbasso assieme ai boxer fino alle ginocchia.

- Dovevamo pur controllare che non ci avessi mandato foto del cazzo di qualche tuo amichetto. - esclama ora l'uomo più maturo sorridendo.

- Da come lo vedo bello duro, immagino ti sia servito molto il divieto di sborrare che ti ho imposto in questi giorni – esclama ridacchiando l'altro uomo.

In effetti questa situazione mi ha reso il cazzo talmente duro da averlo parzialmente scappellato.

L'uomo con le sue grosse mani si avvicina, si inginocchia e impugnate le palle mi fa sospirare mentre le maneggia, le strizza e le tira facendomi scendere la pelle del cazzo fino a scappellarlo definitivamente.
Maneggia la corda qualche istante e dopo un leggero strattone verso il basso alle mie palle, la avvolge attorno ad esse richiudendole come in un piccolo sacchetto.
Quella corda fa una decina di giri prima che l'uomo l'annodi saldamente.

Soddisfatto, mentre mi guarda negli occhi da una strizzata decisa che mi fa sospirare digrignando i denti.

- Con questo ci divertiamo come si deve – afferma l'altro uomo che si avvicina a noi per passare la mano sul mio cazzo. Quasi una carezza leggera che sale e scende ripetutamente lungo l'asta fino a quando, raggiunta la cappella, la strizza qualche istante tra pollice e indice.

- Andiamo ora – esclama l'uomo massiccio ancora accovacciato di fronte a me.
Con qualche strattone mi alza boxer e jeans in un unico movimento.
Mi trovo scomodo con i boxer non sistemati sotto i pantaloni.
Altrettanto scomodo è quanto me li abbia abbassati sulla vita prima di chiudere la zip ed il bottone.
Il cazzo è duro e curvo, stretto tra i boxer ed i jeans mal indossati.

Prima di ripartire, la mano dell'uomo si infila ancora nei miei boxer e raggiunto il cazzo lo spinge con decisione verso il basso, in una posizione ancora piu scomoda in cui rimane incastrato dai vestiti procurando un bozzo quasi eccessivamente vistoso.

- Muoviamoci o perdiamo il pullman.- esclama l'uomo più maturo assestandomi un forte sculaccione prima di mettersi in cammino.

La camminata che segue al posto di farmi ammosciare il cazzo, per via delle palle strette dalla corda e la scomoda posizione in cui si trova l'asta, mi fa quasi triplicare l'eccitazione che provo.

In mezzo ad una piccola folla di persone, mi ritrovo tra loro due ad attendere un bus che in effetti non tarda ad arrivare.
Vengo indirizzato al fondo di esso, dove l'ultima fila risulta ancora vuota.

Mi fanno sedere nell'angolino.

Al mio fianco l'uomo massiccio sorride posando subito una mano sul mio pacco mentre l'altro uomo si sta ancora sistemando nel seggiolino centrale.

Sto fermo, immobile e con le mani posate sulle ginocchia, non oso muovere un muscolo.
- Le mani mettile dietro la schiena – ordina per poi continuare.

Quella grossa mano, dopo una rapida ricerca trova l'asta dura e piegata da un lato.
Le dita la strizzano, la massaggiano, salgono e scendono.

L'altra mano invece estrae dalla sua tasca un cellulare.

- Io voglio una troia così – mi sussurra all'orecchio senza smettere di stuzzicarmi il cazzo e facendo partire sul cellulare il video di un ragazzo che viene scopato con forza da due uomini.

Guardo il video come rapito per colpa di tutta questa situazione quasi surreale.
Dopo nemmeno 40 secondi di riproduzione, sento l'eccitazione al culmine e sicuro di sborrarmi nei pantaloni avverto l'uomo.
- Sto per venire se continui così.- sussurro girandomi pochi istanti verso l'uomo.

- Brutto porco di un maiale. Non vorrai sborrare in un pullman pieno di gente ? - esclama sempre sottovoce attaccato con la bocca al mio orecchio senza smettere di toccarmi il cazzo.

Pochi istanti e senza smettere di farmi vedere quel filmato, con la mano entra nei miei pantaloni, si infila nei boxer e raggiunto il cazzo, dopo averlo stretto nella mano inizia a segarmi pur essendo chiuso in quell'angusto spazio.

Non resisto oltre, inarco il bacino, abbasso il capo, chiudo gli occhi e con un sospiro strozzato inizio a schizzare a fatica nei boxer, imbrattando così la mano dell'uomo che non sembra voler smettere.
Gli schizzi si susseguono deboli e continui a causa della strozzatura alle palle dovuta dalla corda.
Solo quando il video è arrivato a 2 minuti, stoppandosi, ferma anche la mano nei miei pantaloni.

- Guarda – esclama all'altro uomo estraendo la mano tutta imbrattata dalla mia sborra.

Il cazzo è ancora duro e le palle strette mi dolgono.
Non oso muovermi, respiro a pieni polmoni e guardo l'uomo pulirsi la mano con un fazzoletto di stoffa che poco più tardi mi viene infilato nei boxer come a voler assorbire cio che ho spruzzato.
Una discreta chiazza umida si presenta sui miei jeans e mi domando come farò nel momento in cui mi dovrò alzare. Ma cosa ancor peggiore, è la voglia crescente di pisciare.
Quest'ultima mi preoccupa ancor di più, in quanto inizio già ad accusare delle piccole fitte alla vescica.

Passano ancora una decina di minuti prima di raggiungere la nostra fermata.
Fuori ormai è buio, qualche lampione illumina la strada quasi deserta ed oltre noi tre, sono solo due i pedoni che vedo allontanarsi.

Stringo i denti e tra la frescura crescente che provo e la voglia di pisciare, mi vien la pelle d'oca.

- Dovrei far pipì – dico con un discreto imbarazzo.

- Per ora no – risponde l'uomo più maturo con un mezzo sorriso stampato in volto.

Iniziamo a camminare.

La vescica fa sempre più male.

Dopo qualche centinaio di metri mi fermo a respirare e mi piego qualche istante per le fitte.

- Trattienila – ordina ancora l'uomo per poi voltare in un vicolo dove le case iniziano a diradarsi.

In lontananza vediamo una grossa strada a più corsie.
Più ci avviciniamo e più noto di quanto sia trafficata.

Arriviamo infine sul marciapiede di essa, affianco ad una moltitudine di auto che sfrecciano ad alta velocità.
L'uomo più massiccio si posiziona alla mia sinistra e mentre mi sbottona i jeans, l'uomo più maturo si posiziona alle mie spalle prendendomi i polsi per legarli dietro la schiena.
Mi ritrovo presto con la patta ben aperta.
La luce dei lampioni mi mostra come i boxer siano bagnati e deformati dal cazzo curvo dentro ad essi. Le auto sfrecciano incuranti di noi tre anche se il mio imbarazzo e via via sempre crescente, fino al punto di sentir nitidamente il battito del cuore arrivarmi fino in testa.

Concluso di legarmi i polsi, quelle stesse mani ora scendono verso il basso e raggiunti i pantaloni, ci entrano all'interno. Sorpassati i boxer, raggiungono le chiappe che vengono subito palpate e strizzate. Dopodichè, con le dita si fa strada tra esse e raggiunto l'ano, prova a forzarne l'entrata diverse volte.
Sarà per il freddo, sarà per la lubrificazione assente, ma quel dito non riesce ad entrare e l'uomo ne approfitta per avvicinarsi al mio orecchio con la bocca.

- Questo culetto sembra un po più stretto del previsto. Te lo spaccheremo per bene. - afferma ridacchiando prima di passare le mani davanti ed impugnato il cazzo, lo stritola in una feroce morsa.

Ansimo, tremo, chiudo gli occhi mentre viene preso il fazzoletto dai miei boxer e la stretta finalmente cessa.
Presto quello stesso fazzoletto lo sento sulle labbra.

- Aspetta. È troppo asciutto. - commenta l'uomo massiccio che mi volta verso di lui.

Aperti gli occhi, lo vedo armeggiare con la sua patta dei jeans che una volta aperti, mostrano un pene parzialmente eretto ma di notevoli dimensioni.
Prendendoselo in mano, si avvicina ulteriormente a me, infila il fazzoletto nei miei boxer e poi, presa la mira, un forte getto di urina inizia a colpirmi esattamente su di essi.
Ben presto, dalla vita in giu mi ritrovo completamente zuppo di piscio.

L'uomo ride soddisfatto ed estratto il fazzoletto zuppo, me lo porta di fronte il viso.
- Apri la bocca – ordina con decisione.

Eseguo l'ordine ed in pochi secondi quel fazzoletto mi viene ficcato tutto in bocca.
Il sapore di piscio misto sborra è forte e fatico qualche istante ad abituarmici.

Nuovamente soddisfatto, l'uomo si richiude la patta guardando le macchine sfrecciare a pochi passi da noi.

Mentre io sono discretamente preoccupato dal poter essere visti, i due quasi non sembrano farci caso.

- Volevi pisciare? Bene, ora puoi farlo. - esclama l'uomo alle mie spalle, allargandomi i boxer per poter estrarre il cazzo ancora duro.

Tenendolo saldamente in mano e scappellandolo ulteriormente, mi incita a pisciare in direzione della strada.

- Dai cosa aspetti – replica anche l'altro uomo.

Mi sforzo, mi concentro, ma tutto questo imbarazzo mi blocca dal riuscirci.

- Lo so che non riesci a pisciare, ma scommetto che se ti sego, a sborrare ci riuscirai benissimo. - esclama dandomi due colpi di sega.

Tengo il fiato, chiudo gli occhi, mi concentro e spingo.

- Finalmente! - esclama l'altro uomo rimasto a guardar la scena.

A fatica, con il cazzo tenuto in mano da quell'uomo, piscio a fatica e per un tempo che mi pare infinito prima di svuotare definitivamente la vescica.

Quando riapro gli occhi, respiro di sollievo e guardando di fronte a me, gli schizzi sono arrivati quasi alle auto che sfrecciano.
Ancora una volta vengo colto da imbarazzo, da terrore e la pelle d'oca invade nuovamente il mio corpo.

- Ora andiamo – esclama l'uomo maturo impugnando le mie palle legate per obbligarmi a seguirlo tirandomi da esse.

Camminando, anche se aperti, i jeans fortunatamente non sembrano scendere, così da non intralciarmi e percorrendo la strada a ritroso, ad un certo punto svoltiamo in una nuova direzione.

Dopo un centinaio di metri, di fronte a noi, un piccolo capanno è al centro di una fitta boscaglia e giunti di fronte l'entrata, dopo esserci fermati mi fanno inginocchiare in terra.

- Apri la bocca e stai fermo – ordina l'uomo maturo ponendosi di fronte a me mentre si apre la patta.

Pochi istanti dopo aver estratto anche lui un discreto cazzo parzialmente eretto, un nuovo e forte getto di piscio mi colpisce questa volta in volto.
Il getto si sposta presto tra i capelli, sulla felpa e per finire in bocca e diretto in gola.
Tossisco e inghiotto per non soffocare.

Quando finalmente l'urina finisce, i due mi alzano di peso e mi portano all'interno del capanno.
Una sola luce illumina questo piccolo spazio in cui vedo un tavolo in legno posto di fronte un armadio di ferro, qualche sedia, delle catene pendenti dal soffitto ed oltre un lavandino, trovo solo più una stufetta a gas che riscalda l'ambiente.

I due non parlano, ma dopo avermi slegato i polsi, sempre silenziosamente mi spogliano completamente.

- I vestiti li riavrai puliti e profumati. - afferma l'uomo maturo ponendoli in un sacchetto di plastica assieme alle scarpe anch'esse inzuppate.

- I tuoi documenti invece resteranno qui – afferma ancora ponendo il mio portafogli sopra il mobile in ferro.

Presto l'uomo massiccio prende i miei polsi e portatomi sotto le catene pendenti dal soffitto, mi ci appende.

Con dei calcetti mi allarga le cosce e poi, impugnate le palle con una mano, con l'altra le slega per poi allontanarsi a contemplarmi.

Mi fissa con insistenza il cazzo che non accenna ad ammosciarsi.

- Non ti pare che sto cazzo abbia qualcosa di strano? - domanda rivolto al suo amico che anch'esso si volta a fissarmi.

- Forse le palle. Ora che non sono legate, il cazzo duro si è ripreso la pelle di cui aveva bisogno per allungarsi. Non vedi che è più grande e la sacca delle palle quasi non esiste più ? - afferma quest'ultimo per poi impugnarmi le palle e tirarle verso il basso quasi dolorosamente.

- Si hai ragione. Domani ci appendiamo dei bei pesi. - afferma l'uomo massiccio ridacchiando.

- Ho voglia di giocare. Blocchiamo le caviglie a sta cagna. - decreta l'uomo maturo inginocchiandosi di fronte a me.

L'altro uomo raggiunge l'armadio in ferro ed aperta un anta, estrae diverse corde che poi passa al suo amico.

Presto entrambe le caviglie mi vengono legate e tirate le corde verso dei picchetti posti distante da me, sono costretto ad allargare ancora di più le gambe.

Mentre l'uomo maturo si posiziona alle mie spalle, l'altro prende posto di fronte a me e senza alcuna attesa o remora, presi entrambi i capezzoli tra le dita, inizia a manipolarli tra strizzate, carezze, torsioni o addirittura strattoni.

L'altro invece prende tempo, mi carezza il culo, passa le dita nel solco e diverse volte avanzando, prende possesso delle palle per qualche strizzata o tirata. Infine, mentre una mano rimane fissa sul culo, con l'altra avanza ancora, supera le palle ed impugnata l'asta, inizia a tirarla prima verso il basso e poi dolorosamente tra le gambe, indietro, verso di lui posto alle mie spalle.
Inarco il culo all'indietro per la sensazione sempre più dolorosa che provo con il cazzo tratto in quella posizione innaturale. Al contempo però i capezzoli iniziano a duolermi notevolmente.
La mano sul cazzo non si ferma e continua a tirare fino a quando probabilmente l'asta punta ormai dritta verso il basso.
Inizio a lamentarmi, inizio a strizzare gli occhi chiusi ed affanno per la poca aria che inalo a causa del fazzoletto ben spinto in bocca.

- Brava cagna. Lamentati! - esclama l'uomo maturo spostando la mano dal culo per sganciarmi un dolorosisimo sculaccione.
Mi lamento ancora, e ancora di più quando il cazzo viene tirato ancora in contemporanea ai capezzoli che sembra che stiano per strapparsi dal mio corpo.

- Vai di ginocchio? - sento domandare alle mie spalle.

- Si – rispondono davanti a me.

Pochi attimi e sia il cazzo che i capezzoli vengono liberati da questa tortura.
Pochi attimi, davvero pochi, perchè quello che segue, il dolore è arrivato ancor prima di capire cosa fosse successo.

L'uomo di fronte a me, con un rapido scatto mi ha dato una ginocchiata esattamente sulle palle facendomi mancare il respiro.

Pochi attimi, davvero troppo pochi e dopo una seconda ginocchiata che mi lascia letteralmente appeso alle catene, l'uomo alle mie spalle si fa sentire. Prima mi sculaccia ripetutamente facendomi urlare nonostante il fazzoletto in bocca e poi, passato di fronte a me, impugna nuovamente il cazzo e comincia a segarlo con una velocità folle.

L'altro uomo passa alle mie spalle, lo sento sputare, si infila tra le mie chiappe con le dita, mi lubrifica il buco con la sua saliva. Ripete l'operazione diverse volte e poi, puntato il suo dito, spinge ed entra con decisione in me.

Esce, sputa ancora e rientra, esce, rientra, esce, rientra con due dita facendomi mancare il fiato mentre il cazzo viene segato senza sosta.
Mi ritrovo quindi ad essere sditalinato e segato in contemporanea e senza quasi accorgermene, sborro.

- Che puttana – afferma l'uomo di fronte a me che viene colpito dal mio sperma.

- Per oggi può bastare ? - domanda l'uomo alle mie spalle fermandosi.

- Si dai – risponde l'amico allontanandosi da me.

I due si sistemano i vestiti, prendono lo zaino, spengono la luce e se ne vanno chiudendo a chiave la porta.

Mi lamento, urlo in quel fazzoletto impregnato di piscio e sborra.

Ma nessuno sembra sentirmi.